Non solo sport. Serie A: si parte. Misano: gioia tricolore. Italico: in 4 agli ottavi. Schwazer: complotto?

Non solo sport. Serie A: si parte. Misano: gioia tricolore. Italico: in 4 agli ottavi. Schwazer: complotto?
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 CRONACA DAL DIVANO. Calciomercato. Milik passa alla Roma, Dzeko passa alla Juve, Suarez passa l’esame d’ italiano ma resta col cerino in mano?  Chi  dunque va rafforzandosi tra le belle del nostro campionato?
La Signora detta anche Incompiuta, che lascia il Pipita per far posto al bomber?  Oppure la Beneamata che ancor stenta a far  capire  se posseduta da  un boss dell’industria o da un ricco venditore di elettrodomestici?  Oppure il vecchio Diavolo improvvisamente risalito dagli Inferi  per radunar giovani talenti attorno ad un monumento con l’intento di tornare ai fasti antichi?
Sarà un campionato ancora privo di folla. Con qualche danno ( spettatori, tivù) che lascerà le sue ferite. E mentre le entrate calano, gli squali continuano non tanto a confermare ma a crescere. Ingaggi e parcelle.  Che non ci sia nessuno al mondo, capace di relegarli in una loro riserva, per satisfare in solitudine i loro appetiti, è incredibile. Le società accrescono i loro debiti ( oltre 4 mld), mentre gli squali scorrazzano indisturbati  per riempire  i loro forzieri. Non è che così facendo, ci avviamo al peggio?
Le gioie in questo weekend ci arrivano, oltre che dalle moto, anche dal tennis. Dove in quel di Roma, nella inimitabile cornice del Foro Italico, ben quattro nostri ragazzi sono saliti agli ottavi. Non accadeva da tre decenni. Non sarà forse questo il segno che anche qui, terra battuta o sintetico che sia , stiamo per rivedere l’Olimpo ? Del resto, come spesso andiam dicendo, non è  in questo nostro Paese che ha messo il nido l’Araba Fenice?

 

Schwazer: l’ombra del complotto. Così titola la ‘rosea’, che si chiede : valori anomali di Dna: provette manipolate? Ma la Wada e Iaaf non mollano.  Non è detta l’ultima parola? Vedremo.

UNA CREATURA SPECIALE. Fosse comparsa ai tempi in cui sui  chiari mari mediterranei fiorivano miti, oggi dovremmo chiamarla con pseudonimi desueti. Pegaso, il cavallo alato, oppure Ippogrifo, il misto d’animali  dall’Ariosto attinto dalla eredità classica. E del Pegaso, ad esempio,  meglio d’altri, avrebbe avuto tutti i sembianti e i compiti. Corpo di destriero e ali d’aquila per trasportare, rapido,  le folgori del padre degli dei in Olimpo, oggi costellazione.
E che la rossa’ non sia più una semplice auto lo si sa da tempo. La sua presenza fonde passione, velocità e bello, in un unicum dal valore  materiale  inestimabile. Una Ferrari 250 Gto Scaglietti del 1962, infatti,  è stata battuta all’asta nel 2018 per 48.405.ooo dollari da Sotheby’s in California. Parlando di valore materiale, poi, perchè se trapassiamo in quello immateriale allora facciamo fatica a toccare un limite.

Al pari di  Pegaso, figlio di Poseidone, addomesticato da Bellerofonte, la ’rossa‘  é una creatura indomabile, incurante di qualsiasi ostacolo, deputata a consegnare i sogni degli uomini agli dei. Quando si corre un Gp, o altra manifestazione, la prima domanda che la gente si fa è ‘ Com’è andata la rossa ?’. Preoccupa lei, infatti, non altri. Tanto che, quando un suo pilota arriva ultimo resta sempre e comunque il primo.
Possono dire un gran bene delle ‘frecce  d’argento’, e anche del suo deus ex machina, il gran Toto erede di Cecco Beppe, ma di tifar per loro nessuno se lo sogna. A proposito del Toto, non è ora che si tolga di dosso quella candida camicia  asettica  da ospedaliero per indossare quella rossa d’amante appassionato di questo suo  ( ancor seguitissimo ) sport, da salvare più che ( continuare) ad  affossare ?

 ALTRO. Dovremmo star a parlare anche di Misano, Mugello e di calciomercato ( dove a spendere e a spandere son quelli che manovrano soldi di Stato) , mentre lontano dai clamori mediatici vanno ad iniziare sui nostri parquet i campionati di volley maschile-femminile più belli e importanti al mondo. Non ci turba più di tanto l’egemonia slovena, in un Tour incastrato  a forza in un momento della ripresa ciclistica,  per favorirlo a danno ( e non a completamento) del Giro che per noi resta la corsa a tappe per antonomasiamentre non ci fa dormire il ritorno  sui banchi scuola più incasinato della storia della giovane repubblica italiana.
Nel fine settimana riprende il campionato. Con Fiorentina-Torino ( ore 18) e Verona-Roma ( ore 20,45). Il  20, 21, 22 ottobre partirà la fase a gironi di Champions ed Europa League. Giovedì 17 il Milan ha giocato il 2° turno di qualificazione di Europa League a Dublino, in casa dello Shamrock Rovers. Superato il turno ( 0-2), giovedì 24 settembre ( gara secca a San Siro ) trova  i norvegesi del Bodo . Dopodichè, giocherebbe il 1°ottobre i play off per entrare nella fase a gironi.

Il primo dei due appuntamenti  di Misano  è stato ( per noi)  un trionfo: primi tre nella Moto 2, primi due ( e quarto) nella Moto Gp, con il Dovi in testa al Mondiale.  A due passi dal mare, nella ormai leggendaria driver valley, sono  sboccati tre o quattro o cinque campioni, di cui sentiremo parlare ancora. Anche dopo il ritiro di quel prodigioso maestro di Tavullia, quarto all’ultima curva, dopo aver contrastato da par suo il Morbido e il Pecco. Festa  invece a Firenze, per i mille Gp della ‘rossa‘. Tartassata in pista, la bella pista del Mugello, ma pur sempre la più amata e ammirata. Chi ha detto che un pilota della ‘rossa‘ anche quando arriva ultimo rimane  ( sempre e comunque) il primo?

LE SEGRETE VIE DEL PALLONE. Per chi non s’addentra nelle segrete  del calcio, i due eventi in corso d’opera dicon poco o nulla. Invece sono proprio degli eventi, di quelli storici e di cui si tratterà negli anni a venire. Andiamo a scoprirli. Il primo riguarda la Lega calcio, dove ( per la prima volta)  a vincere è stato il buonsenso,  scegliendo ( all’unanimità,  il riottoso  Lotito compreso) i fondi come partner d’avventura;  il secondo riguarda  l’approvazione della legge sugli stadi, in fase finale, anche perchè  non più rinviabile, visto che se si vuol  vendere ( quanto prima) un prodotto confezionato in stadi non adeguati  non lascia margini di crescita.

I fondi hanno competenza ed esperienza in operazioni di vendita del prodotto televisivo sportivo. Del resto, noi, poverelli, gestiti da prodigiosi incapaci, in men che non si dica siamo scalati al quarto posto delle entrate, poco sopra alla Ligue 1 francese. I debiti invece sono saliti a 4,3 mld. Serve quindi una trasformazione del nostro prodotto, rapida, in grado di dare stabilità finanziaria e governance. Gli advisor selezionati sono i migliori possibili. Entrambe le offerte sono per il 10%, ma strutturate in maniera differente. L’obiettivo, comune, è però quello di garantire un altro miliardo e mezzo di flusso nei tre anni  dopo e di raddoppiare i ricavi nei cicli successivi.
Onde per cui, se non sorgeranno ostacoli insormontabili ( al momento non prevedibili) il futuro sarà decisamente roseo. Era ora, che qualcuno lasciasse da parte le amenità, sconfiggesse i piccoli proprietari di orticelli locali, e facesse intravvedere una visione esatta del mondo del calcio attuale dal quale il nostro  possa attingere per quel che rappresenta rappresenta nella storia di questo sport.  Se a questo evento dovesse aggiungersi anche quell’altro, altrettanto epocale, sugli  stadi, potremmo ben dire di esserci rimessi in cammino. Non più per far da garzoni ad altri, ma per tornare  protagonisti. Come Eupalla da sempre ci incoraggia. Nell’attesa di un’altra Champions e della pentastella. 

Che il Covid abbia messo in difficoltà il mondo del  pallone è acclarato. Stadi vuoti, bassi introiti pubblicitari e perfino ridimensionati diritti tivù. Dovrebbe tutti quanti tirare di cinghia. Tutti, o quasi, perchè c’è come al solito qualcuno che sfugge alla regola generale e si fa i cavoli suoi. Quell’ex pizzaiolo, ad esempio, di Nocera natio e di scuola orange nutrito. Per lui il mondo gravita all’inverso. Ultimamente stan facendo  scalpore due suoi colpi di mercato. Con l’Ibra, svedese d’anagrafe, che per  cedere il suo cuore al vecchio Diavolo ha chiesto di salire col cachet  da 3,5 a 7,5 mln; e il rinnovo dell’imberbe portierone ( sempre rossonero)  che per pagarsi la mensa abbisogna di far salire le sue entrate da 6 a 10 mln netti annui.

A parte il tempo del Covid, ma non è che questo  ex pizzaiolo si sia allargato un po’ troppo? Sulle cifre, assurde, d’accordo, spara quel che vuole, ma anche sul fatto che alla fin della veglia è lui a far le squadre? Non le nobili del calcio, pensate, ma lui. Che sposta questo o quell’ altro  omino a  piacimento suo come  pedine d’un gioco degli scacchi con regole riscritte da lui.
Tanto, da quel che fa capire, uno spendaccione lo trova sempre. Soprattutto in Albione o al Psg, dove i danari sono trivellazioni di Stato, che nessuno osa controllare, manco il povero Caferin che, ultimamente, con il City, ha dovuto ( contemporaneamente)  far la figura del cornuto e del mazziato. Ci stiam chiedendo, visto che medicina contro gli ex pizzaioli e i loro clienti non esiste, perchè anche noi non ci adeguiamo? Cominciando a bussare alla Cassa depositi e prestiti?  Per questa o quella squadra? Al contempo cercando di capire  donde l’ex pizzaiolo tiene  il suo forziere che ( i bene informati ) dicono essere più grosso e ricolmo di quello del conte di Montecristo.

L’OCCASIONE DELLA SVOLTA. Siamo  alla svolta. In Lega calcio occorre scegliere tra due offerte, una da un 1,5 mld, l’altra da 1,3 mld, entrambe per una quota minoritaria ( 10%) soldi importanti, fondamentali, per il futuro del nostro calcio. Che qualcuno, bellamente, gode a far transitare da ‘ campionato più bello e competitivo‘ a ‘ campionato più stanco, rissoso e meno vincente‘.  Cosa ( niente affatto) vera.

Anche nella rimpatriata al Grand’Hotel di Rimini, tra i maestri Galliani, Marotta, Sabbatini  ecc., s’è parlato di calcio italiano in decadenza. Meraviglioso anche solo vent’anni fa, disastroso oggi. E’ sempre piacevole sfrugolare nel passato, soprattutto quello glorioso. Galliani, in questo, è un maestro. Dal cuore mutevole, ieri del Milan, oggi del Monza, ma pur sempre un maestro.
Per lui l’importante non è quel che accade sui teatri verdi del pallone  ma che a tirar le fila sia lui a nome e per conto del signore di Arcore. Il sor Galliani, tra l’altro, come sempre ameno, ha  dissertato sul  declino del pallone italico da attribuire ( in buona parte) alla  lingua inglese, che fungerebbe  da traino alla Premier ( soprattutto)  nei ricchi  paesi dell’ex impero britannico, consentendogli di ricavare diritti esteri tivù che noi manco ci sogniamo. Ed è per  dare l’assalto a questi  crescenti introiti che  sceicchi, magnati e oligarchi russi, da anni si danno appuntamento nella perfida Albione.  Investendo soldi la più parte non loro ma dei rispettivi Stati.  

Tanto che il divario tra Premier e altri cresce. Emarginando il nostro campionato, oramai di transito, a dir del buon Marotta, e valorizzando gli altrui, che ( ovviamente) volano a gonfie vele. Dimenticando, forse, qualcosa. Che nei paesi del Commonwealth non è il calcio lo sport più popolare  e  trainante  e danaroso. Così in Canada ( basket, hockey), in Usa ( basket, football americano, baseball, hockey), in Australia ( rugby) ecc. ecc.
Allora, qual altra ragione penalizza il nostro calcio, post era Mecenati ? Sicuri che c’entra l’inglese e non altro?  Per noi, ad occhio e croce,  sta semmai nell’insipienza di chi  ha governato per anni il nostro ‘ ex ballon d’or’. La Lega, ad esempio, che ‘ da tempo immemorabile soffre dell’incapacità cronica di una visione di prospettiva’. Una Lega che ha sacrificato il bene collettivo ‘sull’altare di una politica miope, di piccolo cabotaggio, concentrata su interessi spesso solo individuali‘. Come di quel  tizio corpulento preoccupato più che altro a non  perdere potere personale. E che si aspetta a  mandarlo in altre faccende ad affaccendarsi? Lui e i suoi fans.
Che non sia questa la strada che, pur in assenza degli stadi benedetti, potrà consentirci una vera  rimonta? Che i paesi di lingua inglese ( tra l’altro ancora minoritari rispetto a quelli di lingua latina) potrebbero contare ma fino ad un certo punto.  Dipenderà da noi, dal nostro prodotto. Non di transito, speriamo, come propaganda il buon Marotta. Che se di transito vuol essere lui, può accomodarsi donde meglio crede.

NDR. Domande. E’ calcio di transito è per caso anche la finale della Beneamata in Uefa, generosamente donata da un centrattacco che non ha segnato nella rete avversa ma in quella propria ? E’ per caso calcio di transito anche quello della Dea che per un sol minuto , a giochi già bell’e fatti, s’è vista strappar via una vittoria ampiamente meritata?
Son calcio di transito anche le nuove Juve, Inter, Milan etcc.? Da notare che   nelle otto di semifinale Champions ed Europa League, quest’anno,  non c’era manco una figliola di Premier. Belle parole quelle del Sheva rilasciate alla ‘rosea‘ sul nostro campionato. Un ragazzo, il Sheva, amato non solo dai rossoneri, e che non si capisce perchè si aspetti ancora a riportarlo da noi. Casa sua.

Una nota  per la Nazionale del Mancio impegnata nella Nation League. Poco gioco, poco coraggio, poche occasioni. Contro l’umile Bosnia, finita 1-1. Ora ( secondo turno)  c’era l‘Olanda, e abbiam sperato con fosse  un’altra Svezia. E Svezia non è stata perchè la brigata del Mancio ha fatto quel che sa fare, domando in trasferta i rifioriti Tulipani. Solo un golletto, di testa, del piccolo Barella, che però è bastato per portare a casa i tre punti, il primo posto nel girone e l’auspicato ranking Uefa. 

Qualcuno metta occhio agli Under 21, che contro la Svezia pari età ha fatto una figura del cavolo ( 0-3). Siamo sicuri che non occorro ben altra mano per rendere dei  guerrieri quegli scolari in gita scolastica?

IL TOTO CHE SFOTTE. Il Toto, nonostante appartenga alla categoria ‘ amabile carogna‘, viennese, classe 1972, direttore esecutivo della Mercedes, mantiene intatta la nostra stima e simpatia. Che son frutti non accidentali ma prodotti d’ un pregresso che il Toto ha saputo bellamente realizzare. Suo merito principale è quello di avere fatto terra bruciata intorno alla ‘ sua’ Mercedes. Nel senso che per vincere non ha bisogno manco delle quattro ruote, perchè anche tre son più che sufficienti.

La firma del re nero  con la Mercedes  tarda ad arrivare. Forse, anche lui, nonostante il momento gramo, prima di chiudere, vuol togliersi l’onore di salire su quella magica ‘rossa’. Di cui si favoleggia in ogni anfratto del pianeta, anche perchè a lei sola è concesso di rendere immortali i driver delle piste da corsa. Del fatto, il Toto, non è minimamente  preoccupato.
‘ Siamo amici – dice – ma se dovesse decidere di smettere, perderemmo un grande pilota, ma la Mercedes non inizierebbe a perdere, a patto ( Catalano docet anche in Austria?) di continuare ad essere in grado di presentarci al via con la migliore macchina e i migliori piloti’. Proprio quello che volevamo sentirci di dire dal Toto, visto che  da alcuni anni  andiamo avvertendo che questa F1 è ormai un mondo ingessato, dominato, senza futuro.
Non andiamo a riepilogare tanti episodi e voci. Per quel che si può su un divano, sappiamo che il Toto ( dietro le quinte) ha fatto di tutto per demolire la ‘rossa’. In ogni modo. Con ogni mezzo e supporto. Dall’astio del  tortignacolo francese alla Fia, alle novità e  ai regolamenti ( vedi power unit), dai giudici  finanche ai media, compresi i nostri, che quando commentano le gare non sanno difendere le ragioni della ‘rossa’ manco quando la vedono umiliata.

In questo lasso storico questo ci passa il convento. Certo non vorremmo stare con le mani in mano mentre ci demoliscono una delle opere d’arte più magnifiche concepite nel Belpaese. Si potrà vedere più competizione nel 2021?
‘ Non so – ribatte il Toto  - perchè si  potrà portare una sola evoluzione nella prossima stagione ma se un team fa un buon lavoro adesso o in inverno può migliorare tanto. Spero davvero che la Ferrari possa fare un salto in avanti.
Amo i campionati combattuti. Sarebbe meglio per tutti se il Mondiale venisse deciso all’ultima corsa, con una vittoria della Mercedes’. Ovviamente, da ‘amabile carogna‘, si può permettere anche di sfottere. Una cosa però deve chiedersi, lui che di sterile camice bianco da corsia d’ospedale  è sempre vestito. Chissà perchè nel mondo   nessuno fa il tifo per lui o per la ‘sua’ Mercedes, ma solo e soltanto per l’amabile macchinina   ‘rossa

 

CHI LA RIDUSSE TALE? Con qualche sforzo di fantasia, parafrasando, bastan questi versi a inquadrare il tempo greve in cui versa la ‘rossa’. La mitica ‘rossa‘.  Che alcuni insipienti hanno trasformato in un sol anno da sogno a incubo.
” O Patria mia, vedo le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e l’erme torri degli avi nostri, ma la gloria non vedo, non vedo il lauro e il ferro ond’erano carchi i nostri padri antichi. Or fatta inerme, nuda la fronte e nudo il petto mostri… Io chiedo al cielo e al mondo: – Dite, dite: chi la ridusse a tale?- …”.
Chi la ‘rossa‘ ridusse tale? Non è difficile trovare gli autori di tanto misfatto. L’erede di una grande famiglia di cui non porta manco il cognome, ad esempio, ma anche la serie di collaboratori vicini e lontani di cui manco resta il sembiante, finanche quell’ingegnere bravissimo al tavolo ma tanto improvvido sul campo di battaglia da emulare quel Quintilio Varo che inoltrandosi a vanvera  dentro una selva oscura  consegnò al massacro  le legioni di Cesare.
Di certo, i media certe cose non l dicono o non vogliono dire.Ma le domande che passano di bocca in bocca sono queste: val davvero la pena continuare ad umiliare quella che è il vanto dell’automobilismo mondiale? Non è meglio ritirarla dal consesso, per poi vedere di recuperare in santa pace (  con ben altra competenza ) quel che chiederà  la F1 a partire dal 2022?

Al GP del Belgio, dopo un weekend disastroso, da ultimi posti, la Ferrari è sparita. In un anno è trapassata da vittoriosa a desparecida. Senza manco conquistare i punti per i costruttori. L’ing. Binotto, il responsabile, non capendo lui chiede lumi ai suoi tecnici, meccanici, inservienti e magazzinieri. Nulla funziona. Mentre la proprietà latita. In altri mondi affaccendata. Inutile quindi l’appuntamento di Monza, dove  lo scempio della ‘rossa’ è continuato. L’unica gioia è qui arrivata dalla ex Minardi ora Alfa in mano al venditore di bibite che hanno mani in pasta dappertutto. Andiamo al Mugello? Poveri noi. Speriamo in un  ulteriore calo dello share.
Dice Luca Cordero di Monteemolo, 73 anni, ex deus ex machina della ‘rossa‘, ” Per chi vuol bene alla Ferrari, e io gliene voglio molto, questo è il momento in cui è meglio tacere”. No, caro Luca, non siamo d’accordo, perchè è proprio ora che  se uno vuol ( davvero) bene alla ‘rossa’ deve parlare, anzi gridare, per strappargli via quelle spine mortali che la stanno uccidendo sotto gli occhi increduli del mondo.

Intanto cala lo share sulle reti tivù: 1,8 mln su Tv8 e 1,1 su Sky ( circa 22%) . Lo scorso anno il Gp d’Italia venne seguito la 6 mln di telespettatori ( circa 40%).

 

IL MEA CULPA  DI LEO

Adesso che Leo ha passa marcia indietro tutta, ogni altro arzigogolo è inutile. Ha stravinto il Barca, ha ( quasi)  vinto   Bartomeu, ha perso la famiglia Messi che non dev’essere proprio preparata ad intraprendere questioni complicate. E comunque, adesso che il Leo dovrà restare in Cataluna almeno fino al gennaio 2021, tutto va in cavalleria, e si tornerà a sfogliare il tormentone più avanti.
Certo che se l sua decisione era quella di farsi inghiottire, lui ‘artista‘  tra i ‘corridori ’ della Premier non l’ aveva pensata proprio giusta. Tanto più che andava ad intabarrarsi tra le file d’una Società, il City , che solo grazie all’arroganza dei suoi petrodollari si Stato ( al momento)  s’è salvata. Al momento, perchè se l’Uefa non vorrà  continuare a recitare il ruolo della bella statuina, con quel suo fair play finanziario all’uopo bellamente ridicolizzato, dovrà rimboccarsi le maniche. Così la prode Europa del calcio è finita  in zona libero arbitrio.

Dicevamo che se c’è una squadra, dopo il Barca, giusta per un artista come il Leo, quella, sta in Italia, e gioca a San Siro. Il problema di questa squadra però, nonostante le belle cose fatte anche sul versante ex fair play finanziario, è che non sembra mentalmente nella condizioni di buttarsi in una impresa planetaria. Credevamo la Cina più vicina, credevamo nel vecchio Suning ben oltre l’orizzonte di  un venditore di elettrodomestici. Invece la Cina resta ( ancora) lontana, e il vecchio  Suning non è ancora  pronto a salire da primattore sul palcoscenico mondiale del calcio. Non ci resta che attendere il 2021. Intanto scorriamo qualche ‘ nota‘ pregressa.

COME FANNO I PESCATORI. Ai pescatori non servono satelliti, radar, telefonini e marchingegni tecnologici vari per capire da dove arriverà la tempesta. Bagnano con la saliva  l’indice e lo levano in cielo. Laddove prima s’asciuga, ed è colà che va attesa la tempesta. Così, ci stiamo arrangiando  anche noi. Per meglio intendere uno di quegli affaroni che stanno imperversando nel mondo del calcio moderno.
Che non è più circoscritto dentro un amabile oratorio o sul tenero prato d’un campetto di periferia, ma dilatato all’orbe terraqueo, con tanti di quegli squali che gli nuotano dentro che manc0 gli oceani oggi disponibili riuscirebbero a contenerli ( e a foraggiarli) tutti.Togliere  il Leo di recanatese origine  dalla sua ‘casa‘ catalana non è impresa da poco. Nel senso che occorre provvedere a fattori diversi.
Non solo ai soldi, ad esempio, intanto, perchè di quelli c’è qualcuno che non spendendo  di tasca propria ne dispone  in quantità industriale.
Non c’entrano i lasciti del sangue, perchè è bastato uno di quegli spendaccioni signori del del deserto per trasformare un ‘ club della periferia calcistica inglese‘  in ‘ potenza europea, che delle ultime otto Premier ne ha vinte quattro’.
Non c’entrano le historie  epiche  o fabulose che hanno trasformato un umile pallone gonfiato in  uno degli oggetti più sognati  dai bambini del mondo. Non basta nulla. Perchè, per farla breve, in questa storia del Leo che ha chiesto ( ? ) di lasciare la vecchia ‘casa‘, a decidere sarà ancora una volta solo e soltanto la politica.
E che politica! Si va dicendo che a poter mettere mano sul Leo, potrebbero essere in tre: due spendaccioni del deserto, e un miliardario esponente del continente del Dragone che ha  occhi e mani non  solo sul remoto  Oriente ma ormai sul mondo intero. Europa in primis, ovvio, perche divisa e fragile, anche se ancora ricca e appetitosa quanto le città greco-ellenistiche all’arrivo delle voraci calighe romane. Che altro di più allettante?

Il Manchester City, il primo a passare sotto la cappella dei petrodollari arabi, nel 2008, è ( attualmente) in mano allo sceicco Monsur che di Abou Dhabi è l’eminenza bianca. Presente sempre, ovunque e comunque. Con il Leo  in cavalleria, potrebbe coronare il sogno d’un trionfo mondiale, che non sarebbe cosa da poco, dopo tutti  quei miliardi spesi per vincere quattro tornei già assegnati alla viglia di Natale. Un trionfo planetario, poi, farebbe schiattare di rabbia quei detestati rompiballe del Qatar.
Che non badano a spese.
Infatti fosse per l’emiro del Qatar, padrone del Psg, altra squadra che concorre in solitudine, sarebbe disposto a sborsare qualsiasi cifra ‘ se considerata indispensabile al piano di espansione di Doha, che sfrutta il calcio internazionale ben oltre i confini dello sport‘.   La storia d’andare oltre i confini dello sport la va avanti da un pezzo. Perchè serve solo a foraggiare gli spendaccioni.
A noi ci ha stufato. Stufato davveroAngli e Franchi invece abituati a tapparsi le narici davanti all’odore dei danari, la stanno prendendo ancora  alla leggera, da pragmatici incalliti, dicono, non però vorremmo facessero la fine di quei ’polli’ greco ellenistici che avevano scambiato le voraci calighe romane nei calzari di popoli  liberatori.
La Uefa, sfidando i petrodollari, ha provato  farsi intendere col suo  fair play finanziario. Invano. Ovvio.  Finendo ridimensionata e ridicolizzata. Sia Mansur che Al-Thani infatti se la sono sganasciata a volontà. Per loro, non l’avessimo ancora capito,  l’Europa è solo il bel palazzo d’una nobiltà  latitante. Evasa altrove. Possono permettersi questo e quello, e quant’altro gli garba, sanza remora alcuna . Gli potrebbe dar nel naso, invece, è l’ometto dagli occhi a mandorla che a forza di fare viaggi con e per la seta ha cominciato a mettere avidamente  occhi e mani sull’Occidente del mondo.

Zhang Jindong, 57 anni, a capo d’una holding di famiglia pluri miliardaria, stimato al 184 posto tra i ricchi del pianeta, è anche esponente di spicco del Partito comunista cinese. Questo sta a significare che l’acquisto di Messi potrebbe avere un importante valore politico. Oltre che calcistico.
Nel senso che vedrebbe la Cina affiancarsi ad uno dei simboli più riconosciuti al mondo, cosa da non disprezzare visto che l’ambizione ( palese) sia di Suning ( sia della Cina ) è quella di attestarsi  dapprima in Europa e successivamente anche nel continente americano, continente, certo, scavalcando ( perchè no?) pure gli Usa.
Dovessimo soppesare le opportunità che sarebbero in grado di offrire i tre, checchè ne dica il direttore di Marca, non avremmo dubbi su chi sia il più lungimirante e saldo. Qualcuno obietta che ad incalzare la ‘ pulce‘ sarebbero le telefonate del Pep. E magari anche qualche segreto incontro. Siamo seri: che volete possa contare il buon Pep davanti a cotanti e cotali  scenari? Anzi, visto che ci siamo, vorremmo chiedergli: perchè non lascia perdere le fredde rotte del Nord per tornare  a frequentare quelle calde del Sud?Donde   si diventa immortali  non per qualche ‘corsetta‘  in più o più   ben fatta , ma solo per quelle  uniche ‘pennellate’  di ‘colore‘ che Eupalla  concede ai soli eletti.

 

 

NOTA

 

LUDOVICO ARIOSTOIppogrifo alato. Nel suo Orlando Furioso, Ludovico Ariosto ne fa una descrizione letteraria, con tanto di caratteristiche fisiche; esso è infatti cavalcato dal mago Atlante, soggiogato da Bradamante e poi utilizzato da Ruggero. Viene inoltre cavalcato da Astolfo che vola su di esso in Etiopia. Ecco come Ariosto descrive l’ippogrifo nel canto IV:

18
Non è finto il destrier, ma naturale,
ch’una giumenta generò d’un Grifo:
simile al padre avea la piuma e l’ale,
li piedi anteriori, il capo e il grifo;
in tutte l’altre membra parea quale
era la madre, e chiamasi ippogrifo;
che nei monti Rifei vengon, ma rari,
molto di là dagli aghiacciati mari.
19
Quivi per forza lo tirò d’incanto;
e poi che l’ebbe, ad altro non attese,
e con studio e fatica operò tanto,
ch’a sella e briglia il cavalcò in un mese:
così ch’in terra e in aria e in ogni canto
lo facea volteggiar senza contese.
Non finzion d’incanto, come il resto,
ma vero e natural si vedea questo.

La figura dell’ippogrifo venne ideata dall’Ariosto basandosi sulla metafora latina di Virgilio ”incrociare grifoni con cavalli”; secondo il mito, infatti, i due animali sarebbero stati nemici naturali.

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