Non solo sport. ADL all’attacco: ” Se qui non garba, vadano pure in Cina!”. Sor Berlusca, spieghi un po’ ?

Non solo sport. ADL all’attacco: ” Se qui non garba, vadano pure in Cina!”. Sor Berlusca, spieghi un po’ ?
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CRONACA DAL DIVANO. Fosse per noi, gli daremmo l’Oscar della più bella intervista dell’anno. Sincera. Opportuna.  Esaustiva. Meritata, insomma.  L’ha rilasciata alla ‘rosea‘ ( venerdì 18), con tanto di nomi e cognomi. L’eroe mediatico questa volta è senza dubbio alcuno  il buon ADiElle ( al secolo Aurelio DeLaurentis, patron del Napoli). Che, a volerlo punzecchiare, quando è in vena, non le manda a dire a nessuno, proprio a nessuno.

A cominciare dal capo Uefa, Ceferin, per allargarsi su alcuni dei suoi rampolli: Insigne, Mertens, Collejion e così via. ” Insigne? Non lo capisco. Non capisco – spiega ADiElle - perchè a Napoli, a casa sua, non debba essere felice. E’ un gran giocatore, glielo riconosco, ma se ritiene che la sua avventura col Napoli sia finita qua, allora s’impegni per non restare un incompreso…”. Come dire: se credi resti, altrimenti ben si metta in viaggio verso altre mete.
” I casi Mertens e Collejon che hanno i contratti in scadenza? Nulla di speciale. Entrambi  infatti – spiega ancora – sono legati al Napoli. Il Napoli è un club da amare, come una bellissima donna. A loro due ho presentato una offerta otto mesi fa e di certo non posso andare oltre quanto loro proposto. Se poi vogliono andare a fare una vita di m… o le marchette in Cina, allora vadano pure”.  Fossero tutti così spicci e chiari, forse, il calcio nostro ( e non solo) sarebbe diverso.
O anche come quello che i (romantici) affezionati sognano da quand’erano in fasce. E  vedon sgretolare giorno dopo gioco, con l’incalzare di ‘ stormi d’uccelli neri’ attratti più dai danari che da altro. Non capendo che, in fondo,  in fondo,  se tutta la baracca regge, non è per questo o quel dirigente o sponsor o giocatore che sia, ma ( solo e soltanto? ) per l’infantile passione che tiene legate folle sterminate, dai colori diversi, sulle tribune ( e non solo) del pianeta calcio.
Linguaggi come quello del sor ADiElle sono rari.  Di qua e di là d‘Oltralpe. L’avessero usato a tempo giusto quelli della Beneamata con  il Maurito  della Wanda o il Perisic infatuato di  Premier  ma finito in Bundes , chissà  che ora non fosse  più agevole la sua risalita?  Verso l’Europa. Verso lo scudetto.  Che  per la Beneamata restano ancora un palmo sotto a quanto richiesto da quegli agoni, già prenotati da  squadre da ben altro tempo strutturate e predisposte.

Se la sta passando male, veramente male, il glorioso Diavolo. L’infelice passaggio cinese avallato ( nell’ispecie) dal sor Berlusca potrebbe risultare un tunnel senza uscita. E qui qualcuno è ora che venga chiamato a spiegare le sue responsabilità. Infatti non si può assistere al naufragio della squadra ‘ degli Immortali‘, senza battere ciglio. Come nulla fosse. Se il sor Berlusca ha dato il meglio nel quarto di secolo a lui nomato, spieghi perchè ha dato il peggio  nei giorni dell’addio.

E mentre Fognini  si fa in quattro  per farsi buttar fuori ai primi rimpalli, i ragazzi della pista di ciclismo portano a casa medaglie agli Europei. Armani Milano ( finalmente) sbanca Atene. E ritorna ( dopo la pausa verde) il Campionato di calcio. Con i suoi imprevedibili agguati: Juve-Bologna, Lazio-Atalanta. Napoli-Verona, Sassuolo-Inter e Milan-Lecce.

QUESTIO STADI. Barcollando, per via della solita insulsa politica, anche Milano sta per dire al nuovo stadio. Al nuovo distretto di San Siro. Che potrà risultare una meraviglia da mostrare al mondo intero. Come merita Mediolanum, città nata sui canali, ex capitale dell’Impero d’Occidente, gran guida dell’Unificazione d’Italia, centro motore del ‘ boom economico‘ anni Sessanta/Settanta e, ora, la Berlino sotto l’Alpe. Sul tema stadio si stanno dando da fare, però, anche altrove.
Ad Empoli, ad esempio, donde con una trentina di milioni sperano di realizzare un impianto tutto da godere per gli anni  a venire. O anche a Firenze dove il Rocco di Calabria diventato ricco in America non ha ripassato l’Atlantico per venire a menare il can per l’aia ma per fare quel che sa da fare. Ovvero un nuovo Franchi degno di ridare il giusto spolvero ad una delle città più importanti ( e belle) del genere umano.  Avanti, avanti così. Che poi, una volta terminato il (sofferto) processo vedremo chi potrà vendere di più o meno agli appassionati del pallone che popolano l’orbe terraqueo.

 

GLI DEI DELLE FORESTE. Per lui,  per loro,  in questa stagione, devono essersi scomodati anche gli antichi dei delle foreste d’Oltralpe  e d‘Albione, visto che tutto è filato liscio, perfino nei minimi particolari, da un bullone all’altro, da una pista all’altra, mentre per la ‘rossa’ non s’è mai persa l’occasione di ricacciarla indietro, giusto o no che fosse, probabilmente,  per provare a demolire un mito che fa ingelosire alcuni  fin al delirio.
Fatto è che la ‘stella’ alla fin dell’ultima tenzone s’è portata a casa il suo record di sei mondiali costruttori di seguito, eguagliando ( finalmente) la ‘ rossa’. Verso la quale da un lustro si sta facendo di tutto  per tenerla ai tubi di scarico. Istituzioni, giurie, safety car e perfino volenterosi solidali raccolti all’uopo di volta in volta che come quel ’fanfan la tulipe’  ( il Tulipano)  specializzato in ‘sfascia rosse‘, che basta dargli voce per fargliene buttare fuori una o due, magari anche con un sol magico colpo.

In Giappone, forse, qualche colpa l’ha avuta anche il nostro Carletto, e infatti ( figuriamoci) se non lo sanzionavano. Verrebbe da dire: non aspettavano altro. E comunque tra l’altrui  ‘ malvagità‘ ( non solo) sportiva  e  la ‘ leggerezza’ propria , sta di fatto, che la ‘rossa‘ è costretta ad archiviare un altro anno non proprio da galleria degli Immortali. Si potrà rifare, certo, però altrui permettendo. La macchina c’è, come c’era anche in Giappone, basterebbe non distrarsi e neppure ‘ stare l’un contro l’altro armato’ per raffermare il giusto ordine delle cose. Intanto, nel nuovo massimo sistema che riguarda la F1 del futuro, alla ‘rossa’ verrà concesso il 15% in meno di rimborsi. A lei, e alle prime tre del ranking. 

 Certo che, ben diverse visioni si hanno distesi  su un divano rispetto a quelli che dovrebbero ‘ essere calati’ fino al collo dentro gli eventi. Gli ‘addetti ai lavori’. 
Forse non è adeguata la visione dei primi; forse non è ( sempre ) credibile la visione dei secondi. Che da quel che si legge ( giornali) e si vede ( tivù) sempre più divergono. Ad esempio, sul fuoriclasse cataluno della moto si largheggia in encomi,  quasi non s’aspettasse altro che di vederlo spazzar via i record dei nostri maestri, dal più antico ( Ago) al più recente ( Vale). Impressioni che speriam non siano verosimili.
E comunque ‘ gatte da pelare’ le abbiamo anche per l’auto. Dove da un lustro brilla la ‘ stella d’argento’ delle vetture di Stoccarda.  Qui, ad essere in difficoltà, è la ‘ rossa’, nell’ispecie, la mitica ‘ rossa‘, che più che auto è  il desiderio riposto dell’uomo di superare le barriere della velocità e ( quindi)  del tempo. Un ippogrifo alato, che fa volare. Basti infatti sbirciare il colore prevalente su ogni pista del mondo, per vederlo primeggiare. In maniera trasversale. Dai bimbi ai nonni. E forse proprio per questo che la visita ai luoghi santi della ‘rossa‘ ( Maranello e Modena) è sempre pieno di voci straniere.  Affascinati da tanta calorosa, originale  bellezza

CADE NON CADE: 8° MONDIALE. Gli mancavano solo due punti per l’ottavo titolo, figuriamoci se li lasciava perdere. E così dopo un weekend in cui era volato via disintegrando la moto, dopo un breve controllo  in ospedale, è tornato in pista per riappropriarsi del suo ruolo e del suo titolo. L’ottavo, al momento,  uno in meno del Maestro di Tavullia e sette in meno del lontano Agostini. Che già teme per il suo pluridecennale record dei record. 

E così il cataluno, 26/27 anni, che ‘ cade e non cade‘,  sta entrando a volo d’angelo nella mitologia dello sport moderno. Poco o nulla riescono gli altri, O troppo giovani, come il franco-siculo Quartararo; o troppo logori, come  il guerriero di Frampulla. O addirittura in fase di disarmo, come il prodigioso divo nato una quarantina d’anni fa sulle amene colline tra Romagna e Marche, dirimpetto al mar Adriatico. Tra l’altro, non è più fornito del giusto mezzo. O per ragioni sue o per ragioni ( ignote) della casa giapponese che, in un modo o nell’altro, con scarsa riconoscenza, lo ha ( di fatto) ‘scaricato’  relegandolo al triste rango di comprimario.
‘Scaricato‘ inoltre con scarsa lungimiranza, perchè la ( migliore)  operazione ( sportiva) o di marketing oggi possibile nel mondo dei motori, altro non ci pare che quella di assistere ad una disfida tra il Maestro e l’Allievo, ad armi pari, possibilmente, o quasi; non più sotto le porte Scee, ma lungo le tante piste da corsa sparse sui cinque continenti. Per riparlare di grandi cose, di grandi protagonisti, pur  in mancanza d’ Omero il cantore.
Thailandia. Nella Moto2 Luca Marini, fratello minore  del Maestro, ha ottenuto la sua prima palma da trionfatore. Mentre Della Porta, in Moto 3, con Martin andato per fossi, s’è di nuovo assiso in vetta alla classifica mondiale, con 22 punti in più del rivale. L’inedita Thai non ci ha trattato male.  Anzi. Prossimo GP il 20 ottobre in Giappone.

CALCIO. E così il buon Giampaolo ha dovuto dire addio all’occasione delle occasioni. Ovvero, sedere sulla panca del Diavolo, che però di lui non era affatto convinto. Al punto che, pur dopo una (sofferta) vittoria, l’ha licenziato. Al suo posto subentra il buon Pioli, già sulla panca dei cugini rivali, non proprio il sogno dei sogni per i rossoneri, che però da lui s’aspettano almeno di risalire la china verso  zona Coppe. E’ ormai da troppo tempo che , causa i pastrocchi dell’ultimo Berlusca, il Diavolo latita dai massimi consessi europei e mondiali. Lui che, per l’Equipe, è stato ( qualche anno fa) nomato ( per i suoi Immortali) ‘ la squadra del secolo‘.

E se il derby d’Italia, decisamente  il più bello degli ultimi anni, ha ristabilito le gerarchie in ambito Serie A, non è che tutto sia finito. Deciso. O quasi. Come in Francia. Come in Germania ( nonostante la fiction  in corso) . Come in Premier ( con il Liverpool  lanciato verso una cavalcata solitaria).
Viene infatti da ridere pensando a quanto impegno abbiano messo i nostri anglofili per convincerci ( giornalmente)  che il massimo campionato di calcio d’Albione era il più ‘ incerto’ , ‘ affascinate’, ‘ inarrivabile’, del Globo. Per poi scoprire che se il City lascia qualche altro punticino per strada, ai reeds diLiverpool, basterà attendere ( comodamente stravaccati ) sul un divano  la primavera per  andar poi a levare al cielo un altro Scudetto.

Vogliam dire, che la Signora, al momento, poche rivali ha, soprattutto nel Belpaese, ma questo non significa che la Beneamata,  magari sostenuta dalla beffarda Eupalla, più avanti, con il levarsi d’altri venti, possa cambiare le carte in tavola. Ci sembra invece in serie ambasce il Ciuccio, che dopo la vittoria sui campioni d’Europa sembra  sprofondato nelle bambocce.  Tanto che qualcuno ventila l’addio anticipato del sor Carletto da Napoli. Che, francamente non ci apparirebbe una gran soluzione, nè per lui nè per il sor DeL; come non sarebbe una gran soluzione quella di un altro ventilato ( clamoroso) addio anticipato, quello di Cr7 , da Torino .
Il nostro  Albertone gliela canterebbe “ Ma dovei vai, se la banana non ce l’hai?”. Battute a parte, non ci sembra che in giro pel Pianeta  ci sia ( nel complesso) qualcosa di meglio della Torino, delle terre terra  sabaude dei re d’Italia.
E mentre il Campionato sosta, rispunta la banda del Mancio. Di verde vestita. Quasi una bestemmia, che però ( promettono i nostri cervelloni al timone) risuonerà lungo valli e borghi per una notte sola. Inoltre con il successo sulla  Grecia, 2-1 in casa, abbiamo già in tasca la qualificazione. Ora andare a  Liechtenstein, è pura formalità. Che però  non è, visto che inciderà sul ranking in caso di sorteggio mondiale.  Da vivere da ‘ guerrieri ’ o da ‘belle statuine’?

 

IL DERBY PIU’ BELLO? Che la smettano, per favore,  i cari anglofili di celebrarci ( quotidianamente) l’altrui virtù. Ne abbiamo le tasche ricolme, anche perchè a loro se qualcosa abbiamo da invidiare ( nuovi stadi e merchandising) qualche altra abbiamo da insegnare.  Dal respiro che s’ascolta nei derby d’Italia. Antichissimi, unici, irripetibili,  come la sua storia. All’ombra di campanili agguerriti e mai domi. Un poco stonati nel canto, ma densi di passione nei cori. Tanti. Qualcuno anche a sproposito, per via di qualche pugno di ( dolosi) trogloditi che ( proprio) con quei cori spera di ricavare la pagnotta per sbarcare il lunario.

Che dire infatti del derby d’italia, questa volta disputato all’ombra della Madonnina, dentro un’arena giunta all’estremo dei suoi giorni donde s’è levato al cielo tutto quello che Eupalla offre?  Tiene forse qualcosa invidiare ad altre arene?  Anche a quelle d’Albione? Come quelle dello United o  del City?  Il primo con tre Coppe dalle grandi orecchie, il secondo con nessuna?
Loro, lassù, che tanto tengono al ‘ sangue blu‘, cosa dovrebbero insegnare alla Beneamata o alla Signora, che di ‘ sangue blu’  ha gonfie le vene? Lasciati stare, dunque, pensiamo semmai a rimontare. Qualcuno ( come Udine e Bergamo) ci stanno a provare. Allo sparuto manipolo speriamo s’ aggreghino ben presto Milano e Roma. Soprattutto, Milano che più che ad incartarsi sul passato sa ( abitualmente)  scrutare il futuro. Definendo il nuovo San Siro. 

Il derby d’Italia, finito 1-2 per la Signora, dopo minuti d’eccitante equilibrio, è stato diffuso in 200 Paesi.  Con la vittoria, la Juventus supera  l‘Inter, non più imbattuta, e si porta in vetta alla classifica: Juventus punti 19; Inter 18; Atalanta 16, Napoli 13; Milan 9; Samp 3. Prossimo turno ( dal 19 ottobre): Napoli -Verona ( ore 18), Juve-Bologna( ore 2); Sassuolo-Inter ( domenica 20, ore 12,30), Milan-Lecce ( ore 20,45).

PRIMO TURNO DI COPPE. Esaurito il primo turno di Champions. Per noi con qualche luce e molte ombre. Dovessimo paragonarci agli altri, potremmo essere solo parzialmente . Nel complesso, e con un occhio al ranking. Cominciamo dalle note dolenti. A partire, spiace dirlo,  da una Dea  mandata in campo più per farsi ‘ prendere a botte‘ che altro.
Quattro gol a Zagabria, che non è il tempio della dea Eupalla,  due  ( in rimonta) dallo Shaktar, che ha una sua collaudata solidità, certo, ma che poteva essere battuto, certo battuto, e questo diciamolo anche ai media che ( non si capisce perchè) invece di mettere il dito sui numerosi ‘ difetti‘ messi in campo dalla Dea, preferiscono assolverla. Del resto, com’è d’uso oggi. Tempo di buonisti ad oltranza. Quando invece lasciarla cullare nell’illusione è come volerla abbandonare al suo destino. Che in questo caso vuol dire  altre quattro ‘ batoste’ o giù di lì, fino all’esaurimento del girone.
Quali ‘difetti‘? Intanto ( finora) non ci è sembrata adeguatamente preparata. Mentalmente e fisicamente. Mentalmente, perchè spesso confusa, distratta, debole nei tacles e facile a farsi strappare palloni dai piedi come l’ultimo, che ha consentito di  servire la ‘ beffa’ al ’95. Fisicamente, perchè non distribuendo giustamente le forze finisce con lo smarrirle ( più o meno) nel quarto d’ora finale. Se tutto ciò non conta, allora giusto è il commento del buon Gasp ’ Meritavamo noi. Il risultato è l’unico aspetto negativo. Spiace soprattutto per i ragazzi che sono stati eccezionali: in Europa stiamo raccogliendo meno di quel che meriteremmo’. Già,  chissà perchè?

Tra le note positive non può che starci l’impresa  del Ciuccio al San Paolo ( 2-0) contro il Liverpool, campione d’Europa. Però maldestramente ridimensionate da un pareggio ( 0-0) a Genk che, francamente, per quel che si pote ammirare da un divano,  poteva essere ( tranquillamente) trasformato in vittoria. Che, forse, non s’è cercato come si doveva, rimandando ai soliti scenografici ultimi minuti il compito di salvare la faccia.
In ogni caso, se al  Ciuccio non fa difetto la memoria, ricordi l’esperienze trascorse donde,  con  distrazione come questa, in men che non si dica   ci si ritrova  fuori dagli ottavi di Coppa. Se mezza ‘stecca’ risultava il   2-2, in rimonta  della Signora nell’andata a Madrid, possiamo (invece) applaudire  la sinfonia  successiva contro il B. Leverkusen, battuto ( 3-), certo, come si doveva, punto e basta. Sempre che ci sia iscritti alla Coppa dalla grandi orecchie per vincerla e non per ammirarla nelle bacheche altrui.

Non è stata nè fortunata, nè ben diretta ( dall’arbitro) la Beneamata, che fino all’84′ ha fatto tremare l’affollato Camp Nou. L’arbitro, esperto, ha ritenuto come tanti altri suoi colleghi in passato non sdegnare più di  tanto Messi&C. Finendo col favorire una rimonta ( 2-1) che, francamente, sportivamente, ordinariamente, non rispecchia l’andamento del gioco. Sono i ‘ gloriosi misteri di Coppa‘ , come si dice,  che finchè qualcuno non ce li spiega, dobbiamo tenerceli come sono.  Camp Nou o Bernabeu che sia. E comunque con questo secondo risultato negativo ( il pareggio dell’andata è poca cosa) la Beneamata può considerarsi, più o meno, salvo  miracoli da Araba Fenice, come la Dea: ovvero, fuori, almeno per  un altro anno ancora.
Non  esaltante anche il turno in Uefa, dove la Roma pareggia ( 1-1) e la Lazio, finalmente, vince ( 2-1 al Rennes). Nel totale, dal secondo turno di Coppe, usciamo con due vittorie, due pareggi e due sconfitte. E tanti regali. Non molto per il ranking. 

Nel frattempo, stiamo non perdendo di vista la ‘ magica’ Premier. Con il Liverpool ’ridimensionato’  a Napoli,  il Tottenham dapprima ‘contenuto in Grecia ( 2-2)  e poi  ‘ strapazzato’ ( 2-7) dal ( redivivo) Bayern, il Chelsea ‘ battuto‘ a Valencia ma tornato al successo col Lilla.   Risultati ‘strani‘. Tutti.  Recuperati con  il secondo turno, dove tutte o quasi ( United) hanno vinto.
Del resto di che maravigliarsi di quanto accade ( ogni tanto) nella magica Premier, donde  qualche anno fa uno ( semisconosciuto )  Leicester s’è  finanche concesso dapprima  la ‘ cavalcata (solitaria ) più entusiasmante della storia del pallone‘ eppoi, l’anno successivo, il normale ritorno nelle sue  posizioni abituali,  ovvero a ridosso della (cosiddetta) ‘ zona salvezza’?  In ogni caso ( pur) con questi risultati la Premier  la ci va al largo,  nel ranking. 

 

RAZZISMI O ESTORSIONI? C’è in giro un gran dibattere sul razzismo che, a star a sentire questo o quello, sembra più un ’ caso’  italiano che altro. Perpetrando, come al solito, la solita omelia. Che ha un fondamento, certo, visto che non possiamo  pensare di essere stati  esentati da una quota di trogloditi, ma che non corrisponde assolutamente alla realtà generale. Intanto, chissà perchè quando questo o quello attacca il Belpaese  dimentica che del Belpaese fanno parte ( in particolare) quegli isolani che da anni si svenano per ospitare senza compenso ( e Nobel ) alcuno  i derelitti che arrivano da ogni anfratto mediterraneo, africano e non soltanto? Chissà perchè?

A costoro infatti interessano i razzisti o la polemica sui razzisti?  Come capita da anni di verificare nelle illuminati salotti d’Europa, donde ( alla prova dei fatti) è gesto spontaneo  girarsi i pollici per evitare ogni impegno di  sorta?  E tuttavia, lasciando le colte disquisizioni   sui massimi sistemi, andando invece sullo specifico  razzismo da stadio,  che tanto clamore fa, perchè non si è ancora dato  seguito ad iniziative come quella intrapresa dalla Signora di Torino contro ‘ bande‘ di (cosiddetti)tifosi che il tifo praticano ma soltanto per portarsi a casa ogni fine stagione parcelle niente male? Perchè? A chi giova giurare e rigirare invano  il coltello dentro la piaga quando basterebbe poche ‘cose’ per curare la grave ferita?  Quali ‘cose’? Intanto la collaborazione ( e partecipazione) della gente per bene, eppoi delle società, e quindi delle istituzioni ( non solo calcistiche) e infine della polizia.
Che potrà fare il suo dovere sbolognando da spazi non loro quelle ‘ bande’ che quando hanno bisogno di ricattare le ( deboli) società di calcio, brandeggiano come spade di Damocle i loro ‘ buu buu’ per portarsi a casa la pagnotta. Intanto, perchè  insistere ancora sulla cosiddetta ‘ responsabilità oggettiva’ a (solo)  carico delle società ? E perchè non (ri)chiamare all’uopo, abitualmente, ad ogni ‘ buu buu’ reiterato,  quanti visti e rivisti son presi in flagrante?
Che timore c’è? Forse siamo arrivati al punto che basta qualche più o meno sparuta  ‘ banda’ di malintenzionati a mandare a carte quaranta Stato, Istituzioni, Società sportive, Addetti ai lavori, Polizia e ( da ultimo) le Persone per bene?  E allora, di che parliamo? E che facciamo? Perchè ci sa tanto che, trogloditi a parte, chè quelli non si curano nè da noi nè altrove, più che a disquisire sui massimi sistemi basti ( semplicemente) solo ( e soltanto) muoversi. Fare. Fare quel che si può fare. Come appunto ( sia pure in ritardo) ha iniziato  a sollevar ad esempio la Signora di Torino e ( purtroppo ) pochi altri.

L’ESEMPIO  D’ALBIONE ? Allora, ci sono Media del Belpaese che non fanno altro che celebrare la Premier e,  sullo sfondo, la (perfida ) Albione. Che per costoro trattasi di un altro paradiso. Di un’altra cultura. Di un altro sport. Di un altro calcio. Insomma, noi che siam figli e figliastri di Virgilio e Dante, di Leonardo e Michelangelo, di Galilei e Colombo, dovremmo per costoro rimboccarci le maniche e tornare sui banchi di scuola. A 360°. Dimenticando però che solo qualche lustro fa branchi  di anglosassoni s’aggiravano per l’Europa del calcio  portando non canti e gioia ma coltelli e sangue. E se, allora,  se qualcuno gli ha messo un freno è stato solo perchè così non si poteva andare più avanti.

Oggi, quegli stessi anglosassoni, se ne vanno a godersi una partita di calcio, cantando e sventolando colorite bandiere. Infatti, qualcuno, li chiama stadi canterini. Nuovi, belli, comodi e pure ( come si diceva) intonati. Che chiedere di più ad  Eupalla?
Eppure, come insegnavano gli antichi, anche da loro, non tutto quel che riluce è oro.
Vediamo infatti cosa si legge sulla ‘ rosea’: ’ In Inghilterra nelle ultime stagioni gli episodi di razzismo sono aumentati: dal 2012 l’ascesa è stata costante e nelle ultime due stagioni c’è stata un’impennata. Nel 2018/19 si sono verificati, dai campi della Premier alle serie minori,  442 casi discriminatori, di cui il 65% classificati come abusi razziali. Rispetto al 2017/18, l’incremento degli episodi di xenofobia è stato del 43%, con una crescita preoccupante di manifestazioni contro gli ebrei e l’Islam. Su twitter siamo in piena emergenza. Gary Neville, ex difensore dello United, ha invitati i sociale per sei mesi a sospendere i messaggi … ‘.
Ci sarebbe altro, da leggere, ma tanto basti. E che rimedio portano al problema quelli della ( perfida) Albione? Sempre la ‘ rosea’ garantisce : ’ Casi in aumento, ma in Premier è sempre tolleranza zero’: dal 2012 c’è un’ascesa costante di abusi razziali ma la polizia indaga in modo serio e i tifosi perbene collaborano’. Che si dice, forse che da noi mancano una polizia che indaghi in modo e serio e  le persone per bene? O siamo semplicemente di fronte, ancora una volta, ai soliti armiamoci e partite di chi ha responsabilità dirette e le scansa?  Come quelle Istituzioni e  quei Media che invece di fare quel che ( per primi ) dovrebbero altro non conoscono che l’usato gioco dello scaricabarile?

LA ROSSA SVERNICIATA? Eppoi, hanno il coraggio di volerla sverniciare, ogni tanto,  quella prodigiosa macchinina ’rossa’ che mito e non leggenda o favola è, come l’ippogrifo alato, capace di sfidare il sole. Gli altri, infatti, transitano, lei resta. Magnifica. Unica. Che quando men te l’aspetti si rimescola alle sue ceneri e si rigenera. Più lucente e rossa che pria. In tanti cercano di indagarla, d’interrogarla, di imitarla, eppure lei sempre sfugge, riparando dove agli altri non pare, portandosi seco quel misterioso afflato vitale che soltanto il grande Drake deve avere avuto modo e tempo d’avvertire nell’atto della creazione.
Nel lontano Oriente di Sandokan, ad essere favorite erano le ‘ frecce d’argento’ di quel formidabile driver nero. Alle ‘rosse’ veniva riservato soltanto qualche parcella minima di pronostico. Tanto che perfino le Red Bull del venditore di bevande avrebbero dovuto asfaltarla, impietosamente, tra una stradina  e l’altra d’un tortuoso percorso cittadino. Visioni da miscredenti. Perchè, alla prova della pista, la ‘rossa’, anzi le ’rosse’, non hanno fatto altro che attingere alla loro attitudine a scrivere di storia e non (solo) di cronaca. E, alla fin della lunga tenzone, si sono presentate in parata sotto lo striscione del traguardo.
Ora, non è che anche con questa impresa vadano a mettere a repentaglio un titolo mondiale da tempo assegnato, ma solo a riprendersi le luci della ribalta. Che non possono che essere le loro. Così diverse. Così affascinanti. Dal cuore infinito, donde custodiscono tanto i grandi come Schumi vincitore di tutto  o del Niki che di rosso s’è vestito per l’ultimo viaggio; quanto chi ha vinto poco o nulla, ma che  ( come l’immenso)  Gilles il suo ( commovente ) talento donato ha  alla  causa loro.

 

VARIE 

La sconfitta del Chelsea ( 1-0 a Siviglia) e  l’altra del Liverpool, con il pareggio del Tottenham ( 2-2, rimontato) e la sola vittoria del City ( 4-0), invitano ad un recupero nostro nel ranking Uefa. In questo turno poca gloria anche per i Panda ispanici: Real,sconfitto nettamente dal Psg ( 3-0) e  Barca graziato conto il Dortmund ( 0-0, con rigore da ribattere).

 

 DEDICATO A QUEI FESSI CHE ...  Si sa che il calcio nostrano porge mille occasioni per venire biasimato. Ad esempio, quei coretti ‘ buu buu‘ che spuntano come margherite a primavera, un po’ qua e un po’ là, forse pilotati, e che potrebbero essere non razzismo, come qualcuno incalza, ma solo e soprattutto tentativi di estorsione ai danni delle società. L’inchiesta provocata dalla ( coraggiosa) denuncia anti delinquenti e perdigiorno  della Juve è in corso, per cui ( al momento) attendiamo.
Infatti che  anche il Belpaese abbia la sua quota di trogloditi non è da escludere, anzi, ma che al Paese che da anni si svena ( vedi  regioni del Sud) per accogliere ‘poveracci’ da tutto il Mondo si cerchi di appiccicare l’etichetta ‘ razzista‘, non ci va proprio giù. A qualcuno bisognerebbe dirlo. Per far dell’informazione ( e della militanza) un momento di verifica obiettiva, e non ( dolorosamente) pregiudizievole.

Detto questo, anzi, detto tutto questo, possiamo (ri)trasbordare sul pianeta calcio. Quello giocato, sia pure su campi (ancora) non adeguati. Per dir che cosa? Nulla, se non dettagli, di eventi del nostro calendario di cui andare orgogliosi. Apprendiamo infatti dalla ‘rosea‘ : ” I numeri non raccontano le emozioni, ma qualcosa dicono. Dicono come al solito che il derby di Milano sarà un evento grandioso: prima ancora di sapere se si accenderanno le stelle in campo, San Siro è già pronto a illuminarsi. Suggestivo per tutti, indipendentemente dalla fede che in una notte riunirà 70 mila persone ( 7.5oo interisti, 65 mila milanisti)”.
In breve: la partita sarà distribuita in più di 200 paesi e verrà seguita da oltre 600 operatori dell’informazione ( 260 giornalisti, 40 fotografi, oltre 300 addetti alle produzioni televisive). Imponente la presenza di vip. Praticamente sono stati in tanti quelli che  non si sono voluti  perdere  il gran spettacolo, giocato, sia pure in toni ridotti, lo si pongano ben in testa quei fessi che …, da due squadre leggendarie e non solo per i titoli vinti: 36 scudetti, dello scudetto per decenni più ambito al Mondo;  10 Champions vinte, con 16 finali Champions; altro, etc etc ).

EXTRA SPORT. Extra sportMatteo Renzi, 44 anni, fiorentino, ha annunciato l’addio al PD. La notizia non è giunta del tutto inattesa e, tuttavia, ha gettato scompiglio ( non solo ) tra i sostenitori del  governo Conte. Il nuovo movimento si chiamerà ‘ Italia viva’Renzi, secondo fonti parlamentari, avrebbe confermato il ‘sostegno convinto‘ all’esecutivo e, dunque, la decisione di uscire dal PD non dovrebbe avere ripercussioni sulla tenuta del Governo Conte-bis. Le ragioni del suo passo verranno spiegate a breve.

IL  CARLETTO IN ROSSO. Avevamo giurato che non avremmo speso più un rigo per un Mondiale di già deciso a prescindere da qualche bacucco in alto sito. Ma è bastato un sorriso della ‘ rossa’ per farci recedere dal broncio della protesta. La ‘rossa’ si sa da quando è al mondo non fa la caccia  titoli e vittorie ma soprattutto a imprese e storie di uomini. Grandi uomini ( non solo) di sport. Capaci di scrivere di storia e non di cronaca.

Il Gilles, ad esempio ( per quel che che sappiamo) di titoli non ne ha vinti, eppure nella graduatoria degli uomini che recano stampigliato quel cavallino rampante nero su campo giallo, lui sta nel girone più alto. Una graduatoria speciale che ( per quel che ci riguarda) vale assai più di quella a cui si rivolgono statistici e autori d’almanacchi.
Ebbene, il Carletto  nato nel feudo dei liguri Grimaldi, scoperto, cresciuto ed allevato dalla ‘rossa’ come Giove dalla madre Gea nelle caverne del monte Ida,  ad appena ventuno anni, con il dolore nel cuore per la scomparsa  dell’amico Tonio, ha saputo imporsi ad un penta campione del mondo. E portare, dopo un decennio, di nuovo la ‘rossa’ sulla cattedra di Spa per il Gp del Belgio.
Nell’occasione il  magnifico  Toto s’è tolto la candida camiciola fresca di bucato  adatta più in una corsia d’ospedale, per  indossare un giacchetto nero. Già meglio , ma  un poco lugubre. Più da giornate di lutto che di gioia, come gli starebbe una camicetta d’altro colore una volta che decidesse di scendere sotto l’Alpe e di  accasarsi ( una volta per tutte) nella calda, generosa ed accogliente terra emiliana.
Aspettavamo con trepidazione Monza. Il regno del mitico dio della  velocità. Che ha rinnovato per un altro lustro. Come sempre strabocchevole di passione. Anticipata nella straordinaria kermesse in piazza Duomo, affollata come non mai, gonfia di attese, con tutti i protagonisti viventi d’una leggenda automobilistica  senza confronti. Con quel suo gigantesco cuore che a fine gara andrà a dispiegarsi  anche  sotto il podio per porgere  lauro ( e  gloria) eterna al vincitore. Che resterà nella memoria ( negli affetti)  più e meglio di tante altre vittorie e di tanti altri  titoli e titolati in altre situazioni premiati.

Ebbene, Monza ha confermata  la stella di colui che, a detta di molti, manderà in pensione il Lewis. Dopo Monza iridato ma più incavolato che mai, al punto da sparare una bugia colossale “ Io in rosso? Posso farne anche a meno“.

 

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CHAMPIONS 2019/2020

GRUPPO C: M. City, Shakhar, Dinamo Zagabria, AtalantaGRUPPO D, Juve, Atletico Madrid, B. Leverkusen, Lokomotiv Mosca; GRUPPO E, Liverpool, Napoli, Salisburgo, Genk) GRUPPO F, Inter, B. Dortmund, Barcellona, Slavia Praga.
PRIMO TURNO.( GRUPPO C) Dinamo Z-Atalanta 4-0, Shakhtar-City 0-3; Atalanta- Shakhtar 1-2, City- Dinamo Z 2-0; ( Gruppo D)  Atletico M- Juventus 2-2; Leverkusen-Lokomotiv 1-2; Juventus- Leverkusen 3-0, Lokomotiv-Atletico M 0-2; ( GRUPPO E); (GRUPPO F).


PRIMO TURNO EUROPA LEAGUE. RISULTATI. Cluj-Lazio 2-1; Roma-Basaksehir 4-0. 

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CANTORI  O (SEMPLICI ) ADDETTI STAMPA? E insistono gli angolofili ( & associati) nel favoleggiare sulla ricca Premier, a lor dire il ‘ migliore campionato di calcio del Mondo’. S’ascoltano canti e peana a bizzeffe, qua e là, anche se ( a dire il vero)  più che canti e peana ci sembrano entusiastici comunicati di qualche ufficio stampa di calcio e turismo della ( perfida)  Albione.
Sì, perchè, non ce ne vogliano gli autentici anglofili, tutto quest’oro che riluce noi, proprio, non lo vediamo. E comunque dato che nel mondo ‘ mors tua ’ diventa ‘ vita mea‘, diamo a Cesare quel che è di Cesare, e nulla di più. Se parliamo di dirigenti tra i due tornei, beh, quelli d’Oltremanica son di certo più attenti, aggiornati e …  spregiudicati.

Con risultati  economico-finanziari lusinghieri. Che però sono apparenza. Perchè non bisogna far finta di niente quando si verifica che gran parte delle squadre di calcio d’Albione è  di proprietà estera. E non sempre raccomandabile. Visto che son danari che piovono  dalla steppa, dai deserti e da Oltreoceano, e che spesso, come i venti che li portano,  arrivano e se ne vanno.
Vedi il Chelsea, ad esempio, che il chiacchierato  oligarca russo ( si dice) stia per passare di mano.  Inoltre, se parliamo di stadi all’altezza, ricolmi e canterini, non c’è dubbio che i nostri ( tranne qualche eccezione) fanno la figura dei ‘sedotti e abbandonati’. E da mò, che ai ‘ bacucchi’ che dirigono il Paese e lo sport di questo Paese, si chiede di mettere mano ad una nuova ed adeguata generazione di impianti sportivi ! Che non sono più solo lo stadio, comunque profondamente ripensato, ma anche tutto quello che gli ruota attorno. Con grande profitto. E magna gradevolezza, per le casse della società, ma anche per gli appassionati che sono tanti e belli ma anche stufi della solita ( e spesso pericolosa) routine finita nelle mani di non si sa chi.

Detto questo, però, non è che la  tarda Serie A possa considerarsi meno che l’ agile Premier.
Son belli loro, siam belli noi ( sia pure con qualche acciacco). Sennò, che c’è venuto a fare il pluri medagliato Cr7 in un agone come il nostro? E’ rincoglionito o è venuto a sapere che per ragionar di storia non c’è ‘contesto ’ più accreditato del nostro? Lui di storia deve intendersi, eccome, magari più e meglio del  Messi da Recanati , accucciato da sempre e per sempre dentro un’amorevole  e sola  culla; o di quel genio maledetto del partenopeo Maradona, che per superare il meraviglioso Pelè   s’era  trasferito armi e bagagli da una grande di Spagna ad una media squadra del campionato italiano. Trasformandola d’incanto  da Calimero a Cigno. E siamo belli perchè sono belli i nostri campanili che rendono infuocate  e imprevedibili anche le diatribe più insignificanti. E i duelli più radicati. E i personaggi più impensati.

Da noi il gioco non è una ( estenuante) cavalcata di 90/100 minuti dietro una palla, da  noi  il ‘cencio‘  da strappare  sotto la torre del  Mangia è  ben altra cosa.  A volte esagerata. Ma che altrove manco immaginano. Soprattutto in Premier.

E infatti mentre quando si guarda una partita loro si pensa sempre a cosa gli danno da manducare, da noi , invece, ci si scervella per immaginare qual diabolico artifizio  frulli nella testa dell’uno o dell’altro dei contendenti. Perchè di ‘ punitio divina’  si può essere sempre colpiti quando men ce la si aspetta, anche per mano del più modesto in campo, tra un dettaglio e l’altro. Un articolo della ‘rosea‘ sembra voler restituire ( giusto)  valore e dignità al nostro (bistrattato) campionato.

Che non ha bisogno di copiare da alcuno se non da se stesso. Ricco com’è di ‘ mille identità tattiche’.
Che van da Sarri a Conte ad Ancelotti, tre maestri del mondo del calcio ‘ tornati a percorrere i domestici tratturi, e che nessuno offre con la stessa ricchezza agonistica e studia con tante soluzioni. Dal calcio d’estate – sottolinea la ‘rosea’,  che se non ci fosse bisognerebbe  inventarla – arriva la conferma di una varietà tattica unica: i nostri otto top club, per esempio, usano sei sistemi diversi. Quando lo stesso sistema offre spesso interpretazioni divergenti. Ma con un comune denominatore: la voglia di ‘ far’ gioco. Chi altri può offrire tanto?  e se nessuno può offrirlo, perchè  celebrare ( e arricchire) sempre l’orto del vicino e mai il nostro?

Lo scorso anno  squadre della Premier hanno fatto man bassa in  Champions e in Uefa. Dopo anni.
Forse per un altro ciclo (   l’ultimo  successo  inglese in Champions  l’aveva ottenuto il Chelsea nel 2011/2012,  bissando lo United del 2007/2008). Forse. C’è  però da ammonire che, tra le tante altre cose,  nelle 65 edizioni della Coppa dalla grandi orecchie fin qui disputate, 27 volte  sono arrivate in finale  squadre italiane.
Praticamente  un 45% ca, quasi a dire una edizione su due,  percentuale che non avrebbe necessità di commento se non per ricordare a smemorati e incolti che  ( in regime di libertà) si può celebrare chi, quando e come si vuole, senza però voler passare per cantori pindarici quando s’è null’altro che funzionari ( consapevoli o meno) di questo e quell’ uffizio.  O cari bacucchi, fateci quegli stadi, eppoi vedremo chi ( meglio) saprà  coprire di stelle ( e di sogni) le sue maglie e chi no.

 

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IL CALENDARIO 2019/2020. Inizierà il 25 agosto 2019  e finirà il 24 maggio  2020 il prossimo Campionato. Il nostro Campionato, che nonostante scarsa dirigenza, insignificante attenzione politica e stadi ancora del secolo scorso, resta il più ‘ duro e bello‘ al mondo per le sue intrinseche difficoltà  storiche, agonistiche  e caratteriali.
Attecchite e radicate all’ombra dei mille campanili. Addobbati da storie, personaggi, passioni che altrove manco si sforzano di capire. Danari  a parte. E se a dominare c’è n’è una su tutte, l’augusta  Signora di Torino, a rendere vivo fino all’ultimo secondo l’agone ci pensano le altre. Tutte le altre. Per un motivo o l’altro. Tutti validi. Tutti interessanti. Tutti da ascoltare.

E comunque tali da non farci dormire come invece capita in altri ( celebrati) tornei gemelli che già sotto l’albero di Natale, bene e spesso,  in questi ultimi anni, depositano  il pacco-dono d’uno scudetto ( risultato) anticipato. Il calendario ha tenuto conto, questa volta, di tanti distinguo. Che non stiamo a riprenderli. Ci sarebbe  da perderci la testa. Ci fidiamo. Ci affidiamo. Quel che estrapoliamo è che gli incontri tra le big five si disputeranno tutti in giornate diverse. Per quel che riguarda anticipi e posticipi invece bisognerà attendere la trattativa tra Sky e Dazn, che già lo scorso anno ha generato non pochi malumori. Tra i clienti Sky che dal tutto ( serie B compresa) dell’anno precedente si sono visti limitare ( sopratutto) gli anticipi.

Che dovrebbero restare tre anche l’anno prossimo, con fischio d’inizio per i serali alle ore 20,45. Per la Coppa Italia, infine, finale  in calendario per il 13 maggio.

 

LUCE DEL MARE.. Un anno è trascorso dal crollo del ponte Morandi a Genova.  Morirono nella circostanza 43 persone.  Mentre la ’ferita‘ continua a gettare sangue, nonostante si stia ( rapidamente) procedendo a rimarginarla con una nuova struttura firmata da un genovese che quando si tratta della sua gente non sta a cercare cittadinanze altrove. Il progetto sembra magnifico. Speriamo solo mantenga le premesse, magari sopravvivendo per oltre mille anni a venire. ‘ Studiavo a Milano, quando  costruirono il ponte Morandi - ricorda Renzo Piano, l’architetto progettista del nuovo grandioso manufatto -  che quando si scendeva a Genova era diventato un transito inevitabile.

Una lunga  passerella sul vuoto che odorava di mare. Senza mostrarti mai il mare, ma solo la sua luce’.
La misteriosa Araba Fenice  vuole che geni come Renzo Piano, senatore a vita, resti attaccato alla madre sua, la bella e sofferente Genova, un tempo regina del mare e scrigno finanziario dell’Europa, e ci riservi un progetto che per stile e originalità farà una volta di più stupire quanti ( non solo dalle nostre parti) hanno dato per scontato il tramonto del Belpaese.
” La Spagna - si legge sul Sole24Ore - aspetta da decenni riforme strutturali che dovrebbero rilanciare la competitività della sua economia… ( eppure)  ha dimostrato di saper resistere alle lacune della politica ( da 100 giorni è senza un governo) fornendo stabilità anche senza un governo sorretto da una chiara maggioranza”.

Infatti, roba da non credere, la sua economia cresce al ritmo più alto dell’ Eurozona confermando, trimestre dopo trimestre, la sua forza. Nonostante il rallentamento globale, il Fmi prevede per la Spagna una cresciuta del Pil pari al 2,1% nel 2019 e dell’1,9% per il 2020. Con la creazione in due anni di 800 mila nuovi posti di lavoro e il tasso disoccupazione ( pochi anni fa tra i più alti in Europa) in calo al 14%.

Da noi solo Emilia RomagnaLombardia e Veneto possono dire altrettanto.

E non basta.  Risultati incoraggianti sta riportando anche il ‘ piccolo’ Portogallo, che Moody’s transita da ’stabili’ a ‘positivi’, mantenendo il voto a ‘Baa3′ ( l’Italia, al momento, è ‘ Bbb’  con prospettive negative) Non procediamo. Del resto che gioia c’è? La peggior classe dirigente del Pianeta, o quasi, non autorizza voli diversi. Basti vedere il kafkiano ‘comportamento’  sul famigerato debito pubblico, che nessuno ( dicasi nessuno) riesce a ridurre significativamente per toglierci      ( finalmente) di dosso quella spada di Damocle che ci ‘ umilia’ , ‘avvilisce‘, ‘impigrisce‘, ora dopo ora.
La filosofia di Renzo Piano del ‘ pezzo per pezzo‘ che andrà ad applicarsi per il nuovo viadotto di Genova, ci sembra  null’altro che una  ( straordinaria)  ’ testimonianza del Made in Italy ai suoi massimi livelli, perchè, come continuano  a ripetere tutti gli attori ( quasi mille persone ai vari livelli di responsabilità) qui si gioca il riscatto dell’ Italian pride: l’onorabilità di quanti si ostinano a contrastare l’ideologia del declino giocando la nobile carta del ‘saper fare’ di cui, nonostante tutto, l’Italia è ancora maestra’.

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