Riccione. Un mollusco non così raro. Il ‘Thetys fimbria’ è in realtà piuttosto frequente in Adriatico.

4 settembre 2020 0 commenti
Riccione. Un mollusco non così raro. Il ‘Thetys fimbria’ è in realtà piuttosto frequente in Adriatico.
Tethys_fimbria_Filippo_Ioni

RIVIERA DI ROMAGNA. Qualche giorno fa, un giornale locale online ha riportato la notizia di un eccezionale rinvenimento, da parte di un subacqueo, di un mollusco sui fondali fangosi antistanti Riccione (il titolo era ‘Nelle acque di Riccione spunta un mollusco rarissimo, mai avvistato in Adriatico‘).

Da qui la notizia è rimbalzata sui social network ed è stata ripresa da altre testate online, raggiungendo una grande diffusione. In verità, l’organismo segnalato è una specie già conosciuta per l’Alto Adriatico, la cui presenza è testimoniata dalla bibliografia scientifica. Già citato nel 1600 come ‘satiro marino’ nel Lido di Venezia, viene segnalato con una certa frequenza in Adriatico.
Nel corso delle attività che la struttura oceanografica Daphne di Arpae conduce annualmente nell’ambito del monitoraggio della Strategia marina, sono stati riportati numerosi avvistamenti del mollusco tramite riprese subacquee effettuate con il ROV (Remote Observation Vehicle) su ampie zone lungo tutta l’area di competenza regionale. A tal proposito riportiamo un frame della campagna del 2018, con l’animale sul fondale.
Anche nell’ambito della pesca a strascico, date le sue dimensioni, viene frequentemente e involontariamente pescato, pur non avendo un valore commerciale. Il suo nome scientifico è Tethys fimbria, è il nudibranco più grande del Mediterraneo, in quanto può raggiungere i 30 cm.  Di colore bianco-grigio con margine nero, è dotato di un largo velo orale munito di tentacoli usati per predare piccoli crostacei e altri invertebrati. Tipico di fondi mobili, si riproduce nel periodo invernale.

Nelle foto:

- Frame da riprese con ROV (Arpae-Daphne, 2018)
- Foto di Filippo Ioni, tratta da “Atlante della fauna e della flora marina dell´Adriatico nord-occidentale”, a cura di Attilio Rinaldi, La Mandragora ed., 2017 (in caso di utilizzo citare la fonte)

 


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