Non solo sport. Ottavo titolo per Marquez, sesto per Hamilton. Rugby: Italia cancellata. San Siro: si fa?

Non solo sport. Ottavo titolo per Marquez, sesto per Hamilton. Rugby: Italia cancellata. San Siro: si fa?
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CRONACA DAL DIVANO. Certo che, ben diverse visioni si hanno distesi  su un divano rispetto a quelli che dovrebbero ‘ essere calati’ fino al collo dentro gli eventi.
Forse non è adeguata la visione dei primi; forse non è sempre credibile la versione dei secondi. Che da quel che si legge ( giornali) e si vede ( tivù) sempre meno combaciano. Ad esempio, sul fuoriclasse cataluno della moto si largheggia in encomi,  quasi non s’aspettasse altro di vederlo spazzar via i record dei nostri maestri, dal più antico ( Ago) al più recente ( Vale). Impressioni che speriam non siano reali.
E comunque ‘ gatte da pelare’ le abbiamo anche per l’auto. Dove da un lustro brilla la ‘ stella d’argento’ delle vetture di Stoccarda.  Qui, ad essere in difficoltà, è la ‘ rossa’, nell’ispecie, la mitica ‘ rossa‘, che più che auto è  il desiderio riposto dell’uomo di vincere le barriere della velocità e quindi del tempo. Un ippogrifo alta, che fa sognare. Basti infatti sbirciare il colore prevalente su ogni pista del mondo, per vederlo primeggiare. In maniera trasversale. Dai bimbi ai nonni. E forse proprio per questo che la visita ai luoghi santi della ‘rossa‘ ( Maranello e Modena) è sempre pieno di voci straniere.  Affascinati da tanta calorosa, originale  bellezza.
E comunque anche per questa edizione del Mondiale ( piloti e costruttori) tutto è già stabilito.  Ad Hamilton va il primo titolo, alla Mercedes il secondo.  A questo punto non resta che preparare l’anno a venire. Che sarebbe il 70° del torneo mondiale.  Quasi un obbligo per la ‘rossa‘, che d’iride non si veste ormai da troppo tempo. La galleria di Maranello con i suoi ‘ immortali’ , infatti, aspetta.

A quelli del rugby ( che contano come il due di coppe) hanno cancellato la partita con la Nuova Zelanda. Tanto, non l’avrebbero vinta; mentre,  agli  ‘ All  black’s’ non necessitavano punti per passare agli ottavi del Mondiale in Giappone. Sorpresi per il trattamento? Quando mai,sono anni che ci prendono a palate un po’dovunque. Moto, auto, calcio etc etc.  Se ci lamentiamo diventiamo ‘piagnoni‘, se subiamo facciamo la figura dei ‘fessi’.  Bella situazione, vero?
Sta diventando sempre più interessante il nostro Campionato di calcio. Tutto da godere, sempre che la Beneamata e il Ciuccio non intendano darla di vinta anzitempo alla Signora. Forte. Tanto forte. Al punto tale che se le ‘ circostanze’, sì, quelle al rigo sopra, ( finalmente) gireranno a favore, potrebbe coronare la corsa alla terza Coppa dalle grandi orecchie. Qualcuno ventila che Cr7,  vistosi non più protetto come quando faceva il Panda tra i Blancos, voglia mutar aria. Libero, ovviamente, di farlo. Il punto è:  ma è sicuro di trovare al Mondo qualcosa di meglio della Signora,  figlia dei re del Piemonte e d’Italia?  Forse, Ibra, il grande Ibra, dall’altra parte dell’Oceano, potrebbe porgergli lumi adeguati.

Milano, la grande Milano, ha sempre insegnato qualcosa all’Italia. Questa volta, invece, sembra tornata sui banchi di scuola. Gli prospettano un ‘ evento’ ( dell’importo di circa 1,2 mld) che gli cambierebbe un tratto importante della città, con tanto nuovo stadio e annessa zona verde ristrutturata, e che fa? Ciancischia, come in altre parti della Penisola ammaestrati. Soliti comitati, soliti piagnistei. Anche noi, potessimo, continueremmo a giocare nel vetusto San Siro per i secoli a venire. Il problema è, però, che il vetusto San Siro non solo perde calcinacci ma ( anche a volerlo rivestire di nuovo ) potrebbe continuare ad assolvere alle richieste di un moderno impianto sportivo di tal importanza?

Speriamo quindi che tra i canali di Mediolanum  torni a spirare il soffio del  ‘ genius loci’ che l’ha resa celebre a ammirevole. Oggi, infatti,  una delle poche vive e vegete capitali della decadente Europa.

CADE NON CADE: 8° MONDIALE. Gli mancavano solo due punti per l’ottavo titolo, figuriamoci se li lasciava perdere. E così dopo un weekend in cui era volato via disintegrando la moto, dopo un breve controllo  in ospedale, è tornato in pista per riappropriarsi del suo ruolo e del suo titolo. L’ottavo, al momento,  uno in meno del Maestro di Tavullia e sette in meno del lontano Agostini. Che già teme per il suo pluridecennale record dei record. 

E così il cataluno, 26/27 anni, che ‘ cade e non cade‘,  sta entrando a volo d’angelo nella mitologia dello sport moderno. Poco o nulla riescono gli altri, O troppo giovani, come il franco-siculo Quartararo; o troppo logori, come  il guerriero di Frampulla. O addirittura in fase di disarmo, come il prodigioso divo nato una quarantina d’anni fa sulle amene colline tra Romagna e Marche, dirimpetto al mar Adriatico. Tra l’altro, non è più fornito del giusto mezzo. O per ragioni sue o per ragioni ( ignote) della casa giapponese che, in un modo o nell’altro, con scarsa riconoscenza, lo ha ( di fatto) ‘scaricato’  relegandolo al triste rango di comprimario.
‘Scaricato‘ inoltre con scarsa lungimiranza, perchè la ( migliore)  operazione ( sportiva) o di marketing oggi possibile nel mondo dei motori, altro non ci pare che quella di assistere ad una disfida tra il Maestro e l’Allievo, ad armi pari, possibilmente, o quasi; non più sotto le porte Scee, ma lungo le tante piste da corsa sparse sui cinque continenti. Per riparlare di grandi cose, di grandi protagonisti, pur  in mancanza d’ Omero il cantore.
Thailandia. Nella Moto2 Luca Marini, fratello minore  del Maestro, ha ottenuto la sua prima palma da trionfatore. Mentre Della Porta, in Moto 3, con Martin andato per fossi, s’è di nuovo assiso in vetta alla classifica mondiale, con 22 punti in più del rivale. L’inedita Thai non ci ha trattato male.  Anzi. Prossimo GP il 20 ottobre in Giappone.

CALCIO. E così il buon Giampaolo ha dovuto dire addio all’occasione delle occasioni. Ovvero, sedere sulla panca del Diavolo, che però di lui non era affatto convinto. Al punto che, pur dopo una (sofferta) vittoria, l’ha licenziato. Al suo posto subentra il buon Pioli, già sulla panca dei cugini rivali, non proprio il sogno dei sogni per i rossoneri, che però da lui s’aspettano almeno di risalire la china verso  zona Coppe. E’ ormai da troppo tempo che , causa i pastrocchi dell’ultimo Berlusca, il Diavolo latita dai massimi consessi europei e mondiali. Lui che, per l’Equipe, è stato ( qualche anno fa) nomato ( per i suoi Immortali) ‘ la squadra del secolo‘.

E se il derby d’Italia, decisamente  il più bello degli ultimi anni, ha ristabilito le gerarchie in ambito Serie A, non è che tutto sia finito. Deciso. O quasi. Come in Francia. Come in Germania ( nonostante la fiction  in corso) . Come in Premier ( con il Liverpool  lanciato verso una cavalcata solitaria).
Viene infatti da ridere pensando a quanto impegno abbiano messo i nostri anglofili per convincerci ( giornalmente)  che il massimo campionato di calcio d’Albione era il più ‘ incerto’ , ‘ affascinate’, ‘ inarrivabile’, del Globo. Per poi scoprire che se il City lascia qualche altro punticino per strada, ai reeds diLiverpool, basterà attendere ( comodamente stravaccati ) sul un divano  la primavera per  andar poi a levare al cielo un altro Scudetto.

Vogliam dire, che la Signora, al momento, poche rivali ha, soprattutto nel Belpaese, ma questo non significa che la Beneamata,  magari sostenuta dalla beffarda Eupalla, più avanti, con il levarsi d’altri venti, possa cambiare le carte in tavola. Ci sembra invece in serie ambasce il Ciuccio, che dopo la vittoria sui campioni d’Europa sembra  sprofondato nelle bambocce.  Tanto che qualcuno ventila l’addio anticipato del sor Carletto da Napoli. Che, francamente non ci apparirebbe una gran soluzione, nè per lui nè per il sor DeL; come non sarebbe una gran soluzione quella di un altro ventilato ( clamoroso) addio anticipato, quello di Cr7 , da Torino .
Il nostro  Albertone gliela canterebbe “ Ma dovei vai, se la banana non ce l’hai?”. Battute a parte, non ci sembra che in giro pel Pianeta  ci sia ( nel complesso) qualcosa di meglio della Torino, delle terre terra  sabaude dei re d’Italia.
E mentre il Campionato sosta, rispunta la banda del Mancio. Di verde vestita. Quasi una bestemmia, che però ( promettono i nostri cervelloni al timone) risuonerà lungo valli e borghi per una notte sola. Inoltre con altri due successi ( Grecia, in casa;Liechtenstein, fuori)  i nostri porterebbero a casa l’auspicata  qualificazione per l’Europeo. Da vivere da ‘ guerrieri ’ o da ‘belle statuine’?

Restiamo infine in attesa per le decisioni sullo stadio ( nuovo o ristrutturato) di Milano. Che speriamo non si faccia prendere la mano dal  voler rendere onore alle gloriose vestigia antiche piuttosto che  realizzare un nuovo prodigio.

IL DERBY PIU’ BELLO? Che la smettano, per favore,  i cari anglofili di celebrarci ( quotidianamente) l’altrui virtù. Ne abbiamo le tasche ricolme, anche perchè a loro se qualcosa abbiamo da invidiare ( nuovi stadi e merchandising) qualche altra abbiamo da insegnare.  Dal respiro che s’ascolta nei derby d’Italia. Antichissimi, unici, irripetibili,  come la sua storia. All’ombra di campanili agguerriti e mai domi. Un poco stonati nel canto, ma densi di passione nei cori. Tanti. Qualcuno anche a sproposito, per via di qualche pugno di ( dolosi) trogloditi che ( proprio) con quei cori spera di ricavare la pagnotta per sbarcare il lunario.

Che dire infatti del derby d’italia, questa volta disputato all’ombra della Madonnina, dentro un’arena giunta all’estremo dei suoi giorni donde s’è levato al cielo tutto quello che Eupalla offre?  Tiene forse qualcosa invidiare ad altre arene?  Anche a quelle d’Albione? Come quelle dello United o  del City?  Il primo con tre Coppe dalle grandi orecchie, il secondo con nessuna?
Loro, lassù, che tanto tengono al ‘ sangue blu‘, cosa dovrebbero insegnare alla Beneamata o alla Signora, che di ‘ sangue blu’  ha gonfie le vene? Lasciati stare, dunque, pensiamo semmai a rimontare. Qualcuno ( come Udine e Bergamo) ci stanno a provare. Allo sparuto manipolo speriamo s’ aggreghino ben presto Milano e Roma. Soprattutto, Milano che più che ad incartarsi sul passato sa ( abitualmente)  scrutare il futuro. Definendo il nuovo San Siro. 

Il derby d’Italia, finito 1-2 per la Signora, dopo minuti d’eccitante equilibrio, è stato diffuso in 200 Paesi.  Con la vittoria, la Juventus supera  l‘Inter, non più imbattuta, e si porta in vetta alla classifica: Juventus punti 19; Inter 18; Atalanta 16, Napoli 13; Milan 9; Samp 3. Prossimo turno ( dal 19 ottobre): Napoli -Verona ( ore 18), Juve-Bologna( ore 2); Sassuolo-Inter ( domenica 20, ore 12,30), Milan-Lecce ( ore 20,45).

PRIMO TURNO DI COPPE. Esaurito il primo turno di Champions. Per noi con qualche luce e molte ombre. Dovessimo paragonarci agli altri, potremmo essere solo parzialmente . Nel complesso, e con un occhio al ranking. Cominciamo dalle note dolenti. A partire, spiace dirlo,  da una Dea  mandata in campo più per farsi ‘ prendere a botte‘ che altro.
Quattro gol a Zagabria, che non è il tempio della dea Eupalla,  due  ( in rimonta) dallo Shaktar, che ha una sua collaudata solidità, certo, ma che poteva essere battuto, certo battuto, e questo diciamolo anche ai media che ( non si capisce perchè) invece di mettere il dito sui numerosi ‘ difetti‘ messi in campo dalla Dea, preferiscono assolverla. Del resto, com’è d’uso oggi. Tempo di buonisti ad oltranza. Quando invece lasciarla cullare nell’illusione è come volerla abbandonare al suo destino. Che in questo caso vuol dire  altre quattro ‘ batoste’ o giù di lì, fino all’esaurimento del girone.
Quali ‘difetti‘? Intanto ( finora) non ci è sembrata adeguatamente preparata. Mentalmente e fisicamente. Mentalmente, perchè spesso confusa, distratta, debole nei tacles e facile a farsi strappare palloni dai piedi come l’ultimo, che ha consentito di  servire la ‘ beffa’ al ’95. Fisicamente, perchè non distribuendo giustamente le forze finisce con lo smarrirle ( più o meno) nel quarto d’ora finale. Se tutto ciò non conta, allora giusto è il commento del buon Gasp ’ Meritavamo noi. Il risultato è l’unico aspetto negativo. Spiace soprattutto per i ragazzi che sono stati eccezionali: in Europa stiamo raccogliendo meno di quel che meriteremmo’. Già,  chissà perchè?

Tra le note positive non può che starci l’impresa  del Ciuccio al San Paolo ( 2-0) contro il Liverpool, campione d’Europa. Però maldestramente ridimensionate da un pareggio ( 0-0) a Genk che, francamente, per quel che si pote ammirare da un divano,  poteva essere ( tranquillamente) trasformato in vittoria. Che, forse, non s’è cercato come si doveva, rimandando ai soliti scenografici ultimi minuti il compito di salvare la faccia.
In ogni caso, se al  Ciuccio non fa difetto la memoria, ricordi l’esperienze trascorse donde,  con  distrazione come questa, in men che non si dica   ci si ritrova  fuori dagli ottavi di Coppa. Se mezza ‘stecca’ risultava il   2-2, in rimonta  della Signora nell’andata a Madrid, possiamo (invece) applaudire  la sinfonia  successiva contro il B. Leverkusen, battuto ( 3-), certo, come si doveva, punto e basta. Sempre che ci sia iscritti alla Coppa dalla grandi orecchie per vincerla e non per ammirarla nelle bacheche altrui.

Non è stata nè fortunata, nè ben diretta ( dall’arbitro) la Beneamata, che fino all’84′ ha fatto tremare l’affollato Camp Nou. L’arbitro, esperto, ha ritenuto come tanti altri suoi colleghi in passato non sdegnare più di  tanto Messi&C. Finendo col favorire una rimonta ( 2-1) che, francamente, sportivamente, ordinariamente, non rispecchia l’andamento del gioco. Sono i ‘ gloriosi misteri di Coppa‘ , come si dice,  che finchè qualcuno non ce li spiega, dobbiamo tenerceli come sono.  Camp Nou o Bernabeu che sia. E comunque con questo secondo risultato negativo ( il pareggio dell’andata è poca cosa) la Beneamata può considerarsi, più o meno, salvo  miracoli da Araba Fenice, come la Dea: ovvero, fuori, almeno per  un altro anno ancora.
Non  esaltante anche il turno in Uefa, dove la Roma pareggia ( 1-1) e la Lazio, finalmente, vince ( 2-1 al Rennes). Nel totale, dal secondo turno di Coppe, usciamo con due vittorie, due pareggi e due sconfitte. E tanti regali. Non molto per il ranking. 

Nel frattempo, stiamo non perdendo di vista la ‘ magica’ Premier. Con il Liverpool ’ridimensionato’  a Napoli,  il Tottenham dapprima ‘contenuto in Grecia ( 2-2)  e poi  ‘ strapazzato’ ( 2-7) dal ( redivivo) Bayern, il Chelsea ‘ battuto‘ a Valencia ma tornato al successo col Lilla.   Risultati ‘strani‘. Tutti.  Recuperati con  il secondo turno, dove tutte o quasi ( United) hanno vinto.
Del resto di che maravigliarsi di quanto accade ( ogni tanto) nella magica Premier, donde  qualche anno fa uno ( semisconosciuto )  Leicester s’è  finanche concesso dapprima  la ‘ cavalcata (solitaria ) più entusiasmante della storia del pallone‘ eppoi, l’anno successivo, il normale ritorno nelle sue  posizioni abituali,  ovvero a ridosso della (cosiddetta) ‘ zona salvezza’?  In ogni caso ( pur) con questi risultati la Premier  la ci va al largo,  nel ranking. 

SOLITA SAFETY CAR. Gp di Russia deciso, manco a dirlo, ancora una volta non sulla pista, ma dai fuori pista. Con l’entrata della safety car le ‘ frecce’ ( fino ad allora)  dietro alle ‘rosse‘ sono potute rientrare davanti e vincere, comodamente, una gara che manco si sarebbero sognate di fare. Ci siamo abituati a queste sceneggiate che, per noi, giusto o no che sia, non fanno bene alla credibilità d’una disciplina che considerati i rischi che presenta dovrebbe garantire il massimo della correttezza.
Altro rammarico ci è piovuto addosso dal Mondiale di ciclismo  svolto in Inghilterra. Alla fine della tenzone, durissima, lunga e bagnata, sono rimasti in tre, con il nostro Trentin candidato ( sulla carta) alla vittoria. E invece, sia pur con merito, è spuntato  fuori dalle nuvole il danese che non t’aspetti,  che s’è portato a casa una maglia iridata  davvero ( per lui) insperata. Chiudiamo il Mondiale di ciclo, con cinque medaglie: due ori, due argenti e un bronzo. Niente male.

RAZZISMI O ESTORSIONI? C’è in giro un gran dibattere sul razzismo che, a star a sentire questo o quello, sembra più un ’ caso’  italiano che altro. Perpetrando, come al solito, la solita omelia. Che ha un fondamento, certo, visto che non possiamo  pensare di essere stati  esentati da una quota di trogloditi, ma che non corrisponde assolutamente alla realtà generale. Intanto, chissà perchè quando questo o quello attacca il Belpaese  dimentica che del Belpaese fanno parte ( in particolare) quegli isolani che da anni si svenano per ospitare senza compenso ( e Nobel ) alcuno  i derelitti che arrivano da ogni anfratto mediterraneo, africano e non soltanto? Chissà perchè?

A costoro infatti interessano i razzisti o la polemica sui razzisti?  Come capita da anni di verificare nelle illuminati salotti d’Europa, donde ( alla prova dei fatti) è gesto spontaneo  girarsi i pollici per evitare ogni impegno di  sorta?  E tuttavia, lasciando le colte disquisizioni   sui massimi sistemi, andando invece sullo specifico  razzismo da stadio,  che tanto clamore fa, perchè non si è ancora dato  seguito ad iniziative come quella intrapresa dalla Signora di Torino contro ‘ bande‘ di (cosiddetti)tifosi che il tifo praticano ma soltanto per portarsi a casa ogni fine stagione parcelle niente male? Perchè? A chi giova giurare e rigirare invano  il coltello dentro la piaga quando basterebbe poche ‘cose’ per curare la grave ferita?  Quali ‘cose’? Intanto la collaborazione ( e partecipazione) della gente per bene, eppoi delle società, e quindi delle istituzioni ( non solo calcistiche) e infine della polizia.
Che potrà fare il suo dovere sbolognando da spazi non loro quelle ‘ bande’ che quando hanno bisogno di ricattare le ( deboli) società di calcio, brandeggiano come spade di Damocle i loro ‘ buu buu’ per portarsi a casa la pagnotta. Intanto, perchè  insistere ancora sulla cosiddetta ‘ responsabilità oggettiva’ a (solo)  carico delle società ? E perchè non (ri)chiamare all’uopo, abitualmente, ad ogni ‘ buu buu’ reiterato,  quanti visti e rivisti son presi in flagrante?
Che timore c’è? Forse siamo arrivati al punto che basta qualche più o meno sparuta  ‘ banda’ di malintenzionati a mandare a carte quaranta Stato, Istituzioni, Società sportive, Addetti ai lavori, Polizia e ( da ultimo) le Persone per bene?  E allora, di che parliamo? E che facciamo? Perchè ci sa tanto che, trogloditi a parte, chè quelli non si curano nè da noi nè altrove, più che a disquisire sui massimi sistemi basti ( semplicemente) solo ( e soltanto) muoversi. Fare. Fare quel che si può fare. Come appunto ( sia pure in ritardo) ha iniziato  a sollevar ad esempio la Signora di Torino e ( purtroppo ) pochi altri.

L’ESEMPIO  D’ALBIONE ? Allora, ci sono Media del Belpaese che non fanno altro che celebrare la Premier e,  sullo sfondo, la (perfida ) Albione. Che per costoro trattasi di un altro paradiso. Di un’altra cultura. Di un altro sport. Di un altro calcio. Insomma, noi che siam figli e figliastri di Virgilio e Dante, di Leonardo e Michelangelo, di Galilei e Colombo, dovremmo per costoro rimboccarci le maniche e tornare sui banchi di scuola. A 360°. Dimenticando però che solo qualche lustro fa branchi  di anglosassoni s’aggiravano per l’Europa del calcio  portando non canti e gioia ma coltelli e sangue. E se, allora,  se qualcuno gli ha messo un freno è stato solo perchè così non si poteva andare più avanti.

Oggi, quegli stessi anglosassoni, se ne vanno a godersi una partita di calcio, cantando e sventolando colorite bandiere. Infatti, qualcuno, li chiama stadi canterini. Nuovi, belli, comodi e pure ( come si diceva) intonati. Che chiedere di più ad  Eupalla?
Eppure, come insegnavano gli antichi, anche da loro, non tutto quel che riluce è oro.
Vediamo infatti cosa si legge sulla ‘ rosea’: ’ In Inghilterra nelle ultime stagioni gli episodi di razzismo sono aumentati: dal 2012 l’ascesa è stata costante e nelle ultime due stagioni c’è stata un’impennata. Nel 2018/19 si sono verificati, dai campi della Premier alle serie minori,  442 casi discriminatori, di cui il 65% classificati come abusi razziali. Rispetto al 2017/18, l’incremento degli episodi di xenofobia è stato del 43%, con una crescita preoccupante di manifestazioni contro gli ebrei e l’Islam. Su twitter siamo in piena emergenza. Gary Neville, ex difensore dello United, ha invitati i sociale per sei mesi a sospendere i messaggi … ‘.
Ci sarebbe altro, da leggere, ma tanto basti. E che rimedio portano al problema quelli della ( perfida) Albione? Sempre la ‘ rosea’ garantisce : ’ Casi in aumento, ma in Premier è sempre tolleranza zero’: dal 2012 c’è un’ascesa costante di abusi razziali ma la polizia indaga in modo serio e i tifosi perbene collaborano’. Che si dice, forse che da noi mancano una polizia che indaghi in modo e serio e  le persone per bene? O siamo semplicemente di fronte, ancora una volta, ai soliti armiamoci e partite di chi ha responsabilità dirette e le scansa?  Come quelle Istituzioni e  quei Media che invece di fare quel che ( per primi ) dovrebbero altro non conoscono che l’usato gioco dello scaricabarile?

LA ROSSA SVERNICIATA? Eppoi, hanno il coraggio di volerla sverniciare, ogni tanto,  quella prodigiosa macchinina ’rossa’ che mito e non leggenda o favola è, come l’ippogrifo alato capace di sfidare il sole. Gli altri, infatti, transitano, lei resta. Magnifica. Unica. Che quando men te l’aspetti si rimescola alle sue ceneri e si rigenera. Più lucente e rossa che pria. In tanti cercano di indagarla, d’interrogarla, di imitarla, eppure lei sempre sfugge, riparando dove agli altri non pare, portandosi seco quel misterioso afflato vitale che soltanto il grande Drake deve avere avuto modo e tempo d’avvertire nell’atto della creazione.
Nel lontano Oriente di Sandokan, ad essere favorite erano le ‘ frecce d’argento’ di quel formidabile driver nero. Alle ‘rosse’ veniva riservato soltanto qualche parcella minima di pronostico. Tanto che perfino le Red Bull del venditore di bevande avrebbero dovuto asfaltarla, impietosamente, tra una stradina  e l’altra d’un tortuoso percorso cittadino. Visioni da miscredenti. Perchè, alla prova della pista, la ‘rossa’, anzi le ’rosse’, non hanno fatto altro che attingere alla loro attitudine a scrivere di storia e non (solo) di cronaca. E, alla fin della lunga tenzone, si sono presentate in parata sotto lo striscione del traguardo.
Ora, non è che anche con questa impresa vadano a mettere a repentaglio un titolo mondiale da tempo assegnato, ma solo a riprendersi le luci della ribalta. Che non possono che essere le loro. Così diverse. Così affascinanti. Dal cuore infinito, donde custodiscono tanto i grandi come Schumi vincitore di tutto  o del Niki che di rosso s’è vestito per l’ultimo viaggio; quanto chi ha vinto poco o nulla, ma che  ( come l’immenso)  Gilles il suo ( commovente ) talento donato ha  alla  causa loro.

F1 GP SINGAPOREVettel davanti a Leclerc; eppoi, a seguire, Verstappen ( Red Bull) e Hamilton ( Mercedes). Da sottolineare che intorno al 26/27° giro, dopo decenni, un Alfa guidata da un italiano, Giovinazzi, è transitata in testa alla corsa.

 

ALTRI SPORT. Nulla di nuovo è accaduto  nel Moto Gp  di Misano, con il ‘mostro cataluno‘ in delirio per avere sottomesso al suo regno anche la pista di casa del Maestro, giunto quarto, onorevolmente a dire il vero, ma pur sempre dietro altri due giovinastri della stessa marca, il siculo francese Quartararo e il gitano ispanico Vinales. Nulla di nuovo è apparso  anche ad Aragon, pista di casa del ‘ mostro cataluno‘, che gli avversari ha manco fischiato, fin dai primi metri, per involarsi solitario verso l’ennesima vittoria, verso un altro titolo.
Nel basket profondo rosso, è tornato a casa ( come già anticipato) Ettore Messina, classe 1959, uno dei coach più titolati al mondo. Il nostro parquet ha estremo bisogno di riaccendersi. Per non finire anche lui come altri ( es. rugby) tra quegli sport che pratichiamo ma solo ad uso e beneficio dell’altrui orgoglio. Nibali non se la sente di andare al  Mondiale d’ Inghilterra, iniziato con la mista a cronometro ( quarto posto per l’Italia), mentre Bernal fresco di giallo vestito sarà al Giro di Toscana, al Sabatini ( giovedì) e al Pantani , in vista di Mondiale e Lombardia. Terzo posto generale  per le farfalle ai Mondiali di artistica specialità clavette; mentre ai Mondiali di rugby in Giappone, i nostri si sono sbarazzati della piccola Nabibia.

Ai Mondiali paraolimpici di scherma, Bebe Vio ha ottenuto l’ennesima ( terza)  medaglia. ” Punto ora – dice – a far centro (anche) con la squadra alla Paralimpiade e insisto con la sciabola”.

Agli Europei di volley maschile infine i nostri ( decimati dai virus) battono la Turchia ( 3-0)  ma sbattono la fronte ( 3-0) contro la  Francia. Per una rivincita rimandata. Addio semifinale.

BLUFF E L’IMPRESA. Che altro è se non un doloroso bluff quello propinato nella prima di  Champions ai  60 mila del Meazza  dalla banda Conte Dracula ? Non  certo il giusto viatico in previsi0ne futura. Anche perchè i punti persi contro lo Slavia Praga , rodato, esperto, dignitoso,  potrebbero risultare decisivi alla fine del girone. Queste cose la Beneamata le conosce, sulla sua pelle, da decenni, eppure perchè s’è nuovamente ripetuta?
Mandata in campo senz’anima, senza costrutto, senza  leaders, e se il pari ( 1-1, Barella) alla fin della tenzone la tiene a galla questo non vuol dire di certo che anche  quest’anno la Coppa dalla grandi orecchie sia affare alla sua portata. Destino vuole però che a fare da contraltare al peggio dell’uno emerga  il meglio dell’altro. In questo caso del Napoli del sor Carletto, che con maturità da grande equipe ha saputo tenere a testa bassa i ‘ rossi‘ di herr Klopp, sempre più convinto che per lui far trasferte nel luminoso e caldo golfo della bella  Partenope non sia proprio il caso. E tuttavia quel classico 2-0, lo rispedisce in Albione a raccontare di mitiche ninfe e sirene che  lassù dai tempi dei Celti si credono scomparse.

Il buon Conte s’è addossato ogni colpa. Anche se, qui, colpe o non colpe, asini o non asini che siano, poco conta.  Quel che è apparsa è stata una squadra in fieri. I tanti tifosi assiepati ( e delusi) sugli spalti del mitico San Siro sperano, ovviamente, in un imminente cambio di rotta. Anche perchè un pareggio casalingo con la ( ritenuta) più debole del gruppo potrebbe già volere dire una risoluzione anticipata dell’avventura europea, gestione Wang/Marotta.
Ombre e luci, dunque, del nostro calcio. Vituperato fin all’estremo e purtuttavia, anche in carenza di validi dirigenti, addetti ai lavori e  stadi ammodernati, è sempre pronto a rinascere sulle proprie ceneri. Se si pensasse ogni volta prima di ricorre al flatus voci  che nelle  63  Coppe dalla grandi orecchie finora disputate in 27 finali erano presenti squadre italiane, potrebbero evitarsi tanti  sprechi di inutile saggezza calcistico-sportiva.
Che comunque è sempre meglio conservare, almeno quella autentica, vista la prestazione della Signora contro i Colchoneros:  andata in vantaggio di due gol e  poi rimontata. In vero, proprio allo scadere del supplementare, l’eterno Cr7 ha avuto l’occasione  per riprendere in mano la palma della vittoria, ma sarebbe stata una illusione di forza che ( al momento) continua ( come da tradizione)  a latitare.

Qualcuno ha titolato che è stata Juve vera, ma non condividiamo tanta benevolenza. Infatti le squadre destinate a dominare dominano, punto e basta. Cedimenti ripetuti non fanno altro che mostrare le  crepe d’una atavica fragilità interiore sempre in agguato. Soprattutto quando men te l’aspetti.   Dolorosa è stata anche la prestazione a Zagreb dei ragazzi  del Gasp. Un 4-0 contro una ‘ debole’ del girone, lascia presagire l’uscita certa e anticipata dal massimo torneo. Peccato, perchè dagli eroi della Dea ci si aspettava ( molto) di più. Non certo, vederli arrancare scomposti e impreparati su un campo dal quale portare via un risultato positivo avrebbe significato molto. Tanto. Per il morale, oltre che per il punteggio.

Note non esaltanti arrivano anche dalle due ( nostre) partite del primo turno a gironi Europa League. E se la Roma, pur contro un’avversaria abbordabile, ha fatto il suo dovere ( 4-0), l’altra romana, la Lazio del buon Lotito, ha propinato  un altro di queibluff che ( spesso e volentieri ) tolgono la voglia di ‘ sostenere’  il nostro calcio. Che, a dirla tutta, sembra essersi imbottito di tanti modesti, anonimi, mercenari. Dicono che il buon Lotito per cedere  alcuni dei suoi ‘spari’ cifre da capogiro. Dicono. Perchè , in realtà, chissà se ( per liberarsene) non  sia pronto a darli via ( anche)  per quattro soldi?

La sconfitta del Chelsea ( 1-0 a Siviglia) e  l’altra del Liverpool, con il pareggio del Tottenham ( 2-2, rimontato) e la sola vittoria del City ( 4-0), invitano ad un recupero nostro nel ranking Uefa. In questo turno poca gloria anche per i Panda ispanici: Real,sconfitto nettamente dal Psg ( 3-0) e  Barca graziato conto il Dortmund ( 0-0, con rigore da ribattere).

 

 DEDICATO A QUEI FESSI CHE ...  Si sa che il calcio nostrano porge mille occasioni per venire biasimato. Ad esempio, quei coretti ‘ buu buu‘ che spuntano come margherite a primavera, un po’ qua e un po’ là, forse pilotati, e che potrebbero essere non razzismo, come qualcuno incalza, ma solo e soprattutto tentativi di estorsione ai danni delle società. L’inchiesta provocata dalla ( coraggiosa) denuncia anti delinquenti e perdigiorno  della Juve è in corso, per cui ( al momento) attendiamo.
Infatti che  anche il Belpaese abbia la sua quota di trogloditi non è da escludere, anzi, ma che al Paese che da anni si svena ( vedi  regioni del Sud) per accogliere ‘poveracci’ da tutto il Mondo si cerchi di appiccicare l’etichetta ‘ razzista‘, non ci va proprio giù. A qualcuno bisognerebbe dirlo. Per far dell’informazione ( e della militanza) un momento di verifica obiettiva, e non ( dolorosamente) pregiudizievole.

Detto questo, anzi, detto tutto questo, possiamo (ri)trasbordare sul pianeta calcio. Quello giocato, sia pure su campi (ancora) non adeguati. Per dir che cosa? Nulla, se non dettagli, di eventi del nostro calendario di cui andare orgogliosi. Apprendiamo infatti dalla ‘rosea‘ : ” I numeri non raccontano le emozioni, ma qualcosa dicono. Dicono come al solito che il derby di Milano sarà un evento grandioso: prima ancora di sapere se si accenderanno le stelle in campo, San Siro è già pronto a illuminarsi. Suggestivo per tutti, indipendentemente dalla fede che in una notte riunirà 70 mila persone ( 7.5oo interisti, 65 mila milanisti)”.
In breve: la partita sarà distribuita in più di 200 paesi e verrà seguita da oltre 600 operatori dell’informazione ( 260 giornalisti, 40 fotografi, oltre 300 addetti alle produzioni televisive). Imponente la presenza di vip. Praticamente sono stati in tanti quelli che  non si sono voluti  perdere  il gran spettacolo, giocato, sia pure in toni ridotti, lo si pongano ben in testa quei fessi che …, da due squadre leggendarie e non solo per i titoli vinti: 36 scudetti, dello scudetto per decenni più ambito al Mondo;  10 Champions vinte, con 16 finali Champions; altro, etc etc ).

 

IL NUOVO SAN SIRO. Il 9 novembre Milan e Inter iniziano l‘iter per il nuovo San Siro.  Il 6 febbraio il presidente milanista Scaroni fa un passo in avanti sul progetto ” Forse è più facile costruire un nuovo stadio che rifare il Meazza‘. Il 2 marzo il sindaco Sala rivela: ” Ho sempre detto a Milan e Inter che, se dovessi scegliere, preferirei che lavorassero sul Meazza“.
Il 23 marzo arriva l’ok dell’Inter, che precisa “ Sono maturi i tempi per un nuovo impianto“. Il 24/25 giugno arriva la ‘ polemichetta’ con il sindaco Sala. Forse superata. il ) luglio i due club depositano in Comune il progetto di fattibilità del nuovo stadio che avrà capienza 60/65 mila posti e una maxi-zona di intrattenimento. Sul piatto c’è un investimento globale  di 1,2 miliardi.

Nostro auspicio è che si addivenga alla soluzione. Condivisa. Trasparente. Per dotare l’inesauribile  città meneghina del suo nuovo  indispensabile impianto. Per il calcio e non solo. Moderno, vivibile tutto l’anno, accogliente. Rivitalizzando la zona. Certo salutare uno stadio che ha ospitato  le vicende di due squadre leggendarie (  36 Scudetti e  10 Champions, giungendo in finale 16 volte sulle 62 disputate) non è facile. Il fatto però che a due passi ( si fa per dire) venga a sorgere il suo erede, magari realizzato con i più avanzati criteri ingegneristici e sportivi oggi disponibili, e in aggiunta dotato da una maxi-zona di intrattenimento, attutisce di molto una ‘perdita’ destinata comunque a restare indelebile nella storia dello sport  mondiale.

ANTICIPAZIONI. I pochi che hanno sbirciato i progetti del nuovo San Siro assicurano che l’attesa sarà ripagata. I dossier restano comunque segreti. Forse per qualche giorno ancora. Poi chi vorrà verrà interessato all’operazione. Popolazione compresa. Intanto però qualche ‘spiffero’ filtra.  Due i progetti in gara. Quello di Populus richiamerebbe due eccellenze architettoniche della città, il Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele II, con gioco di luci e vetrate che consentirebbe colorazioni diverse a seconda della squadra impegnata. Roba mai vista. Avvenieristica. Formalizzata su un parallelepipedo di cristallo che evoca il concetto della ‘ Cattedrale del calcio‘, con gallerie intorno al corpo centrale le cui arcate richiamano i due capolavori di piazza del Duomo. L’altro progetto, quello di Monica-Cmr, è raccontato come struttura altrettanto fascinosa, ma più tradizionale ( dall’alto presenta il classico ovale). Il suo segno distintivo sarebbero due enormi anelli che si incrociano a simboleggiare la coesistenza dei due club nella stessa casa. Una parte della facciata potrebbe essere dedicata ai tifosi, con la possibilità di inserire sui ‘mattoni‘ dell’impianto il proprio nome, chissà, anche  la propria foto.

Entrambi i rendering prevedono un’ampia zona esterna dedicata a strutture commerciali e a uffici che prenderebbero la forma di due grattacieli. I due stadi ( da 60/65 mila posti) sono accomunati da un basso impatto energetico e di rumorosità, saranno più vicini all’attuale fermata della Metropolitana e garantiscono un accesso semplice e fruibile come un moderno parco cittadino. Tra i due progetti Elliot preferirebbe decisamente Populus, mentre Suning  si mostra possibilista anche se la ‘cattedrale’ convince perchè diventerebbe un intervento più ‘segnante‘ nella nuova geografia della città.
Speriamo ora che si arrivi velocemente al dunque. Come si conviene ad una ex capitale dell’impero romano d’Occidente. Ovvero di coloro  che (  vedi i Flavi)  proprio  grazie ad uno stadio ( vedi il Colosseo) si sono guadagnati l’immortalità.

EXTRA SPORT. Extra sportMatteo Renzi, 44 anni, fiorentino, ha annunciato l’addio al PD. La notizia non è giunta del tutto inattesa e, tuttavia, ha gettato scompiglio ( non solo ) tra i sostenitori del  governo Conte. Il nuovo movimento si chiamerà ‘ Italia viva’Renzi, secondo fonti parlamentari, avrebbe confermato il ‘sostegno convinto‘ all’esecutivo e, dunque, la decisione di uscire dal PD non dovrebbe avere ripercussioni sulla tenuta del Governo Conte-bis. Le ragioni del suo passo verranno spiegate a breve.

IL  CARLETTO IN ROSSO. Avevamo giurato che non avremmo speso più un rigo per un Mondiale di già deciso a prescindere da qualche bacucco in alto sito. Ma è bastato un sorriso della ‘ rossa’ per farci recedere dal broncio della protesta. La ‘rossa’ si sa da quando è al mondo non fa la caccia  titoli e vittorie ma soprattutto a imprese e storie di uomini. Grandi uomini ( non solo) di sport. Capaci di scrivere di storia e non di cronaca.

Il Gilles, ad esempio ( per quel che che sappiamo) di titoli non ne ha vinti, eppure nella graduatoria degli uomini che recano stampigliato quel cavallino rampante nero su campo giallo, lui sta nel girone più alto. Una graduatoria speciale che ( per quel che ci riguarda) vale assai più di quella a cui si rivolgono statistici e autori d’almanacchi.
Ebbene, il Carletto  nato nel feudo dei liguri Grimaldi, scoperto, cresciuto ed allevato dalla ‘rossa’ come Giove dalla madre Gea nelle caverne del monte Ida,  ad appena ventuno anni, con il dolore nel cuore per la scomparsa  dell’amico Tonio, ha saputo imporsi ad un penta campione del mondo. E portare, dopo un decennio, di nuovo la ‘rossa’ sulla cattedra di Spa per il Gp del Belgio.
Nell’occasione il  magnifico  Toto s’è tolto la candida camiciola fresca di bucato  adatta più in una corsia d’ospedale, per  indossare un giacchetto nero. Già meglio , ma  un poco lugubre. Più da giornate di lutto che di gioia, come gli starebbe una camicetta d’altro colore una volta che decidesse di scendere sotto l’Alpe e di  accasarsi ( una volta per tutte) nella calda, generosa ed accogliente terra emiliana.
Aspettavamo con trepidazione Monza. Il regno del mitico dio della  velocità. Che ha rinnovato per un altro lustro. Come sempre strabocchevole di passione. Anticipata nella straordinaria kermesse in piazza Duomo, affollata come non mai, gonfia di attese, con tutti i protagonisti viventi d’una leggenda automobilistica  senza confronti. Con quel suo gigantesco cuore che a fine gara andrà a dispiegarsi  anche  sotto il podio per porgere  lauro ( e  gloria) eterna al vincitore. Che resterà nella memoria ( negli affetti)  più e meglio di tante altre vittorie e di tanti altri  titoli e titolati in altre situazioni premiati.

Ebbene, Monza ha confermata  la stella di colui che, a detta di molti, manderà in pensione il Lewis. Dopo Monza iridato ma più incavolato che mai, al punto da sparare una bugia colossale “ Io in rosso? Posso farne anche a meno“.

IL NOSTRO  MANCIO DA IESI. Continua a non farsi  intortare il Mancio da Jesi, che dopo avere portato a casa ( con fatica) una vittoria nell’orgogliosa  Georgia ( 1-3) ha portato a compimento ( 1-2) la insidiosa trasferta nella  gelida terra dei Finnici. Infatti dopo aver ‘ messo in riga‘ alcuni giovinastri che,  come d’abitudine anzitempo  osannati, credono che per cingersi d’alloro basti fare qualche saltarello una volta ogni tanto, non s’è lasciato sfuggire questi tre punti . Qualificazione ottenuta? A star sentire lui, manco per il cavolo, tanto più che ogni vittoria fa salire il ranking Fifa assai prezioso  per il sorteggio ai Mondiali.
Bene dunque  il Mancio ha fatto a  richiamare il Chiesa, ma anche il Bernardeschi e altri. Per chiarire loro che  per mettersi al pari dei  padri e aspirare alla pentastella di pagnottelle ne devono manducare ancora assai. A proposito di padri, come non si fa a ricordare  ai giovani ( e non solo) quel padre gigante buono di Gaetano Scirea?  O giovin del nostro tempo, fate una cosa ardita, chinate il capo e, in silenzio, meditate!

CALCIOMERCATO.  S’è chiusa ( finalmente)  la ( lunga) sessione di calciomercato. Con qualche inedita risultanza. Ad esempio, sembra che i nostri club si siano dati alla pazza gioia, spendendo e spandendo, qua e là, cumuli di danari, per portare ( e riportare in molti casi ) nel Belpaese una truppa da campo degna del suo passato, in fase di ( probabile) rinascenza.
Sono riusciti a liberarsi, quelli della Beneamata, anche della coppia Icardi,  trapassata in toto dal Leo che transfuga dal Milan s’è andato a riparare sotto le candide sottane della sceicco. Se li cucchi lui, in due amanti, che quelli della Beneamata  non ne potevano più.  Ora, dire chi ( tra i nostri)  s’è ( veramente) rafforzato non è dato da sapere. Piuttosto si sono stilate le liste Champions, ormai imminente, e la Signora ha lasciato fuori Mandzukic e Emre Can. Incavolati. Entrambi. Segno, questo, che il Sarri convalescente intende giocare la carta Europa in tutt’altro modo rispetto al Max .  Con quali risultati si vedrà. Inizia dai colchoneros. 

IMPRESE DI  SPORT.

ANCORA BERRETTINI. Straordinaria impresa di Berrettini, 23 anni, agli Us Open. Il ragazzo italiano porta l’azzurro  ai quarti dopo (oltre) quarant’anni. Purtroppo, con qualche inesperienza ( ed errore ) di troppo non è riuscito a valicare il muro Nadal. Che però gli ha reso sportivo omaggio “ E’ un talento. Diventerà uno dei migliori al mondo“.

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PASSA IL WOLVES. Un bel Toro, ma non è bastato.  Figuriamoci. Donde sta la sorpresa? Per metterlo fuori gli hanno affibbiato la più difficile, una inglese neopromossa tra le sette della Premier, avanti di (almeno) tre settimane nella preparazione, con andata a Torino e ritorno ( caso mai ce ne fosse bisogno) inAlbione.
Che  cavolo stia facendo la Uefa, lo sa solo la Uefa. Fatto è che i granata ( che con la loro storia sono un pezzo imprescindibile  dell’epica calcistica) tornano a contare margherite, e gli altri sen vanno, irridenti, festosi, con qualche centesimino in più ( rispetto a noi, terzi dietro a loro, secondi) nel ranking Uefa.
Tuttavia l’attenzione dei nostri media è in ben altra direzione affaccendata. C’è il calciomercato, con quei due o tre rebus che ormai hanno stufato anche i sassi; c’è il sorteggio Champions, con la formazione dei gironi, che vedono le nostre in compagnie non proprio raccomandabili.
A noi, francamente, dove andranno  Icardi e Signora non ce ne frega niente. E neppure ci frega di quel Neymar, che di eccezionale ha soltanto il suo agente capace di far sborsare a quei polli del Barca una fortuna. Sono sicuri gli spendaccioni  principi di Cataluna che   ( anche senza) lo  puntero diBrazil,  non abbiano  le stesse possibilità di primeggiare in Ispagna e in Europa ? Sicuri?  E comunque non è questo il calcio che ci piace. E che attira, crediamo, soprattutto agli adolescenti che se s’attaccano ad una maglia, ad un eroe, è perchè lo sentono, li sentono,  intimamente loro. Spassionatamente. Generosamente. Senza scervellarsi  più di tanto per capire in qual paradiso terreno  vadano a depositarsi tanti danari.

Un ‘ distacco‘, questo, che prima o poi, come per tutte le vicende umane,  presenterà il conto. Con quali effetti, ovviamente, non è dato a sapere. Nel frattempo possiamo crogiolarci sui gironi Champions. Secondo i media, Juve, Napoli e Atalanta sono finiti in compagnie ostiche ma abbordabili, almeno per il secondo posto utile al passaggio del turno. Più inguaiata appare ( sempre secondo i media) la Beneamata che  ( nel gruppo F)  dovrà vedersela con Barca, B.Dortmund e Slavia Praga. 

Inguaiata? Ma non scherziamo. E’ vero che per vincere bisogna scendere in campo. Non con quello che fu ma con quello che è. Vero. Ma se tutti sti ‘realisti‘  andassero ogni tanto a sfogliar almanacchi, vedrebbero ad arrivare al lauro sono ( più o meno) sempre le stesse. Quelle dal sangue nobile: Real ( 13 coppe), Milan ( 7), Liverpool ( sei), Bayern ( 5), Ajak (4), Inter  e United ( 3), Juve ( 2, 9 finali) . Nelle 65 Champions disputate per ben 27 volte si sono viste approdare in finale squadre tricolori.
Farci fuori non è facile per nessuno, anzi, è semmai vero il contrario. Anche se è dal 2001 che non alziamo laCoppa dalla grandi orecchie. Che quando men ce lo aspettiamo, tornerà in una bacheca del Belpaese. Forse a Torino, forse a Milano. Ma tornerà. Stiam certi. Che non è mai stato con i bilanci ( più o meno) spendaccioni che si sono vinti trofei. Fosse così i mitici Milionarios sarebbero ancora là ad ammucchiar  coppe.

 

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CHAMPIONS 2019/2020

GRUPPO C: M. City, Shakhar, Dinamo Zagabria, AtalantaGRUPPO D, Juve, Atletico Madrid, B. Leverkusen, Lokomotiv Mosca; GRUPPO E, Liverpool, Napoli, Salisburgo, Genk) GRUPPO F, Inter, B. Dortmund, Barcellona, Slavia Praga.
PRIMO TURNO.( GRUPPO C) Dinamo Z-Atalanta 4-0, Shakhtar-City 0-3; Atalanta- Shakhtar 1-2, City- Dinamo Z 2-0; ( Gruppo D)  Atletico M- Juventus 2-2; Leverkusen-Lokomotiv 1-2; Juventus- Leverkusen 3-0, Lokomotiv-Atletico M 0-2; ( GRUPPO E); (GRUPPO F).


PRIMO TURNO EUROPA LEAGUE. RISULTATI. Cluj-Lazio 2-1; Roma-Basaksehir 4-0. 

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CANTORI  O (SEMPLICI ) ADDETTI STAMPA? E insistono gli angolofili ( & associati) nel favoleggiare sulla ricca Premier, a lor dire il ‘ migliore campionato di calcio del Mondo’. S’ascoltano canti e peana a bizzeffe, qua e là, anche se ( a dire il vero)  più che canti e peana ci sembrano entusiastici comunicati di qualche ufficio stampa di calcio e turismo della ( perfida)  Albione.
Sì, perchè, non ce ne vogliano gli autentici anglofili, tutto quest’oro che riluce noi, proprio, non lo vediamo. E comunque dato che nel mondo ‘ mors tua ’ diventa ‘ vita mea‘, diamo a Cesare quel che è di Cesare, e nulla di più. Se parliamo di dirigenti tra i due tornei, beh, quelli d’Oltremanica son di certo più attenti, aggiornati e …  spregiudicati.

Con risultati  economico-finanziari lusinghieri. Che però sono apparenza. Perchè non bisogna far finta di niente quando si verifica che gran parte delle squadre di calcio d’Albione è  di proprietà estera. E non sempre raccomandabile. Visto che son danari che piovono  dalla steppa, dai deserti e da Oltreoceano, e che spesso, come i venti che li portano,  arrivano e se ne vanno.
Vedi il Chelsea, ad esempio, che il chiacchierato  oligarca russo ( si dice) stia per passare di mano.  Inoltre, se parliamo di stadi all’altezza, ricolmi e canterini, non c’è dubbio che i nostri ( tranne qualche eccezione) fanno la figura dei ‘sedotti e abbandonati’. E da mò, che ai ‘ bacucchi’ che dirigono il Paese e lo sport di questo Paese, si chiede di mettere mano ad una nuova ed adeguata generazione di impianti sportivi ! Che non sono più solo lo stadio, comunque profondamente ripensato, ma anche tutto quello che gli ruota attorno. Con grande profitto. E magna gradevolezza, per le casse della società, ma anche per gli appassionati che sono tanti e belli ma anche stufi della solita ( e spesso pericolosa) routine finita nelle mani di non si sa chi.

Detto questo, però, non è che la  tarda Serie A possa considerarsi meno che l’ agile Premier.
Son belli loro, siam belli noi ( sia pure con qualche acciacco). Sennò, che c’è venuto a fare il pluri medagliato Cr7 in un agone come il nostro? E’ rincoglionito o è venuto a sapere che per ragionar di storia non c’è ‘contesto ’ più accreditato del nostro? Lui di storia deve intendersi, eccome, magari più e meglio del  Messi da Recanati , accucciato da sempre e per sempre dentro un’amorevole  e sola  culla; o di quel genio maledetto del partenopeo Maradona, che per superare il meraviglioso Pelè   s’era  trasferito armi e bagagli da una grande di Spagna ad una media squadra del campionato italiano. Trasformandola d’incanto  da Calimero a Cigno. E siamo belli perchè sono belli i nostri campanili che rendono infuocate  e imprevedibili anche le diatribe più insignificanti. E i duelli più radicati. E i personaggi più impensati.

Da noi il gioco non è una ( estenuante) cavalcata di 90/100 minuti dietro una palla, da  noi  il ‘cencio‘  da strappare  sotto la torre del  Mangia è  ben altra cosa.  A volte esagerata. Ma che altrove manco immaginano. Soprattutto in Premier.

E infatti mentre quando si guarda una partita loro si pensa sempre a cosa gli danno da manducare, da noi , invece, ci si scervella per immaginare qual diabolico artifizio  frulli nella testa dell’uno o dell’altro dei contendenti. Perchè di ‘ punitio divina’  si può essere sempre colpiti quando men ce la si aspetta, anche per mano del più modesto in campo, tra un dettaglio e l’altro. Un articolo della ‘rosea‘ sembra voler restituire ( giusto)  valore e dignità al nostro (bistrattato) campionato.

Che non ha bisogno di copiare da alcuno se non da se stesso. Ricco com’è di ‘ mille identità tattiche’.
Che van da Sarri a Conte ad Ancelotti, tre maestri del mondo del calcio ‘ tornati a percorrere i domestici tratturi, e che nessuno offre con la stessa ricchezza agonistica e studia con tante soluzioni. Dal calcio d’estate – sottolinea la ‘rosea’,  che se non ci fosse bisognerebbe  inventarla – arriva la conferma di una varietà tattica unica: i nostri otto top club, per esempio, usano sei sistemi diversi. Quando lo stesso sistema offre spesso interpretazioni divergenti. Ma con un comune denominatore: la voglia di ‘ far’ gioco. Chi altri può offrire tanto?  e se nessuno può offrirlo, perchè  celebrare ( e arricchire) sempre l’orto del vicino e mai il nostro?

Lo scorso anno  squadre della Premier hanno fatto man bassa in  Champions e in Uefa. Dopo anni.
Forse per un altro ciclo (   l’ultimo  successo  inglese in Champions  l’aveva ottenuto il Chelsea nel 2011/2012,  bissando lo United del 2007/2008). Forse. C’è  però da ammonire che, tra le tante altre cose,  nelle 65 edizioni della Coppa dalla grandi orecchie fin qui disputate, 27 volte  sono arrivate in finale  squadre italiane.
Praticamente  un 45% ca, quasi a dire una edizione su due,  percentuale che non avrebbe necessità di commento se non per ricordare a smemorati e incolti che  ( in regime di libertà) si può celebrare chi, quando e come si vuole, senza però voler passare per cantori pindarici quando s’è null’altro che funzionari ( consapevoli o meno) di questo e quell’ uffizio.  O cari bacucchi, fateci quegli stadi, eppoi vedremo chi ( meglio) saprà  coprire di stelle ( e di sogni) le sue maglie e chi no.

 

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IL CALENDARIO 2019/2020. Inizierà il 25 agosto 2019  e finirà il 24 maggio  2020 il prossimo Campionato. Il nostro Campionato, che nonostante scarsa dirigenza, insignificante attenzione politica e stadi ancora del secolo scorso, resta il più ‘ duro e bello‘ al mondo per le sue intrinseche difficoltà  storiche, agonistiche  e caratteriali.
Attecchite e radicate all’ombra dei mille campanili. Addobbati da storie, personaggi, passioni che altrove manco si sforzano di capire. Danari  a parte. E se a dominare c’è n’è una su tutte, l’augusta  Signora di Torino, a rendere vivo fino all’ultimo secondo l’agone ci pensano le altre. Tutte le altre. Per un motivo o l’altro. Tutti validi. Tutti interessanti. Tutti da ascoltare.

E comunque tali da non farci dormire come invece capita in altri ( celebrati) tornei gemelli che già sotto l’albero di Natale, bene e spesso,  in questi ultimi anni, depositano  il pacco-dono d’uno scudetto ( risultato) anticipato. Il calendario ha tenuto conto, questa volta, di tanti distinguo. Che non stiamo a riprenderli. Ci sarebbe  da perderci la testa. Ci fidiamo. Ci affidiamo. Quel che estrapoliamo è che gli incontri tra le big five si disputeranno tutti in giornate diverse. Per quel che riguarda anticipi e posticipi invece bisognerà attendere la trattativa tra Sky e Dazn, che già lo scorso anno ha generato non pochi malumori. Tra i clienti Sky che dal tutto ( serie B compresa) dell’anno precedente si sono visti limitare ( sopratutto) gli anticipi.

Che dovrebbero restare tre anche l’anno prossimo, con fischio d’inizio per i serali alle ore 20,45. Per la Coppa Italia, infine, finale  in calendario per il 13 maggio.

 

… SAN SIRO: NUOVO O VECCHIO? ” Non sono ideologicamente contrario ad un nuovo impianto- commenta l’architetto Stefano Boeri, 62 anni, presidente della Triennale -. Del resto come potrei nel mio ruolo? Anzi, vi dirò di più: se passasse il progetto di un nuovo stadio, immagino ci sarebbe un concorso internazionale per scegliere lo studio migliore.
Ecco, io ambirei a parteciparvi, come architetto prima ancora che come presidente della Triennale. Ma resto dell’idea che un restyling del Meazza sarebbe la scelta più equilibrata”. I club, intanto, sostengono che non varrebbe spendere tanto danaro ( circa 700 milioni) per ristrutturare un impianto che non arriverebbe comunque ad offrire i servizi che oggi garantiscono i grandi stadi europei. i servizi di un impianto moderno garantirebbe ben altre entrate. ” Può darsi – replica l’interlocutore -, ma siamo sicuri che il tifoso italiano abbia voglia di vivere l’evento calcistico come fanno altrove, presentandosi allo stadio tre ore prima e andandosene due ore dopo la partita? Per carità, ci si abitua a tutto, ma io credo che da noi basti l’evento per riempire un pomeriggio o una serata allo stadio. Non il contorno”. Obiezioni corrette, quelle di Boeri.
Anche se non è detto a priori che gli italiani non possano, per quel che possono, modificare ataviche abitudini. Obiezioni che però non sembrano rispondere ad alcune domande fondamentali. Esempio: a) fare un restyling a San Siro, non significa ripassarlo con qualche pennellata di colore, ma sventrarlo nell’anima. Per anni. E mentre si procede, dove andrebbero a giocare Milan e Inter: a  Monza o a Como ? ;
b) Siamo sicuri che  un restyling ( per quanto profondo)  andrebbe a soddisfare le mille richieste procedurali, di sicurezza strutturale e di sicurezza nell’uso abituale dell’impianto? Si sa che una casa vecchia, per quanto illustre e cara sia, resta pur sempre  vecchia. Con tutti i limiti della sua vecchiaia. Che non sono   nè pochi nè insignificanti. Soprattutto se si vuol guardare avanti. Comunque sia, i due progetti  per il nuovo San Siro è stati depositati sul tavolo del comune di Milano.

 

LUCE DEL MARE.. Un anno è trascorso dal crollo del ponte Morandi a Genova.  Morirono nella circostanza 43 persone.  Mentre la ’ferita‘ continua a gettare sangue, nonostante si stia ( rapidamente) procedendo a rimarginarla con una nuova struttura firmata da un genovese che quando si tratta della sua gente non sta a cercare cittadinanze altrove. Il progetto sembra magnifico. Speriamo solo mantenga le premesse, magari sopravvivendo per oltre mille anni a venire. ‘ Studiavo a Milano, quando  costruirono il ponte Morandi - ricorda Renzo Piano, l’architetto progettista del nuovo grandioso manufatto -  che quando si scendeva a Genova era diventato un transito inevitabile.

Una lunga  passerella sul vuoto che odorava di mare. Senza mostrarti mai il mare, ma solo la sua luce’.
La misteriosa Araba Fenice  vuole che geni come Renzo Piano, senatore a vita, resti attaccato alla madre sua, la bella e sofferente Genova, un tempo regina del mare e scrigno finanziario dell’Europa, e ci riservi un progetto che per stile e originalità farà una volta di più stupire quanti ( non solo dalle nostre parti) hanno dato per scontato il tramonto del Belpaese.
” La Spagna - si legge sul Sole24Ore - aspetta da decenni riforme strutturali che dovrebbero rilanciare la competitività della sua economia… ( eppure)  ha dimostrato di saper resistere alle lacune della politica ( da 100 giorni è senza un governo) fornendo stabilità anche senza un governo sorretto da una chiara maggioranza”.

Infatti, roba da non credere, la sua economia cresce al ritmo più alto dell’ Eurozona confermando, trimestre dopo trimestre, la sua forza. Nonostante il rallentamento globale, il Fmi prevede per la Spagna una cresciuta del Pil pari al 2,1% nel 2019 e dell’1,9% per il 2020. Con la creazione in due anni di 800 mila nuovi posti di lavoro e il tasso disoccupazione ( pochi anni fa tra i più alti in Europa) in calo al 14%.

Da noi solo Emilia RomagnaLombardia e Veneto possono dire altrettanto.

E non basta.  Risultati incoraggianti sta riportando anche il ‘ piccolo’ Portogallo, che Moody’s transita da ’stabili’ a ‘positivi’, mantenendo il voto a ‘Baa3′ ( l’Italia, al momento, è ‘ Bbb’  con prospettive negative) Non procediamo. Del resto che gioia c’è? La peggior classe dirigente del Pianeta, o quasi, non autorizza voli diversi. Basti vedere il kafkiano ‘comportamento’  sul famigerato debito pubblico, che nessuno ( dicasi nessuno) riesce a ridurre significativamente per toglierci      ( finalmente) di dosso quella spada di Damocle che ci ‘ umilia’ , ‘avvilisce‘, ‘impigrisce‘, ora dopo ora.
La filosofia di Renzo Piano del ‘ pezzo per pezzo‘ che andrà ad applicarsi per il nuovo viadotto di Genova, ci sembra  null’altro che una  ( straordinaria)  ’ testimonianza del Made in Italy ai suoi massimi livelli, perchè, come continuano  a ripetere tutti gli attori ( quasi mille persone ai vari livelli di responsabilità) qui si gioca il riscatto dell’ Italian pride: l’onorabilità di quanti si ostinano a contrastare l’ideologia del declino giocando la nobile carta del ‘saper fare’ di cui, nonostante tutto, l’Italia è ancora maestra’.

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