Non solo sport. Ricchezza mondiale: Italia ottava. Ma sarà vero? E’ tornato Slatan: il Diavolo ritrova il sorriso.

Non solo sport. Ricchezza mondiale: Italia ottava. Ma sarà vero? E’ tornato Slatan: il Diavolo ritrova il sorriso.
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LA CRONACA DAL DIVANO. Sport. Non solo sport. Con argomento a noi caro. Finalmente, si da atto a  Braccio di ferro d’avere capito già nel  1929 le prodigiose proprietà degli spinaci. Lo conferma l’agenzia antidoping, la Wada. Che ha messo ‘ sotto osservazione’ le foglie verdi tanto amate da Popeye e che potrebbe inserire nella lista dei prodotti proibiti  nel gennaio 2021.
Uno studio dell’Università di Berlino e del laboratorio antidoping di Roma ha evidenziato che l’ecdysterone ( contenuto negli spinaci ) assunto in quantità e con continuità ha un effetto steroideo: cioè, favorisce l’aumento della massa muscolare e della forza. Finanche in misura tripla. Si è calcolato che l’effetto ‘dopante’ delle pasticche di ecdysterone equivale al consumo di 4 kg di spinaci. Braccio di ferro che il tutto aveva capito anzitempo poteva così contare su super poteri sconosciuti agli altri. Oggi, è ovvio, rischierebbe una squalifica, rischierebbe . Sì, solo rischierebbe, perchè non è dato da vedere che tutti quelli che sono  a rischio siano poi effettivamente squalificati.
Come quelli che viaggiano a stoccafisso piuttosto che a bresaola. Nel calcio del Nord, ad esempio, dove ( nonostante i peana esterofili) quei baldi atleti non ci sembrano non più fantasiosi artisti  ma agguerriti reparti di cavalleria pedatoria lanciati all’assalto del nemico. Instancabili. Veementi. Irresistibili. Per due tempi e oltre. Anzi, più veloci e reattivi a fine partita che a inizio partita. Tanto che ci snocciolano ( in quantità industriale)   dispute  che è ( praticamente) inutile vedere dal primo tempo, visto che a deciderle sono i minuti finali se non quelli di recupero.

Per l’onnipresente opinionista Paolo Condò il campione dei campioni della sfera di cuoio  dovrebbe essere ( salvo fraintendimenti)  Messi Lionel, geniale dna recanatese trapiantato nella pampas. Non condividiamo.
Intanto perchè avanti a  lui ci sono ( a prescindere ) Pelè e Maradona; eppoi perchè l’aver  trascorso tutta una carriera dentro un’unica culla e senza un mondiale in sacoccia, è handicap troppo pesante per consentirgli di salire sul gradino più alto del podio. Cr7, ad esempio, con un Europeo nel palmares conquistato con una nazionale che ( storicamente)  non è  ( senza offesa alcuna)  l‘Argentina, ha saputo mettersi in gioco nei tre maggiori campionati al Mondo. Con ottimi risultati. Dovesse, quest’anno o il prossimo, con la Signora di Torino, portarsi a casa la sesta ( se la memoria non erra )  Coppa dalle grandi orecchie, ( per quel che ci riguarda) lo sorpasserebbe. E non solo sugli almanacchi.

THE ECONOMIST. E’ apparsa in questi primi giorni l’edizione 2020 del libretto edito da ‘The Economist’. Certifica, come al solito, il valore delle economie mondiali, donde a primeggiare sono ( ancora ) gli Usa davanti a Cina, Giappone e Germania.  Come da copione, con i tanto declamati sorpassi relegati ( al momento) nel cassetto.

Quelli d‘Oltreoceano, ad esempio, vantano un pil pari a 19.485 mld di dollari contro i 12.238 mld della Cina. Non poco, dopo tutto quello che s’è andato spargendo per il Pianeta. A seguire vengono: Giappone ( 4.872 mld dollari), Germania ( 3.693 mld),  India ( 2.651 mls), Regno Unito ( 2.638 mld), Francia( 2.583 mld), Brasile ( 2.054 mld) e Italia ( 1.944 mld dollari).  L’Olanda, abituata bene spesso a guardare l’Italia dall’alto al basso, conta ‘ solo’ 831 mld dollari.
Il Belpaese, stando alle cifre sciorinate dall’edizione italiana del celebre almanacco economico, perde posizioni. Una o due. E’ affiancata al Brasile, si stacca  però da Giappone, Germania, India, Regno Unito e Francia. Resta, per un terzo, al di sopra della Spagna ( 1.314 mld dollari).  Questo, dunque, quanto è messo nero su bianco dagli attenti economisti anglosassoni.

Ma si sa che per il Belpaese i certificati sono ( bene e spesso) carta straccia, al punto che il suo più autorevole quotidiano economico ha dovuto intitolare una sua scioccante ricerca:  ‘ Italia del paradosso, dove la ricchezza sembra povertà‘.
E in effetti, se dovesse mettere in conto quanto resta sommerso ( dalle entrate non dichiarate della malavita fin ad una notoria  sistemica evasione) dovremmo non essere (se non) superiori  (almeno)  pari a  India, Regno Unito e Francia.
L’origine del pil nostrano  ( in %) è data da agricoltura( 2%), industria( 22%, di cui 15% dalla manifattureria), servizi( 76%). La struttura del pil ( in % sul totale) vede i consumi delle famiglie al 61%, i consumi collettivi al 19%, gli investimenti al 18%, le esportazioni al 31% e le importazioni a -21%.  Dati, questi, rispettabili, complessi, ma siamo certi di essere in possesso della loro reale entità in un Paese che tende ad ‘ evadere’ sempre e comunque? Ci sono infatti zone del Paese che esibiscono ( in contrasto con  quanto dichiarato) manifestazioni di ricchezza ( forse) sconosciute anche nei paesi che ( ufficialmente) dovrebbero godere di un ben più alto livello di ricchezza singola e collettiva. Eppure …  che dire?

IMPERITURO E SOLITARIO GRANDE AIRONE. ( inizio 2020) Questa settimana sui media ( a corto di news )  a furoreggiare è il vecio Slatan, 38 anni,  venuto al Milan per dar nerbo (soprattutto)  a quegli smidollati che disonorano una maglia tra le più prestigiose al mondo. Speriamo riesca nel compito, anche perchè qui più che al metodo guardano i risultati, per portare fuori dal tunnel quella squadra dapprima amata e poi abbandonata, impietosamente, da un perfido signore  che ( ora) non aspetta altro che di dimostrare con il carneade Monza può ’ sbancare’ San Siro.
Come detto, in queste giornate d’ inizio 2020, le news non sono molte. Succose. C’è il calciomercato, certo, com’è ormai abituale, ma sempre sventolante tra il dire e il fare. La Signora, piuttosto, che prima fa e poi ciancia, ha chiuso per Kulusewski, 19 anni, svedese dall’Atalanta. La Beneamata tenta Vidal in rotta col Barca dal braccino corto; mentre aspetta Eriksen, ma da questa estate. Nel contempo, parola al don Fabio, che dopo anni esternazioni (assai ) discutibili, ha preso ( finalmente) a farci apprezzare la sua lunga, attenta, divinatoria competenza in fatto di pallone giocato e non. Ora i suoi interventi illuminano Sky.

Per il nostro Valemagister inter magister  di moto, è in onda  un ultimatum: ’ O la va…le o  la spacca’. Nel senso, che ‘ Se quest’anno vado, bene, resto; se, viceversa,  non ne azzecco più una, mollo tutto e volo  a scorrazzare sulla pista del Ranch’. Davanti a tal prospettiva, chiaro è che ‘ cado non cado’ avrebbe campo libero per battere, ribattere, tribattere, i record del Maestro e  puntare a quelli ( finora ritenuti irraggiungibili) dell’ombroso Ago. La truppa mista d’imberbi ( il siculo-francese Quartararo compreso) e di ‘ veterani‘ ( il Dovi in primis)  ( ad esser sinceri) non ci sembra in grado di opporre se non una sporadica e orgogliosa difesa al terminator cataluno.
Anno sabbatico invece, per le auto di F1, con la coppia Toto/Hamilton pronta a trasferirsi sulla luna.
La nostra speme, si sa, è rivolta ancora una volta verso quella prodigiosa macchinina rossa che, sol e soltanto lei, ci dona momenti, storie e personaggi senza tramonto. Contiamo sul ragazzo, 21 anni,  monegasco del feudo dei Grimaldi genovesi. Che come avversario dentro e fuori pista potrebbe trovare non più il Lewis dei record , ma quel Tappen delle Terre basse  finora specializzato in ‘ sfascia rosse‘ e che le ‘rosse‘  ama  ( ricambiato) come Annibale i Romani. 

Vorremmo dedicare qualche (meritevole) riga in più agli azzurri della neve. Con Dominique e Dorotea sugli scudi. E anche a quelli del volley che hanno la sorte di giocare nei due campionati più belli e forti al Mondo. Ma non possiamo certo esimerci dal ricordare ai giovani quel prodigioso ‘uomo bianco -celeste ’ che ha folgorato d’entusiasmo l’Italia e  l’Europa del Dopoguerra.  Ci ha lasciati esattamente 60 anni fa, il 2 gennaio 1960. In tanti hanno cercato  di obliarlo con altri ( pur validi colleghi ) e in ogni occasione. Ma invano.  Perchè quando i miti  interpretano  i palpiti segreti dei popoli restano eterni.  Irripetibili. Unici.  Dunque, gloria a te , o   imperituro  e solitario Grande Airone !

ALTRE DALLA CRONACA. E’ tornato al MilanSlatan, 38 anni. Forse perchè ha ( finalmente) capito che passare da una casa all’altra si finisce con l’appartenere a tutti e a nessuno. E fra le case ( finora) abitate ha pensato di tornare in  quella che più gli ha lasciato affetti  per chiudere senza rimpianti un iter umano e  sportivo straordinario. La sua conferenza è stata una sinfonia dolcissima per le orecchie rossonere. Credibile, perchè a suonarla non è uno abituato a farsi mettere le parole in bocca.
Del resto il Diavolo, abbandonato da un padrone che prima l’ha svezzato eppoi messo da parte,  in un mare di guai, com’è per lui abituale tra pubblico e privato. Un padrone che  ( si dice) non veda l’ ora di tornare a San Siro con  quel due di coppe del calcio  del Monza  per  svelare al mondo  il  suo vero amore  per  quella maglia gloriosa,  ( almanacchi alla mano)  tra le quattro o cinque  più gloriose del Pianeta. Slatan è andato ( in amichevole) subito in campo.

‘ Mai accolto così bene’  ha  giurato con occhi assenti il sor Carletto in fuga dalla bella  Partenope per  gettarsi tra le braccia dell’ anonimo Everton. Ancora una volta dimentico di quanto era andato dicendo   alla precedente amante. Verso la quale per qualche giorno o mese parevano solo baci e abbracci. E che, invece, tra un mancato rinnovo e altro, ed una parcella inglese di 58 mln, si son rivelati  per quello che erano.  Una ‘scapatina’, tra l’altro poco comprensibile, ma che altro?
Il cinico e futile mondo del pallone ha celebrato la ‘scapatina’. Che, invece, a parer nostro, non fa altro che allontanare ( ancor  di più)  la gente dallo sport ( tuttora ) preferito. Visto che qui  non è dato ancora di giocare  con i sentimenti, almeno tra i giovani e tra quelli che giovani  restano negli anni. Farlo, e rifarlo, potrebbe essere l’anticamera dell’oblio. Chi s’affeziona chiede   certezze e non ‘scapatine‘. Forse ( dall’inizio ) annunciate  negli occhi  ( sempre ) assenti del sor Carletto.
Il Belpaese  conta 60/62 mln d’abitanti al cospetto dei sette/otto mld che popolano il Pianeta,  eppure mai si scorda di mandare qualcuno sul tetto del Mondo.  Un po’ in tutto e dappertutto. Così nello sport. Così nello sci. Con quell’ardimentoso del Paris della provincia autonoma di Bolzano che Italia è resta buttatosi a capofitto lungo la terribile discesa di Val Gardena. E non solo. Ed ora sta al vertice della Coppa del Mondo.

In questi giorni qualcuno sta già pensando a quante medaglie diventeranno azzurre all’Olimpiade di Tokio.  Diconsi 37/40 max, più o meno come la Francia, ma meno d’altri paesi che in passato ad Olimpia andavano a fare da comparse. Per Malagò basta una medaglia in più della precedente edizione. Ma lui fa il politico, noi no. Noi d’azzurro vogliamo vedere colorato il cielo. Onde per cui non mettiamo limiti alla Provvidenza, quella che con silente amore sopporta scelte e opinioni degli uomini.

CAMPIONATO SITUAZIONE  DI FINE ANNO. Turno di fine anno. Con i primi risultati in Campionato , esempio Sampdoria-Juventus, finita 1-2 per la Signora, che ha sfoggiato due gol da gran galà. Presuntuoso quello della Joja, fantascientifico quello di Cr7. La Signora è quindi  volata  in Arabia per la Supercoppa, contro l’aquila di Lotito, la quale,  rinfrancata  dal successo in Campionato, ha bissato il colpaccio aggiudicandosi ( 3-1)  proprio la Supercoppa .Tanto per animare l’atmosfera sotto l’albero qualcuno  sta rispolverando  la fantasia che Cr7 questo sarà il secondo e ultimo anno a Torino. ’ Mai dire mai‘ risponderebbero in coro quelli del calcio.
E ciò sia, anche se ci resta difficile pensare dove ‘ sua Altezza’possa trovare un’aria tanto propizia come quella sotto la Mole. Avrà ancora uno o due o tre anni da giocare.
Per rimpinguare la serie di ballon d’or e per lasciare un segno  nel torneo  ( vedi libro: ‘ Serie A, un viaggio lungo 90 anni‘) che più ha laureato i grandi campioni.  Che qui ( tranne una manciata) ci sono stati tutti, proprio tutti, uno ad esempio, il Diego re di Napoli e delle Due Sicilie d’imperitura  memoria. E comunque faccia lui, o per lui faccia il sor Mendez che però ha precisato: ” No, resta qui. Ha firmato per la Juventus per quattro anni, a Torino si trova  da Dio in terra, anzi, ha ritrovato l’aria giusta per  riprendere a volare come da ragazzino, non ha quindi alcuna intenzione di traslocare ancora”.
E mentre Messi di stirpe  recanatese   finirà di poetare  i suoi giorni calcistici nell’amoroso grembo di madre Barca ( accordo fino  al 2023,  50 mln annui), Slatan non ha ancora terminato di sfogliare la margherita. Milan o non MilanMilan o Altrove? Milan o Premier?  Se si tratta d’un problema di danari, gli consigliamo di lasciar perdere la margherita. Al Diavolo  un miliardario come lui ( e il sor Raiola) non può andare ( solo) per  danari. E anche se qualcuno va dicendo che ‘ il miglior rapporto d’amore è quello a pagamento’ siamo convinti che non sarebbe in tanti (  giovani innanz  ) quelli che (ri)prenderebbero a volergli bene.

Tra le altre partite pre natalizie 2019, svettano il 4-1 della Roma ( al Franchi) alla Viola ( col sor Montella esonerato) e il 4-0 dell’Inter al Genoa ( col sor Tiago Motta in odore di esonero).  Praticamente, le cose al vertice restano invariate, con Juve e Inter appaiate a 42 punti; e mentre la Lazio ( partita  col Verona rinviata al 5 febbraio) ) resta ferma a 36 punti la Roma sorpassa ( momentaneamente)  a 38 punti, scavando un solco con il Cagliari ( sconfitto 2-1 a Udine) e le altre inseguitrici.
Morale: qui, da noi,  è tutto da rifare. Anzi, da fare. Cosa che non capita da tempo altrove. Basta dar una sbirciatina qua e là. Per toccare con mano che, mentre in Premier il torneo 2019/2020 è già stato aggiudicato  in anticipo sul  panettone sotto l’albero al Liverpool (  Leicester a 13 punti e City a 14), da noi tutto è da stabilire. Come norma del Belpaese. Che di ridurre il gap con l’Albione in luna di miele con la Brexit ha ( finalmente) trovato il modo di farlo. Così ( almeno) pare. Viste le buone nuove che  arrivano  sugli stadi  da Roma (  con sullo sfondo una nuova proprietà),  Verona, Cagliari  e   Milano ( sor Sala saggiamente decidendo )

Un’occhiata anche agli altri sport.  Di fine anno.  Sulla neve, innanzitutto, dove è tornato l’azzurro, un po’ dappertutto.  Nell’Alpino, in particolare, con i maschi ( Paris, Aliprandini …) e con le femmine ( Goggia, Bassino …). Ma anche nello Snow board cross, detta disciplina minore ma che minore non è mai quando a brillare è l’azzurro.
Nella seconda gara di Coppa del Mondo, i nostri ragazzi si sono imposti tanto tra i maschi quanto tra le femmine: doppietta, Sommariva/Perathoner, tra i primi; oro/bronzo, Maioli/Belingueri, tra le seconde. Sommariva e Maioli sono ora in testa alle rispettive  classifiche  d’un mondiale che proseguirà a breve in Canada per poi concludersi in marzo.
Audite, audite:  è tornata a vincere in Coppa  l’Armani basket, dopo cinque sconfitte di seguito. Al momento sono tornati  con  la racchetta in mano quelli del tennis. Rimpinguati, almeno nel maschile. Con quel genio del Fogna sempre disposto alla giocosa ciancia,  ma anche con la certezza Berrettini e con  la speranza Sinner sui blocchi d’avvio d’una stagione che auguriamo sia ( ancor) migliore della precedente. Quattro parole anche per il nostro volley: il meglio al Mondo. 

QUANDO GIGI TORNERA‘.  Altra avvincente puntata biografica di Federico Buffa. Su Sky, in due tempi, dedicata al Gigi ’ rombo di tuono’, lombardo di  Leggiuno ma  sardo d’adozione.  Con lui il Cagliari ha vinto uno scudetto. Uno solo. Ma che, per le insondabili alchimie dello sport, vale uno, dieci, cento scudetti conquistati Altrove. Un riscontro eccezionale, ma non proprio strano. Capita anche in altri sport.  Nell’auto, ad esempio, dove le imprese di Gilles valgono per quelli  della ‘rossa‘ quanto ( e più) di  uno, cinque, dieci titoli mondiali. Deve averlo capito il re nero, al suo sesto titolo iridato.
Sta forse capendolo Toto I imperatore d’Austria e Ungheria, che a domanda risponde:  ‘ Firmare per la ‘rossa’ ? Sembra una buona idea, ma al momento preferirei andare su Marte con Lewis e vedere se c’è da vincere qualcosa anche lì’.
Tra il serio e il faceto. Com’è Toto. Perchè, a parte che  da valente com’è sa che  prima o poi la ‘rossa’ tornerà dove più le compete, dovessero gli dei aver disposto altrimenti, non potrebbe altro che tornare sui sentieri antichi percorsi da suoi avi, Goti o LongobardiUnni che fossero, per  recarsi ( da umano ) a porgere  l’offerta a quella ( divina)   ’ rossa‘ che ( per volere degli dei ) un Pegaso  alato ha depositato ( proprio) nel cuore della Padania.  Con il privilegio unico  di dar corpo e anima  a storie oltre il tempo. Che di quel che riportano gli almanacchi poco o nulla si curano.

QUELLA GELIDA MANINA. Qualche giorno fa la solita gelida  manina s’è infilata nell’urne di Nyon per sorteggiare gli ottavi di Champions ed Europa League. Stando al pare, non c’è andata male. L’unica in ’sofferenza’ dovrebbe risultare  il Napoli al quale è toccato il Barca ( prima a Napoli, ritorno a Barcellona). Questo, infatti, è uscito per l’altre nostre: ( ChampionsLione-Juve e Atalanta-Valencia; ( EuropaRoma- Gent ( 20 febbraio) e Ludogorets-Inter.
Questo invece il quadro completo di Champions: Barca-Napoli, Borussia D.- Psg, Chelsea-Bayern, Tottenham -Lipsia, Lione-Juve ( 26 febbraio), Atalanta-Valencia ( 19 febbraio), Real Madrid-City, Atletico M.-Liverpool. In breve, nei quarti della Coppa dalle grandi orecchie potremmo trovare una marea di corridori d’AlbioneTottenham, City e Liverpool in primis. Ma tant’è, visto che prima o poi un vascello ( o una formazione) pirata dovremmo incontrarli. Prepariamoci solo a non fare la fine di quei galeoni spagnoli  depredati dei loro preziosi carichi. Di cui andavano ( e vanno)  matti in Albione. 

I  CENTOVENTI ANNI DEL DIAVOLO. ” Ogni squadra ha il suo Dna. E lì, in quelle minuscole particelle è scritto il destino. Così, se la Juve è figlia della tradizione sabaude tiranneggia in Italia, e se l’Inter ha nel suo carattere quel pizzico di follia che a volte porta alla gloria e a volte al dolore, il Milan ha la sua vocazione internazionale impressa nelle cellule.
Venuto al mondo 120 anni fa per volontà d’un gruppo di uomini d’affari inglesi, gente abituata a guardare oltre i confini dell‘Italia, ha sempre considerato l’Europa come principale campo di battaglia. E non è un caso che gran parte del suo bottino contenuto in cassaforte sia frutto di scorribande all’Estero: 7 Coppe dei Campioni, 4 Coppe intercontinentali, 5 Supercoppe europee, 2 Coppe delle coppe, 2 Coppe latine, persino una Mitropa Cup”. Così la ’rosea’. Per celebrare i 120 anni della incredibile storia rossonera. Con decenni  sul tetto del mondo del pallone. Più ammirata che temuta. Perchè leale e combattiva. Puntuale e ( costantemente ) irrorata  da grandi talenti.

In proposito, all’improvvido Piontek  che dice  di volere arrivare al costo di 70 mln per poi andarsene dal Milan, bisognerebbe fargli capire ( a mò di esempio per l’intera banda odierna ) che sarebbe più consono che ( proprio)  ora dovrebbe  cominciare a svestire quella ( pesantissima) maglia per poi ( eventualmente) chiedere di rifarsela assegnare  (se e  quando)  avrà superato ( almeno) i  70 mln di valutazione. Tante ’ schiappe‘ come al momento, il Diavolo non le ha mai viste.

Quattro sono le grandi epoche vincenti dei rossoneri nel Dopoguerra: quella di Rocco, quella di Sacchi, quella del don Fabio, quella del sor Ancelotti. Dire qual sia stato il parto migliore è impresa improba. Forse gli Immortali più che gli Invincibili. Forse. Certo è che quel ‘ diavolo’ nato da un motto del fondatore Herbert Kilpin di gloria ne ha raccolta lungo la sua luminosa vicenda. Al momento, si trova in insolute ambasce. L’uomo che più le ha dato, le ha anche più tolto. Causa un (ancor) recente infausto passaggio di proprietà che ha lasciato i figli del ’diavolo’ ( a dir poco) sconvolti.
Nel frangente, il ‘ diavolo‘ è  trapassato nelle mani d’un fondo americano che l’ha salvato dal default, ma che non è ancora riuscito a riportarlo ai livelli suoi abituali. Investiti dell’impresa sono, in questa fase, due grandi miti della squadra rossonera, Paolo Maldini e Swone Boban, bravi entrambi, seri e attenti, ma ( purtroppo) ancora non abituati a nuotare nell’infido  mare magnum in continua agitazione del calcio moderno.
Fatto di tanti danari, di avidi procuratori e ( fors’anche) di pratiche sospettate ma ancora non esplicitamente scoperchiate. Il calcio dei corridori non corrisponde di certo a quanto è insito nel Dna del ‘diavolo’. Abituato a grandi uomini prima ancora che atleti. A geni dallo stampo perso e carismatici, prima ancora che  dediti all’uso delle gambe in frenetico  roteare.

LE DUE VELOCITA’. ” Il paradosso del Napoli, le sue due velocità in Champions e nel cortile di casa non sono qualcosa di singolare. Rappresentano la linea di tendenza che attraversa oggi l’Europa del calcio in modo plurale. Niente a che fare con la Brexit, pezzi di territorio che si staccano, qualcosa che si sbriciola o sfarina. Piuttosto una selezione. Prima di Ancelotti era stato Pochettino a perdere la panca, dopo aver portato gli Spurs, per la prima volta, alla finale della Coppa con le grandi orecchie...”. Così se la cava Alessandro de Calò sulla rubrica ‘DecaTrend’.
Due velocità, già, che però invece d’essere ‘ accettate‘ se non ‘celebrate‘ come ultima novità in arrivo ( soprattutto) da Albione, non dovrebbe essere indagate altrimenti? Anche perchè sempre più diffusa appare   la tendenza ad un calcio ’ non ragionato’ ma ‘sempre più  galoppato’. Con tale andazzo chi azzarda più un pronostico?  E’ vero che delle ‘ top 16 sono andate al sorteggio per gli ottavi’  quelle che appartengono ai cinque principali campionali d’Europa, ovvio, per una questione di soldi, di qui non si scappa, e tuttavia all’interno di queste le ‘ favole‘ da ( non) raccontare ai nipotini ci sembrano ( se non andiam errando) più d’una.

Infatti come può un Tottenham giunto solo qualche mese fa in finale Champions, affossarsi senza ragione apparente nel  torneo di casa, al punto da costringere i suoi dirigenti all’insolito rito per Albione di esonerare ( anzi tempo ) l’allenatore?
E  il City, annunciato come mostro prenditutto, ( forse) s’è ridotto  a far colà da   comparsa   per  rifarsi vivo ( solo e soltanto ) in Coppa? Lassù, nelle isole laddove anche le nuvole son tenere lamine dorate, non è che applaudire  una compagine già in vista del traguardo un mese prima di Natale  sia un sì tal  esempio va vendere ( come nessun altro ) al mondo?
E con un solo avversario alle spalle, quell’ umile Leicester che ( normalmente)  vivacchia per non retrocedere, ma che, all’improvviso, quando men te l’aspetti, si trasforma in destriero di razza e o vince ( tre anni fa con il nostro Ranieri) o va in lotta Champions,come quest’anno, staccato di otto punti dai ‘reeds’ , ma staccando di sette il terribile City dei signori del Golfo?
Son queste le ’due velocità‘ di cui si diceva? Abbiam capito bene? Eppoi  come sono possibili? Forse che in un anno lassù si mangia e nell’altro si digiuna? Stante così le cose, dobbiamo farcene una ragione? Anche noi poveracci,  non più capo ma coda del calcio ad un pallone, di quaggiù sotto l’Alpe? Che dobbiamo fare? E’ dato far luce ? Perchè se il cielo del calcio europeo è diventato tanto oscuro allora non è più saggio prenderlo  tra il serio e il faceto? Magari cantando, in coro, ovvio, tra una galoppata e l’altra?

TURNO CONCLUSIVO  DI CHAMPIONS. Ultimo turno dei gironChampionsPassa ( come secondo) il Napoli ( 4-0 al Genk) che però licenzia il sor Carletto; non passa l’Inter ( 1-2 contro le riserve del Barca)  che però il sor Conte se lo tiene.  Cose da Belpaese. Imponderabili. Carnascialesche. Dove tutto è e nulla è. Che dire?  Che al sor Carletto ( volato all’Everton) andrà a carpire il posto quel ‘ grinta’ del Gattuso, che il sor Conte   resterà saldo al timone della Beneamata, più ‘ mal educata’ che ‘ sprecona‘, visto che il suo mister di imprese in Europa oramai più ‘ galoppata’ che ‘ ragionata‘ ne riescono poche assai.

L’ essersi lasciato sfuggire l’ennesimo  trofeo continentale, è diabolico, caro mister. Ripetitivo e diabolico. E finirà che nessuno più le darà ascolto, come a quello del ‘ lupo al lupo’. 
Ora la Beneamata, fuor di Champions, dovrà accomodarsi in Europa League, ma non sarà la stessa cosa. Non quella che i 70 mila di San Siro attendevano, non quella che la proprietà cinese riteneva possibile. Perchè se è vero che davanti pur rimaneggiato stava un Barca, altrettanto vero è che la squadra mandata in campo da Valverde  era battibile, senz’altro battibile, almeno dalla metà campo in giù.
Ma tant’è. Certo è che con questo andazzo rischiamo nel ranking di vederci rimontare pure dai tedeschi, dopo avere insidiato il secondo posto agli inglesi. In generale, di queste cose,  nel Belpaese del calcio se ne fregano.  Eppure hanno il loro valore, da non sottovalutare, allegramente, nell’attesa ovvio che qualche bacucco ( e bacucca) cominci a dare ( finalmente)  il ‘via libera’ ad una nuova e adeguata generazione di impianti sportivi.
E a passare sono state la Signora ( 2-0 ai tedeschi) e la Dea ( 3-0 agli ucraini). E se la prestazione della prima rientra nella ‘normalità’ , quella della seconda resterà come una  delle imprese più belle ed inattese del Paese dove tutto può accadere. In questo modo portiamo tre squadre agli ottavi, come i tedeschi. Ora, il futuro, sta tutto nelle mani di chi andrà a pescare la pallina giusta, perchè se così sarà non è detto che la Dea ( più che il Napoli) possa riservare una ulteriore sorpresa.

Per quel che riguarda l’Europa League, ‘ mezz’ indecorosa’ è stata la prestazione della Roma ( che comunque passa come seconda del girone, con un pareggio 2-2) e del tutto ‘indecorosa’ quella della Lazio ( o-2), già col piede in fossa. Che ci è andata a fare in Europa  l’aquila di Lotito ( forse) manco il rude ( e serio) Igli Tare  può spiegarlo. Questa volta ( piacere nostro ) l‘Inzaghino non ha lacrimato, limitandosi  a sputare la verità : ” Quest’anno la società ha fatto altre scelte rispetto all’Europa“.  Già, ma se ( prima della scampagnata) avessero lasciato il posto ad un’altra consorella più volenterosa ( e dignitosa) non sarebbe stato meglio? Per noi, per loro,  e per il calcio italiano che tanti detrattori ha?

Nel frattempo, in Albione, lo scapigliato  conservatore  nazionalista Johnson s’è aggiudicato il lungo duello pro e contro Brexit.  Con ( inattesa) maggioranza assoluta. Di qui in avanti, forse già intorno a Natale, potrà realizzare il sogno antico ( o datato) di tornare in mare per rinverdire le glorie dei bucanieri ( o pirati) di sua maestà. Che  predando e affondando un galeone dietro l’altro si sono costruiti un impero sui cinque continenti.
Roba d’altri tempi, purtroppo, perchè la globablizzazione pone oggi altri rapporti di forza, già evidenti, semmai da affrontare insieme e non da soli, ma lo ‘ scapigliato nazional-conservatore‘  ci proverà. I suoi punti di forza sono: la lingua, il neo costituendo paradiso fiscale, la sottrazione dei migliori cervelli al campo nemico e l‘appeal d’una metropoli cosmopolita ( ma anche bersagliata dal terrorismo) come  Londra. Ce la farà? E gli altri che fanno, staranno ad ammirarlo? E comunque, in ogni caso, per l’Europa ( semi) carolingia di Merkel e Macron se  questa non è un’altra (sonora) sconfessione, o debacle, poco ci manca.

MAI DIRE MAI. Quante volte s’è detto che nel Belpaese tutto può accadere ( soprattutto) quando men te l’aspetti? Ancora una volta, detto e fatto. La Signora che tra le squadre del Vecchio Continente viaggiava imbattuta da tempo immemorabile è stata ( meritatamente) carpita e divorata  dall’aquila del ’ piangina’ Inzaghino , il quale dismesse  le lacrime s’è ( finalmente) messo a far  il  padrone dei cieli.
Questo non significa che la Signora sia in fase di dismissioni, anzi, a breve, potrebbe tornare in campo più rabbiosa che pria. E’ nel suo dna. In questa messo a dura prova, non solo dal volo d’un aquila ma anche dal pressing asfissiante della Beneamata del conte Dracula, che nell’ultima ha strappato un prezioso punticino alla Lupa del buon Fonseca, che viaggia  qua e là pel torneo come pericolosa mina vagante. Ha ripreso  vita il Diavolo, 3-2 al Bologna, nell’ attesa dell’ Ibra?

E comunque, ora, a contendersi il prestigioso scudetto sono almeno in tre, separate tra loro da inezie. Tutte recuperabili. Onde per cui chi dava per ‘scontato’ e ‘ già assegnato’ il nostro torneo dovrà non solo ricredersi ma chiedere venia. Tanto più che ad essere ‘ scontati’ e ‘ già assegnati’ sono buona parte dei ( grandi)  tornei continentali, quello ( celebratissimo) di Premier innanzi a tutti e a tutto.

” Alla sedicesima giornata la Premier è già finita?” si chiede ( con qualche apprensione)  Mimmo Cigni sulla rubrica ‘ Dentro la notizia’ della ’rosea‘. Che aggiunge: ” Con ancora ventidue partite da giocare sembra quasi impossibile sancire il successo del Liverpool sin da oggi, ma la giornata di ieri ( sabato 7 dicembre) potrebbe alla fine risultare decisiva per la conquista di un titolo che ai Reeds manca dal 1990.
I detentori  della Champions in campionato stanno tenendo un passo mostruoso: quindici vittorie in sedici partite e un solo pareggio… Anche quest’anno, sin dalle prime giornate, l’impressione era stata che le due rivali della scorsa stagione avrebbero dato vita di nuovo ad un lungo testa a testa per arrivare al traguardo. Vero solo in parte, perchè il City dopo la sconfitta di Anfield ha perso altri colpi e la quarta sconfitta stagionale arrivata ieri nel derby contro lo United, fa precipitare gli uomini di Pep a 14 punti da quelli di Klopp“.
E volete sapere chi è rimasto a contendere il primato ai Reeds, solo e soltanto il miracoloso Leicester, il quale, sempre balzellante ( chissà come e perchè) tra vertice e fondo classifica, quest’anno è tornato  al vertice. Esattamente al posto d’onore, con ‘soli’ otto punticini di distanza dal ( fantastico) Liverpool. Sono anni che sentiamo celebrare il funerale del nostro Campionato, dato per cadavere prima ancora d’iniziare. Da curare con medicine che si trovano solo in Albione.
Eppure, sempre vivo e vegeto. Infatti, quei ( ‘terribili‘ , ‘ inespugnabili’ Reds, nell’ultime di Champions, sono stati battuti in casa  dal Napoli del buon Carletto;  e rimessi in riga in trasferta ( 1-1) sempre dagli uomini del buon Carletto, che nel Campionato  ‘dei cadaveri‘ , ‘ non allenante’,  ‘ più ragionato e non galoppato‘, è stato esonerato.  Chissa perchè? E chissà che avranno da ridire  i tanti esterofili ( e  anglofili) sparsi nel Belpaese?

Classifica XVII turno Premier: Liverpool, punti 46; Leicester, 38; City 32.

CRONACA. Nel frattempo si sono estratti i gironi dell‘Europeo di calcio 2020. Ci hanno dato Turchia ( con la quale s’apriranno le danze il 12 giugno, all’Olimpico di Roma), Svizzera e Galles. Per carità, assolutamente da non sottovalutare, ma certo non il top di quel che passa il pallone del Vecchio Continente. Se girone di ferro c’è  ( tra i sei  che andranno in campo) quello è formato da Francia ( campione del Mondo), Germania ( campione di Tutto) e Portogallo ( campione d’Europa uscente).  Per la giovin e ribalda truppa del Mancio da Jesi   che ‘ tutti rispetta ma nessun teme‘  proseguirà dunque  il lungo e difficile percorso di risalita verso la tanto auspicata pentastella.

Solita debordante dimostrazione di supremazia nell’ultima di F1, ad Abu Dhabi, da parte del sei volte mondiale. Il quale, si va ventilando, starebbe per lasciare le ‘frecce‘, gran macchine certo, per trapassare sulle ‘ rosse‘, che macchine non sono più da tempo ma solo ippogrifi alati che volano tra Olimpo  e Terra. Ovvio, dire che sarebbe accolto a braccia aperte. Anche se, in squadra, sorgerebbero non poche domande: dovrebbe coabitare con chi? Con Vettel o Leclerc?
E se con Leclerc, chi farà da chioccia e chi da pulcino?  Domande. Alle quali, visto che siamo sul pezzo, si potrebbe affidarle oltre che al genio ( ingegneristico) di Binotto anche a quello ( manageriale) del Toto. Che è tanto impelagato con le ‘frecce‘, ma che se dovesse togliersi di dosso quella pallida camicia bianca da reparto d’ospedale per indossare l’altra di rossa passione farebbe ( anche televisivamente ) ben altra figura.

Nella Coppa del Mondo di sci alpino che ha aperto le danze in Nord America,  è tornata la valanga ‘rosa’: primo trionfo in gigante per Marta Bassino, con Brignone seconda; mentre , tra gli uomini, Paris ha sfiorato il  successo in discesa, beffato per soli due centesimi e  in superG. Sempre in America, a Lake Louise, Francesca Marsaglia in discesa e Nicol Delago in super G hanno ottenuto un bronzo e un argento. Non male, in attesa di  rivedere tra le nostre talentuose campionesse  la nostra Sofia.
Ma il vero grande trionfo sportivo arriva dal nuoto ( Europei in vasca corta) e dal volley, maschile femminile.
Le ‘sirene d’Italia‘  ( alcune davvero imberbi) sono riuscite a collezionare 20 medaglie, di cui sette d’oro. I ragazzi e le ragazze del volley, invece, hanno confermato che i rispettivi tornei nazionali sono il meglio di quanto produca questa disciplina al Mondo. Lube Macerata e Conegliano  infatti si sono assisi ( perentoriamente) sul tetto del Mondo  per club. 

Nel frattempo si è ridimensionata l’Armani Milano  di basket in Coppa, bastonata ( anche)  dall’Olympiacos. Un’Armani, che non sa più vincere, ma solo perdere.

EUROPA, CHE DIRE? MICA MALE! Nel penultimo turno dei gironi non è andata male per le nostre. Anzi, tre vittorie ( Juve, Inter, Atalanta) e un pari ( 1-1) del Napoli nella tana dei ‘rossi’ ( che di partite finora ne hanno perse solo due o tre), rappresenta un cospicuo bottino. Da mettere in conto al ranking,  per conservare (almeno) la terza piazza continentale.   Anche perchè se dovessero far seguito anche gli auspicabili ‘  mezzi miracoli‘ d’una Beneamata impegnata nell’ultima del girone contro il Barca ( già qualificato e primo ) e della Dea contro lo Shakhtar, potremmo parlare di quattro su quattro agli ottavi. Roba tanta, e ( si può dire) d’altri tempi.
Che mentre fa felici noi fedelissimi italioti del pallone cala nella disperazione i tenaci esterofili di cultura ( o di mestiere): infatti, come potrebbero tutti costoro continuare a godere nello  spargere sale sulle ferite ( dirigenti, stadi, diritti tivù) del nostro calcio, costantemente bistrattato,  sminuito, nel bel mezzo di sorrisi soddisfatti e increduli ? Già, come?  Dovrebbero rimangiarsi anche i calzini loro, ma chi è mai disposto oggi a  far cotanto?
Non male sono andate le cose anche nel penultimo turno di  Europa Ligue, dove le romane son uscite vincitrici da un doppio confronto: l’una contro il Cluj ( 1-0), l’altra contro il Basakseir  (0-3). Per la Lazio sarà (comunque) improbo passare il turno, già compromesso, per la Roma ( invece)  no. Dovrà battere nell’ultima del girone,   all’Olimpico, ovvero  il Wolfsberg. 

 

NUOVE INTESITA’. Ultimamente, in concomitanza con la partita Atalanta-Juventus partiva sul tivù anche West HamTottenham, col redivivo Mou Mou in panca al posto dl buon Pochettino. Si fanno tanti confronti tra le nostre e le altrui prestazioni, che non abbiamo resistito dal praticare  zapping tra l’una e l’altra offerta Sky. Ad occhio e croce, diciamo a caldo, di ‘ differenze‘ clamorose non ne abbiamo colte tante. Intanto sugli stadi, con quello della Dea in totale rifacimento da completare entro il 2022. E che ( una volta rifatto) sarà un bel stadio, con una incombente e calda tribuna Nord, stile Borussia, e una cornice per circa 25 spettatori comodamente accolti. Cosa che altrove, lungo la Penisola, non sarà possibile ai più  per anni ancora.

Anche sulle prestazioni in campo, ci è sembrato di vedere confronti non proprio dissimili. Intensi, coinvolgenti. Con Mou Mou che ha rischiato nel finale, passando da un 3-0 a un 3-2, e la Dea che è crollata ( sempre) nel finale passando da 1-o a 1-2 a 1-3. Il West Ham per qualche sfasatura, la Signora per quel novero di ‘artisti’   pronti a balzare fuori da cilindro quando meno te l’aspetti.
C’è qui da aggiungere, che a Londra si lottava per la zona retrocessione ( West Ham 13 punti, Tottenham 14), a Bergamo per la vetta della classifica. Ma questo poco conta. Spettacolo là, spettacolo qua. Per star in concorrenza basterebbe fare come stanno facendo non solo alla Juventus ma anche all’Atalanta. Entrambe in varia misura esemplari, per mantenere anche nel Belpaese l’amato gioco ’dietro ad una palla’ lassù, in alto, tra i più ammirati al mondo. Come del resto è stato,  fin a quel mitico Triplete.

DIVAGAZIONI

ELKANN: SONO ARRABBIATO. Extra calcio. Extra sport. John Elkann, numero uno Fiat-Chrisler-Ferrari, avrebbe sbottato ” Sono arrabbiato !“. Già, ma con chi? Con i piloti, con il buon Binotto (e soci), con il box o con chi altri?  Perchè a non essere  ‘  a livello rossa‘ quest’anno a Maranello sono stati in  molti e in  ambiti diversi.  Occorre separare grano e gramigna.

Se dal mitico uomo dal ‘ maglioncino blu’ che tanto manca  il nostro John  qualcosa ha appreso, allora dovrebbe  cercare  di capire ( quanto prima) la situazione per  prenderla ( decisamente)  in mano, visto che  la ‘rossa’  non dovrà  mai essere seconda a nessuno. Se c’è qualcuno che non può farne parte, correttamente, senza offesa alcuna, lo si inviti cortesemente a portarsi  ai bordi.
Maturità senza pace. Ritorna la storia, via le buste all’orale. Ogni ministro vuol lasciare il suo segno, il problema è che sembrano  ‘ sgorbi più o meno accettabili’  al cospetto di quanto fatto da coloro che di ‘riforme’ ( condivise o meno ) se ne intendevano per davvero. Sul ponte Morandi i sensori erano stati tranciati nel 2015 e mai sostituiti. Secondo uno stadio della Bocconi, grazie alle nuove mafie l’Italia ha ‘ perso‘ in trent’anni il 20% del Pil. Con questo ( ed altro in altri ambiti collocati ) quando ci vengono a dire che il Belpaese è al settimo posto delle economia mondiali, e in Europa,  dietro a Germania, Inghilterra e Francia, ci vien da ridere.

IL CALCIO DI RIGORE. Luci su Gianfranco Teotino, sempre autorevole, ma che quando interviene non si sa mai se è per ‘ mettere dell’avviso‘ il nostro calcio o per ‘ deprimerlo‘.  Nella rubrica sulla ‘rosea’ ‘ Calcio di rigore’ esterna: ‘ E poi c’è chi si stupisce che dal 2010 nessuna squadra italiana riesca a vincere una Coppa europea. Eravamo i primi, ora siamo gli ultimi. Prima che in campo, alla cassa, quando tutti gli studi dimostrano una correlazione diretta fra successi calcistici e fatturato, sempre più rare le eccezioni. I penosi teatrini che caratterizzano le vicende della Lega, la cosiddetta Confindustria del pallone che ha molti più poteri che non la Confindustria vera, non bruciano solo la credibilità del sistema, ma anche le sue risorse potenziali’.

‘Quando nel 2009 i soliti noti portarono Maurizio Berretta alla presidenza, la Serie A si stava già allontanando dalla Premier, ma in materia di ricavi da diritti televisivi era saldamente davanti a Liga, Bundes, mentre oggi è scavalcata perfino da Ligue 1 francese. Negli ultimi dieci anni – rincara Teotino - il totale dei proventi televisivi, fra diritti domestici ed esteri, è aumentato del 243% in Inghilterra, del 222% in Spagna, del 202% in Germania, del 75% in Francia e soltanto del 52,4% in Italia.
E invece Lotito e compagnia di giro, alleati a seconda delle convenienze del momento, continuano a tenere in scacco le opportunità manageriali della Lega, usando tutte le armi di sbarramento a disposizione …  Basti un dato – conclude – per capire meglio quanto valore sia stato dissipato: nella stagione 2003/2004 la Roma fatturava 132 mln e il Barcellona 122 mln; nel 2018/19 la Roma è arrivata, grazie alle plusvalenze, a 380 mln, ma il Barcellona a 990 mln!’.

Ascoltiamo ( leggiamo) sempre con interesse gli interventi del Gianfranco. Non sono campati per aria. Resta però il fatto che di qualche inciampo son vittime: e chi dice infatti che  alle Coppe non si possa arrivare  prima ( e contro) ogni contabilità,  magari nel 2020?  Le premesse (  in questa tornata) sono incoraggianti. Inoltre se è il danaro a farla da padrona, perchè le squadre di stato ( più o meno legali) degli sceicchi ( Psg e City)  alle  Coppe  continuano a guardar  attraverso il binocolo ?

DEMOCRAZIA ROUSSEAU. Le Regionali ( fissate  per il 26 gennaio) e il caos M5S. Sulla celebrata ( e misteriosa) piattaforma Rousseau il 71% del cinquestelle è favorevole alla lista di partito in Emilia Romagna e Calabria. Sconfessando ( per la prima volta) la linea del  Di Maio, che voleva proiettarsi già sugli Stati generali. Segno, questo, d’un evidente malcontento interno. Che il ‘ trentenne prodigio’ non riesce a contenere. E poco importa se il ‘santo comico fondatore’ è corso  ( rapido ) in quel dell‘Urbe per pacificare gli animi. E ribadire la leadership del Di Maio.
In breve, in questi ultimi anni, il consenso grillino si è prosciugato, come hanno inizialmente testimoniato  le regionali in Abruzzo, Basilicata, Sardegna. E non era stato per la nota difficoltà ad imporsi nei test locali, dove serve una struttura forte sul territorio e candidati rappresentativi. Il M5S è crollato anche in test chiaramente politici, come le Europee del 26 maggio scorso, scendendo al 17%. Poi c’è stato lo ‘strappo’ con la Lega e la formazione d’un nuovo governo.  Cambio di colori, formazioni, ma non di risultati, vedi il recentissimo voto in Umbria.  L’impressione è che per il ‘ trentenne prodigio‘ sia iniziato un mortale conto alla rovescia. Con quali esiti si vedrà.  Certo non si andrà per le lunghe, visto che  il 26 gennaio 2020 sta ormai dietro all’angolo.

SCHERMAGLIE  Luigi Perna, nella rubrica  Dentro la notizia sulla ‘rosea’, difende il Tulipano ovunque noto come ‘sfascia rosse’. ” Max - dice - fa sempre parlare di sè. In pista e fuori. Nel bene e nel male. Si attira odi feroci per il modo di esprimersi così diretto, sfrontato e senza filtri. Ma non rinnega la sua indole, così come non ha cambiato la maniera di guidare quando gli rimproveravano di essere troppo aggressivo nei sorpassi oppure scorretto nel difendersi”.

De gustibus non est dispuntandum. Un detto che ripetono  da secoli, figuriamoci se intendiamo contestarlo oggi. Il problema, semmai, è quello di far notare nelle parole del buon Perna, il solito disinvolto modo di declamare ( profetizzando) la sorte altrui. Soprattutto quella di un giovane. Di un giovane ( nel nostro caso)  predestinato. Della moto, auto o d’altro, poco importa.
Abitualmente, in questi esercizi, si tende a remare contro all’insulso ( e incolto) qualunquismo popolare, per ribadire altre  intuizioni. Altre competenze. Altre verità. Che nello specifico non ci sembrano proprio quelle da elogiare. Intanto che il giovin  Tulipano abbia sfasciato ( in gran misura)  ‘ rosse’ quello è agli atti.  Eppoi, non bastando i fatti, aggiunge loquele che ci sembrano sue e soltanto sue. E infatti la ‘ rossa’, nonostante che di questi tempi par voglia far del male più a sè stessa che agli avversari,  sa rispondergli come si conviene in pista. Dove la ‘ rossa’ ( flussi di benzina o che altro  Max  voglia) continua ( soprattutto sui rettilinei) a volare.
Oggi si tende a celebrare la spontaneità, anche quella più insulsa e vana, non l’avvedutezza. Tanto che di ciacole al vento se ne ascolano a fiumi, mentre di  pietre su cui poggiare  non si trova  più manco il buco. Si parla, tanto per parlare. Gran parte dei  social in questo fanno corsi accelerati e gratuiti. Che il nostro Max  ci sa non disdegni affatto. Restringendo fin d’ora le prospettive future.  Con la ‘rossa’, ad esempio, abituata a ingaggiare  ’ pezzi unici’  e non imberbi ciacolatori.
Un peccato. Perchè, se invece di restare come il duro papà l’ha  forgiato,  diventasse   meno tignoso  ma più avveduto,  potrebbe anche offrir  di sè prestazioni  ben più apprezzabili e gradevoli di quelle finora realizzate. Tanto più che avendolo fornito di  gran macchina, invece che a sfasciare le altrui fortune potrebbe cominciare a costruire le sue. Anche per valutare  se  sul Max il buon Perna  ha colto ( anche in parte) nel segno o s’ è  ( soprattutto) divertito a tracciare un ‘ribaldo ritratto’ passatempo.

DOVE LA RICCHEZZA SEMBRA POVERTA’. Che il Belpaese non sia quel che  si sbandiera,  all‘Estero ma anche da noi, non ci sorprende. E questo, più o meno, in ogni campo. Politico, economico-finanziario, della ricerca, del sociale, dello sport. Quando nel calcio  ci vengono a sbandierare altri tornei, per buona parte ci soccorre il riso. Riso sornione di chi lascia parlare l’interlocutore a suo piacimento, ben sapendo che va spargendo al vento ciance, la più parte ciance,  di poco o nullo peso.
Infatti che potrebbero dire gli esterofili davanti ad una nostra squadra che ritrovasse la Coppa dalle grandi orecchie o un altro Europeo da mettere in bacheca?
Sembrano approdi lontani, eppure, chissà, mai dire mai con gente come la nostra.  Sport, calcio, ma anche economia, o meglio, finanza. Dove, quotidianamente, veniamo terrorizzati  da omelie catastrofiche, spread svolazzanti su chiamata,  baratri pronti ad aprirsi da un’ora all’altra.  Ma stanno davvero così le cose? E c’è ancora qualcuno in questo Paese ( perennemente) diviso tra Guelfi e Ghibellini, Rossi e Neri,  Salvini e anti Salvini, che veleggia super partes, pensando non al  magro orticello proprio ma al gran campus comune? Forse, sì, non disperiamo. Intanto leggiamoci questa ( inattesa) inchiesta del colorato quotidiano  milanese.  Noto per trattare d’economia.  Ma anche d’altro.

L’Italia- si legge nella  sopra citata inchiesta del Sole24Ore - resta un Paese polarizzato, anche se meno che altrove… Ciò che non torna è la fotografia fiscale dove il 5,3% è la quota di contribuenti che dichiarano più di 50 mila euro di reddito annuo e paga il 40% dell’Irpef… Il sommerso è probabilmente ciò che caratterizza l’Italia. Sommerso che per l’Istat vale 210 mld circa… Sommerso fatto di comportamenti border line, di zone grigie, di irregolarità elusive e furbesche, forse minute, ma diffusissime che, alla fine, diventano una gigantesca variabile macroeconomica …
In Italia il reddito complessivo è di 1200 mld ed è composto da stipendi e pensioni. La vera sorpresa è nel dato della ricchezza che è composta da immobili, strumenti finanziari, depositi e cash. Un Paese da record con 10 mila mld, 8,4 volte il reddito, un multiplo che in Europa non ha eguali: la Germania è a 6,5 mentre Francia e Gran Bretagna sono a 7,9. Il 50% della ricchezza dell‘Italia è concentrata sul proverbiale mattone…
Oltre a questi, ci sono dati che certificano un Paese che ( bene e spesso) non si vuol vedere. Il risparmio gestito, vale a dire il patrimonio accumulato dalle gestioni collettive e da quelle di portafoglio, è ormai di 2.280 mld e quest’ ultimo  dato del novembre 2019 è cresciuto del 13,9%.  Si tratta di un ammontare di ricchezza quasi pari all’intero debito pubblico che, ad ottobre 2019, era di 2.447 mld.
Gli Italiani non smettono di far crescere anche i depositi che sono ormai oltre 1700 mld, più o meno quanto il Prodotto interno lordo. Sono dati, questi, che in Europa chi demonizza il nostro debito pubblico per farne al nostro Paese una colpa, una reazione quasi più attinente all’etica che non all’economia se si guarda ai dati di contesto, dove il debito è più che sostenibile. Anche se, naturalmente, da far scendere rispetto ai livelli attuali…

 

Si veda altro  in fondo a questo ’giornale’.

LARGO AI RAGAZZI DEL MANCIOJesi, di capitani di ventura ne conta diversi. Di certo, però, quello che lascerà impronta duratura sarà il Mancio, che sta radunando una truppa azzurra degna del suo inestimabile passato. Senz’altro occorrerà tenersi prudenti, come storia comanda, ma se è vero che il buon giorno si vede dal mattino, questo, quello  appena iniziato,  non potrà che confermare la sapienza antica.
Sfogliando gli almanacchi è raro vedere una squadra azzurra infliggere punizioni severe agli avversari. Nove gol,  se non andiamo errati,  mai sono entrati in una rete altrui. Anche per quell’atavica civile forma di rispetto che i nostri combattenti hanno sempre avuto verso il  nemico vinto. Vinto ma non umiliato. Cosa, questa volta, resa non possibile contro i bravi  ragazzi d‘Armenia, che null’altra sfortuna hanno avuto che quella d’incontrare sulla loro strada una nascente pentastella.

QUALE FUTURO  MAESTRO ?  Valentino Rossi ancora, nel 2020 e 2021? ” Penso che il Vale - dice sulla ‘rosea‘  Silvano Galbusera, 62 anni, meccanico, che il Maestro conosce e bene – aspetterà la moto nuova prima di decidere. Se sarà un passo avanti e diventerà competitiva, credo che farà il 2020 e il 2021, poi non so. Fisicamente non vedo problemi in lui, controindicazioni per battagliare per il podio o una vittoria. Non gli manca niente. Anche nelle gare toste non l’ho mai visto affaticato più di tanto”.

IL SALA CHE NON T’ASPETTI. Un  weekend dove tutto ( o quasi)  si è concentrato sulle Finals di  tennis ( con il nostro Berrettini) e sul calcio ( con il dodicesimo turno di Campionato). Il nostro non ce l’ha fatta contro  il grande Djoko, ha riprovato  ( meglio riperdendo in due set) contro re Federer. Intanto fa esperienza, matura. Visto che a 23 anni di pagnotte per crescere ne può mangiare  ancora tante e senza abbuffarsi. Semmai i fari vanno accesi questa volta su Sinner, il diciottenne altoatesino che è riuscito ad incantare Milano  aggiudicandosi  il Next Gen, un ’ mondialino‘ per giovani.
Anche qui, contrariamente ai soliti menagrami, qualche giovincello comincia a rispuntare sull’erba ( o sul cemento) d’un campo da tennis. Con grandi prospettive. Lasciamoli quindi crescere in pace, come conviene a quell’età.

Passando al calcio, al nostro torneo da più parti ridimensionato, abbiamo avuto modo di non condividere ( ancora una volta) il sacro parere di  soloni, e urloni, che ci vorrebbero vedere sempre in minorità rispetto  a questo o a quello.
A noi, francamente, pare di vedere i nostri correre all’uopo. Con partite avvincenti quanto e più della Premier. Forse è in Champions ( e Coppe) che la differenza di ‘intensità‘ diventa macroscopica anche perchè ( tuttora) non è stata fatta chiarezza su quel che mangiano da noi e nell’ Altrove, se dolce bresaola di Valtellina o  salato stoccafisso dei mari del Nord, per correre (  nei 3o’ finali) come mustang  indiani all’assalto di fort Apache.
E comunque, ha dovuto tribolare la Beneamata che è riuscita a strappare il bottino pieno all’Hellas Verona solo e soltanto grazie ad una prodezza del Barella. Non se la passa bene il sor Carletto, che tra presidente vulcanico e giovinastri in ammutinamento per via dei rinnovi, non è riuscito ad andare oltre ad un anonimo 0-0 contro il Genoa  del buon Thiago. E’ tornato finalmente alla vittoria ( incassando gol) quel piangina dell‘ Inzaghino; non ce l’ha fatta invece la Roma del buon Fonseca, che a Parma ha dovuto lasciare l’imbattibilità esterna. Parma, sì , una di quelle ‘minori‘, tanto bistrattate dai soloni nei loro raffronti coi tornei d‘Oltralpe e che, invece, gioca bene, con ritmo, e acutezza di soluzioni.

E’ uscito ancora a capo chino  dallo Stadium di Torino il Milan del buon Pioli, battuto sul finire da una prodezza del Dybala. Per lui, ora, si fa spazio nella pagina di destra, quella da non prendere alla leggera, perchè finire inghiottiti nel vortice della retrocessione ci vuol niente.  Se ben rammenta, gli è già capitato, molti anni fa. Del resto poco o nulla lo rassicurano le esternazioni di quel bravo ragazzo del Maldo che se bandiera  in campo era altrettanto non  sa esserlo dietro una scrivania. Dire che se vede che le cose non vanno come si aspetta in tempi ( relativamente) brevi, può telar via, non è il massimo della responsabilità. O meglio della dedizione in un frangente ( davvero) difficile di una società  che vanta ‘ immortali‘.

Cattive nuove a Milano arrivano anche sul tema stadio. I ‘fenomeni’ della politica, sindaco Sala in testa, hanno pensato bene di dare un sì vincolato a Milan e Inter. Lor signori vorrebbero meno edifici e salvare il vecchio San Siro. Sulla questione edifici, senza chiedere la luna nel pozzo, si può discutere, anche perchè rivitalizzare quella zona di Milano sarebbe urgente e non secondario; per quel che riguarda invece  la salvezza del vetusto monumento, col cuore vorremmo tanto associarci, ma con un minimo di ragionamento appare evidente che il desiderata è di quelli ( ormai) fuori dal mondo. Infatti: come, quando e con quali costi verrebbe ‘ salvato’ ?
All’esborso, eventuale, chi provvederebbe Sala e soldi pubblici o chi altri? Inoltre a che potrebbe servire un impianto di tal dimensioni, forse ad ospitare incontri  di calcio femminile e giovanile ? Signor Sala, crede davvero che ciò sia la destinazione ottimale per il (restante) futuro di tale prestigioso irripetibile manufatto sportivo? Importante, però,  è non tirar ora  troppo la corda, da politici o politicanti qual dir si voglia, perchè se i Club dirottassero su Sesto  non  avrebbero  di certo danno quanto invece ne avrebbe  Milano,  e ( nell’ispecie) la strategica, vasta  e ( abbandonata?)  zona San Siro

 

CAMPIONI DI ‘FLATUS VOCI’. C’è gente che, giovane o tarda che sia, non ha altro bisogno che dar corso a quello  che i latini chiamavano ‘ flatus voci’. Che, in sintesi,  vorrebbe dire ‘ parlare tanto per parlare’, come i social comandano, visto che nessuno vuole o può mettere  argine ad un equivoco democratico che ha sdoganato ( diceva il nostro Eco) una quantità infinita di imbecilli. D’ogni continente, razza, genere. Tra costoro si segnala ( bene e spesso) un ( cosiddetto) predestinato che, messo al volante di una F1 in età ancora imberbe, non solo non è cresciuto come babbo suo sperava, ma è addirittura rimbalzato  indietro, all’età di Peter Pan.
Quell’età beata e felice in cui il mondo appare come una nuvola soffice in cui sprofondare. Sopportarlo è dura. Dura davvero. Tanto che perfino il sei volte campione del Mondo ( ultimamente) non ce l’ha più fatta, costretto a sbottargli qualcosa che da tempo gli andava sbottata.

Per il suo bene, naturalmente,  togliendolo dai riccioli  d’un pezzo di legno scolpito da un umile falegname che desiderava un bimbo non di legno ma   in carne e ossa. Il tizio in questione, porta nome Max Verstappen ( o Verstpippen, come dir si voglia), che nei due o tre anni in cui l’hanno fornito di buona macchina più che a maturare  successi  si è specializzato nel ‘ far casini’, o meglio, nello ‘ sfasciare rosse’,  anche due in un sol colpo, com’è più volte capitato,  con chirurgica mano da mago del biliardo.

Tra gli altri ‘ flatus voci’ da lui emessi di recente  c’è   questo: ‘ Ecco cosa succede quando non bari più’.  Pensiero, ovviamente rivolto,  alla ‘rossa’ che devono avergliela  fatta detestare fin da piccolo come Roma ad Annibale.  Curioso, no ? E chi avrebbe mai detto  che anche  in casi insignificanti  la storia possa ripetersi?
Speriamo di no. Speriamo semmai che il predestinato invece di ‘ parlare per parlare‘ ( intanto) la smetta di non ‘ sfasciar più rosse‘, eppoi, che inizi a sfogliare (per acculturarsi ) gli almanacchi ma anche i trascorsi d’un auto che non è un auto, come lui ed altri intendono, ma una ‘creatura’  fantastica quanto un Ippogrifo alato capace di volare nella sede degli dei per  strappar storie da recare in dono   agli uomini ( amanti e non ) della velocità.

COMMENTO. La Ferrari incassa però la difesa di Ross Brawn, dopo aver ricevuto le ‘ accuse’  non troppo velate di Max Verstappen, convinto che il team di Maranello abbia deluso ad Austin perché  messo in condizione di non più  di barare. Parole sol che avventate commentate con il solito aplomb dall’ingegnere britannico, che ha espresso il proprio punto di vista ai microfoni di Auto Motor und Sport: “Penso che gli avversari della Ferrari leggano nei numeri ciò che vogliono leggere. Austin ha riportato indietro l’orologio di sei mesi, era dalla gara Barcellona che un pilota Ferrari terminasse il GP senza salire sul podio.
Dall’esterno è difficile spiegare il declino prestazionale e, certamente, non voglio speculare sull’ ultima direttiva tecnica della FIA relativa alla misurazione del flusso di carburante. Nei prossimi giorni a Maranello ci sarà molto da fare per analizzare, riflettere ed elaborare contromisure, soprattutto perché tutto questo sarà utile per il prossimo anno”.

 

RISULTATI  GIRONI  CHAMPIONS ( GRUPPO C) Atalanta-City 1-1; Dinamo Z.-Shakhtar 3-3; ( GRUPPO D) Lokomotiv- Juve 1-2, Bayer L. -Atletico Madrid 2-1; ( GRUPPO E) Liverpool-Genk 2-1, Napoli-Salisburgo 1-1; ( GRUPPO F) Barca-Slavia 0-0, Dortmund-Inter 3-2.
CLASSIFICHE GIRONI CHAMPIONS . ( GRUPPO C) City punti 10, Dinamo Z. 5, Shakhtar 5, Atalanta 1; ( GRUPPO D) Juve 10, Atletico M 7, Lokomotiv 3, Leverkusen 3; ( GRUPPO E) Liverpool 9, Napoli 8, Salisburgo 4, Genk 1; ( GRUPPO F) Barca 8, Dortmund 7, Inter 4, Slavia Praga 2. A completare il girone mancano due incontri: Atalanta-Dinamo e Shakhtar- Atalanta; Juve-Atletico M, Leverkusen- Juve; Liverpool-NapoliNapoli-GenkSlavia-InterInter-Barca.

ALCUNI RISULTATI XI CAMPIONATO. Roma-Napoli 2-1, Bologna-Inter 1-2, Torino-Juve 0-1, Atalanta-Cagliari 0-2, Genoa-Udinese 1-3, Milan-Lazio 1-2.
CLASSIFICA XI CAMPIONATO ( parziale) Juve punti 29, Inter 28, Roma 22, Atalanta 21, lazio 21, Cagliari 21, Napoli 18, Fiorentina 18 … Milan 13.
INCONTRI XII GIORNATA. ( sabato 23 novembre) Atalanta -Juve ( ore 15), Milan-Napoli( ore 18), Torino-Inter ( ore 20,45); ( domenica 24) Bologna-Parma ( ore 12,30); Roma-Brescia ( ore 15), Sassuolo-Lazio, Verona-Fiorentina, Sampdoria -Udinese, Lecce-Cagliari ( ore 20,45); ( lunedì 25 novembre) Spal-Genoa ( ore 20,45).

RISULTATI XII CAMPIONATO. Sassuolo-Bologna 3-1; Brescia-Torino o-4, Inter-Verona 1-2, Napoli-Genoa 0-0; Cagliari-Fiorentina 5-2, Lazio-Lecce 4-2, Sampdoria-Atalanta 0-0, Udinese-Spal 0-0, Parma-Roma 2-0, Juve-Milan 1-0.
CLASSIFICA ( PARZIALE) XII CAMPIONATO. Juventus punti 32, Inter 31, Lazio e Cagliari 24, Roma 22, Atalanta 21, Napoli 19 .. Milan 13 … Spal 8, Brescia 7.

RISULTATI XIV CAMPIONATO. Brescia-Atalanta 0-3, Genoa-Torino 0-1, Fiorentina-Lecce o-1; Juve-Sassuolo 2-2, Inter-Spal 2-1, Lazio-Udinese 3-0, Parma-Milan 0-1, Napoli-Bologna 1-2, Verona-Roma o-3.
CLASSIFICA ( PARZIALE) XIV CAMPIONATO. Inter punti 37, Juve 36, Lazio 30, Roma 28  … Napoli 20 …  Milan 17 … Genoa 10, Spal 9, Brescia 7.
RISULTATI XV GIORNATA CAMPIONATO. Inter-Roma 0-0; Atalanta-Verona 3-2, Udinese-Napoli 1-1, Lazio-Juventus 3-1; Lecce-Genoa 2-2, Sassuolo-Cagliari 2-2, Spal-Brescia 0-1, Torino-Fiorentina 2-1, Samp-Parma 0-1, Bologna-Milan 2-3.

CLASSIFICA XV CAMPIONATO. ( parziale) Inter, punti 38; Juve 36, Lazio 33, Roma 29, Cagliari 29, Atalanta 28, Napoli 21 …  Milan 20 … Genoa 11, Brescia 10, Spal 9,
CLASSIFICA XVI CAMPIONATO. Inter, Juve punti 42; Lazio 36 (* una partita in men); Roma 35; Atalanta 31; Cagliari 29… Genoa punti 11.

PARTITE XVII CAMPIONATO. ( domenica 5 gennaio) Brescia-Lazio ( ore 12,30), Spal-Verona( ore 15), Genoa-Sassuolo( ore 18), Roma-Torino(ore 20,45); ( lunedì 6 gennaio) Bologna-Fiorentina (ore 12,30), Atalanta-Parma ( ore 15), Juve-CagliariMilan-Sampdoria, Lecce-Udinese, Napoli-Inter ( ore 20,4).

CALENDARIO CAMPIONATO SERIE A   2019/2020. Inizierà il 25 agosto 2019  e finirà il 24 maggio  2020 il prossimo Campionato. Il nostro Campionato, che nonostante scarsa dirigenza, insignificante attenzione politica e stadi ancora del secolo scorso, resta il più ‘ duro e bello‘ al mondo per le sue intrinseche difficoltà  storiche, agonistiche  e caratteriali.
Attecchite e radicate all’ombra dei mille campanili. Addobbati da storie, personaggi, passioni che altrove manco si sforzano di capire. Danari  a parte. E se a dominare c’è n’è una su tutte, l’augusta  Signora di Torino, a rendere vivo fino all’ultimo secondo l’agone ci pensano le altre. Tutte le altre. Per un motivo o l’altro. Tutti validi. Tutti interessanti. Tutti da ascoltare.

E comunque tali da non farci dormire come invece capita in altri ( celebrati) tornei gemelli che già sotto l’albero di Natale, bene e spesso,  in questi ultimi anni, depositano  il pacco-dono d’uno scudetto ( risultato) anticipato. Il calendario ha tenuto conto, questa volta, di tanti distinguo. Che non stiamo a riprenderli. Ci sarebbe  da perderci la testa. Ci fidiamo. Ci affidiamo. Quel che estrapoliamo è che gli incontri tra le big five si disputeranno tutti in giornate diverse. Per quel che riguarda anticipi e posticipi invece bisognerà attendere la trattativa tra Sky e Dazn, che già lo scorso anno ha generato non pochi malumori. Tra i clienti Sky che dal tutto ( serie B compresa) dell’anno precedente si sono visti limitare ( sopratutto) gli anticipi.

Che dovrebbero restare tre anche l’anno prossimo, con fischio d’inizio per i serali alle ore 20,45. Per la Coppa Italia, infine, finale  in calendario per il 13 maggio.

ALTRO DI SPORT

* Prima del crollo,   due  eventi: una fantastica Olimpia Milano di coach Messina che batte il Barca e s’insedia ( con Barca e Cska) in vetta alla classifica di Eurolega ( sesta giornata).
* Vincenzo Novari, 60 anni, è stato indicato trasversalmente all’unanimità Ceo del Comitato organizzatore di Milano-Cortina. L’ufficializzazione del suo nome è arrivata dal ministro Vincenzo Spadafora. Novari sarò la guida manageriale del Comitato che sarà presieduto, senza deleghe operative, dallo stesso Malagò. A caldo, diciamo che si è trattato d’una bella pagina italiana. Dopo tanto soffrire, finalmente, tutti d’accordo per un grande obiettivo.

POCO DA DIRE. Sulle moto c’è  poco da dire, se non il solito plauso al solito  cade non cade’ avviato a superare negli almanacchi il Maestro di Tavullia e il remoto Ago. La vera nota positiva è data dal titolo mondiale di Della Porta nella Moto3. Un altro talento che va ad aggiungersi ai numerosi altri giovani talenti azzurri  già in pista e che si aspetta di vedere definitivamente sbocciare magari  il prossimo anno.
Visto che al Maestro non intendono fornire una moto all’altezza, inevitabile è orientarsi verso le nuove leve. Tante. Promettenti. Nulla di nuovo anche nell’auto, dove a vincere è sempre il re nero. Favorito, anche questa volta, da una serie di circostanze, non ultimi  i ‘ pastrocchi’ in casa della ‘rossa’.  Così anche il fenomenale Carletto del feudo dei liguri Grimaldi non pote altro che restare al palo. Quando il Toto vorrà togliersi di dosso quella bianca camicia da corsia ospedaliera per indossare l’altra  che di  ’rossa’  passione  colora le piste del mondo, sarà sempre tardi. Mediti. Decida. Decidano.

NOVITA’ IN ARRIVO PER LA F1. Novità in arrivo nella F1. Grosse. Speriamo solo che non siano state pensate ( come  in passato) per ‘infinocchiare’ la rossa’. Che anche se ‘povera’  come agli albori resterebbe comunque e sempre  la ‘rossa‘. Ovvero, per chi è duro di comprendonio  e di cuore: non ( più) un auto ma ( oramai)  un mito. Guadagnato ( lo si chiarisca agli  sprovveduti) non barando ma incantando.
Le novità.  Per la parte sportiva della F1, il calendario si potrà allungare ad un massimo di 25 Gp. I weekend di gara saranno compresi in tre giorni. Il venerdì mattina ci sarà spazio per  le dichiarazioni di stampa, mentre nel pomeriggio inizieranno le prove libere.Le verifiche tecniche si svolgeranno il venerdì mattina e la configurazione delle monoposto non potrà più variare per il weekend sia in qualifica che in gara.Il tutto per contenere i costi. Il nuovo regolamento finanziario limiterà a 175 mln di dollari ( 157 di euro) le spese del team calcolate su 21 Gp. Sono previste modulazioni della spesa in base a  ingaggi piloti, bonus vari, costi attività extra F1 e i tre stipendi più alti del personale.

 

NON SOLO SPORT.

BREXIT? DETTO FATTO. Si è letto: “  E’ sempre più probabile che le elezioni del 12 dicembre diano il segnale decisivo per la Brexit, che potrebbe realizzarsi già alla fine di gennaio. A Bruxelles molti tireranno un  sospiro di sollievo: il tira e molla di Londra ha sfiancato anche i più pazienti negoziatori. L’aspettativa più prevalente è che sarà il Regno Unito a rimetterci. Il progetto neoimperiale di going global, andare da soli alla conquista della globalizzazione è visto come un sogno velleitario “.

Una aspettativa, comunque, da valutare meglio. Anche perchè la Gran Bretagna possiede ‘ risorse uniche‘ da sfruttare a cominciare dalla  lingua inglese.  E tuttavia negli anni della crisi, il distacco dalla Ue è diventato sempre più evidente, instilliando un po’dovunque la la sensazione che l’integrazione europea sarebbe stata  una minaccia per i posti di lavoro e il welfare, per le identità e le tradizioni nazionali. Sono state ( probabilmente) queste ’paure’ a spingere molti elettori ad appoggiare la Brexit. Otturando gli orecchi davanti a quanto declamato  dal progetto europeo, un progetto ‘ civilizzatore’, ambizioso e senza precedenti. Forse un po’ troppo per il radicato pragmatismo anglosassone.

Che si volge al passato cercando di scongiurare un futuro denso di enigmi. E ripensa ad una Gran Bretagna ’ corsara’ e con le mani libere per negli saccheggiare quella che è oggi la più preziosa delle risorse: il capitale umano. I laureati  tra i 25 e i 64 anni nati nel Regno Unito che vivono negli altri 27 paesi membri sono meno di 300 mila. Quelli nati negli altri 27 Paesi che vivono nel Regno Unito sono più di tre volte tanto. Un saldo netto che si vorrebbe espandere.
Infatti il primo ministro Johnson ha chiesto alle sue ambasciate di annunciare che il Regno Unito avrebbe cambiato la propria normativa sull’immigrazione per attrarre le migliori menti da tutto il Mondo e che, a tal fine. il suo governo avrebbe abolito il tetto del programma Exceptional Talent Visas, rivolto agli specialisti in scienza, ingegneria e tecnologia.

Su questo fronte la Gran Bretagna può giocare molte carte: le Università, alcune elle quali tra le migliori al Mondo,  la dimensione globalizzata di Londra e la diffusione della lingua inglese. Carte da non sottovalutare e che la Ue dovrà, per tempo, contrastare. Adeguatamente. Intanto raggiungendo un accordo sulle relazioni future con il Regno Unito. Per impedire che neo avventurismo corsaro britannico possa distruggere il progetto di civilizzazzione dell’Europa attraverso la concorrenza fiscale, l’immigrazione selettiva ( all’ Ue, infatti, resterebbe il lavoro ingrato di accogliere e integrare i rifugiati e i migranti economici che giungono in massa dal Medio Oriente e dall’Africa) e il free riding rispetto ai beni pubblici globali prodotti dall’Europa.
Qualunque nuovo vincolo che l’Ue impone ora e imporrà in futuro ai suoi Stati membri – suggerisce Philippe Van Parijs - dovrà applicarsi anche al Regno Unito. Come avviene oggi per la Svizzera e ancor più per la Norvegia. Sempre Philippe Van Parijs  auspica che “  più che ad un Regno Unito vassallo Ue, penso ad un partner esterno, capace di capire e obbligato a rispettare norme di equità e reciprocità. E’ peraltro probabile  che nel lungo periodo i britannici si renderanno conto di quanto vacua sia oggi l’idea di sovranità nazionale e capiranno che, invece di agire da pirati, è molto più sensato far parte del ‘grande animale annaspante‘ europeo, ovvero della nostra grande, ma difficile impresa civilizzatrice”.

* I laburisti hanno detto sì, e sarà dunque l’esito del voto a metà dicembre ( il 9 o il 12) a decidere ( finalmente) sulla Brexit e sul futuro del Regno Unito. E, aggiungiamo, dell’Europa.

* La notizia è rimbalzata  dagli Stati Uniti, anche se  da  tempo svolazzava nell’aria: Fiat Chrysler Automobiles si fonde dunque con i francesi di Psa( il gruppo di Peugeot).
Al momento è stato pubblicato il testo dell’accordo che speriamo, come soffia qualcuno, non sia una ( velata) resa ai cugini ma la fondamenta di un vero  nuovo grande gruppo europeo del valore di 50 mld di dollari ( quarto al Mondo) in grado di garantire alla nostra gente senza le solite ambasce futuro e lavoro.  L’intesa sulla manovra è tutta da leggere.
Dopo Al Baghdadi  (dovrebbe)  avere terminato la sua carriera da terrorista anche l’erede indicato,Abdullah Qardash, 42 anni, irakeno turkmeno, ucciso ( si dice) nel corso della stessa azione condotta dagli americani con il concorso ( decisivo ) dei Curdi.

 

DISASTRO CONTINUO A VENEZIA.  Sgarbi, critico d’arte, dice che non bisogna farne ogni volta una tragedia. Venezia, con l’acqua alta, convive da sempre. Un volta è un metro, un’altra due. Dipende. Il problema semmai è che, nel terzo millennio, non si sia ancora trovato un rimedio per salvaguardare quel che si può salvaguardare di quello scrigno d’inimitabile bellezza. Ci hanno provato col famigerato Mose, che a dipartire l’acque come il suo antico omonimo manco ci prova. Molti, infatti, van chiedendosi dove sia finita quel’ambiziosa opera umana costata miliardi e tuttora latitante.

Si dice che la grande opera per tutelare Venezia dall’alta marea fino a tre metri  non è ancora terminata. I lavori per la sua realizzazione sono iniziati nel 2003, quand’era premier Silvio Berlusconi. La struttura progettata nel 1984, consiste in 78 paratie ( suddivise per chiudere le bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia) che si dovranno alzare con una previsione di marea superiore ai 110 cm e dovrebbe essere definitivamente consegnata il 31 dicembre 2o21 ( costo 5 miliardi). Con l’acqua alata degli ultimi giorni , il Mose si sarebbe messo in funzione grazie a un meccanismo fatto di cassoni di alloggiamento in cemento armato, cerniere e, appunto, paratie. Ma ritardi e inchieste giudiziarie ne hanno condizionato il cronoprogramma.
Quando venne arrestato per frode fiscale Piergiorgio Baita, ad della mantovani, impresa del Consorzio di costruzioni, il manager raccontò agli inquirenti delle mazzette distribuite per oliare il meccanismo dei finanziamenti. Arrestati l’ingegner Giovanni Mazzacurati ( ai domiciliari) con l’accusa di turbativa d’asta, il sindaco Giorgio Orsoni ( poi assolto), l’ex governatore Giancarlo Galan, Renato Chisso, Lia Sartori, ex magistrati alle Acque e generali della finanza, e sott’accusa anche l’allora ministroAltero Matteoli. In seguito Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, proporrà il commissariamento del Mose. Con  brusca frenata ai lavori del 28 febbraio 2013.

 LE FRASI.

Domanda.  Se proprio si dovesse costruire un nuovo stadio, che fare di San Siro ? ” Certo, non va buttato giù – risponde il Gianni Rivera, mitica e inimitabile    bandiera rossonera-. Farlo rimanere come monumento? Solo come seconda ipotesi, perchè  San Siro è un valore dove ci si gioca dentro. Ed è anche memoria, non è vero che la gente non ha memoria. A parte quelli che abitano nella zona, che sono contrari, credo che la maggior parte della gente voglia che San Siro non sia cancellato”.
Risposta.  Per quel che ci riguarda, abbiamo ‘ ascoltato’ il Gianni fin da imberbi. Incantati. Convinti.
Il personaggio grandissimo in campo ha sempre mostrato acume e lungimiranza. Gran parte del calcio odierno ha radici tra le sue iniziative.
E tuttavia, questa volta, non concordiamo. Sbaglia. Troppo amore porta all’errore. Infatti che il San Siro, che per anni abbiamo visto dalla finestra ogni giorno, sia uno dei due o tre campi più vetusti e prestigiosi al mondo non ci piove.  A contare allori e campioni colà levati ed allevati  non basterebbe un giorno.
In ogni caso, il tempo passa e ( dicasi quel che si vuole) un impianto come quello non risponde più alle aspettative attuali. Non buttarlo giù vorrebbe dire ( perlomeno) ristrutturarlo, per tre o quattro o cinque anni. Nel frattempo dove andrebbero a giocare le milanesi? Inoltre, è fuori di dubbio, che un complesso ( stadio più altro) appositamente progettato con criteri, funzionalità e materiali aggiornati darebbe ben altre rese. Per altre prospettive. Per ulteriori ambizioni. Mentre chi provvederebbe a  rabberciare (  costosamente e forse inutilmente ) il glorioso  San Siro ( eventualmente) sottratto alle ruspe?

Eppoi, diciamo la verità più bella, quando mai Milano, la grande Milano, nei suoi momenti cruciali ha rinunciato   ( nel rispetto della memoria, che è questa e non altra)  a guardarsi avanti piuttosto che indietro?
Per l’eventuale mancata grande occasione, chi paga ( o pagherà) ?  Con rispetto: il sindaco Sala, i romantici o i residenti?

QUESTIONI APERTE

ALTRO SULLA  QUESTIO STADI. Sul tema stadio si stanno dando da fare qua e là. Ad Empoli, ad esempio, donde con una trentina di milioni sperano di realizzare un impianto tutto da godere per gli anni  a venire; o  anche a Firenze dove il Rocco di Calabria diventato ricco in America non ha ripassato l’Atlantico per venire a menare il can per l’aia ma per fare quel che si ha da fare. Ovvero un nuovo Franchi degno di ridare il giusto spolvero ad una delle città più importanti ( e belle) del genere umano.  Avanti, avanti così. Che poi, una volta terminato il (sofferto) processo vedremo chi potrà vendere di più o meno agli appassionati del pallone che popolano l’orbe terraqueo.

L’OSCAR DELLE INTERVISTE. Fosse per noi, gli daremmo lOscar dell’ intervista dell’anno.  Diretta. Efficace. L’ha rilasciata alla ‘rosea‘ ( venerdì 18), con tanto di nomi e di cognomi. L’eroe mediatico questa volta è senza dubbio alcuno  il sor ADiElle ( al secolo Aurelio De Laurentis, patron del Napoli). Che, a volerlo punzecchiare, quando è in vena, non le manda a dire a nessuno, proprio a nessuno.
A cominciare dal capo Uefa, Ceferin, per allargarsi su alcuni dei suoi rampolli: Insigne, Mertens, Collejion e così via. “ Insigne? Non lo capisco. Non capisco infatti – chiede ADiElle - perchè a Napoli, a casa sua, non debba essere felice? E’ un gran giocatore, glielo riconosco, ma se ritiene che la sua avventura col Napoli sia finita qua, allora s’impegni per non restare un incompreso…”. Come dire: se credi resti,se non credi buon viaggio.  Verso altre mete.
“ Mertens e Collejon  hanno i contratti in scadenza? Nulla di speciale. Entrambi  infatti – attacca ancora – sono legati al Napoli. Che è un club da amare, come una bellissima donna. A loro due ho presentato una offerta otto mesi fa e di certo non posso andare oltre quanto  proposto. Se poi vogliono andare a fare una vita di m… o le marchette in Cina, vadano pure”. Fossero tutti così spicci e chiari, forse, il calcio nostro ( e non solo) sarebbe diverso.

Comunicazioni come quelle del sor ADiElle sono rare.  Di qua e di là d‘Oltralpe. Le avessero usate a tempo giusto quelli della Beneamata con  il Maurito  della Wanda o il Perisic infatuato di  Premier  ma finito in Bundes , chissà  che ora non fosse  più agevole la sua risalita?  Verso l’Europa. Verso lo scudetto.  Che  per la Beneamata restano ancora un palmo sotto a quanto richiesto da quegli agoni, già prenotati da  squadre da ben altro tempo strutturate e predisposte.

GLI DEI DELLE FORESTE. Per lui,  per loro,  in questa stagione, devono essersi scomodati anche gli antichi dei delle foreste d’Oltralpe  e d‘Albione, visto che tutto è filato liscio, perfino nei minimi particolari, da un bullone all’altro, da una pista all’altra, mentre per la ‘rossa’ non s’è mai persa l’occasione di ricacciarla indietro, giusto o no che fosse, probabilmente,  per provare a demolire un mito che fa ingelosire alcuni  fin al delirio.
Fatto è che la ‘stella’ alla fin dell’ultima tenzone s’è portata a casa il suo record di sei mondiali costruttori di seguito, eguagliando ( finalmente) la ‘ rossa’. Verso la quale da un lustro si sta facendo di tutto  per tenerla ai tubi di scarico. Istituzioni, giurie, safety car e perfino volenterosi solidali raccolti all’uopo di volta in volta che come quel ’fanfan la tulipe’  ( il Tulipano)  specializzato in ‘sfascia rosse‘, che basta dargli voce per fargliene buttare fuori una o due, magari anche con un sol magico colpo.

In Giappone, forse, qualche colpa l’ha avuta anche il nostro Carletto, e infatti ( figuriamoci) se non lo sanzionavano. Verrebbe da dire: non aspettavano altro. E comunque tra l’altrui  ‘ malvagità‘ ( non solo) sportiva  e  la ‘ leggerezza’ propria , sta di fatto, che la ‘rossa‘ è costretta ad archiviare un altro anno non proprio da galleria degli Immortali. Si potrà rifare, certo, però altrui permettendo. La macchina c’è, come c’era anche in Giappone, basterebbe non distrarsi e neppure ‘ stare l’un contro l’altro armato’ per raffermare il giusto ordine delle cose. Intanto, nel nuovo massimo sistema che riguarda la F1 del futuro, alla ‘rossa’ verrà concesso il 15% in meno di rimborsi. A lei, e alle prime tre del ranking. 

 Certo che, ben diverse visioni si hanno distesi  su un divano rispetto a quelli che dovrebbero ‘ essere calati’ fino al collo dentro gli eventi.
Forse è riduttiva  la visione dei primi; forse non è ( sempre ) credibile la visione dei secondi. Che da quel che si legge ( giornali) e si vede ( tivù) sempre più divergono.
Ad esempio, sul fuoriclasse cataluno della moto si largheggia in encomi,  quasi non s’aspettasse altro che di vederlo spazzar via i record dei nostri maestri, dal più antico ( Ago) al più recente ( Vale). Impressioni che speriam non siano verosimili.
E comunque ‘ gatte da pelare’ le abbiamo anche per l’auto. Dove da un lustro brilla la ‘ stella d’argento’ delle vetture di Stoccarda.  Qui, ad essere in difficoltà, è la ‘ rossa’, nell’ispecie, la mitica ‘ rossa‘. Un ippogrifo alato  che fa sognare. Basti infatti sbirciare sul colore prevalente in ogni pista del mondo . In maniera trasversale. Dai bimbi ai nonni. E forse proprio per questo che la visita ai luoghi santi della ‘rossa‘ ( Maranello e Modena) è sempre pieno di voci straniere.  Incantati  da tanta calorosa, originale  bellezza

SBARCARE IL LUNARIO.  Che la smettano, per favore,  i cari anglofili di celebrarci ( quotidianamente) l’altrui virtù. Ne abbiamo le tasche ricolme, anche perchè agli isolani se qualcosa abbiamo da invidiare ( nuovi stadi e merchandising) qualche altra abbiamo da insegnare.  Grazie al respiro che s’ascolta nei derby d’Italia. Antichissimi, unici, irripetibili,  come la loro storia. All’ombra di campanili agguerriti e mai domi. Un poco stonati nel canto, ma densi di passione nei cori. Tanti. Qualcuno anche a sproposito, per via di qualche pugno di ( dolosi) trogloditi che ( proprio) con quei cori cerca di ricavare la pagnotta per sbarcare il lunario.

RAZZISMI O SOLO  ESTORSIONI? C’è in giro un gran dibattere sul razzismo che, a star a sentire questo o quello, sembra più un ’ caso’  italiano che altro. Perpetrando, come al solito, la solita omelia. Che ha un fondamento, certo, visto che non possiamo  pensare di essere stati  esentati da una quota di trogloditi, ma che non corrisponde assolutamente alla realtà generale. Intanto, chissà perchè quando questo o quello attacca il Belpaese  dimentica che del Belpaese fanno parte ( in particolare) quegli isolani che da anni si svenano per ospitare senza compenso ( e Nobel ) alcuno  i derelitti che arrivano da ogni anfratto mediterraneo, africano e non soltanto? Chissà perchè?

A costoro infatti interessano i razzisti o la polemica sui razzisti?  Come capita da anni di verificare nelle illuminati salotti d’Europa, donde ( alla prova dei fatti) è gesto spontaneo  girarsi i pollici per evitare ogni impegno di  sorta?  E tuttavia, lasciando le colte disquisizioni   sui massimi sistemi, andando invece sullo specifico  razzismo da stadio,  che tanto clamore fa, perchè non si è ancora dato  seguito ad iniziative come quella intrapresa dalla Signora di Torino contro ‘ bande‘ di (cosiddetti)tifosi che il tifo praticano ma soltanto per portarsi a casa ogni fine stagione parcelle niente male? Perchè?
A chi giova  rigirare invano  il coltello dentro la piaga quando basterebbe poche ‘cose’ per curare la grave ferita?  Quali ‘cose’? Intanto la collaborazione ( e partecipazione) della gente per bene, eppoi delle società, e quindi delle istituzioni ( non solo calcistiche) e infine della polizia.
Che potrà fare il suo dovere sbolognando da spazi non loro quelle ‘ bande’ che quando hanno bisogno di ricattare le ( deboli) società di calcio, brandeggiano come spade di Damocle i loro ‘ buu buu’ per portarsi a casa la pagnotta.
Intanto, perchè  insistere ancora sulla cosiddetta ‘ responsabilità oggettiva’ a (solo)  carico delle società ? E perchè non (ri)chiamare all’uopo, ad ogni ‘ buu buu’ reiterato,  quanti visti e rivisti son presi in flagrante?
Che timore c’è? Forse siamo arrivati al punto che basta qualche più o meno sparuta  ‘ banda’ di malintenzionati a mandare in tilt  Stato, Istituzioni, Società sportive, Addetti ai lavori, Polizia e ( da ultimo) le Persone per bene?  Di che parliamo? E che facciamo? Perchè ci sa tanto che, trogloditi a parte,  quelli non si curano nè da noi nè altrove, mentre più che a disquisire sui massimi sistemi basterebbe  solo ( e soltanto) muoversi. Fare. Fare quel che si può fare. Come  ( sia pure in ritardo) ha iniziato  a fare la ( lodevole) Signora di Torino seguita ( purtroppo ) da pochi altri.

 ALBIONE E’ DAVVERO UN ESEMPIO ? Allora, ci sono Media del Belpaese che non fanno altro che celebrare la Premier e,  sullo sfondo, la (perfida ) Albione. Che per costoro trattasi di un altro paradiso. Di un’altra cultura. Di un altro sport. Di un altro calcio. Insomma, noi che siam figli e figliastri di Virgilio e Dante, di Leonardo e Michelangelo, di Galilei e Colombo, dovremmo per costoro rimboccarci le maniche e tornare sui banchi di scuola. A 360°. Dimenticando però che solo qualche lustro fa branchi  di anglosassoni s’aggiravano per l’Europa del calcio  portando non canti e gioia ma coltelli e sangue. E se, allora,  se qualcuno gli ha messo un freno è stato solo perchè così non si poteva andare più avanti.

Oggi, quegli stessi angli, se ne vanno a godersi una partita di calcio, cantando e sventolando colorite bandiere. Infatti, qualcuno, li chiama stadi canterini. Nuovi, belli, comodi e pure ( come si diceva) intonati. Che chiedere di più ad  Eupalla? Eppure, come insegnavano gli antichi, anche da loro, non tutto quel che riluce è oro.
Vediamo infatti cosa si apprende dalla ‘ rosea’: ’ In Inghilterra - si legge – nelle ultime stagioni gli episodi di razzismo sono aumentati: dal 2012 l’ascesa è stata costante e nelle ultime due stagioni c’è stata un’impennata. Nel 2018/19 si sono verificati, dai campi della Premier alle serie minori,  442 casi discriminatori, di cui il 65% classificati come abusi razziali. Rispetto al 2017/18, l’incremento degli episodi di xenofobia è stato del 43%, con una crescita preoccupante di manifestazioni contro gli ebrei e l’Islam. Su twitter siamo in piena emergenza. Gary Neville, ex difensore dello United, ha invitati i sociale per sei mesi a sospendere i messaggi … ‘.
Ci sarebbe altro, ma tanto basti. Al contempo qual  rimedio portano al problema quelli della ( perfida) Albione?
La ‘ rosea’ scrive : ’ Casi in aumento, ma in Premier è sempre tolleranza zero’: dal 2012 c’è un’ascesa costante di abusi razziali ma la polizia indaga in modo serio e i tifosi perbene collaborano’. Che si dice? Che  forse che da noi mancano una polizia che indaghi in modo e serio e  le persone per bene? Fraintendiamo? O siamo semplicemente di fronte, ancora una volta, ai soliti armiamoci e partite di chi ha responsabilità dirette e le scansa?  Come quelle Istituzioni e  quei Media che invece di fare quel che ( per primi ) dovrebbero altro non conoscono che l’usato gioco dello scaricabarile?

CANTORI  DEL PALLONE O  AMANUENSI ? E insistono gli angolofili ( & associati) nel favoleggiare sulla ricca Premier, a lor dire il ‘ migliore campionato di calcio del Mondo’. S’ascoltano canti e peana a bizzeffe, qua e là, anche se ( a dire il vero)  più che canti e peana ci sembrano entusiastici comunicati di qualche ufficio stampa di calcio e turismo della ( perfida)  Albione.
Sì, perchè, non ce ne vogliano gli autentici anglofili, tutto quest’oro che riluce noi, proprio, non lo vediamo. E comunque dato che nel mondo ‘ mors tua ’ diventa ‘ vita mea‘, diamo a Cesare quel che è di Cesare, e nulla di più. Se parliamo di dirigenti tra i due tornei, beh, quelli d’Oltremanica son di certo più attenti, aggiornati e …  spregiudicati.

Con risultati  economico-finanziari lusinghieri. Che però sono apparenza. Perchè non bisogna far finta di niente quando si verifica che gran parte delle squadre di calcio d’Albione è  di proprietà estera. E non sempre raccomandabile. Visto che son danari che piovono  dalla steppa, dai deserti e da Oltreoceano, e che spesso, come i venti che li portano,  arrivano e se ne vanno.
Vedi il Chelsea, ad esempio, che il chiacchierato  oligarca russo ( si dice) stia per passare di mano.  Inoltre, se parliamo di stadi all’altezza, ricolmi e canterini, non c’è dubbio che i nostri ( tranne qualche eccezione) fanno la figura dei ‘sedotti e abbandonati’. E da mò, che ai ‘ bacucchi’ che dirigono il Paese e lo sport di questo Paese, si chiede di mettere mano ad una nuova ed adeguata generazione di impianti sportivi ! Che non sono più solo lo stadio, comunque profondamente ripensato, ma anche tutto quello che gli ruota attorno. Con grande profitto. E magna gradevolezza, per le casse della società, ma anche per gli appassionati che sono tanti e belli ma anche stufi della solita ( e spesso pericolosa) routine finita nelle mani di non si sa chi.

Detto questo, però, non è che la  tarda Serie A possa considerarsi meno che l’ agile Premier.
Son belli loro, siam belli noi ( sia pure con qualche acciacco). Sennò, che c’è venuto a fare il pluri medagliato Cr7 in un agone come il nostro? E’ rincoglionito o è venuto a sapere che per ragionar di storia non c’è ‘contesto ’ più accreditato del nostro? Lui di storia deve intendersi, eccome, magari più e meglio del  Messi da Recanati , accucciato da sempre e per sempre dentro un’amorevole  e sola  culla; o di quel genio maledetto del partenopeo Maradona, che per superare il meraviglioso Pelè   s’era  trasferito armi e bagagli da una grande di Spagna ad una media squadra del campionato italiano. Trasformandola d’incanto  da Calimero a Cigno. E siamo belli perchè sono belli i nostri campanili che rendono infuocate  e imprevedibili anche le diatribe più insignificanti. E i duelli più radicati. E i personaggi più impensati.

Da noi il gioco non è una ( estenuante) cavalcata di 90/100 minuti dietro una palla, da  noi  il ‘cencio‘  da strappare  sotto la torre del  Mangia è  ben altra cosa.  A volte esagerata. Ma che altrove manco immaginano. Soprattutto in Premier.

E infatti mentre quando si guarda una partita loro si pensa sempre a cosa gli danno da manducare, da noi , invece, ci si scervella per immaginare qual diabolico artifizio  frulli nella testa dell’uno o dell’altro dei contendenti. Perchè di ‘ punitio divina’  si può essere sempre colpiti quando men ce la si aspetta, anche per mano del più modesto in campo, tra un dettaglio e l’altro. Un articolo della ‘rosea‘ sembra voler restituire ( giusto)  valore e dignità al nostro (bistrattato) campionato.

Che non ha bisogno di copiare da alcuno se non da se stesso. Ricco com’è di ‘ mille identità tattiche’.
Che van da Sarri a Conte ad Ancelotti, tre maestri del mondo del calcio ‘ tornati a percorrere i domestici tratturi, e che nessuno offre con la stessa ricchezza agonistica e studia con tante soluzioni. Dal calcio d’estate – sottolinea la ‘rosea’,  che se non ci fosse bisognerebbe  inventarla – arriva la conferma di una varietà tattica unica: i nostri otto top club, per esempio, usano sei sistemi diversi. Quando lo stesso sistema offre spesso interpretazioni divergenti. Ma con un comune denominatore: la voglia di ‘ far’ gioco. Chi altri può offrire tanto?  e se nessuno può offrirlo, perchè  celebrare ( e arricchire) sempre l’orto del vicino e mai il nostro?

Lo scorso anno  squadre della Premier hanno fatto man bassa in  Champions e in Uefa. Dopo anni.
Forse per un altro ciclo (   l’ultimo  successo  inglese in Champions  l’aveva ottenuto il Chelsea nel 2011/2012,  bissando lo United del 2007/2008). Forse. C’è  però da ammonire che, tra le tante altre cose,  nelle 65 edizioni della Coppa dalla grandi orecchie fin qui disputate, 27 volte  sono arrivate in finale  squadre italiane.
Praticamente  un 45% ca, quasi a dire una edizione su due,  percentuale che non avrebbe necessità di commento se non per ricordare a smemorati e incolti che  ( in regime di libertà) si può celebrare chi, quando e come si vuole, senza però voler passare per cantori pindarici quando s’è null’altro che funzionari ( consapevoli o meno) di questo e quell’ uffizio.  O cari bacucchi, fateci quegli stadi, eppoi vedremo chi ( meglio) saprà  coprire di stelle ( e di sogni) le sue maglie e chi no.

 

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LUCE DEL MARE.. Un anno è trascorso dal crollo del ponte Morandi a Genova.  Morirono nella circostanza 43 persone.  Mentre la ’ferita‘ continua a gettare sangue, nonostante si stia ( rapidamente) procedendo a rimarginarla con una nuova struttura firmata da un genovese che quando si tratta della sua gente non sta a cercare cittadinanze altrove. Il progetto sembra magnifico. Speriamo solo mantenga le premesse, magari sopravvivendo per oltre mille anni a venire. ‘ Studiavo a Milano, quando  costruirono il ponte Morandi - ricorda Renzo Piano, l’architetto progettista del nuovo grandioso manufatto -  che quando si scendeva a Genova era diventato un transito inevitabile.

Una lunga  passerella sul vuoto che odorava di mare. Senza mostrarti mai il mare, ma solo la sua luce’.
La misteriosa Araba Fenice  vuole che geni come Renzo Piano, senatore a vita, resti attaccato alla madre sua, la bella e sofferente Genova, un tempo regina del mare e scrigno finanziario dell’Europa, e ci riservi un progetto che per stile e originalità farà una volta di più stupire quanti ( non solo dalle nostre parti) hanno dato per scontato il tramonto del Belpaese.
” La Spagna - si legge sul Sole24Ore - aspetta da decenni riforme strutturali che dovrebbero rilanciare la competitività della sua economia… ( eppure)  ha dimostrato di saper resistere alle lacune della politica ( da 100 giorni è senza un governo) fornendo stabilità anche senza un governo sorretto da una chiara maggioranza”.

Infatti, roba da non credere, la sua economia cresce al ritmo più alto dell’ Eurozona confermando, trimestre dopo trimestre, la sua forza. Nonostante il rallentamento globale, il Fmi prevede per la Spagna una cresciuta del Pil pari al 2,1% nel 2019 e dell’1,9% per il 2020. Con la creazione in due anni di 800 mila nuovi posti di lavoro e il tasso disoccupazione ( pochi anni fa tra i più alti in Europa) in calo al 14%.

Da noi solo Emilia RomagnaLombardia e Veneto possono dire altrettanto.

E non basta.  Risultati incoraggianti sta riportando anche il ‘ piccolo’ Portogallo, che Moody’s transita da ’stabili’ a ‘positivi’, mantenendo il voto a ‘Baa 3′ ( l’Italia, al momento, è ‘ Bbb‘  con prospettive negative) Non procediamo. Del resto che gioia c’è? La peggior classe dirigente del Pianeta, o quasi, non autorizza voli diversi. Basti vedere il kafkiano ‘comportamento’  sul famigerato debito pubblico, che nessuno ( dicasi nessuno) riesce a ridurre significativamente per toglierci      ( finalmente) di dosso quella spada di Damocle che ci ‘ umilia’ , ‘avvilisce‘, ‘impigrisce‘, ora dopo ora.
La filosofia di Renzo Piano del ‘ pezzo per pezzo‘ che andrà ad applicarsi per il nuovo viadotto di Genova, ci sembra  null’altro che una  ( straordinaria)  ’ testimonianza del Made in Italy ai suoi massimi livelli, perchè, come continuano  a ripetere tutti gli attori resta sempre una grande scuola.

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Ci sono dati che, oltre a questi, ritraggono un Paese

LADDOVE LA RICCHEZZA SEMBRA POVERTA’. ( Inchiesta, Sole 24 Orepag. 8, 22 dicembre 2019). L’Istat certifica ( in Italia) 5 mln di persone in stato di povertà. Che quanto sia vera o reale è tutto da quantificare, anche perchè ( spesso e volentieri) chi povero appare ( in realtà ) altro non è che un imperterrito evasore abituato a non lasciare cadere  un centesimo nelle casse del proprio Paese. 

L’Italia- si legge- resta un Paese polarizzato, anche se meno che altrove… E’ il ceto medio stabilizzatore dell’Italia, un po’ più di 20 mln di persone, che, in parte però, è scivolato nella nuova povertà con il volto dei working poors, i lavoratori poveri: sono il 12% dei lavoratori e guadagnano meno di 8.2oo euro all’anno. Nonostante questo il Bilancio equo sostenibile del 2019 illustrato all‘Istat ha mostrato un miglioramento del   50%  dei 110 indicatori di benessere esaminati: quindi l’Italia si sente meglio, soprattutto negli indicatori economici ( lavoro a parte)…
Ciò che non torna è la fotografia fiscale dove il 5,3% è la quota di contribuenti che dichiarano più di 50 mila euro di reddito annuo e paga il 40% dell’Irpef… Il sommerso è probabilmente ciò che caratterizza l’Italia. Sommerso che per l’Istat vale 210 mld circa… Sommerso atto di comportamenti border line, di zone grigie, di irregolarità elusive e furbesche, forse minute, ma diffusissime che, alla fine, diventano una gigantesca variabile macroeconomica …
In Italia il reddito complessivo è di 1200 mld ed è composto da stipendi e pensioni. La vera sorpresa è nel dato della ricchezza che è composta da immobili, strumenti finanziari, depositi e cash. Un Paese da record con 10 mila mld, 8,4 volte il reddito, un multiplo che in Europa non ha eguali: la Germania è a 6,5 mentre Francia e Gran Bretagna sono a 7,9. Il 50% della ricchezza dell‘Italia è concentrata sul proverbiale mattone…

Oltre a questi, ci sono dati che certificano un Paese che ( bene e spesso) non si vuol vedere. Il risparmio gestito, vale a dire il patrimonio accumulato dalle gestioni collettive e da quelle di portafoglio, è ormai di 2.280 mld e quest’ ( dato di novembre 2019) è cresciuto del del 13,9%. E’ un ammontare di ricchezza quasi pari all’intero debito pubblico che, ad ottobre 2019, era di 2.447 mld.
Gli Italiani non smettono di far crescere anche i depositi che sono ormai oltre 1700 mld, più o meno quanto il Prodotto interno lordo. Sono dati, questi, che in Europa chi demonizza il nostro debito pubblico per farne al nostro Paese una colpa, una reazione quasi più attinente all’etica che non all’economia se si guarda ai dati di contesto, dove il debito è più che sostenibile. Anche se, naturalmente, da far scendere rispetto ai livelli attuali…

 

 

 

 

 

 

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