Non solo sport. Le ‘ ballon d’or’? A chi altri se non al ‘nostro’ Jorgino? Scorrendo, tra ‘oriundi’ e ‘oriundi’.

Non solo sport. Le ‘ ballon d’or’? A chi altri se non al ‘nostro’ Jorgino?  Scorrendo, tra  ‘oriundi’ e ‘oriundi’.
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LA CRONACA DAL DIVANO. ( dal 12  luglio al 18 luglio 2021 ).Pertinente l’omaggio dl nostro Presidente ai ‘ leoni di Wembley’, così come quello del premier Draghi, che nocchiero  migliore per mostrare agli Italiani come si può ( e si deve)  uscire  dal mare in tempesta non potevamo trovare. Nel novero hanno giustamente inserito anche Matteo Berrettini, 25 anni, tennista, volto bello e pulito,  primo finalista azzurro in quel di Wimbledon.
Se non altro per rammentare a quelli che i costumi antichi ( e la leggiadra Europa) hanno abbandonato,  di tornare ad essere modelli di fair play , dicasi gentleman, per continuare a mostrare agli altri che si può vincere anche perdendo.
Tra l’altro, fino a quella finale, tutti pensavano che ad inventare il calcio fossero stati quelli d‘Albione, quando invece qualcuno è insorto rammentando a tutti che quel gioco ( riscoperto e regolamentato in età moderna) era  un diffuso  passatempo tra legionari romani già duemila ani fa. Forse non sarà  per questo che l’ineffabile Eupalla ha provveduto a riportare le lancette della storia nella loro giusta posizione?

Si va dibattendo su chi debba essere il ‘ ballon d’or‘ 2021. Se il riconoscimento va dato a chi più ha alzato ( nell’anno) la palma della vittoria, a chi altri meglio del   nostro Jorgino, vincitore di Champions e di Europeo, ovvero ( Mondiale a parte) di  quanto di più arduo e prestigioso  oggi esista nel mondo del calcio e dello sport?

 MENATE. Luciano Moggi, il redivivo, avrebbe detto che a conti fatti la nostra  nazionale è ‘poca cosa‘. Come si faccia vincere dopo mezzo secolo un torneo tanto disputato con una squadra di asini, o brocchi, forse,  manco lui lo sa , che di asini , o brocchi, dev’essere gran esperto. Un altro tizio , invece, sempre dal pulpito del piccolo schermo, avrebbe sentenziato  che ‘ tecnicamente‘ l’Italia non era delle migliori. Francia e Inghilterra invece sì.
Scordando che l’una non ha fatto manco le semifinali e l’altra è uscita dai supplementari  con gli occhi sbarrati e increduli. A volte quando s’ascoltano,  sopportandoli, certi addetti ai lavori, ci si chiede da dove attingano le loro valutazioni: forse, in questo caso, dai giochi al torello, o dagli esercizi dietro o davanti alla porta prima d’iniziare gli incontri?
Sì perchè a noi, per quel che possiamo, non   pare affatto che i nostri ragazzi abbiano  (  tecnicamente) qualcosa da invidiare ai più  costosi celebrati; perchè se è vero che il Mancio da Jesi ha apparecchiato la tavola per una ‘abbuffata‘  da ricordare, di sicuro non avrebbe potuto realizzarla con dei cuochi del Menga. Un altro sveglio ha chiesto e risposto: ‘ Donnarumma? Altro non ha fatto che un salto di carriera’. Infatti è passato, per via del gran ( discusso) Mentore, dalla squadra detta degli ‘immortali’, o  degli ‘ invincibili‘, tra le due o tre più auguste società al mondo, al ricco  parvenue oggi in qualche modo noto come  Psg.
Che se si va a consultare l’almanacco sulle coppe europee manco lo si trova, mentre, se si trapassa all’orticello di casa, soltanto qui  lo si vede vincente, per via di quei fiumi di danari che  gli sceicchi del Golfo, legittimamente ‘autorizzati ‘  da quei generosi dell’Uefa, fanno ininterrottamente affluire in Europa. Solo fingendo di occuparsi del   fair play. Da nobili spendaccioni. Che oggi ci sono, domani chissà.

 

ORIUNDI E ORIUNDI. A Maurito Icardi, attaccante, ex Inter, ’oriundo‘ argentino , qualche anno fa  chiesero se volesse far parte della selezione azzurra. Lui, un poco indispettito, rispose:  ‘ Lo sanno tutti che sono argentino‘. A ben pensarci il suo non è l’unico ‘ caso’ tra gli innumerevoli ‘ oriundi‘ che popolano ( spesso con grande successo) il mondo dello sport, e del calcio, di sentirli preferire, con una punta di occulta  pena, che son ‘ questo’ o ‘quello‘, tutto, insomma, ma non Italiani.

Perchè anche se ‘oriundi‘, ovvero Italiani nati fuor della loro patria, al sangue non si comanda. Onorare la madre che ti ha accolto  quando quella naturale altro non poteva, è certamente lodevole. Anche se ripudiar la prima non è  generoso, nè possibile, visto che quel che  sei è dono ( prima di tutto )  suo. A Maurito,  che da quel che sappiano quando parla poche ne azzecca, forse a tanto non è mari arrivato a riflettere.
Come invece  ha fatto il ‘nostro’  Jorgino, 29 anni, ‘oriundo’ brasiliano, che quando mamma azzurra ha chiamato così ha risposto:’  Sì, il Brasile mi ha cercato, vero, ma questa volta ho visto che  era  l’Italia   ad avere più  bisogno’.

E qui, scusate tanto, non sarà il caso di cominciare a chiarire al Mondo quanto l’Italia, quella che ha affrontato la pandemia affacciandosi a finestre e balconi con il sorriso e il canto, non è manco lontano parente di quella d’un secolo fa, quella di cui non ci  si vanta, allorquando si gettò in una guerra che ‘ non s’aveva da fare‘ con un alleato che ‘peggio di così non poteva scegliere‘. Ora è altra roba. Tant’altra roba. Che cercando di  riallacciare i secoli gloriosi vuol tornare a dare un contributo come pochi altri popoli  potrebbero.
Non stiamo ad elencare qualcosa, della piccola e prodigiosa Italia, tanto tutti sanno, più o meno. Anche quel Maurito che ( forse) fingendo di non  sapere  non può ( certo )  ignorare quanto sia figlia prediletta dell’Italia  l’Argentina;  paese importante in un continente importante che ( se non erriamo) manco s’era scoperto, se non ci fosse stato ( dapprima)  un italiano a ‘mostrarlo‘ e ( poi) un altro a ‘nomarlo’.

ALTRE NOTE. Hanno cominciato a partire verso il Sol Levante i nostri azzurri. Tanti, circa 400, forse come non mai in precedenza. Non vanno così tanto lontano per riposti previlegi, ma solo perchè hanno tutti ( rigorosamente9 raggiunto i minimi richiesti.
Qual bottino faranno? Come sempre non è facile a dirsi, ma se del Mancio e del Matteo son fratelli e sorelle  ( certo ) potrebbero tornare con le cassapanche piene e luccicanti di medaglie,  come  quelle stipate sui galeoni  in arrivo dalle Americhe.

( dal 10  luglio al 12 luglio 2021 ). Nella festa che ha celebrato lItalia campione d’Europa di calcio, c’erano tutti. A cominciare da quelle migliaia di morti deposti dentro camion militari avviati mestamente  verso i luoghi di sepoltura. Ma c’erano anche quegli altri  milioni di concittadini che, in angolo di Paese, con poche distinzioni, hanno cercato  di reagire al morbo, con sofferenza, qualcuno riuscendo qualche altro no, e comunque  cautelizzandolo col sorriso e il canto.

E c’erano anche altri, d’ogni classe e genere, compresa  quella folla infinita di miscredenti che continua a non credere nel Paese loro. E che dileggiano quando gli si parla di quell’Araba Fenice che da molto tempo deve avere spostato il suo nido in qualche sconosciuto anfratto del Belpaese.
Un Paese pronto a rinascere, quando men se lo aspetta, meravigliando, sulle proprie ceneri. Sul calcio, ad esempio, che quivi è  metafora di vita, questi ultimi ci davano per andati, dispersi, ormai ai margini del movimento. Per costoro avremmo dovuto tornar in blocco sui banchi di scuola ad apprendere dall’uno o dall’altro.
Noi, che sulle nostre maglie,  teniamo tanti di quei  santi signacoli come nessun altro vanta. Noi. E però bastato un veggente capitano di ventura, certo Mancio da Jesi, a riportare  il pendolo della storia al suo posto,  dopo avere radunato  una Compagnia di ventura non offerta  al soldo di questo o quell’altro, come quei  ( famigerati) professionisti mercenari, ma posto solo ed esclusivamente al servizio della Patria loro.
Molti, infatti, in questi ultimi due o tre anni, si sono scervellati per comprendere qual razza d’armata avesse messo in campo quell’ ex talentuoso giocatore che poca fortuna aveva avuto con le nazionali del suo Paese. Gliene  hanno propinate di tutti i colori. La più parte senza capirlo. Ovvio.
Tanto che quando parlava di vincere pensavano celiasse. Invece tanto detto tanto fatto, fornendoci ( tra l’altro )  un modello sportivo ed umano  antico e nuovo insieme  che riscopre valori  quali la famiglia o il gruppo, disposto a ragionar col cuore, come in piccolo borgo o anonimo quartiere, e   sempre pronto a reagire, e se del caso  soffrire, pur di raggiungere un risultato che non è una coppa, o un assegno in banca, ma l’affermazione di una identità con i suoi valori più  riposti e cari.
E se volessimo alzare lo sguardo, una volta tanto, potremmo vedere che oltre al nostro  Paese, ce ne sono tanti altri, pronti a dar vita ad una nuova grande nazione. Per realizzarla fra dieci, venti, trent’anni: chissà? Ma che dell’Italia  ha, o avrebbe, per completarsi,  inderogabile necessità come  ‘magister vitae’ insegna.

Qualche spunto dalla cronaca. Wembley potendo contenere 65 mila posti, era stato riservato ( democraticamente) per 55 mila ad inglesi e per 10 mila ad italiani. Parte del pubblico inglese ha fischiato l’inno di Mameli. Fuor dai cancelli c’è stato ( anche) qualche incidente, dove ( sportivamente) gli italiani non sono stati risparmiati. Non sapendo che tutto questo  sull’animo di una Compagnia di ventura poco incide, anzi, sollecita l’orgoglio a compiere più ardita impresa.
L’incontro è finito ai rigori come quello tra Italia e Spagna. Anche qui, inizialmente,  tutto sembrava  facile per i sudditi di Sua Maestà, che però ancora una volta non facevano i conti con l’oste, questa volta incarnato da ometti azzurri che tutto fanno fuorchè demordere. Alla fine è stato un plebiscito per il Gigio in porta, acclamato dalla Uefa quale miglior giocatore del torneo.
Qualche giocatore inglese s’è tolto dal petto l’argento consegnato dalle autorità, segno che forse non sia stata la perfida Albione ad inventare il gioco del calcio. Infatti, si sa, che i legionari romani, duemila anni prima,  lo usavano come passatempo, prendendo a calci una tonda od ovale  vescica d’animale appositamente sigillata e  gonfiata.
Nella storica domenica un altro italiano è salito agli onori della cronaca, tal Matteo Berrettini, 25 anni, primo azzurro giunto  in finale a Wimbledon. Davanti a lui il formidabile Nole, 0  Djoko, gran figlio di Serbia, gran figlio  d’Europa, primo al mondo nel suo sport.
Matteo ha fatto quanto poteva: dopo aver vinto il primo set, s’è battuto con onore contro un avversario che già è storia e leggenda di questa disciplina. In pratica  ha fatto vedere che un italiano parto  di questa  nuova Italia sa vincere ma anche perdere. Senza schiamazzi,  senza medaglie strappate, senza piagnistei.
Ma solo con una naturale esultanza e un sorriso come esemplificato  dal nostro grande PresidenteMaestà, non è che sia arrivata l’ora, per evitarLe ulteriori figuracce,  di dire ai suoi di riprendere per mano costumi antichi ( infatti, donde son finiti i gentleman?) e di rivedere tanti inutili e anacronistici pregiudizi?

 

 ( dal 29 giugno al 6 luglio 2021). Che il Mancio avesse dato corpo non ad una squadra di club e neppure a una nazionale ma a qualcosa che tanto assomiglia ad una Compagnia di ventura del tutto speciale lo abbiamo sospettato già tre anni fa, quando, lui, con la lungimiranza dei profeti, aveva detto di avere accettato cotanto onore/onere con la certezza di portarlo a buon fine.
Già, a buon fine, ma dove e quando? Non s’è atteso molto per ascoltare risposte. Che abbiam toccato con mano durante questo torneo europeo a noi negato da oltre mezzo secolo e che, invece, come in  un colpo da teatro, va proponendosi  bello e invitante, come mai fino ad ora.

Dicevano, i soloni,  innumerevoli,  che la Compagnia del Mancio si sarebbe sfaldata alle prime avvisaglie della  battaglia, che quel lungo elenco di successi altro non era  che  una sequela di allenamenti ben riusciti, poca roba, insomma, non tale comunque da far ricredere quanti da tempo vanno irridendo  un movimento calcistico che più carico di gloria non ce n’è.
C’è gusto a dir male di chi ben vuol fare.  E come quel servo che pur di non dar  ragione al padrone si è strizzato  i coglioni tra due sassi, anche riguardo al Mancio c’è chi predilige far altrettanto. Camuffandosi, ovviamente, in mille modi,  alla bisogna, ma ( sempre) con  lingua intinta nel veleno pronta a  ferire.

Fatto è che la Compagnia del Mancio ha realizzato un modello, prima di una impresa, che stupisce e  incanta. Solidarietà, umiltà, resilienza, allegria e inarrestabile voglia di vincere. Sempre i soloni, non potendo ammettere l’insipienza loro,  si sono perfino inventati la favoletta che la Compagnia del Mancio sia un’ accozzaglia di buoni pedatori che vincono sol perchè solidali. Come se per creare  capolavori bastasse chiamare  un Giotto o un Michelangelo circondati da mandrie di asini.

Babbo, come si vede un fuoriclasse?’ chiese il bimbo al genitore, che rispose: ‘ Semplice, basta trovare quello che quando gli altri si fermano lui sale’. Nel mondo dello sport modernocosì complesso, così confuso, per ragioni  talvolta insondabili, non è raro prendere  fischi per fiaschi. Come quel tale, ad esempio, venduto per fenomeno, ma che quando c’è da salire rotola dabbasso. O come quel ragazzo, ancor imberbe, che anche rischiando la salute sua,  sa elevar  la Compagnia   fin all’impensabile.
La Spagna, la cara onorata Spagna, maestra del possesso palla, s’è battuta con onore, martedì 5, contro la Compagnia del Mancio. Una Compagnia dai connotati inediti visto che non è al soldo di questo o di quello ma solo e soltanto della Patria sua, che di lutti e sofferenza sa far ( ogni volta) tesoro.
Gli inglesi sognano di affrontarla domenica prossima, nel loro tempio. A lor rischio e pericolo. Perchè forse non hanno ben capito che questi ragazzi sono, sì, i nipoti di quei  che ad El Alamein saltavano fuori da una buca con una molotov in mano per arginare il fuoco devastante dei carri,  ma  ( soprattutto) per dar loro ( finalmente) con postumo onore ( anche)  il  giusto riposo.

SEMIFINALI EURO 2020. Italia-Spagna 5-3 ( dcr); Inghilterra-Danimarca 3-2 dts. FINALE. Inghilterra-Italia. 

 

 

WEEK END. Un altro week end con  dolci sinfonie azzurre. I ragazz0ni del basket , dopo 17 anni, tornano ai giochi d’ Olimpia. Grazie ad un’impresa, davvero  storica, strappata in casa della Serbia, ovvero di una delle squadre più accreditate per il podio, che con noi vincevano da una vita. I miscredenti, ovvio, non avrebbero speso una lira per accreditare un successo che solo coloro che non irridono quell’Araba Fenice che ha messo nido in qualche anfratto del Belpaese, potevano sperare.
Dopo il terzo posto dell’Armani in Champions, questa qualificazione ( dopo anni)  ricolloca il nostro basket con  passato carico di gloria nel gotha del pianeta. I Serbi non credevano ai loro occhi, poi, hanno realizzato l’ accaduto  ed hanno applaudito. Il ragazzi del Meo, trascinati da pel di carota Mannion, 20 anni, ora s’en vanno nel Sol Levante  con la consapevolezza di non essere più una delle tante nobili decadute di uno sport consacrato alla velocità.
Qualche ‘ disertore’, più o meno giustificato, dice d’essere pronto a tornare. Come l’americano Gallo che ha confessato: ‘ L‘Olimpiade è un grande appuntamento per il mio Paese. Se la Federazione vorrà sarò onorato di far parte di questa squadra’. Noi, personalmente, lo lasceremmo a meditare in  Atlanta, anche perchè ogni volta che si è cercato di redimere pentiti è andata storta. Eppure il buon Meo  dovrà avere fretta ad accettarlo perchè martedì 6  scade il tempo per presentare l’elenco dei 12 per Tokio.

Maggiora ( Novara) il nostro  Cairoli, nove mondiali di cross Mx1,  ha chiuso terzo nel GP d’Italia assestandosi  al terzo posto del Mondiale a 19 punti da Gajser. Mattia Gadagnini, nella Mx2, alla  terza gara della sua prima stagione completa, ha vinto la sua tornata e si è insediato  al primo posto iridato.
Ai Giochi, nell’allaround individuale di ginnastica ritmica, l’Italia sarà rappresentata da Milena Baldassarri e Alexandra Agiurgiuculese. Al Tour dominio Pogacar, ampiamente annunciato, ma con Cattaneo e Colbrelli, secondo e terzo a Tignes, nona tappa.

Nella Diamond League,  tappa di Stoccolma, ottima prestazione del velocista azzurro Jacobs, 26 anni, battuto da Baker. Per l’americano, sesto successo  nel circuito, tra i favoriti ai Giochi, il tempo di 10”3, per il nostro 1o”05. A Castions di Strada ( Ud) l‘Italia del softball si è confermata campione d‘Europa, battendo l’Olanda 9-5. Suo un posto per Tokio. Due italiani del tennis sono arrivati  agli ottavi  sull’erba  reale di Londra.  Sonego si è fermato, Berettini invece è approdato ai quarti.
Una nota per l’auto, che a quanto pare si sta rendendo interessante non solo per i successi a ripetizione del baby Max, finora noto come ‘ sfascia rosse‘ e ora riabilitato come ‘ demolitore del  Toto Wolff‘. Sì perchè è da un bel po’ di anni che s’è levato il sospetto che il vero demiurgo delle ‘ frecce d’argento‘, non siano tanto il pilota, la power unit, le gomme e quant’altro si voglia inserito nel campionario di guida della F1, ma questo onnipotente tessitore in rigoroso camice bianco che  laddove i poteri degli altri si fermano i suoi avanzano.
Quei poveracci della ‘rossa’ ne sanno così tante che se si dovessero mettere a raccontarle non  basterebbero le lunghe  notti attorno al fuoco del re dei Feaci  per esaurirle. Il Lewis va commentando ” Penso che loro (  quelli della Red Bull, ndr) siano ampiamente avanti a noi e la situazione non cambierà presto”.
Secondo noi, non cambierà più, ma tant’è visto che maghi non siamo, e comunque ( fossimo in lui) cominceremmo a chiederci se  basteranno i  due anni di prolungamento di contratto con le       ‘ frecce‘ per tornare a respirar l’aria fina che avvolge il primo gradino del podio.

 

 

 

HORNE CONTRO TOTO WOLFF. L’avevamo annusato noi, da qualche anno, svagati sul divano, che alla ‘rossa‘ stavano accadendo cose non convincenti, per molti versi inquietanti, anche perchè sospette di mirare a distruggere quel mitico Pegaso alato tinto con i colori  del sole che transita i sogni degli uomini agli dei.
Infatti, l’auto che stampiglia il simbolo arrampante di Francesco Baracca, invece di progredire come suo costume, è arretrata, anno dopo anno, rapidamente, fin a lottare ( nonostante  due giovani buoni piloti ) non  per il vertice  ma per la coda del gran Circus di F1 .

Fine del mito? Macchè, fine, o inizio della fine, semmai,  di chi sta armeggiando per arrivare a cotanto. E’ di questi giorni infatti la sfuriata di Christian Hornerboss della Red Bull, avversa alla decisione, l’abituale  imprevista decisione della Fia del Todt, di ‘rallentare‘ i  pit stop, a partire dal Gp d’Ungheria del primo agosto. Ai profani la quaestio appare una amenità volta a tutelare la sicurezza. E purtroppo non è così. Qui la sicurezza centra poco o nulla, qui semmai sembra centrare qualche espediente con obiettivo nascosto ma  mirato.
“ Quando i tuoi avversari non possono batterti, allora cercano di rallentarti, come in questo caso” ha sbottato boss Horner. Evidentemente sta provando pure lui quanto in quest’ultimo lustro hanno provato quei poveracci del Cavallino, rimasti ( anzitempo) orfani  ( inascoltati e sbeffeggiati ) di papà  Marchionne.

Mettere freno alla velocità dei cambi di gomme significa ( in questa fase) colpire direttamente la Red Bull, privandola di uno dei suoi punti di forza. La squadra di Horner infatti  in questi ultimi tempi ha affinato l’esercizio raggiungendo livelli spaziali. Si dice al limite delle possibilità umane. Che però non  fan gioco alla Mercedes, fin qui dotata non solo di motore, gomme e pilota, ma ( soprattutto) protetta  da  un reticolo di regole alle quali il gran Toto Wolff ha  lavorato indefesso  più che  quei  lillipuziani per  immobilizzare Gulliver.
Nel 2010 per cambiare gomme occorrevano 4”, oggi neppure la metà. Chiaro è che, chi primeggia in tal esercizio, consente alla sua macchina di ripartire con notevole vantaggio. Che pone in difficoltà gli altri, tutti gli altri, compresa la (  presunta ) imbattibile Mercedes.
Ecco perchè la solita provvidenziale nuova  direttiva della Fia ha fatto esplodere la rabbia di Horner, che sospetta ( ancora una volta) lo zampino del Toto, come nel caso dei controlli più severi introdotti dal GP di Francia sulla rigidità dell’ala posteriore ( anche se nel frattempo la Red Bull ha però continuato a vincere). La storia dunque si ripete. Con aggiustamenti, per fare  credere ( probabilmente) nell’avvento d’ una novella stirpe divina automobilistica che anche un ragazzo di F2 può portare al titolo.
Insomma, la sensazione è che ancora una volta siamo di fronte a favori pro  Stoccarda. Favori non facezie. ” E questo lo capiremo – chiosa la ‘rosea’ di mercoledì 30 giugno - alla prima gara in cui Verstappen e Hamilton si giocheranno la vittoria in una sfida ravvicinata. Se, viceversa, assisteremo a monologhi come quello di Max in Stiria, allora non ci saranno più pit stop che tengano. Il team del Toto dovrà inventarsi qualcos’altro”.

( da giovedì 24 a lunedì 28 giugno 2021). Completati gli incontri dei Gruppi si è passati  agli scontri diretti. Quelli del dentro o   fuori. Praticamente l’avvio di un altro torneo, dove sarà meglio scordarsi quanto fin qui accaduto, anche per non incorrere in qualche ( dolorosa) sorpresa.
Quello che ci tranquillizza, stavolta, è l’approccio ( decisamente) nuovo dei nostri ad un  torneo dal quale  ( una volta) siamo usciti ‘ alati vincitori‘  ma ( più spesso)  ‘ cani bastonati’.
Con poche vie di mezzo. Dunque occhio alla st0ria che ( volendo) resta m( come sempre) ‘ magister vitae‘, ma anche fiducia  nel rinnovato ‘ spirito di corpo’ che se avesse (davvero) catturato  ( come si dice) l’intera Compagnia, non ha bisogno delle tante cerimonie scaramantiche e prudenze che spesso e volentieri si sono mostrate veri limiti  per le nostre  aspirazioni.

Saremmo stati  attenti alla Francia, questo sì, perchè quel rigore inesistente e quel fuorigioco abbonato contro il Portogallo non faceva dormire. E comunque senza sollevare ambasce oltre misura. Perchè, come si diceva nei giorni appresso, la Compagnia del Mancio da Jesi non gioca ( più) sulle debolezze ( o disgrazie e favori altrui) ma sulle sue proprie esclusive potenzialità.
Enormi, checchè vaneggi quella ( spesso stolta) pletora di commentatori, seminata qua e là,  e sempre pronta a godere nel  ridimensionare l’eccezionalità della nostra scuola e della nostra inesauribile capacità di scovare talenti, soprattutto quanto men te li aspetti, e che poco o nulla hanno da invidiare ai talaltri di ‘ gonfiato prezzo‘.
Gli  scontri diretti ( al momento) sono stati esauriti . la Danimarca ha travolto il Galles( 4-0),  L’Italia ha superato (con sofferta prova)  l’Austria ( 2-1), Il Belgio s’è liberato del Portogallo (1-0), la Cechia ha mandato in vacanza l’Olanda ( 2-0). Con qualche sorpresa. Picciola o  clamorosa. Della Danimarca, ma anche della Cechia. E, in parte, dell’Inghilterra che ( finalmente ) s’è disfatta della Germania (2-0).
Così della Spagna che ha mandato a casa ( 3-5) i vice mondiali della Croazia. E inoltre della Svizzera ( bistrattata dall‘Italia) ma che ha costretto all’adieu adieu i campioni mondiali della Francia, traditi ai rigori da quel  suo conclamato  fenomeno caro ( soprattutto )  ai procuratori.
Contro l’Austria stava per cadere nel vortice  malevole del torneo anche l’Italia del Mancio, che però ( a questo punto) sembra ( davvero) sorretta da un animus pugnandi che sapora  di antico ed unico. Infatti adesso sappiamo che imprevisti, gufi e sofferenza si possono ( ragionevolmente) vincere.

OTTAVI EURO 2020. Gli ottavi di Euro 2020 si sono giocati  da sabato 26 a martedì 29 giugno. Gli ottavi di finale del torneo hanno fatto seguito alla fase a gironi giunta alla conclusione: infatti, all’appello, mancava solo il Gruppo F che, con due pareggi, ha completato il quadro delle 16 partecipanti sulla strada di Wembley.
All’elenco sono state  iscritte  le prime (Italia, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svezia e Francia) e le seconde classificate (Galles, Danimarca, Austria, Croazia, Spagna e Germania) oltre alle quattro migliori terze (Svizzera, Repubblica Ceca, Ucraina e Portogallo). Ecco il tabellone completo degli ottavi .

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