Non solo sport. L’Europa partorisce un ‘evento’ : il ‘Recovery Fund’. Che sia la stella cometa tanto attesa ?

Non solo sport. L’Europa partorisce  un ‘evento’ : il ‘Recovery Fund’. Che sia la stella cometa tanto attesa ?
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LA CRONACA DAL DIVANO. Per  via delle  divisioni tra i leader dell’Unione Europea, una decisione concreta sulla creazione del Recovery Fund potrebbe non arrivare prima di settembre e di conseguenza il Fondo rischia di non diventare operativo prima dell’inizio del 2021. Questo è l’allarme lanciato da Goldman Sachs  dopo che il Consiglio Europeo ha trovato  un accordo sulle misure comunitarie da adottare per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia.

Fosse vero, il picciol passo in avanti di quei tinconi del Nord potrebbe vanificarsi. Fornendo gioia a quelle tribù barbare che, nate per predare, non  sanno manco cosa vuol dire collaborare. E questo sarebbe grave, molto grave, perchè  come s’è più volte gridato , qui, in ballo,  c’è un Continente, non  questo o quell’altro stato o staterello.  Molti, tra i lupi del Nord, credono d’essere chiamati a fare beneficenza, stoltamente, perchè di beneficenza qui non c’è mano l’ombra. Qui c’è un pericolo, grosso, raro, di quelli che si presentano ogni due o tre secoli, quando ‘ magistra vitae’ chiama per decidere se tracciare una via o l’altra.  Inutile ripetere che da soli, qui, non si rimedia più una ramazza.
Più che un Continente, qui, s’è rimediato un Hemmental, sforacchiato a destra e a manca. Che ha fatto schifo e lozzo con l’immigrazione, che sta implorando davanti ad un beffardo virus che non si sa se naturale o costruito, che sta a pregare che non ci sia qualcuno che venga creare rogne dentro le frontiere perchè,  allora, con quell’americano che non vede l’ora di levare le tende, rimarrebbe come Pasquino al sole. Nudo e crudo, pronto ad essere sbocconcellato, triturato, perchè non ha truppa tanto fornita da poter fronteggiare un (eventuale) casus belli (perfino) contro una media potenza. Eppoi, c’è il versante economico. Come fare se ognuno si rialza e parte in ordine sparso?
Tra l’altro, con i nemici già in casa, come quegli orange che si fan tosti e belli con i soldi che riescono a sottrarre ( anche) alle casse degli altri paesi europei? All’Italia, ad esempio, mentre la  Francia, muovendosi finalmente  con coerenza, ha deciso di non ‘ dare più aiuti’ a chi porta capitali nell’avido  paradiso dei Paesi bassi. Meglio tardi che mai.  Sarebbe un parto con doglie, ma provvidenziale. Perchè farebbe intravvedere il termine d’un tunnel durato secoli; qualcosa che, in un tempo remoto, s’è esperimentato, ma con ben altri metodi, con altra gente, minuta e terribile, che calzava calighe e che i nemici  teneva  in vita ( possibilmente)  per esibirli nei suoi  trionfi ai fori imperiali.

Un’ ultima battuta, ( non ce vogliano Savini e Meloni, che la loro parte hanno fatto) ma qui Conte c’è piaciuto assai. Non s’è fatto ramollire dalla parte più  ramollita  dei suoi. Ha scartato il ‘rattoppo’ puntando alla ‘soluzione‘. Ancora sulla carta, tutta da definire, tutta ancora nelle candide mani della signora Leyen, ma pur sempre un ( tentativo) di  ‘soluzione’.

BENEFICENZA O  PERICOLO GRAVE?  I lunghi giorni del Coronavirus obbligano a pensare. A rivedere. A rinnovare. Cose non scontate. Anzi, se ben ci guardiamo intorno, c’è tanto da fare da perdersi d’animo. Mentre la nostra ( e l’altrui ) gente continua a morire. Dicono che la Lombardia stia avendo più morti che nella Seconda guerra mondiale. Non sono messi meglio gli altri, e perfino i Tedeschi, che stanno toccando quota  6 mila decessi nonostante  le disponibilità.

Il pensiero più grande è per costoro, e per le loro famiglie, ma  fa perdere il sonno anche il pensiero del domani. Chi ricostruirà, infatti, su tante macerie? E come? E chi? E l’Europa come uscirà dalla dura prova: un pollaio di più o meno credibili staterelli, o una grande nazione nuova, dalla Scandinavia alla Sicilia?  E la picciola Italia, che qualcuno vorrebbe abbandonare nell’ora ( non tanto ) del bisogno ( ma ) della lungimiranza, come si salverà?
Vero è che ne ha passate talmente tante che il Coronavirus, una volta archiviato, perchè sarà archiviato, checchè ne dicano  le implacabili task force di virologi, sarà a malapena ricordato. Il problema è con chi è come uscirà. Quanto  il venditore di almanacchi, del diman  non vogliam certezza. Se altri la vogliono,  si facciano avanti. A noi basterà sapere se quelli che sopravviveranno vorranno marciare con noi o senza di noi. Dopodichè ci regoleremo. Anche perchè i nostri vecchi non ci hanno sempre detto: meglio soli che male accompagnati? Intanto cominciamo a dare un’occhiata alle forze in questa presenti. Nostre e altrui. Per farcene una migliore cognizione.

Dalla morsa del Coronavirus vorrebbe sottrarsi anche lo sport. Nel suo insieme. Anche se a starnazzare di più è il calcio. Con i suoi miti più falsi che veri. Come di quei tizi che se ne son volati via dall’Italia, andando a riparare chissà dove, visto che quel lesto mostricciattolo  s’appresta a volare anche nelle loro terre natali. Ci sovviene quel pretestuoso Pipita, che di tutta questa folla di anti eroi è diventato il campione conclamato.  Baci e abbracci, caro Pipita , ma adesso stia il più lontano possibile!

L’EUROPA  IN ORDINE SPARSO. L’Europa che avanza in ordine sparso. Poco convinta, poco disponibile ad elaborare una visione d’insieme che metta il Vecchio Continente in grado di competere con gli altri Continenti. Chiaro è che stante così le cose, con paesi e paeselli che recalcitrano  nell’andarsi incontro l’uno all’altro anche in momenti decisivi come questo, un gran futuro non ci può essere. Non occorre, per questo, fare un salto ad Elfi o a Cuma, per interpellare  gli antichi oracoli.

La ‘mazzata’ ( più o meno voluta) arrivata dall‘Estremo Oriente non ha messo in ginocchio il gigante comunista, sta invece mettendo in serie ambasce il gigante americano e sta  buttando fuori dal ring planetario la leggiadra Europa. Che fin a neppure  secolo fa contava resti importanti dei suo imperi e che, oggi, davanti ad un virus di strana genia, affrontato in ordine sparso e con sorprendete leggerezza, sia in fase di prevenzione sia in fase di cura ( Germania, inclusa), mostra tutta la sua fragilità.
Che però non spaventa più di tanto. I nordici se ne vanno col tran tran loro; gli Inglesi prima sragionano sul pericolo poi se ne accorgono, ma tardi, pagando un altissimo tributo all’immunità di gregge; i mittle europei, più o meno, con pochi distinguo, s’arroccano intorno alla  odiata- ammirata  ( vecchia o nuova?) Germania; La Francia  oscilla tra il dire e il fare ispirata dal  suo ancor giovin presidente, fermo però ai tempi del liceo; gli Iberici, travolti dall’inattesa e terribile tempesta, cercano di fare come possono, certo, lasciando sul campo ( come l’Italia) una dolorosa coltre d’uomini e donne senza vita.
Questa è la cronaca. Che, da qualche decennio, si ripete. Fatalisticamente. Ad esempio, al cospetto dell’epocale ondata migratoria. Anche qui affrontata ‘ ognuno per proprio conto‘, spargendo i semi d’un qualcosa di cui si fatica a prevedere gli sviluppi. Salute, immigrazione, dunque, ma pensiamo un po’ se dovessero arrivare anche problemi alle nostre frontiere?
Problemi che noi dal 1945 abbiamo messo nel dimenticatoio, ma che non è detto ci abbiano esentato dal ritrovarceli. Basta anche guardarsi attorno. Dai Balcani l’ammonimento è ancor recente; dall’Ucraina  ancor di più; dal Nord Africa è affare in corso  e così via. Poniamoci una domanda ( speriamo mai incombente) davanti a certe situazioni belliche  qual reazione opporrebbe la leggiadra Europa?

Qual forze metterebbe in campo?  In ordine sparso o come Sparta e Atene contro la Persia ? E se in ordine sparso, con quale possibilità di uscirne indenne ( o  vincitrice)? Il tema è talmente vasto che qui possiamo solo raccoglierne qualche briciola. Con un confronto   significativo   non tanto con  le grandi potenze ( Usa, Cina e volendo  Russia), che quelle son fuori portata d’ogni ‘singola’ forza armata europea,  ma tra  la Francia e la la Turchia, potenza regionale.

 

FORZE ARMATE  FRANCIA vs TURCHIA.

FRANCIA. ” Con la Gran Bretagna che, uscita dall’Unione europea, assume una posizione ’a latere’,  e la Germania che vede la sua posizione non più così granitica ( nel senso che sta riavviando il riarmo, ndr), la Francia punta ad essere la leadershipmilitare in Europa.
L’ Armèe dell’aire che sta completando un processo di ristrutturazione che la porterà all’Horizon 2020 a una prima linea di combattimento su 185 macchine mentre rimarranno sostanzialmente invariate le altre linee ( addestramento, altri ruoli etc.). Per ciò che riguarda la la prima linea, si assisterà ad una diminuzione dei Mirage 2000 a vantaggio del Rafale, con la radiazione degli M2000N, già avvenuta, e dei Mirage 2000 5F disponibili ( attualmente sono 28) e anche i 2000D, che oggi sono circa 70, di cui 55 sottoposti ad aggiornamento. Arriverà a completamento iniziato nel 2014, con il programma Vision 2019 per ricostruire le Escadre ( stormo)”.

( fonte: Aeronautica&Difesaaprile 2020, pag.70)

TURCHIA.  “Quasi mezzo milione di militari, con 80 mila elementi di carriera e 410 mila di leva, per un totale di circa 700 mila uomini oggi in divisa, a cui si aggiungono circa 185 mila riservisti. Sono questi i numeri attuali delle forze armate dellaTurchia“.  Vediamo le singole armate, limitandoci ( al momento) ad aviazione e forze di terra.

L’AVIAZIONE. La forza aerea di Ankara consiste di oltre 60 mila militari e di circa 1.100 velivoli di vario tipo: oltre 200 intercettori, 200 aerei d’attacco, 440 aerei da trasporto, 270 mezzi di addestramento, 440 elicotteri, di cui 65 da attacco. Il comando aereo turco dipende sempre da Izmir. L’armamento di base è composto da 240 F-16 Falcon, che la Turchia continua, in parte, a produrre su licenza. Gli AWACS  a disposizione di Ankara sono invece 4, mentre i grandi aerei da trasporto truppe sono 15, a cui s aggiungono A400M e Transall C160 in fase di co-progettazione con i partner europei e atlantici.
Le tipologie di UAV  prodotte dalla Turchia sono 7. Di queste, 4 possono essere armate con missili Hellfire o con il turco Rooketsan Cirif. I satelliti, tutti ad alta risoluzione, sono di fabbricazione nazionale, come i Gokturk-1 e 2. Si tratta di oltre 15 elementi, ma i dati sono ovviamente incerti e, ovviamente, tutti gestiti dal MIT, il servizio segreto turco. La formazione di base delle forze aeree turche attuali è di 19 squadroni da combattimento, 1 squadra riconoscimento, 6 battaglioni di addestramento, 6 squadre per il trasporto, 1 squadrone per il carburante, 8 squadre per i missili terra-aria.
E ANCHE LE FORZE DI TERRA. Le forze di terra rappresentano il 30% dell’intero sistema di difesa turco. Si tratta di circa 320.000 tra ufficiali e soldati. I mezzi a disposizione sono oltre 3.700 carri armati, 7.600 veicoli da tra- sporto armati, 820 sistemi di lancio per i missili. Il quartier generale delle forze di terra del meridione si trova a Izmir. Dal 2004, la stessa base ospita anche l’ACC della NATO, prima situato a Napoli. A Izmir ha anche sede il comando della Forza di pace turca per l’Egeo. 

( fonte: dal libro di Marco Giaconi ‘Le guerre degli altri’Paesi Edizioni) 

 

 

UN POPOLO INDEBITATO. “Gli Olandesi? Un popolo indebitato. Ci sono dei numeri e un carteggio che il presidente del Consiglio Giuuseppe Conte e il ministro delle Finanze Roberto Gualtieri,  farebbero bene a portare al prossimo vertice europeo sulle misure straordinarie per fronteggiare lo shock economico del Coronvirus. I numeri sono quelli che mettono a confronto il debito del settore privato in rapporto al Pil in Italia e in Olanda e che inchiodano i Paesi Bassi a una scomoda posizione”.

Così il Sole24Ore, venerdì 17 aprile. In una ‘indagine’ che smaschera i ( cosiddetti) ‘duri e puri’ del Nord , loro al guinzaglio come asburgici e finnici del novello reich germanico, che i miopi con protervia continuano a non vedere. Smaschera in che senso? Nel senso che nelle ‘terre basse’ sono afflitti da una situazione che il governo dell’Aja tende ‘a dimenticare’ visto che ‘scaraventa’ quel profumato Paese ai primi posti d’una ( misconosciuta ) classifica negativa tra gli Stati membri dell’Unione.
Che sarà bene rendere nota, anche perché non possono essere note solo le classifiche che riguardano noi, con quegli spread brandeggiati  dagli Orange&soci  sulle nostre teste come le scimitarre del feroce Aladino. Che non fossimo i peggio lo sapevamo, ma che i peggio debbano venirci a fare non solo danni ma anche la morale, questo no, proprio non ci sta! Ovvio, che per andare in guerra occorrono guerrieri audaci, che se di questi ne conti pochi soprattutto laddove si comanda, puoi solo sperare di ridurre al minimo la furia demolitrice del nemico.
Detto questo, vediamo in che mare di guai sono piombati gli agguerriti  ‘nemici’ del Nord. Partiamo dai dati. Un bollettino del Central Bureau voor Statistiek ( Cbs) il 7 aprile scorso ha certificato l’indebitamento di quel Paese. In cui, il debito pubblico è sceso nel 2019 al 48,6% del Pil, un dato che farebbe apparire l’Olanda un paese più che esemplare. E tale continuerebbe ad essere considerato se non si fosse scoperto ( si fa per dire) il dato relativo al settore privato nel suo complesso, e che sia pur in lieve discesa rispetto al 2018, tocca quota 231,00 % del Pil  ( contro il 107% dell’Italia).
In particolare il debito delle società non finanziarie si attesta al 132,3% del Pil, mentre in Italia è fermo al 66,1%. In Olanda l’indebitamento delle famiglie è pari al 98,7%, mentre in Italia è fermo al 41,2% del Pil.
Cifre, come si vede, nettamente migliori ( ad eccezione del ‘drammatico’ debito pubblico) rispetto a quelle messe sul tavolo di trattative epocali dai bravi fiorai delle ‘terre basse’. Ma non basta. Anche il dato sul rapporto tra debiti e reddito disponibile delle famiglie, diffuso dalla Bce, certifica il divario. In Olanda il rapporto è del 193%, ovvero  il più alto della Unione, mente nel Belpaese il ratio è del 61,3%. In valori assoluti le famiglie olandesi sono indebitate per 46.584 euro pro-capite, le italiane per 12,163 euro.

Chiaro, annota con l’abituale ‘onestà intellettuale’, il Sole24Ore, che queste cifre possono dire tutto nulla. Se si potesse evitare di sovrapporle all’andamento del mercato immobiliare olandese. E’ qui, infatti, che son drizzate le antenne del European systemic risk board, nato nel 2010 con il compito di esaminare i rischi sistemici che possono danneggiare l’Area euroDopo il Coronavirus,  un toccasana. 
Nel 2016 l’Esrb ha realizzato uno studio sulle vulnerabilità sistemiche relative agli immobili residenziali della Ue. Le conclusioni sono state una sonora bocciatura per i Paesi Bassi. Gli analisti Esrb hanno riscontrato un elevato indebitamento delle famiglie, con una quota significativa gravata da mutui superiori al valore delle abitazioni. La vulnerabilità del mercato abitativo è può essere fonte di rischio sistemico per la stabilità finanziaria.
Della situazione, tale Rutte, guida dell’esecutivo orange, nonostante che il Comitato esecutivo europeo sia tornato all’attacco  e l’Esrb abbia stigmatizzato l’inezia olandese, continua amabilmente a fare spallucce.  Magari coprendo, come tutti i malevoli di questo mondo, le magagne proprie inventandosene altre.
Qualcuno, ovviamente, interessato a mantenere in vita quell’ indecente paradiso fiscale,  acconsente. Molti, anche dalle nostre parti e il gioco è fatto. Intanto, dal 2016, i prezzi delle abitazioni hanno continuato ad aumentare provocando sacche di sopravalutazione nelle grandi città.

L’indebitamento elle famiglie vene erogato da istituti bancari: Rabobank che è esposta per 189 mld euro ( 21% del totale), Abn Amro per 149 mld euroIngg per 112mld euro. Una enormità. Il problema, quindi,  c’è, eccome.

CONCLUSIONE. “ Eppure sui tavoli europei – conclude la coraggiosa e pregevole inchiesta del Sole24Ore- il convitato di pietra resta sempre e solo il debito pubblico”. Chissà perché? Chissà perché anche dalle nostre parti sono in tanti quelli ‘ disposti’ o ‘rassegnati’ o ‘ menefreghisti’  ad accettare  ‘condizioni più o meno velate’ ? Invece di cercare il modo di toglierci di dosso ( una volta per tutte)  quel debito pubblico che in mano ai sicari dello spread  diventa una coltellata al cuore del Belpaese ad ogni levare del vento, trascinando  nella  malasorte anche il Vecchio Continente. Che senza l’Italia, checchè ne dicano nell’Altrove, è zoppo. O meglio, solo una rissosa e malevola accozzaglia di comprimari. Che nulla ha appreso dal passato. Del resto come poterono  le  poleis greche  spegnere i loro sogni finendo , dapprima, sotto il tallone Macedone, eppoi, sotto le calighe Romane?

BIBLIO. L’inchiesta, Primo Piano, Roberto Galullo/Angelo Mincuzzi, Sole24Ore, venerdì 17 aprilepag.11.

LA RIPARTENZA DELLO SPORT. E mentre il solito esperto virologo italiano al lavoro nella solita università americana ha vaticinato  che con il  Coronavirus avremo a che fare ora et semper, in eterno, lo sport in generale morde i freni per ripartire.  Del resto, se non freme uno sportivo chi altri più di lui ?  Capiamo. Aspettiamo. Anche perchè la matassa da districare non è uno scherzo da raccattapalle. Combinare le folle, gli scontri in campo, gli entusiasmi davanti alle tivù o ai social, con la sicurezza, ovvero col mantenimento delle ‘distanze’, è davvero complicato. Speriamo che si trovi  l’antidoto, perchè su questa strada ci potrebbe essere la necessità di buttar giù l’esistente per rifarlo ex novo. 

Confidiamo nel bicchiere mezzo pieno. E guardiamoci intorno. La Uefa vorrebbe concludere l’annata europea. Come e quando non si sa. I Tugnini , ovvio, stanno già in campo, allenandosi alla faccia delle mascherine. Gli Itali, invece, ancora una volta azzuffati come i polli di Lorenzo il Tramaglino, ora dicono una cosa ora un’altra.
Vorrebbero chiudere il Campionato, almeno quello, anche perchè qui rischiano di saltare ( oltre  i nervi al sor Lotito) anche  le indispensabili  entrate televisive. Nel frattempo cercano di ridurre le spese, tagliando ( apparentemente) gli stipendi  un pò a tutti, e sopratutto quelli lauti dei giocatori.
Nulla è certo, eppure la macchina del calciomercato del pallone continua a macinare veri o presunti affari. Werner, tedesco del Lipsia, è in pole all’Inter nel caso dovesse partire Lautaro. Partire, ma verso dove? Al Barca? Ma che dite, informatevi meglio, perchè il Panda di Catalogna non se la passa proprio bene. Qualcuno, forse esagerando, cosa possibile in tempi di Coronavirus, parla di possibile bancarotta. E comunque, quel che pare a noi, è più facile che Messi arrivi a  Milano piuttosto che Lautaro vada a Barcellona. Quegli stranieri della Signora che se la sono data a gambe al primo soffio del virus, non sono ancora tornati alla base. Anche qualcuno se la passerà meglio, ma qualche altro s’è ancor di più infognato.

Sul versante ciclo, il solito Tour vuol dettare i calendari. Lui a fine agosto, il Giro ad ottobre seguito dalla Vuelta a Natale o giù di lì.  Solita pretenziosità transalpina, perchè checchè ne dicano, a noi interessa il Giro, eppoi altri. Come si faceva in quei favolosi anni del Dopoguerra, che  vedevano  transitare su  pianure, valli e montagne  più belle d’Europa, i più straordinari pedalatori mai esistiti. Ci meravigliamo che Buffa, l’aedo sena lira di Sky, non ci abbia ancora intinto la penna. Perchè se epopea c’è stata nello sport (  non solo) italiano, quella ha  baciato (sopratutto)  il ciclismo, popolato ( allora) da un generazioni di giganti che ha restituito onore ed orgoglio ad un popolo distrutto da una guerra che non avrebbe mai dovuto fare.

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