Non solo sport. Il Maestro? Continua: sì, ma … Serie A: avanti tutta. Chiusa la finestra di calciomercato.

Non solo sport. Il Maestro? Continua: sì, ma … Serie A: avanti tutta. Chiusa la finestra di calciomercato.
Marc e Vale download

LA CRONACA DAL DIVANO. Prosegue  un fine settimana che continua a parlare ( prevalentemente) di calcio, del nostro e dell’altrui calcio ( oltre che del calciomercato che ha chiuso, con qualche interessante passaggio e scambio,  la gelida  finestra di gennaio); di tennis, con il ( milanista) Djoko in finale ( l’ottava) agli Australian Open;   della resurrezione in Eurolega di Milano ( 79-78, sul Bayern, settimo posto in classifica);
dei campionati di artistica e ritmica; del Sei Nazioni di rugby, con i nostri che speriamo non vadano a recitare il solito ruolo di ‘ sacco delle botte‘;  e di Pechino, travolto dal Coronavirus, costretto a fermare  il calcio e altri sport: troppo rischioso cimentarsi, infatti,  in una fase in cui il morbo non è stato ( ancora) chiaramente isolato e reso innocuo.
A margine, ma che sport non è, ci sono le news regalate  ( si fa per dire) da quei ‘ pirati’ di Sua Maestà che se ne vanno ( dopo mezzo secolo) da quello che  per loro è il ‘ quarto Reich’, e di quei tizi  e semproni che ancora non accettano l’orribile verità della Sohah. Tra di loro, pur con tutto quello che è stato ampiamente  documentato, e sofferto, c’è pure qualcuno che  ( addirittura) vorrebbe ‘ negarla‘, una volta per tutte.
Quando si dice che l’uomo assai difficilmente fa tesoro del suo passato, si pensa proprio a costoro. Che sono dieci, cento, mille? Chissà? Non si sa. L’importante è che i ‘ restanti‘ non si facciano ( mai più) abbindolare da quanti non hanno ( o non vogliono) prendere coscienza  ( individuale e collettiva) di quanto di orribile può fare l’uomo ( e solo l’uomo) trasformando il dono della vita in una valle di lacrime .

Ma la novella del weekend è l’annunciato  divorzio del Vale  dalla Yamaha, che ( per pareggiarlo)   ha già ingaggiato un esperto ( Vinales) e un imberbe ( Quartararo).  Verrebbe  da protestare. Se non fosse lo stesso Vale a frenare gli animi desiderosi di rendere alla Yamaha quanto la Yamaha ha ‘regalato’  in questi anni di sofferto matrimonio  al ‘ maestro dei maestri’.  Che ( proprio in questi ultimi anni) se non fosse stato costretto a  cavalcare un ‘ronzino‘  per battere  un ‘purosangue’, di titoli in carnet potrebbe contarne   uno o due o tre in più. Chissà, chi lo può dire?  Certo è che uno ( il decimo) glielo hanno indebitamente sottratto.
Questo gli sportivi ( della moto, non solo italiani )  sanno, questo gli sportivi ( della moto, non solo italiani ) non dimenticheranno. Sportivi che, orfani del Vale, di un Vale  competitivo e non di rappresentanza,  non si sa in quanti affluiranno d’ora in avanti  sulle piste del Mondiale 2020. O acquisteranno canoni tivù.
Considerate ( al momento) le forze in campo, ovvero, da una parte,   qualche imberbe  alla ‘ prova del fuoco’  con  un paio di ‘ veci’ pronti a  vendere caro l’ onore ma non di più e, dall’altra,  quel solito ‘ non cade anche quando cade ‘ abituato ad  involarsi non appena scende  la bandierina a scacchi  per reiterare  cavalcate solitarie e senza  fremito.  L’unico, si sa, che aveva il dono di riportare in auge (  in questo sport difficile e periglioso) la sempiterna  Iliade,  era il ‘maestro dei maestri‘. Anche se per un sol anno ancora. Per qualche lezione in più. Non però in sella ad  un ronzino ma ad un purosangue.

Ma tant’è, visto che di riffe o di raffe, checchè ne dicano nemici, amici e parenti, hanno preferito  collocarlo a risposo. Per sopraggiunta età pensionabile, borbottano, confusamente, ma forse ancor  per reiterata ( inconfessabile) inadeguatezza di chi  pur trovandosi ( ancora) l’oro tra le mani  ha preferito trattarlo  come  sabbia di fiume.
Del motomercato poco conosciamo. Dei suoi misteri. E delle sue urgenze. Quel che qui ci sorprende è la tattica Ducati di Borgo Panigale:  forse pensa di continuare a far fronte alla concorrenza con ( i pur rispettabili ) Dovi e Petru? Intanto al Ranch è stata presentata la squadra  Sky Vr46, diretta dall’ottimo m Pablo, e composta da quattro talenti: Vietti, Bezzecchi e Migno ( Moto3) e Marini ( Moto2). Lorenzo, invece, redivivo,  sarà tester Yamaha per la stagione 2020.

LA SCOMPARSA DI UN GIGANTE. Il gigante è Kobe, Kobe Bryant, 41 anni, cestista, tra le icone senza tempo  di quello sport, scomparso a seguito della caduta del suo elicottero nei dintorni di Los Angeles. Con lui sono decedute altre otto persone, tra cui l’adorata figlia tredicenne Gianna ( Gigi) che stava accompagnando ( proprio in elicottero, causa traffico) ad un appuntamento sportivo.
Kobe figlio di cestista che con/per lui  aveva trascorso l’adolescenza in Italia,  che amava l’Italia, che parlava italiano come un italiano colto, che  tifava Milan, che era diventato una stella di prima grandezza nello straordinario firmamento della Nba, lascia uno di quei vuoti che non è retorica di circostanza definire ‘ incolmabili‘.  Quando Kobe  tornava a Milano, Milano gli correva incontro. Circondandolo di quell’affetto entusiasta e grato dovuto solo a quanti percorrono la loro vita lasciando  di sè e del loro impegno sportivo e umano ‘tracce‘  tanto chiare e profonde da diventare patrimonio universale.

Per l’incontro di Coppa Italia, prima del fischio d’inizio, è stata esposta in campo la maglia numero 24 del Kobe, con fiori ed un video. Non è stato autorizzato, invece, e non si sa perchè, il  ‘minuto di silenzio‘ dedicato al personaggio di cui si celebra doverosamente  la scomparsa. In questo caso ad un grande, grandissimo protagonista, che ha amato il nostro Paese onorandolo e promuovendolo come pochi altri al Mondo. Una gaffe? Una mancanza di stile? E come mai, in  un passaggio del nostro calcio in cui sembra urgente ‘ internazionalizzarlo‘ per cogliere frutti proporzionati a quelli che incassano in Altrove , ci si comporta in questo modo?
Cui prodest? Perchè allora ignorare, scientemente,  di tributare giusto omaggio e riconoscenza a colui che, amando questo nostro Paese, amando  lo sport ( e il calcio) di questo nostro Paese,  con la sua inattesa e dolorosa scomparsa, paradossalmente, visti gli imperscrutabili voleri del destino,  più ci sta più d’altri e d’altro  ‘ internazionalizzaando’?   Non è così?  Caro Dal Pino, presidente di Lega, quando dice di ‘ internazionalizzare’ il mondo del pallone  di che cosa parla ?
LASCIAMO PERDERE. Noi non siamo attratti più di tanto dal calcio miliardario, galoppato ( e un poco sospetto) della Premier. Che ( solo per alcuni versi) ammiriamo, senza amarlo, perchè non è roba nostra.  Più fatta di campanili, storie e personaggi che talvolta  s’addormentano sulla loro  ombra,  ma che se debitamente tenuti desti,  e valorizzati,  chi può dire che non siano   ancora in grado di riportare in bacheca risultati e trionfi ?
Il Mancio, ad esempio, con i suoi azzurri, figli nostri e non del povero asciugamano, come qualcuno vorrebbe far credere, ci sta provando. Come ci stanno provando la Signora e la Dea, tanto per citarne due, che qualche Coppa o Coppetta stanno cercando  di strappare all’agguerrita concorrenza estera per rimpinguare un bottino fermo al Triplete d’antica memoria.

Beh, che ci ha detto la seconda di ritorno di Campionato Per certi versi cose che si sapevano, come quella che nel Belpaese tutto può accadere ( soprattutto) quando meno te lo aspetti. E infatti ad una Juve che avrebbe lasciato  le sue dorate penne al San Paolo in quanti  ci credevano?  Eppure è accaduto. Com’è accaduto che la Beneamata non sia riuscita a sbloccare  ( col Cagliari del Ninja)  un pari che ( Juve e Lazio vincendo) avrebbe potuto diventare la sua tomba.
Stesso discorso, più o meno, sarebbe valso  per la Lazio dell’Inzaghino, che  le altre due in avanti a fatto bottino pieno,  del ( faticoso) punticino strappato nel derby  concittadini avrebbe potuto fare  scarso uso. Ma tant’è. E comunque, grazie all’imperscrutabile  che nel Belpaese ha casa,  il divario tra le prime tre in vetta è rimasto  ( punto più, punto meno) invariato.
Continuando a rendere questo Campionato incerto; e proprio perchè incerto,  ed esteticamente  non male, ( complessivamente) bello. Forse il più bello ( stadi a parte) tra quelli in vetta al ranking Uefa, che ora vede ( nell’ordine): Liga, Premier e Serie A. Con noi che ( sempre se non torniamo a nanna)   potremmo  ( in primavera ) riprenderci la seconda posizione. Non male. Dipenderà, ovviamente, da Coppe e Coppette.  

CAMPIONATO XXI GIORNATA RISULTATI ( PARZIALI). Brescia-Milan 0-1, Spal-Bologna 1-3, Fiorentina-Genoa 0-0, Torino-Atalanta 0-7, Inter-Cagliari 1-1, Roma-Lazio 1-1, Napoli-Juventus 2-1.
CLASSIFICA ( PARZIALE). Juventus punti 51, Inter 48, Lazio 46 ( una partita in meno), Roma 39, Atalanta 38, Milan 31 …Spal, Genoa e Brescia 15.

CAMPIONATO XXII GIORNATA.  Bologna-Brescia 2-1, Cagliari-Parma 2-2, Sassuolo-Roma 4-2, Juventus-Fiorentina 3-0, Atalanta-Genoa, Lazio-Spal, Milan-Verona, Lecc Torino, Udinese-Inter, Samp-Napoli.
CLASSIFICA (PARZIAE) XXII GIORNATA. Juventus punti 54, Inte, Lazio ( una partita da recuperare), Roma, Atalanta, Cagliari, Parma, Milan, Bologna … Spal, Genoa, Brescia 15.

COPPA ITALIA 2020. Vanno alle semifinali: Napoli-Inter e Milan-Juventus.

In Bulgaria, (altra) storica tripletta delle ragazze azzurre dello sci: nella seconda libera, Curtoni davanti a Bassino e Brignone. Peter Fill, 37 anni, gran discesista, saluta per ragioni fisiche  le gare. Perde in Coppa l’Armani di basket, restando però al settimo posto. In Serie A sempre di basket  per la Virtus ( vittoriosa a Venezia, 83-71) è fuga vera. Restano fuori dalle quattro agli Europei le nostre due nazionali di pallanuoto. Avanza agli ottavi degli Australian Open il Fogna. Nello short track, agli Europei in Ungheria, doppio argento di Fontana e Volpecina. Nel ghiaccio-figura, Guinard-Fabbri sono quarti; mentre per Moioli e Visentin nello snowboard di Coppa è trionfo.

RAZZISMO O NO, ORA  PAGATE I DANNI. E’ stata, questa, una settimana rattristata dalla scomparsa di Pietro Anastasi. L’attaccante della Juventus, 71 anni, ammalato di Sla. Un male che sembra colpire  abbastanza spesso i calciatori.
La ragione non è data, ci farebbe però  piacere conoscerla. Alla stessa stregua di quel che ci fanno pensare tanti comportamenti sportivi non sempre giustificati.
Celebrati e non giustificati. In casa nostra e altrui. Questa ( ovviamente) può essere solo un’impressione, ma è diffusa, senza secondi fini,  che  sgorga naturale ogni volta che si segnalano  casi simili. E comunque,  al di là del tutto, il  caro ‘ Pietruzzo‘ resterà per sempre un grande e amato  protagonista del calcio dei nostri  tempi migliori.

Saluti fascisti, Lotito chiede 50 mila euro di danni. E’ in questo modo ( al solito insolito) che la Lazio prova a condurre la lotta al razzismo, che forse razzismo è solo per  qualche manciata di asociali che di vivere in pace e carità con il prossimo  non  vogliono sentir parlare.  Una domanda: forse, non è che qui siam  di fronte a bande strutturate di soggetti che col calcio vogliono farsi una buona pensione?  Magari, sotto sotto, estorcendola?
A chi? Soprattutto, ovvio, a quelle società che, per un motivo o l’altro, in questi ultimi anni, non hanno saputo fare sistema per impedire ai facinorosi di diventare i padroni di zone dello stadio sempre più malandate e abbandonate. E che coi mezzi tecnologici a disposizione,  sarebbe fin troppo facile individuarli,  uno ad uno,  faccia dietro faccia,  per poi chiamarli a rispondere secondo quanto la legge consente.
Questo non si è fatto, questo non si fa, questo cerca di fare come al solito in solitaria quel Lotito criticato da molti ma che  ( alla prova dei fatti) appare  sempre sul pezzo. La speranza di tutti è che s’avvii ( Lotito o no ) un processo virtuoso, intanto  per debellare razzismo e violenza, in ogni caso deprecabili,  eppoi, come da anni auspicato, per rifare ( o adeguare)  le tante, diverse case del calcio italiano. Case moderne,  dove quelle bande d’ as0ciali ( o presunte tali) finirebbero col sentirsi sfrattate.

 

XX DI CAMPIONATO E ALTRO . Stecca il buon Conte Dracula. Che dona,  come d’uso lacrimando, un punticino  al suo Lecce, e consente alla Signora di spiccare il  suo primo volo. Aquila, permettendo, visto che ( anche volendo) non perde un colpo. Nell’ultima, ad esempio, ha rifilato ben  cinque gol alla povera Samp del pur accorto Ranieri.
Piomba nel buio assoluto la banda dl sor DiElle; mentre risorge, poco alla volta, sotto la spinta del provvidenziale  Ibra, il Diavolo sedotto e abbandonato dal suo perfido ex padre padrone. Non male anche la Roma, d’un mister  lusitano che si sta facendo apprezzare assai. Domenica 26, ore 18,  dovrà affrontare  nel derby quelli dellAquila del Lotito  che sta volando più in alto di tutti. Gli consigliamo solo di non considerare lo ‘scontro cittadino’ come un altro  (pur impegnativo impegno ) perchè nell’Urbe quello decide presente e futuro. Di tanti. E più di quel che si pensa.
E mentre al Liverpool nel calcio dei nababbi non lo ferma più nessuno, decretando così con largo anticipo  l’assegnazione   di quel torneo, quaggiù, da noi, nel calcio del Belpaese, una qualche incertezza resta in piedi. Incertezza che è sale e pepe dell’evento agonistico. Il Conte Dracula, pur lacrimando, attende rinforzi per il contrattacco; l’Aquila, se superasse vittoriosa anche l’ostacolo derby, si metterebbe sulla  giusta linea per affrontare nel migliore dei modi la ( decisiva) primavera; e così la Dea, che se tenesse il ritmo ( Coppa permettendo)  potrebbe essere la squadra che  deciderà le sorti  ( checchè ne dica il buon Arrigo da Fusignano) del nostro bello e incerto torneo.
Bello, questo sì, nonostante gli stadi brutti, i ‘tintinnega’ e i ‘ bacucchi/e‘  che (altro ) non fanno che recar  danno.
Si allunga intanto la lunga  lista degli immortali. Immortali  dello sport, che con gli umani poco o nulla vogliono più spartire. Dopo Vale, Federer, Fede, Ibra  e Sainz ecco  mettersi in lista  anche la Franci, al secolo Francesca Piccinini, 41 anni,  ora aggregata ai Bustocchi, con la speranza d’approdare in quel d’ Olimpia. Continuano con successo  nel Belpaese i due più prestigiosi tornei di volley al mondo.
Ha di nuovo ceduto ( manco  a dirlo)  l’Armani Milano di basket in Coppa. Prosegue invece la buona annata sulle nevi, con il nostro ( e non della provincia autonoma di BolzanoParis a contendersi  il titolo più prestigioso, quello degli uomini jet, con qualche giovanotto di buone speranze, come l’elvetico Feuz, quest’anno più in palla che mai.  Purtroppo una caduta in allenamento sembra aver precluso la sua corsa iridata.
Continua la straordinaria  stagione di Federica Brignone, regina dello slalom sulle nevi. Nell’Australia dei fuochi, sono scesi in campo i nostri del tennis. Da Fabio, Matteo e Sinner ci aspettavamo un  salto di qualità. Che però s’è bloccato al  primo turno per Berrettini e Sinner.  Avanza infatti ( con non poca fatica) il solito Fogna, che se decidesse di dare continuità al suo talento avrebbe pochi eguali al mondo. Avrebbe.
Infine, il  favoloso Dominik Fischnaller ( anche lui nostro  e non della provincia autonoma di Bolzano) ha scritto  un’altra epica pagina dello slittino azzurro. Il 26 enne di Bressanone infatti ha vinto  la tappa di Lillehammer della Coppa del Mondo  diventando campione europeo del singolo. Un successo che porta Fischnaller in seconda posizione nella classifica generale mondiale alle spalle del russo Roman Repilov ( con 86 punti di distacco).

 

INCERTO MA NON BELLO. La XX dCampionato s’è aperta nell’incertezza. Al vertice, in mezzo e in coda. Che per il sempre insoddisfatto Arrigo da Fusignano  non ‘ significa  necessariamente bellezza“.  L‘Arrigo ha espresso il suo responso durante un incontro con l’ultimo dei suoi successori alla guida della Nazionale, il  gran Mancio da Jesi, che al momento tiene sul petto quattro stelle nell’attesa della quinta. Quella all‘Arrigo ( malamente) sfuggita.
Un responso che, tra altri responsi, francamente, comincia  a risultare uno poco antipatico. Perchè ombroso ( più o meno) quanto quelle dell’ Ago sul Vale da Tavullia. Perchè ( ogni volta)  sembra sottintendere  una qualche suo ( inconfessabile) ‘puntiglio’ ( per noi) di non facile comprensione. E accettazione. Un ‘ puntiglio’ che rimanda ( sempre)  ad un  qualcosa che  non si raggiungerà mai, quanto un miraggio in pieno deserto.
Quando , invece, se ben si guardano le prestazioni offerte di recente dalle nostre squadre , big e non che siano, nulla ci pare abbiano qualcosa da invidiare a quelle ( tanto) celebrate dell’ Altrove, da lui portate ( sempre e comunque) a modello. E che modello, almeno di questi tempi, lo sono proprio? A noi, in fondo, che ci frega  del loro modo di giocare? E di assoggettarci a loro immagine e somiglianza?
Con quel loro frenetico  calpestare il campo  fin ai supplementari che, oltre ad apparir contro natura, logora assai: casi di rottura di menischi e crociati, distorsioni e lesioni di ginocchia e caviglie (  nell‘Altrove ) sono infatti all’ordine del giorno ( al riguardo, tanto per trovarci un pregio, come infortuni  stiamo all’ultimo posto dei 5  maggiori campionati: solo 37 traumi, ad esempio, contro gli 82 della Premier).

Juve, Inter, Lazio e Atalanta, tanto per citarne qualcuna, quando  scendono in campo non è   per guadagnarsi la paghetta. Perchè in più occasioni stanno mostrando acume, intensità ( non ancora sospetta) e ( perfino) qualche ritrovato ‘ colpo di genio‘ che nella nostra antica cultura del  pallone val bene una messa. Perchè allora non togliersi di dosso  il solito doloroso cilicio?
Puntando, semmai, gioiosamente,  a sfruttare al meglio quello che più ci riesce? Rimpinguando la nostra borsa e non le altre, tra l’altro sempre più ricche? In particolare, per quel che riguarda l’opera in corso del gran Mancio da Jesi al belvedere manca poco. Intanto, però, caro Arrigo, sappia che la squadra del Mancio   da Jesi non è  una squadra migliore delle  altre  in Campionato. Perchè   ( sempre e comunque ) moglie, figlia e sorella del suo Campionato.  Che tutti e tutto ( volenti o no)  tiene a battesimo. Il Mancio infatti non  è l’ Ufo ducator d’una squadra aliena. Ma l’erede d’una stirpe di condottieri che amministra truppe capaci ( anche) di grandi imprese.
Che non deve vincere l’Europeo a tutti i costi, sia chiaro, ma  ( soprattutto)  farci capire se  la nostra miniera ha esaurito  le sue  vene aurifere oppure no.  L‘Europeo conta, certo, ci mancherebbe, ma da quel passaggio occorrerà  guardare oltre.  E ( a che altro) se non alla ( mitica)  pentastella,  altre volte sfuggita, e che da ( troppo ) tempo attende ?

 

 

LEGA CALCIO SERIE A.  I PIANI DI DAL PINO. Dopo Andrea Abodi, presidente del Credito sportivo, parola a Paolo Dal Pino, 57 anni, presidente della Lega di Serie A.  Che condensa tutto il suo fare in una parola: ‘internazionalizzare’.  Già, che cosa, del nostro umile infantile oggetto di identità, svago e confronto?  E come? A dirlo, se ben afferriamo, sembra facile, scontato. Eppure, ( a occhio) più che un proposito appare un miraggio.
Comunque, ascoltiamolo. “  Intanto - dice - occorrerà una maggiore sensibilità verso gli investitori stranieri del nostro sistema, che testimoniano l’interesse verso il calcio italiano e allo stesso tempo possono collaborare al progetto dell’internazionalizzazione“. Dal Pino, è un manager con esperienze all‘Estero, e in particolare in Brasile, donde ( accenniamolo ) gli abitanti d’origine italica (  fonte Wikipedia) s’aggirano intorno ai 34 mln.
 Servirà senz’altro essere dinamici. Occorrono più presenze e partecipazioni della Lega ai mercati internazionali, per parlare ad operatori differenti. In quali tempi? A livello di diritti internazionali puntiamo a tempi rapidi, circa sei mesi. Nel frattempo inc0ntrerò, tra gli altri,  Amazon e quanti si mostreranno interessati al nostro prodotto“.
Tralasciando ‘ beghe’  interne all’Istituzione che non ci sfiorano, in buona sostanza, nei propositi del nuovo ductator della Lega, c’è quello ( laudato sii o mio Signore ! ) ) non di ‘ copiare l’Altrove‘ ( come continuano a suggerire i tanti esterofili in campo), ma di ‘ farci apprezzare dallAltrove per quel che siamo e che  possiamo offrire di meglio’. Com’è accaduto per anni, anzi per decenni, quando ‘ il nostro  campionato - diceva Mattheus- era  un  campionato  del mondo a squadre disputato settimanalmente‘.

Oggi l’ Inghilerra  incassa  ( in diritti esteri per buona parte compresi)  qualcosa come 5,44 mld; seguono  la Germania ( che sorpassa gli Iberici ) a 3,16 mld  e  la Spagna a 3,15 mld che spernacchia  l’Italietta nostra ora a 2,31 mld.  In buona sostanza,  mentre gli altri volano, noi torniamo indietro. E questo in pochi anni di scellerate gestioni, con misto di ‘ imbelli‘, ‘tintinnega’ ed ‘ esterofili a buon prezzo‘.
Il nostro problema principale, oltre ad un governo che (come il buon Dio comanda)  sia ( finalmente) all’altezza, sono gli stadi. Stadi da fare nuovi, o anche da ammodernare, convenientemente, subito, come vorrebbero a Roma, Milano e Firenze e non soltanto. E che ‘ bacucchi’ e ‘ bacucche‘ cresciuti nella demagogia del dire e non nella concretezza del fare scoraggiano fin dai primi approcci politico-burocratici.
Senza gli stadi, infatti,  come possiamo cedere  alla  pia illusione  di farci prediligere  all’Estero, visto che anche nel Terzo mondo vantano  impianti migliori dei nostri?  Giriamo ovviamente la domanda al nuovo ductator della Lega.  Sperando, questa volta, che non sia uno dei tanti ‘ perditempo’ impegnati finora in ruoli decisivi per le sorti del calcio ( e dello sport) italiano. Andrea Abodi, il signore del Credito sportivo, in tal senso, aspetta.

CREDITO SPORTIVO.  La ‘rosea’ non molla , lodevolmente,  sul tema stadi. Avanti così fin a risultato raggiunto. Inizialmente la parola è stata data ad Andrea Abodi, presidente del Credito sportivo, che ha lanciato un appello: ‘ Serve una agenda infastrutturale, si faccia sistema’. Al contempo, mentre lui in foto si rasetta la cravatta  spiegando, d’ intenzioni lungo la Penisola ne vanno fiorendo diverse.
Da Milano ( col sindaco Sala  passato ai  ‘tintinnega’ )  a Roma ( dei  ’tintinnega‘ capitale mondiale  ); da Brescia (  Piano di Fattibilità nel 2020), a Genova ( inizio iter nel 2020); da Bologna ( inizio iter nel 2020) a Verona ( stadio dichiarato di pubblico interesse); da Firenze ( Piano di Fattibilità nel 2020) a Napoli ( nuova Convenzione col Comune) fin a Lecce ( Piano di Fattibilità nel 2020). Com’è noto, hanno già fatto il loro dovere Udine ( impianto bello e ultimato) , Sassuolo ( impianto contenuto e bello) e  Bergamo  ( bello, ma a metà lavori). Probabilmente ci stiamo dimenticando qualcun altro, ma meglio  è star noi smemorati piuttosto che i ’ manducar pane a tradimento‘.

Commisso e il sindaco di Firenze. ” Giovedì – ha rivelato patron  Commisso - abbiamo parlato con la Sopraintendenza. La mia intenzione è quella di fare uno stadio nuovo e a Firenze. Dal primo giorno c’è un rispetto reciproco con la città e il sindaco. Io però devo fare quello che è meglio per la Fiorentina. Voglio avere più opzioni, voglio esaminare il bando e i relativi costi. Oggi l’incontro è stato buono per ragionare di tanti temi”.
” I costi e i tempi – ha proseguito Commisso - Uno dei temi di cui abbiamo parlato. A me hanno detto che qui certe cose non si possono fare come negli Usa. In meno di due anni mi è stato detto che mi verrà data la Mercafir, ma non sono sicuro di questo, perchè non controllo quell’area”.  In partica, per farla breve, ancora dubbi, ancora incertezze. Meglio allora puntare su soluzione più immediate? Per esempio un restyling del Franchi?
” Ho visto il Sopraintendente – ha completato Commisso - un po’ più flessibile, voglio però capire che cosa si può fare. I miei tre punti non sono cambiati: fast, total control e tempi ragionevoli. Firenze è bellissima, ma limitata per i posti che ci sono per fare lo stadio. La Mercafir è un’area buona, ma forse non ottimale. Se avessi subito 30/50 potrei iniziare immediatamente, ma questo non è possibile. Ci rincontreremo in un prossimo futuro, ma per adesso non ho ancora nulla di scritto. Voglio più risposte definitive.Qui in Italia ci sono troppi cilindri di potere”.
Ostacoli, questi,  che sembrano cominciare ad incrinare l’entusiasmo iniziale del patron, rendendolo sempre meno ottimista. Il rischio che tutto vada a cartaquarant’otto diventa  reale. E del resto chi mai resisterebbe agli astruisi ed interminabili  maneggi dei tanti troppi infiniti  ‘ tintinnega’ che altra funzione non hanno se non quella d’impedire ai bravi di ridicolizzarli ?

THE ECONOMIST. E’ apparsa in questi primi giorni dell’anno l’edizione 2020 del libretto edito da ‘The Economist’. Certifica, come al solito, il valore delle economie mondiali, donde a primeggiare sono ( ancora ) gli Usa davanti a Cina, Giappone e Germania.  Come da copione, con i tanto declamati sorpassi relegati ( ancora una volta ) nel cassetto.

Quelli d‘Oltreoceano, ad esempio, vantano un pil pari a 19.485 mld di dollari contro i 12.238 mld della Cina. Non poco, dopo tutto quello che s’è andato spargendo per il Pianeta. A seguire vengono: Giappone ( 4.872 mld dollari), Germania ( 3.693 mld),  India ( 2.651 mld), Regno Unito ( 2.638 mld), Francia( 2.583 mld), Brasile ( 2.054 mld) e Italia ( 1.944 mld dollari).  L’Olanda, abituata ( non si capisce perchè)  a guardare l’Italia dall’alto al basso, conta ‘ solo’ 831 mld dollari.
Il Belpaese, stando alle cifre sciorinate dall’edizione italiana del celebre almanacco economico, perde posizioni. Una o due. E’ ( al momento) affiancata al Brasile, si stacca  però da Giappone, Germania, India, Regno Unito e Francia. Resta, per un terzo, al di sopra della Spagna ( 1.314 mld dollari).  Questo, dunque, quanto è messo nero su bianco dagli attenti economisti anglosassoni.

Ma si sa che per il Belpaese i certificati sono ( bene e spesso) carta straccia, al punto che il suo più autorevole quotidiano economico ha dovuto intitolare una sua scioccante ricerca:  ‘ Italia del paradosso, dove la ricchezza sembra povertà‘.
E in effetti, se si dovesse mettere in conto quanto resta sommerso ( dalle entrate non dichiarate della malavita fin ad una notoria  sistemica evasione) dovremmo  essere (se non) superiori  (almeno)  pari a  India, Regno Unito e Francia.
L’origine del pil nostrano  ( in %) è data da agricoltura( 2%), industria( 22%, di cui 15% dalla manifattureria), servizi( 76%). La struttura del pil ( in % sul totale) vede i consumi delle famiglie al 61%, i consumi collettivi al 19%, gli investimenti al 18%, le esportazioni al 31% e le importazioni a -21%.  Dati, questi, rispettabili, complessi, ma siamo certi di essere in possesso della loro reale entità in un Paese che tende ad ‘ evadere’ a ‘nascondersi‘ sempre e comunque? Ci sono infatti zone del Paese che esibiscono ( in contrasto con  quanto dichiarato) manifestazioni di ricchezza ( forse) sconosciute ( finanche)  nei paesi che ( ufficialmente) dovrebbero godere di un ben più alto livello di ricchezza singola e collettiva.

L’INDUSTRIA E LE RIFORME NON FATTE. ” Senza un’analisi sufficientemente disaggregata, almeno a livello dei 10 maggiori settori economici in cui l’Eurostat scorpora la dinamica economica complessiva dei vari Paesi, è impossibile comprendere -  interviene Mario Fortis, sul Sole24Ore del 21 gennaio 2020 – perchè l‘Italia per lungo tempo sia cresciuta meno dei maggior partner europei. E nemmeno si può capire perchè qualcosa è cambiato in meglio negli anni più recenti.
In mancanza di ciò si possono fare solo discorsi generici, spesso sprovvisti di un riscontro statistico reale. Un confronto illuminante è quello tra la crescita economica aggregata e settoriale delle quattro maggiori nazioni dell’Euroarea prima della grande crisi del 2008/9, e poi prima del più recente rallentamento del 2018/19 e della crisi dell’auto  tedesca, cioè nel 2017. Il 2007 e il 2017 sono due anni omogenei, distanti tra loro ma comparabili. Che cosa è cambiato da allora? E perchè?

Per rispondere a questi interrogativi è stato suddiviso il valore aggiunto totale delle economie analizzate in quattro macro-settori, riaggregando opportunamente i 10 compari base della classificazione Eurostat della contabilità nazionale nel modo seguente: a) settori core dell economia reale ( agricoltura, silvicoltura e pesca, industria escluse le costruzioni, commercio, trasporti e turismo); b) il settore della Pa e dei principali servizio pubblici collettivi; c) le professioni, le comunicazioni e le attività finanziarie; d) le costruzioni e le attività immobiliari.
La fotografia della dinamica economica nel 2007 dimostra chiaramente che l‘Italia era a quell’epoca inequivocabilmente il fanalino di coda tra le quattro maggiori nazioni dell’Euroarea, con la crescita aggregata più bassa ( +1,6%)  dietro Spagna (+4,1%), Germania( +3,5%) e Francia (+2,6%). E con il nostro Paese ultimo per crescita in tutti i quattro macro-settori considerati: ultimo nella Pa, ultimo nelle professioni, comunicazioni e finanza, ultimo nelle costruzioni e nell’immobiliare, ultimo ( ex aequo) con la Francia nei settori core dell’economia reale.
La fotografia del 2017 appare invece diversa. L’Italia è ancora ultima per crescita aggregata ( +1,9% rispetto al 2016) ma meno distante da Francia (+2,1%) e Germania(+2,5%) e addirittura davanti ad esse escludendo le Pa. Tuttavia la vera novità del 2017, è che l’Italia passa in testa alla graduatoria per crescita dei settori core dell’economia reale ( +1,4%) trainata da industria, commercio e turismo, davanti a Germania (+1,3%), Spagna(+1,2%) e Francia (+0,7%). Si tratta di un evento senza precedenti da quando esiste l’euro, che si è ripetuto anche nel 2018″.
Che cosa è accaduto? In breve: tutte quelle riforme che sono rimaste sulla carta o che  sono state appena abbozzate, come  nella Pa. Inoltre Costruzioni e Immobiliare sono rimasti (relativamente) al palo.  E comunque non sta scritto da nessuna parte che il Belpaese debba ( giocoforza) crescere ( sempre) meno degli altri. Dove sono stati introdotti gli opportuni cambiamenti, la risposta è stata (ovunque) positiva. Anzi, nei settori del core ci siamo pure portati in testa. Ciò dimostra, ad esempio, che pur con tutte le difficoltà industria, agricoltura, turismo e commercio restano dinamiche e competitive. E nei settori non diversi dal core che si evidenziano miglioramenti sostanziali.
Lo Stato, infatti, resta in molti suoi ambiti, una ‘pietra al collo’ della crescita, anche perchè tuttora solo in parte digitalizzato, mentre i servizi pubblici creano poco valore aggiunto e la burocrazia continua a frenare il settore privato. E altro, ovviamente, con una certa sofferenza di professionalità tecniche, e parte del mondo bancario che ha mal digerito le riforme opponendo forti resistenze, distruggendo ( nel frattempo) ulteriore patrimonio e valore ( vedasi il caso delle banche popolari). Infine le opere pubbliche, drammaticamente necessarie, purtroppo ferme a causa d’una burocrazia sorda e timorosa e di antistorici veti con l’aggiunta dei numerosi  populismi e nuovi regionalismi.

ALTRE DALLA CRONACA. In questi giorni tra bilanci e preventivi qualcuno sta già pensando a quante medaglie diventeranno azzurre all’Olimpiade di Tokio.  Diconsi 37/40 max, più o meno come la Francia, ma meno d’altri paesi che in passato ad Olimpia andavano a fare da comparse. Per Malagò basta una medaglia in più della precedente edizione. Ma lui fa il politico, noi no. Noi d’azzurro vogliamo vedere colorato il cielo. Onde per cui non mettiamo limiti alla Provvidenza, quella che con silente amore sopporta scelte e opinioni degli uomini.

QUANDO ROMBO DI TUONO  TORNERA‘.  Altra avvincente puntata biografica di Federico Buffa. Su Sky, in due tempi, dedicata al Gigi ’ rombo di tuono’, lombardo di  Leggiuno ma  sardo d’adozione.  Con lui il Cagliari ha vinto uno scudetto. Uno solo. Ma che, per le insondabili alchimie dello sport, vale uno, dieci, cento scudetti conquistati Altrove. Un riscontro eccezionale, ma non proprio strano. Capita anche in altri sport.  Nell’auto, ad esempio, dove le imprese di Gilles valgono per quelli  della ‘rossa‘ quanto ( e più) di  uno, cinque, dieci titoli mondiali. Deve averlo capito il re nero, al suo sesto titolo iridato.
Sta forse capendolo Toto I imperatore d’Austria e Ungheria, che a domanda risponde:  ‘ Firmare per la ‘rossa’ ? Sembra una buona idea, ma al momento preferirei andare su Marte con Lewis e vedere se c’è da vincere qualcosa anche lì’.
Tra il serio e il faceto. Com’è Toto. Perchè, a parte che  da valente com’è sa che  prima o poi la ‘rossa’ tornerà dove più le compete, dovessero gli dei aver disposto altrimenti, non potrebbe altro che tornare sui sentieri antichi percorsi da suoi avi, Goti o LongobardiUnni che fossero, per  recarsi ( da umano ) a porgere  l’offerta a quella ( divina)   ’ rossa‘ che ( per volere degli dei ) un Pegaso  alato ha depositato ( proprio) nel cuore della Padania.  Con il privilegio unico  di dar corpo e anima  a storie oltre il tempo. Che di quel che riportano gli almanacchi poco o nulla si curano.

 

I  CENTOVENTI ANNI DEL DIAVOLO. ” Ogni squadra ha il suo Dna. E lì, in quelle minuscole particelle è scritto il destino. Così, se la Juve è figlia della tradizione sabaude tiranneggia in Italia, e se l’Inter ha nel suo carattere quel pizzico di follia che a volte porta alla gloria e a volte al dolore, il Milan ha la sua vocazione internazionale impressa nelle cellule.
Venuto al mondo 120 anni fa per volontà d’un gruppo di uomini d’affari inglesi, gente abituata a guardare oltre i confini dell‘Italia, ha sempre considerato l’Europa come principale campo di battaglia. E non è un caso che gran parte del suo bottino contenuto in cassaforte sia frutto di scorribande all’Estero: 7 Coppe dei Campioni, 4 Coppe intercontinentali, 5 Supercoppe europee, 2 Coppe delle coppe, 2 Coppe latine, persino una Mitropa Cup”. Così la ’rosea’. Per celebrare i 120 anni della incredibile storia rossonera. Con decenni  sul tetto del mondo del pallone. Più ammirata che temuta. Perchè leale e combattiva. Puntuale e ( costantemente ) irrorata  da grandi talenti.

In proposito, all’improvvido Piontek  che dice  di volere arrivare al costo di 70 mln per poi andarsene dal Milan, bisognerebbe fargli capire ( a mo’ di esempio per l’intera banda odierna ) che sarebbe più consono che ( proprio)  ora dovrebbe  cominciare a svestire quella ( pesantissima) maglia per poi ( eventualmente) chiedere di rifarsela assegnare  (se e  quando)  avrà superato ( almeno) i  70 mln di valutazione. Tante ’ schiappe‘ come concentrate al momento, il Diavolo non le ha mai viste.

Quattro sono le grandi epoche vincenti dei rossoneri nel Dopoguerra: quella di Rocco, quella di Sacchi, quella del don Fabio, quella del sor Ancelotti. Dire qual sia stato il parto migliore è impresa improba. Forse gli Immortali più che gli Invincibili. Forse. Certo è che quel ‘ diavolo’ nato da un motto del fondatore Herbert Kilpin di gloria ne ha raccolta lungo la sua luminosa vicenda. Al momento, si trova in insolute ambasce. L’uomo che più le ha dato, le ha anche più tolto. Causa un (ancor) recente infausto passaggio di proprietà che ha lasciato i figli del ’diavolo’ ( a dir poco) sconvolti.
Nel frangente, il ‘ diavolo‘ è  trapassato nelle mani d’un fondo americano che l’ha salvato dal default, ma che non è ancora riuscito a riportarlo ai livelli suoi abituali. Investiti dell’impresa sono, in questa fase, due grandi miti della squadra rossonera, Paolo Maldini e Swone Boban, bravi entrambi, seri e attenti, ma ( purtroppo) ancora non abituati a nuotare nell’infido  mare magnum in continua agitazione del calcio moderno.
Fatto di tanti danari, di avidi procuratori e ( fors’anche) di pratiche sospettate ma ancora non esplicitamente scoperchiate. Il calcio dei corridori non corrisponde di certo a quanto è insito nel Dna del ‘diavolo’. Abituato a grandi uomini prima ancora che atleti. A geni dallo stampo perso e carismatici, prima ancora che  dediti all’uso delle gambe in frenetico  roteare.
Aggiornamento. Dal 2015/2016 il Diavolo, il ‘povero’ Diavolo, non ha fatto altro che collezionare tentativi andati a vuoto. E così 467 mln, una cifra da sceicchi, non sono bastati a ricollocarlo laddove la sua storia chiama. Intendiamoci, anche altri grandi club hanno subito lunghi periodi di cattività: il Real, ad esempio,  tra la sesta e la settima Coppa dalle grandi orecchie, ha praticato  un’astinenza d’ oltre trent’anni;  il Barca, poi, ha vinto la prima delle sue cinque Coppe, ‘ soltanto’ nel 1991/1992 ( Londra). Succede. Succederà. Pure alle grandi casate. Anche se, alla fin della veglia, il ‘buon sangue‘ tornerà  a far sentire ( di certo) le ragioni della nobiltà antica.

 

TURNO CONCLUSIVO  DI CHAMPIONS. Risultati dell’ultimo turno a gironi   ChampionsPassa ( come secondo) il Napoli ( 4-0 al Genk) che però licenzia il sor Carletto; non passa l’Inter ( 1-2 contro le riserve del Barca)  che però il sor Conte se lo tiene.  Cose da Belpaese. Imponderabili. Carnascialesche. Dove tutto è e nulla è. Che dire?  Che al sor Carletto ( volato all’Everton) andrà a carpire il posto quel ‘ grinta’ del Gattuso, che il sor Conte   resterà saldo al timone della Beneamata, più ‘ mal educata’ che ‘ sprecona‘, visto che il suo mister di imprese in Europa oramai più ‘ galoppata’ che ‘ ragionata‘ ne riescono poche assai.

L’ essersi lasciato sfuggire l’ennesimo  trofeo continentale, è diabolico, caro mister. Ripetitivo e diabolico. E finirà che nessuno più le darà ascolto, come a quello del ‘ lupo al lupo’. 
Ora la Beneamata, fuor di Champions, dovrà accomodarsi in Europa League, ma non sarà la stessa cosa. Non quella che i 70 mila di San Siro attendevano, non quella che la proprietà cinese riteneva possibile. Perchè se è vero che davanti pur rimaneggiato stava un Barca, altrettanto vero è che la squadra mandata in campo da Valverde  era battibile, senz’altro battibile, almeno dalla metà campo in giù.
Ma tant’è. Certo è che con questo andazzo rischiamo nel ranking di vederci rimontare pure dai tedeschi, dopo avere insidiato il secondo posto agli inglesi. In generale, di queste cose,  nel Belpaese del calcio se ne fregano.  Eppure hanno il loro valore, da non sottovalutare, allegramente, nell’attesa ovvio che qualche bacucco ( e bacucca) cominci a dare ( finalmente)  il ‘via libera’ ad una nuova e adeguata generazione di impianti sportivi.
A passare sono state la Signora ( 2-0 ai tedeschi) e la Dea ( 3-0 agli ucraini). E se la prestazione della prima rientra nella ‘normalità’ , quella della seconda resterà come una  delle imprese più belle ed inattese del Paese dove tutto può accadere. In questo modo portiamo tre squadre agli ottavi, come i tedeschi. Ora, il futuro, sta tutto nelle mani di chi andrà a pescare la pallina giusta, perchè se giusta sarà non è detto che la Dea ( più che il Napoli) possa riservare una ulteriore sorpresa.

Per quel che riguarda l’Europa League, ‘ mezz’ indecorosa’ è stata la prestazione della Roma ( che comunque passa come seconda del girone, con un pareggio 2-2) e del tutto ‘indecorosa’ quella della Lazio ( o-2), già col piede in fossa. Che ci è andata a fare in Europa  l’aquila di Lotito ( forse) manco il rude ( e serio) Igli Tare  può spiegarlo. Questa volta ( piacere nostro ) l‘Inzaghino non ha lacrimato, limitandosi  a sputare la verità : ” Quest’anno la società ha fatto altre scelte rispetto all’Europa“.  Già, ma se ( prima della scampagnata) avessero lasciato il posto ad un’altra consorella più volenterosa ( e dignitosa) non sarebbe stato meglio? Per noi, per loro,  e per il calcio italiano che tanti detrattori ha?

Nel frattempo, in Albione, lo scapigliato  conservatore  nazionalista Johnson s’è aggiudicato il lungo duello pro e contro Brexit.  Con ( inattesa) maggioranza assoluta. Di qui in avanti, forse già intorno a Natale, potrà realizzare il sogno antico ( o datato) di tornare in mare per rinverdire le glorie dei bucanieri ( o pirati) di sua maestà. Che  predando e affondando un galeone dietro l’altro si sono costruiti un impero sui cinque continenti.
Roba d’altri tempi, purtroppo, perchè la globablizzazione pone oggi altri rapporti di forza, già evidenti, semmai da affrontare insieme e non da soli, ma lo ‘ scapigliato nazional-conservatore‘  ci proverà. I suoi punti di forza sono: la lingua, il neo costituendo paradiso fiscale, la sottrazione dei migliori cervelli al campo nemico e l‘appeal d’una metropoli cosmopolita ( ma anche bersagliata dal terrorismo) come  Londra. Ce la farà? E gli altri che fanno, staranno ad ammirarlo? E comunque, in ogni caso, per l’Europa ( semi) carolingia di Merkel e Macron se  questa non è un’altra (sonora) sconfessione, o debacle, poco ci manca.

 

CRONACA.

 

GIRONE EUROPEI 2020. Sono stati estratti i gironi dellEuropeo di calcio 2020. Ci hanno dato Turchia ( con la quale s’apriranno le danze il 12 giugno, all’Olimpico di Roma), Svizzera e Galles. Per carità, assolutamente da non sottovalutare, ma certo non il top di quel che passa il pallone del Vecchio Continente.
Se girone di ferro c’è  ( tra i sei  che andranno in campo) quello è formato da Francia ( campione del Mondo), Germania ( campione di Tutto) e Portogallo ( campione d’Europa uscente).  Per la giovin e ribalda truppa del Mancio da Jesi   che ‘ tutti rispetta ma nessun teme‘  proseguirà dunque  il lungo e difficile percorso di risalita verso la tanto auspicata pentastella.

NUOVE INTENSITA’. Ultimamente, in concomitanza con la partita Atalanta-Juventus partiva sul tivù anche West HamTottenham, col redivivo Mou Mou in panca al posto dl buon Pochettino. Si fanno tanti confronti tra le nostre e le altrui prestazioni, che non abbiamo resistito dal praticare  zapping tra l’una e l’altra offerta Sky. Ad occhio e croce, diciamo a caldo, di ‘ differenze‘ clamorose non ne abbiamo colte tante. Intanto sugli stadi, con quello della Dea in totale rifacimento da completare entro il 2022. E che ( una volta rifatto) sarà un bel stadio, con una incombente e calda tribuna Nord, stile Borussia, e una cornice per circa 25 spettatori comodamente accolti. Cosa che altrove, lungo la Penisola, non sarà possibile ai più  per anni ancora.

Anche sulle prestazioni in campo, ci è sembrato di vedere confronti non proprio dissimili. Intensi, coinvolgenti. Con Mou Mou che ha rischiato nel finale, passando da un 3-0 a un 3-2, e la Dea che è crollata ( sempre) nel finale passando da 1-o a 1-2 a 1-3. Il West Ham per qualche sfasatura, la Signora per quel novero di ‘artisti’   pronti a balzare fuori da cilindro quando meno te l’aspetti.
C’è qui da aggiungere, che a Londra si lottava per la zona retrocessione ( West Ham 13 punti, Tottenham 14), a Bergamo per la vetta della classifica. Ma questo poco conta. Spettacolo là, spettacolo qua. Per star in concorrenza basterebbe fare come stanno facendo non solo alla Juventus ma anche all’Atalanta. Entrambe in varia misura esemplari, per mantenere anche nel Belpaese l’amato gioco ’dietro ad una palla’ lassù, in alto, tra i più ammirati al mondo. Come del resto è stato,  fin a quel mitico Triplete.

DIVAGAZIONI.

 

IL CALCIO DI RIGORE. Luci su Gianfranco Teotino, sempre autorevole, ma che quando interviene non si sa mai se è per ‘ mettere dell’avviso‘ il nostro calcio o per ‘ deprimerlo‘.  Nella rubrica sulla ‘rosea’ ‘ Calcio di rigore’ esterna: ‘ E poi c’è chi si stupisce che dal 2010 nessuna squadra italiana riesca a vincere una Coppa europea. Eravamo i primi, ora siamo gli ultimi. Prima che in campo, alla cassa, quando tutti gli studi dimostrano una correlazione diretta fra successi calcistici e fatturato, sempre più rare le eccezioni. I penosi teatrini che caratterizzano le vicende della Lega, la cosiddetta Confindustria del pallone che ha molti più poteri che non la Confindustria vera, non bruciano solo la credibilità del sistema, ma anche le sue risorse potenziali’.

‘Quando nel 2009 i soliti noti portarono Maurizio Berretta alla presidenza, la Serie A si stava già allontanando dalla Premier, ma in materia di ricavi da diritti televisivi era saldamente davanti a Liga, Bundes, mentre oggi è scavalcata perfino da Ligue 1 francese. Negli ultimi dieci anni – rincara Teotino - il totale dei proventi televisivi, fra diritti domestici ed esteri, è aumentato del 243% in Inghilterra, del 222% in Spagna, del 202% in Germania, del 75% in Francia e soltanto del 52,4% in Italia.
E invece Lotito e compagnia di giro, alleati a seconda delle convenienze del momento, continuano a tenere in scacco le opportunità manageriali della Lega, usando tutte le armi di sbarramento a disposizione …  Basti un dato – conclude – per capire meglio quanto valore sia stato dissipato: nella stagione 2003/2004 la Roma fatturava 132 mln e il Barcellona 122 mln; nel 2018/19 la Roma è arrivata, grazie alle plusvalenze, a 380 mln, ma il Barcellona a 990 mln!’.

Ascoltiamo ( leggiamo) sempre con interesse gli interventi del Gianfranco. Non sono campati per aria. Resta però il fatto che di qualche inciampo son vittime: e chi dice infatti che  alle Coppe non si possa arrivare  prima ( e contro) ogni contabilità,  magari nel 2020?  Le premesse (  in questa tornata) sono incoraggianti. Inoltre se è il danaro a farla da padrona, perchè le squadre di stato ( più o meno legali) degli sceicchi ( Psg e City)  alle  Coppe  continuano a guardar  attraverso il binocolo ?

Mercoledì 15 gennaio, Teotino è tornato ad imperversare in ‘Calcio di rigore‘ sulla infelice condizione economica del nostro pallone. Un mondo dove solo i ricchi ridono. I dati di Deloitte in questo senso sono impietosi. Senza tener conto di plusvalenze e trading dei giocatori, il bilancio del Barca si è chiuso ( ufficialmente) con 990 mln di ricavi, mentre per quello di previsione si paventa di oltrepassare ( per la prima volta al Mondo) il miliardo. La Juve, in tal contesto, non solo grazie a Ronaldo, è entrata nelle top ten del pallone, ma con quasi 400 mln meno del Barca. E’ cresciuta del 16%, ma meno del Barca ( +21, 7 %), del Psg ( +17,4%) e Liverpool ( +17,7%).
Recuperare il terreno è sempre più difficile per le italiane. Anche perchè le big non vivono più di soli diritti tivù. Che hanno ormai un peso che va dal 25% al 38%. Occorre conquistare quindi nuovi mercati, nuove entrate attraverso nuove iniziative commerciali e non, ma che noi con gli stadi che abbiamo siamo già dei miracolati a  sentire che crescono gli spettatori.  Con l’eterno manipolo d’indefessi ignoranti, ma crescono.

Così come crescono i conti del pallone altrui. L’Inghilerra, Brexit o non Brexit, è arrivata alla vetta di 5,44 mld; la Germania ( che sorpassa gli Iberici ) a 3,16 mld ; la Spagna a 3,15 mld e l’Italietta nostra a 2,31.  Come i gamberi. Gli altri volano, noi torniamo al palo, o quasi. Del resto qualche ‘sveglio’ in Europa ancora circola, da noi invece tra ’tintinnega’ e  ‘ mangian pane a tradimento’ di ‘svegli‘ ( al momento) non c’è manco l’ombra.

 

DEMOCRAZIA PIATTAFORMA ROUSSEAU. Le Regionali ( fissate  per il 26 gennaio) e il caos M5S. Sulla celebrata ( e misteriosa) piattaforma Rousseau il 71% del cinquestelle è favorevole alla lista di partito in Emilia Romagna e Calabria. Sconfessando ( per la prima volta) la linea del  Di Maio, che voleva proiettarsi già sugli Stati generali. Segno, questo, d’un evidente malcontento interno. Che il ‘ trentenne prodigio’ non riesce a contenere. E poco importa se il ‘santo comico fondatore’ è corso  ( rapido ) in quel dell‘Urbe per pacificare gli animi. E ribadire la leadership del Di Maio.
In breve, in questi ultimi anni, il consenso grillino si è prosciugato, come hanno inizialmente testimoniato  le regionali in Abruzzo, Basilicata, Sardegna. E non era stato per la nota difficoltà ad imporsi nei test locali, dove serve una struttura forte sul territorio e candidati rappresentativi. Il M5S è crollato anche in test chiaramente politici, come le Europee del 26 maggio scorso, scendendo al 17%. Poi c’è stato lo ‘strappo’ con la Lega e la formazione d’un nuovo governo.  Cambio di colori, formazioni, ma non di risultati, vedi il recentissimo voto in Umbria.  L’impressione è che per il ‘ trentenne prodigio‘ sia iniziato un mortale conto alla rovescia. Con quali esiti si vedrà.  Certo non si andrà per le lunghe, visto che  il 26 gennaio 2020 sta ormai dietro all’angolo.

Ultime di cronaca: il buon Di Maio ha lasciato ( con qualche rampogna) la leadership del Partito, limitandosi  al solo incarico di governo ( Ministro degli Esteri).

DOVE LA RICCHEZZA SEMBRA POVERTA’. Che il Belpaese non sia quel che  si sbandiera,  all‘Estero ma anche da noi, non ci sorprende. E questo, più o meno, in ogni campo. Politico, economico-finanziario, della ricerca, del sociale, dello sport. Quando nel calcio  ci vengono a sbandierare altri tornei, per buona parte ci soccorre il riso. Riso sornione di chi lascia parlare l’interlocutore a suo piacimento, ben sapendo che va spargendo al vento ciance, la più parte ciance,  di poco o nullo peso.
Infatti che potrebbero dire gli esterofili davanti ad una nostra squadra che ritrovasse la Coppa dalle grandi orecchie o un altro Europeo da mettere in bacheca?
Sembrano approdi lontani, eppure, chissà, mai dire mai con gente come la nostra.  Sport, calcio, ma anche economia, o meglio, finanza. Dove, quotidianamente, veniamo terrorizzati  da omelie catastrofiche, spread svolazzanti su chiamata,  baratri pronti ad aprirsi da un’ora all’altra.  Ma stanno davvero così le cose? E c’è ancora qualcuno in questo Paese ( perennemente) diviso tra Guelfi e Ghibellini, Rossi e Neri,  Salvini e anti Salvini, che veleggia super partes, pensando non al  magro orticello proprio ma al gran campus comune? Forse, sì, non disperiamo. Intanto leggiamoci questa ( inattesa) inchiesta del colorato quotidiano  milanese.  Noto per trattare d’economia.  Ma anche d’altro.

” L’Italia- si legge in una  inchiesta del Sole 24 Ore - resta un Paese polarizzato, anche se meno che altrove… Ciò che non torna è la fotografia fiscale dove il 5,3% è la quota di contribuenti che dichiarano più di 50 mila euro di reddito annuo e paga il 40% dell’Irpef…  Il sommerso è probabilmente ciò che caratterizza l’Italia. Sommerso che per l’Istat vale 210 mld circa… Sommerso fatto di comportamenti border line, di zone grigie, di irregolarità elusive e furbesche, forse minute, ma diffusissime che, alla fine, diventano una gigantesca variabile macroeconomica …
In Italia il reddito complessivo è di 1200 mld ed è composto da stipendi e pensioni. La vera sorpresa è nel dato della ricchezza che è composta da immobili, strumenti finanziari, depositi e cash. Un Paese da record con 10 mila mld, 8,4 volte il reddito, un multiplo che in Europa non ha eguali: la Germania è a 6,5 mentre Francia e Gran Bretagna sono a 7,9. Il 50% della ricchezza dell‘Italia è concentrata sul proverbiale mattone…
Oltre a questi, ci sono dati che certificano un Paese che ( bene e spesso) non si vuol vedere. Il risparmio gestito, vale a dire il patrimonio accumulato dalle gestioni collettive e da quelle di portafoglio, è ormai di 2.280 mld e quest’ ultimo  dato del novembre 2019 è cresciuto del 13,9%.  Si tratta di un ammontare di ricchezza quasi pari all’intero debito pubblico che, ad ottobre 2019, era di 2.447 mld.
Gli Italiani non smettono di far crescere anche i depositi che sono ormai oltre 1700 mld, più o meno quanto il Prodotto interno lordo ( intorno 2 mila mld) Sono dati, questi, che in Europa ( chi demonizza il nostro debito pubblico per farne al nostro Paese una colpa), con  reazione più attinente all’etica che non all’economia, soprattutto se si considera il contesto, inequivocabile, dove il debito è più che sostenibile. Anche se, naturalmente, da far scendere rispetto ai livelli attuali…”.

 

LARGO AI RAGAZZI DEL MANCIOJesi, di capitani di ventura ne conta diversi. Di certo, però, quello che lascerà impronta duratura sarà il Mancio, che sta radunando una truppa azzurra degna del suo inestimabile passato. Senz’altro occorrerà tenersi prudenti, come storia comanda, ma se è vero che il buon giorno si vede dal mattino, questo, quello  appena iniziato,  non potrà che confermare la sapienza antica.
Sfogliando gli almanacchi è raro vedere una squadra azzurra infliggere punizioni severe agli avversari. Nove gol,  se non andiamo errati,  mai sono entrati in una rete altrui. Anche per quell’atavica civile forma di rispetto che i nostri combattenti hanno sempre avuto verso il  nemico vinto. Vinto ma non umiliato. Cosa, questa volta, resa non possibile contro i bravi  ragazzi d‘Armenia, che null’altra sfortuna hanno avuto che quella d’incontrare sulla loro strada una nascente pentastella.

QUALE FUTURO  MAESTRO ?  Valentino Rossi ancora, nel 2020 e 2021? ” Penso che il Vale - dice sulla ‘rosea‘  Silvano Galbusera, 62 anni, meccanico, che il Maestro conosce e bene – aspetterà la moto nuova prima di decidere. Se sarà un passo avanti e diventerà competitiva, credo che farà il 2020 e il 2021, poi non so. Fisicamente non vedo problemi in lui, controindicazioni per battagliare per il podio o una vittoria. Non gli manca niente. Anche nelle gare toste non l’ho mai visto affaticato più di tanto”.

 

 

 

RISULTATI  GIRONI  CHAMPIONS ( GRUPPO C) Atalanta-City 1-1; Dinamo Z.-Shakhtar 3-3; ( GRUPPO D) Lokomotiv- Juve 1-2, Bayer L. -Atletico Madrid 2-1; ( GRUPPO E) Liverpool-Genk 2-1, Napoli-Salisburgo 1-1; ( GRUPPO F) Barca-Slavia 0-0, Dortmund-Inter 3-2.
CLASSIFICHE GIRONI CHAMPIONS . ( GRUPPO C) City punti 10, Dinamo Z. 5, Shakhtar 5, Atalanta 1; ( GRUPPO D) Juve 10, Atletico M 7, Lokomotiv 3, Leverkusen 3; ( GRUPPO E) Liverpool 9, Napoli 8, Salisburgo 4, Genk 1; ( GRUPPO F) Barca 8, Dortmund 7, Inter 4, Slavia Praga 2. A completare il girone mancano due incontri: Atalanta-Dinamo e Shakhtar- Atalanta; Juve-Atletico M, Leverkusen- Juve; Liverpool-NapoliNapoli-GenkSlavia-InterInter-Barca.

ALCUNI RISULTATI XI CAMPIONATO. Roma-Napoli 2-1, Bologna-Inter 1-2, Torino-Juve 0-1, Atalanta-Cagliari 0-2, Genoa-Udinese 1-3, Milan-Lazio 1-2.
CLASSIFICA XI CAMPIONATO ( parziale) Juve punti 29, Inter 28, Roma 22, Atalanta 21, lazio 21, Cagliari 21, Napoli 18, Fiorentina 18 … Milan 13.
INCONTRI XII GIORNATA. ( sabato 23 novembre) Atalanta -Juve ( ore 15), Milan-Napoli( ore 18), Torino-Inter ( ore 20,45); ( domenica 24) Bologna-Parma ( ore 12,30); Roma-Brescia ( ore 15), Sassuolo-Lazio, Verona-Fiorentina, Sampdoria -Udinese, Lecce-Cagliari ( ore 20,45); ( lunedì 25 novembre) Spal-Genoa ( ore 20,45).

RISULTATI XII CAMPIONATO. Sassuolo-Bologna 3-1; Brescia-Torino o-4, Inter-Verona 1-2, Napoli-Genoa 0-0; Cagliari-Fiorentina 5-2, Lazio-Lecce 4-2, Sampdoria-Atalanta 0-0, Udinese-Spal 0-0, Parma-Roma 2-0, Juve-Milan 1-0.
CLASSIFICA ( PARZIALE) XII CAMPIONATO. Juventus punti 32, Inter 31, Lazio e Cagliari 24, Roma 22, Atalanta 21, Napoli 19 .. Milan 13 … Spal 8, Brescia 7.

RISULTATI XIV CAMPIONATO. Brescia-Atalanta 0-3, Genoa-Torino 0-1, Fiorentina-Lecce o-1; Juve-Sassuolo 2-2, Inter-Spal 2-1, Lazio-Udinese 3-0, Parma-Milan 0-1, Napoli-Bologna 1-2, Verona-Roma o-3.
CLASSIFICA ( PARZIALE) XIV CAMPIONATO. Inter punti 37, Juve 36, Lazio 30, Roma 28  … Napoli 20 …  Milan 17 … Genoa 10, Spal 9, Brescia 7.
RISULTATI XV GIORNATA CAMPIONATO. Inter-Roma 0-0; Atalanta-Verona 3-2, Udinese-Napoli 1-1, Lazio-Juventus 3-1; Lecce-Genoa 2-2, Sassuolo-Cagliari 2-2, Spal-Brescia 0-1, Torino-Fiorentina 2-1, Samp-Parma 0-1, Bologna-Milan 2-3.

CLASSIFICA XV CAMPIONATO. ( parziale) Inter, punti 38; Juve 36, Lazio 33, Roma 29, Cagliari 29, Atalanta 28, Napoli 21 …  Milan 20 … Genoa 11, Brescia 10, Spal 9,
CLASSIFICA XVI CAMPIONATO. Inter, Juve punti 42; Lazio 36 (* una partita in men); Roma 35; Atalanta 31; Cagliari 29… Genoa punti 11.

PARTITE XVIII CAMPIONATO. ( domenica 5 gennaio) Brescia-Lazio ( ore 12,30), Spal-Verona( ore 15), Genoa-Sassuolo( ore 18), Roma-Torino(ore 20,45); ( lunedì 6 gennaio) Bologna-Fiorentina (ore 12,30), Atalanta-Parma ( ore 15), Juve-CagliariMilan-Sampdoria, Lecce-Udinese, Napoli-Inter ( ore 20,4).

CLASSIFICA XVIII CAMPIONATO. Inter e Juve punti 45, Lazio 39, Roma 35,  Atalanta 34, Cagliari 29, Parma 25, Napoli 24 … Milan 22 … Brescia 14, Genoa 14, Spal 12.
PARTITE XXIX CAMPIONATO. ( sabato 11 gennaioCagliari-Milan 0-2 ( ore 15), Lazio-Napoli ( ore 18), Inter-Atalanta( ore 20,45); ( domenica 12 gennaio) Udinese-Sassuolo (ore 12,30), Fiorentina-Spal (ore 15), Samp-Brescia, Torino-Bologna, Verona-Genoa ( ore 18), Roma-Juve (ore 20,45); ( lunedì 13 gennaio) Parma-Lecce( ore 20,45).

INCONTRI XXI DI CAMPIONATO. ( venerdì 24 gennaio ) Brescia-Milan ( ore 20,45); ( sabato 25)  Spal-Bologna ( ore 15), Fiorentina-Genoa(ore 18), Torino-Atalanta( ore 20,45); ( domenica 26 gennaio) Inter-Cagliari (ore 12,30), Verona-Lecce (ore 15), Parma-Udinese, Samp-Sassuolo, Roma-Lazio (ore 18), Napoli-Juve( ore 20,45).

CALENDARIO CAMPIONATO SERIE A   2019/2020. E’ iniziato il 25 agosto 2019  e finirà il 24 maggio  2020 l’attuale  Campionato. Il nostro Campionato, che nonostante scarsa dirigenza, insignificante attenzione politica e stadi ancora del secolo scorso, resta il più ‘ duro e bello‘ al mondo per le sue intrinseche e sorprendenti  difficoltà  storiche, agonistiche  e caratteriali.
Attecchite e radicate all’ombra dei mille campanili. Addobbati da storie, personaggi, passioni che altrove manco si sforzano di capire. Danari  a parte. E se a dominare c’è n’è una su tutte, l’augusta  Signora di Torino, a rendere vivo fino all’ultimo secondo l’agone ci pensano le altre. Tutte le altre. Per un motivo o l’altro. Tutti validi. Tutti interessanti. Tutti da ascoltare.

E comunque tali da non farci dormire come invece capita in altri ( celebrati) tornei gemelli che già sotto l’albero di Natale, bene e spesso,  in questi ultimi anni, depositano  il pacco-dono d’uno scudetto ( risultato) anticipato. Il calendario ha tenuto conto, questa volta, di tanti distinguo. Che non stiamo a riprenderli. Ci sarebbe  da perderci la testa. Ci fidiamo. Ci affidiamo.
Quel che estrapoliamo è che gli incontri tra le big five si disputeranno tutti in giornate diverse.  Per la Coppa Italia, infine, finale  in calendario per il 13 maggio.

ALTRO DI SPORT

Prima del crollo,   due  eventi: una fantastica Olimpia Milano di coach Messina che batte il Barca e s’insedia ( con Barca e Cska) in vetta alla classifica di Eurolega ( sesta giornata).
* Vincenzo Novari, 60 anni, è stato indicato trasversalmente all’unanimità Ceo del Comitato organizzatore di Milano-Cortina. L’ufficializzazione del suo nome è arrivata dal ministro Vincenzo Spadafora. Novari sarò la guida manageriale del Comitato che sarà presieduto, senza deleghe operative, dallo stesso Malagò. A caldo, diciamo che si è trattato d’una bella pagina italiana. Dopo tanto soffrire, finalmente, tutti d’accordo per un grande obiettivo.

POCO DA DIRE. Sulle moto c’è  poco da dire, se non il solito plauso al solito  cade non cade’ avviato a superare negli almanacchi il Maestro di Tavullia e il remoto Ago. La vera nota positiva è data dal titolo mondiale di Della Porta nella Moto3. Un altro talento che va ad aggiungersi ai numerosi altri giovani talenti azzurri  già in pista e che si aspetta di vedere definitivamente sbocciare magari  il prossimo anno.
Visto che al Maestro non intendono fornire una moto all’altezza, inevitabile è orientarsi verso le nuove leve. Tante. Promettenti. Nulla di nuovo anche nell’auto, dove a vincere è sempre il re nero. Favorito, anche questa volta, da una serie di circostanze, non ultimi  i ‘ pastrocchi’ in casa della ‘rossa’.  Così anche il fenomenale Carletto del feudo dei liguri Grimaldi non pote altro che restare al palo. Quando il Toto vorrà togliersi di dosso quella bianca camicia da corsia ospedaliera per indossare l’altra  che di  ’rossa’  passione  colora le piste del mondo, sarà sempre tardi. Mediti. Decida. Decidano.

NOVITA’ IN ARRIVO PER LA F1. Novità in arrivo nella F1. Grosse. Speriamo solo che non siano state pensate ( come  in passato) per ‘infinocchiare’ la rossa’. Che anche se ‘povera’  come agli albori resterebbe comunque e sempre  la ‘rossa‘. Ovvero, per chi è duro di comprendonio  e di cuore: non ( più) un auto ma ( oramai)  un mito. Guadagnato ( lo si chiarisca agli  sprovveduti) non barando ma incantando.
Le novità.  Per la parte sportiva della F1, il calendario si potrà allungare ad un massimo di 25 Gp. I weekend di gara saranno compresi in tre giorni. Il venerdì mattina ci sarà spazio per  le dichiarazioni di stampa, mentre nel pomeriggio inizieranno le prove libere.Le verifiche tecniche si svolgeranno il venerdì mattina e la configurazione delle monoposto non potrà più variare per il weekend sia in qualifica che in gara.Il tutto per contenere i costi. Il nuovo regolamento finanziario limiterà a 175 mln di dollari ( 157 di euro) le spese del team calcolate su 21 Gp. Sono previste modulazioni della spesa in base a  ingaggi piloti, bonus vari, costi attività extra F1 e i tre stipendi più alti del personale.

 

NON SOLO SPORT.

BREXIT? DETTO FATTO. Si è letto: Ora che la Brexit s’è avverata, a  Bruxelles in molti tireranno un  sospiro di sollievo: il tira e molla di Londra aveva sfiancato anche i più pazienti negoziatori. La domanda prevalente, ora,  è quella che chiede di conoscere chi   sarà tra  Regno Unito ed Europa a rimetterci. Nel Vecchio Continente il  progetto neoimperiale di going global, andare da soli alla conquista della globalizzazione è visto come un sogno velleitario .

Comunque tutto da valutare. Anche perchè la Gran Bretagna possiede ‘ risorse uniche‘ da sfruttare a cominciare dalla  lingua inglese.  E tuttavia negli anni della crisi, il distacco dalla Ue è diventato sempre più evidente, instillando nella gente delle isole la sensazione che l’integrazione europea sarebbe stata  una minaccia per i posti di lavoro e per il welfare, oltre che per le identità e le tradizioni nazionali. Sono state ( probabilmente) queste ’paure’ a spingere molti elettori inglesi ad appoggiare la Brexit. Otturando gli orecchi davanti a quanto declamato  dal progetto europeo, un progetto ‘ civilizzatore’, ambizioso e senza precedenti. Forse un po’ troppo per il radicato pragmatismo anglosassone.

Che sembra ora volgersi al passato cercando di scongiurare un futuro denso di enigmi. Rispolverando  una Gran Bretagna ’ corsara’ e con le ‘mani libere’ per meglio saccheggiare quella che oggi è la più preziosa delle risorse: il capitale umano. I laureati  tra i 25 e i 64 anni nati nel Regno Unito che vivono negli altri 27 paesi membri sono meno di 300 mila. Quelli nati negli altri 27 Paesi che vivono nel Regno Unito sono invece tre volte tanto. Con un saldo netto che si vorrebbe  crescere.
Infatti il primo ministro Johnson ha chiesto alle sue ambasciate di annunciare che il Regno Unito avrebbe cambiato la propria normativa sull’immigrazione per attrarre talenti da tutto il Mondo e che, a tal fine, il suo governo avrebbe abolito il tetto del programma Exceptional Talent Visas, rivolto agli specialisti in scienza, ingegneria e tecnologia.

Proprio su quest’ultimo  fronte la Gran Bretagna può giocare molte carte: le Università, alcune elle quali tra le migliori al Mondo,  la dimensione globalizzata di Londra e la diffusione della lingua inglese. Carte da non sottovalutare e che la Ue dovrà, per tempo, contrastare. Adeguatamente. Intanto raggiungendo un accettabile accordo sulle relazioni future con il Regno Unito.
Per impedire che il neo avventurismo corsaro britannico possa distruggere il progetto di civilizzazzione dell’Europa attraverso la concorrenza fiscale, l’immigrazione selettiva ( all’ Ue, infatti, resterebbe l’ingrato compito di accogliere e integrare i rifugiati e i migranti economici che giungono in massa dal Medio Oriente e dall’Africa) e il free riding rispetto ai beni pubblici globali prodotti dall’Europa.
” Qualsiasi nuovo vincolo che l’Ue  imporrà in futuro ai suoi Stati membri – suggerisce Philippe Van Parijs - dovrà applicarsi anche al Regno Unito. Come avviene oggi per la Svizzera e ancor più per la Norvegia”.  Sempre Philippe Van Parijs  commenta: “  Più che ad un Regno Unito vassallo Ue, penso ad un partner esterno, capace di capire e obbligato a rispettare norme di equità e reciprocità. E’ peraltro probabile  che nel lungo periodo i britannici si renderanno conto di quanto vacua sia oggi l’idea di sovranità nazionale e capiranno che, invece di agire da pirati, è molto più sensato far parte del ‘grande animale annaspante‘ europeo, ovvero della nostra grande, ma difficile impresa civilizzatrice”.

* La  Brexit è legge del Regno Unito. E qualche timore annunciato comincia a materializzarsi. Le dichiarazioni del cancelliere dello Scacchiere Sajid Javid a Davos hanno causato costernazione tra le imprese. Il ‘ diritto alla divergenza‘ rivendicato dal cancelliere significa che in futuro la Gran Bretagna non intende allinearsi alle regole Ue sui prodotti e sugli standard di produzione. ” Non ci sarà allineamento – ribadisce costui- non obbediremo alle regole del mercato unico, non saremo nell’unione doganale, e tutto questo sarà fatto entro la fine del 2020″.

La notizia è rimbalzata  dagli Stati Unitianche se  da  tempo svolazzava nell’aria: Fiat Chrysler Automobiles si fonde dunque con i francesi di Psa( il gruppo di Peugeot).
Al momento è stato pubblicato il testo dell’accordo che speriamo, come soffia qualcuno, non sia una ( velata) resa ai cugini ma la fondamenta di un vero  nuovo grande gruppo europeo del valore di 50 mld di dollari ( quarto al Mondo) in grado di garantire alla nostra gente senza le solite ambasce futuro e lavoro.  L’intesa sulla manovra è tutta da leggere.
Dopo Al Baghdadi  (dovrebbe)  avere terminato la sua carriera da terrorista anche l’erede indicato, Abdullah Qardash, 42 anni, irakeno turkmeno, ucciso ( si dice) nel corso della stessa azione condotta dagli americani con il concorso ( decisivo ) dei Curdi.

* Il New York Times, si schiera: l’anti Trump dovrà essere donna. Esattamente, tra poche altre, Elizabeth Warren, senatrice del Massachussets, 70 anni, sinistra Dem,  e Amy Klobuchar, senatrice Minnesota, 59 anni, componente centrista Dem. Rompendo una lunga tradizione il più importante quotidiano  americano ha deciso di schierarsi apertamente per le primarie democratiche che iniziano il 3 febbraio. Indicando due candidate che, come riprende il Sole24Ore, ” rappresentano le due anime del partito democratico: una più spostata a sinistra, verso le posizioni radicali, e l’altra centrista, dialogante, che cerca di unificare più che di rompere”.

La Warren è combattiva. E senza esitazioni contro la corruzione. Ma  anche favorevole alla regolamentazione della finanza e alla redistribuzione del reddito. E’ stata consigliere di Obama. Tra l’altro, propone un aumento del salario minimo e la copertura  sanitaria per tutti. La Kloduchar, invece, è una (relativa) novità. Parla un linguaggio semplice e diretto.  Tipico del Midwest. Nel 2007, si è fatta notare per un approccio bi-partisan di ricerca del consenso con l’avversario politico. Che in una  situazione fortemente polarizzata come l’attuale potrebbe risultare un necessario  toccasana.

DISASTRO CONTINUO  VENEZIA.  Sgarbi, critico d’arte, dice che non bisogna farne ogni volta una tragedia. Venezia, con l’acqua alta, convive da sempre. Un volta è un metro, un’altra due. Dipende. Il problema semmai è che, nel terzo millennio, non si sia ancora trovato un rimedio per salvaguardare quel che si può salvaguardare di quello scrigno d’inimitabile bellezza. Ci hanno provato col famigerato Mose, che a dipartire l’acque come il suo antico omonimo manco ci prova. Molti, infatti, van chiedendosi dove sia finita quel’ambiziosa opera umana costata miliardi e tuttora latitante.

Si dice che la grande opera per tutelare Venezia dall’alta marea fino a tre metri  non è ancora terminata. I lavori per la sua realizzazione sono iniziati nel 2003, quand’era premier Silvio Berlusconi. La struttura progettata nel 1984, consiste in 78 paratie ( suddivise per chiudere le bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia) che si dovranno alzare con una previsione di marea superiore ai 110 cm e dovrebbe essere definitivamente consegnata il 31 dicembre 2o21 ( costo 5 miliardi). Con l’acqua alata degli ultimi giorni , il Mose si sarebbe messo in funzione grazie a un meccanismo fatto di cassoni di alloggiamento in cemento armato, cerniere e, appunto, paratie. Ma ritardi e inchieste giudiziarie ne hanno condizionato il cronoprogramma.
Quando venne arrestato per frode fiscale Piergiorgio Baita, ad della mantovani, impresa del Consorzio di costruzioni, il manager raccontò agli inquirenti delle mazzette distribuite per oliare il meccanismo dei finanziamenti. Arrestati l’ingegner Giovanni Mazzacurati ( ai domiciliari) con l’accusa di turbativa d’asta, il sindaco Giorgio Orsoni ( poi assolto), l’ex governatore Giancarlo Galan, Renato Chisso, Lia Sartori, ex magistrati alle Acque e generali della finanza, e sott’accusa anche l’allora ministroAltero Matteoli. In seguito Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, proporrà il commissariamento del Mose. Con  brusca frenata ai lavori del 28 febbraio 2013.

 LE FRASI.

Domanda.  Se proprio si dovesse costruire un nuovo stadio, che fare di San Siro ? ” Certo, non va buttato giù – risponde il Gianni Rivera, mitica e inimitabile    bandiera rossonera-. Farlo rimanere come monumento? Solo come seconda ipotesi, perchè  San Siro è un valore dove ci si gioca dentro. Ed è anche memoria, non è vero che la gente non ha memoria. A parte quelli che abitano nella zona, che sono contrari, credo che la maggior parte della gente voglia che San Siro non sia cancellato”.
Risposta.  Per quel che ci riguarda, abbiamo ‘ ascoltato’ il Gianni fin da imberbi. Incantati. Convinti.
Il personaggio grandissimo in campo ha sempre mostrato acume e lungimiranza. Gran parte del calcio odierno ha radici tra le sue iniziative.
E tuttavia, questa volta, non concordiamo. Sbaglia. Troppo amore porta all’errore. Infatti che il San Siro, che per anni abbiamo visto dalla finestra ogni giorno, sia uno dei due o tre campi più vetusti e prestigiosi al mondo non ci piove.  A contare allori e campioni colà levati ed allevati  non basterebbe un giorno.
In ogni caso, il tempo passa e ( dicasi quel che si vuole) un impianto come quello non risponde più alle aspettative attuali. Non buttarlo giù vorrebbe dire ( perlomeno) ristrutturarlo, per tre o quattro o cinque anni. Nel frattempo dove andrebbero a giocare le milanesi? Inoltre, è fuori di dubbio, che un complesso ( stadio più altro) appositamente progettato con criteri, funzionalità e materiali aggiornati darebbe ben altre rese. Per altre prospettive. Per ulteriori ambizioni. Mentre chi provvederebbe a  rabberciare (  costosamente e forse inutilmente ) il glorioso  San Siro ( eventualmente) sottratto alle ruspe?

Eppoi, diciamo la verità più bella, quando mai Milano, la grande Milano, nei suoi momenti cruciali ha rinunciato   ( nel rispetto della memoria, che è questa e non altra)  a guardarsi avanti piuttosto che indietro?
Per l’eventuale mancata grande occasione, chi paga ( o pagherà) ?  Con rispetto: il sindaco Sala, i romantici o i residenti?

QUESTIONI APERTE

 

L’OSCAR DELLE INTERVISTE 2019. Fosse per noi, gli daremmo lOscar dell’ intervista dell’anno.  Diretta. Efficace. L’ha rilasciata alla ‘rosea‘ ( venerdì 18), con tanto di nomi e di cognomi. L’eroe mediatico questa volta è senza dubbio alcuno  il sor ADiElle ( al secolo Aurelio De Laurentis, patron del Napoli). Che, a volerlo punzecchiare, quando è in vena, non le manda a dire a nessuno, proprio a nessuno.
A cominciare dal capo Uefa, Ceferin, per allargarsi su alcuni dei suoi rampolli: Insigne, Mertens, Collejion e così via. “ Insigne? Non lo capisco. Non capisco infatti – chiede ADiElle - perchè a Napoli, a casa sua, non debba essere felice? E’ un gran giocatore, glielo riconosco, ma se ritiene che la sua avventura col Napoli sia finita qua, allora s’impegni per non restare un incompreso…”. Come dire: se credi resti,se non credi buon viaggio.  Verso altre mete.
“ Mertens e Collejon  hanno i contratti in scadenza? Nulla di speciale. Entrambi  infatti – attacca ancora – sono legati al Napoli. Che è un club da amare, come una bellissima donna. A loro due ho presentato una offerta otto mesi fa e di certo non posso andare oltre quanto  proposto. Se poi vogliono andare a fare una vita di m… o le marchette in Cina, vadano pure”. Fossero tutti così spicci e chiari, forse, il calcio nostro ( e non solo) sarebbe diverso.

Comunicazioni come quelle del sor ADiElle sono rare.  Di qua e di là d‘Oltralpe. Le avessero usate a tempo giusto quelli della Beneamata con  il Maurito  della Wanda o il Perisic infatuato di  Premier  ma finito in Bundes , chissà  che ora non fosse  più agevole la sua risalita?  Verso l’Europa. Verso lo scudetto.  Che  per la Beneamata restano ancora un palmo sotto a quanto richiesto da quegli agoni, già prenotati da  squadre da ben altro tempo strutturate e predisposte.

GLI DEI DELLE FORESTE. Per lui,  per loro,  in questa stagione, devono essersi scomodati anche gli antichi dei delle foreste d’Oltralpe  e d‘Albione, visto che tutto è filato liscio, perfino nei minimi particolari, da un bullone all’altro, da una pista all’altra, mentre per la ‘rossa’ non s’è mai persa l’occasione di ricacciarla indietro, giusto o no che fosse, probabilmente,  per provare a demolire un mito che fa ingelosire alcuni  fin al delirio.
Fatto è che la ‘stella’ alla fin dell’ultima tenzone s’è portata a casa il suo record di sei mondiali costruttori di seguito, eguagliando ( finalmente) la ‘ rossa’. Verso la quale da un lustro si sta facendo di tutto  per tenerla ai tubi di scarico. Istituzioni, giurie, safety car e perfino volenterosi solidali raccolti all’uopo di volta in volta che come quel ’fanfan la tulipe’  ( il Tulipano)  specializzato in ‘sfascia rosse‘, che basta dargli voce per fargliene buttare fuori una o due, magari anche con un sol magico colpo.

In Giappone, forse, qualche colpa l’ha avuta anche il nostro Carletto, e infatti ( figuriamoci) se non lo sanzionavano. Verrebbe da dire: non aspettavano altro. E comunque tra l’altrui  ‘ malvagità‘ ( non solo) sportiva  e  la ‘ leggerezza’ propria , sta di fatto, che la ‘rossa‘ è costretta ad archiviare un altro anno non proprio da galleria degli Immortali. Si potrà rifare, certo, però altrui permettendo. La macchina c’è, come c’era anche in Giappone, basterebbe non distrarsi e neppure ‘ stare l’un contro l’altro armato’ per raffermare il giusto ordine delle cose. Intanto, nel nuovo massimo sistema che riguarda la F1 del futuro, alla ‘rossa’ verrà concesso il 15% in meno di rimborsi. A lei, e alle prime tre del ranking. 

 Certo che, ben diverse visioni si hanno distesi  su un divano rispetto a quelli che dovrebbero ‘ essere calati’ fino al collo dentro gli eventi.
Forse è riduttiva  la visione dei primi; forse non è ( sempre ) credibile la visione dei secondi. Che da quel che si legge ( giornali) e si vede ( tivù) sempre più divergono.
Ad esempio, sul fuoriclasse cataluno della moto si largheggia in encomi,  quasi non s’aspettasse altro che di vederlo spazzar via i record dei nostri maestri, dal più antico ( Ago) al più recente ( Vale). Impressioni che speriam non siano verosimili.
E comunque ‘ gatte da pelare’ le abbiamo anche per l’auto. Dove da un lustro brilla la ‘ stella d’argento’ delle vetture di Stoccarda.  Qui, ad essere in difficoltà, è la ‘ rossa’, nell’ispecie, la mitica ‘ rossa‘. Un ippogrifo alato  che fa sognare. Basti infatti sbirciare sul colore prevalente in ogni pista del mondo . In maniera trasversale. Dai bimbi ai nonni. E forse proprio per questo che la visita ai luoghi santi della ‘rossa‘ ( Maranello e Modena) è sempre pieno di voci straniere.  Incantati  da tanta calorosa, originale  bellezza.

 

 

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