Non solo sport. Suono di ‘campanella’ per il nostro calcio, campione d’Europa. Signora di nuovo in vetta?

Non solo sport. Suono di ‘campanella’ per il nostro calcio, campione d’Europa. Signora di nuovo in vetta?
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LA CRONACA DAL DIVANO. ( da venerdì 20 agosto 2021). Non sembra vero ma è già ora di ‘campanella’ anche per i campionati nostrani. Baciati tutti dalla felice impresa d’essere diventati le tane dei campioni d’Europa. Che, a dire il vero, non si sa ancora dove guardarli, tra un produttore e l’altro, ma tant’è di questi tempi, tutti dediti ad incassare più che a a rendere le cose più facili e credibili ai suoi ( pazienti) fruitori.

Una cosa ci sta sul gozzo. Tutti quei soggetti che prima lacrimano, baciano, mandano cuoricini, giurano e spergiurano, eppoi, alla prima buona offerta, via s’involano senza badare laddove andranno ad affondare le loro ( sacre) piote.
Forse a tutti costoro occorrerebbe mandare in soccorso uno che di storia umana s’intende; che poi, tanto difficile da leggere non è, visto che di esempi ne ha forniti tanti e ( tutti o quasi) eloquenti. Vogliamo dire  che se ad una pianta tagliamo le radici quando potrà ancora garrire al vento libera e gioconda? Ad imbelli, insulsi, sasi, sprovveduti, menefreghisti, e così via, la risposta, ovviamente, manco li tange. C’è un calcio ( storico) che boccheggia, e che si fa per ridargli ossigeno?
Si lascia libero corso all’afflusso di danari di cui poco s’indaga e si certifica, legittimi o meno che siano,  e che, come sta facendo venire a galla quel temerario di Report ( Rai), sembrano sempre più plumbei  nuvoloni forieri di gran tempesta. Una tempesta che potrebbe colpire anche quelli che si credono al sicuro, come tre o quattro squadre d’Albione, o quella di Gallia, che null’altro sta facendo ( perde anche  in casa?) che rinverdire il mito del Club Deportivo Los Millonarios di Bogotà anni Cinquanta.
E così, tra un colpo basso e l’altro, la nostra Serie A, priva di dirigenti e senza stadi, torna alla guerra ( contro le altre d‘Europa) con sempre meno forze e stimoli. Sia chiaro non è che qui rimpiangiamo soggetti alla Lukaku o alla Donnarumma, bravi da un lato disastrosi dall’altro, il Belpaese ne ha viste talmente tante ( e tanti) che quanto va accadendo  non riempirà manco una paginetta della sua millenaria ( prestigiosa) creatività.  Ci duole, come sempre, che invece di far di tutto per portare acqua al nostro mulino ci sia sempre qualcuno che si sbraccia per qualche altro. Che, dicasi tra noi, tanto esemplare  non è  visto che manco sa perdere.

PRONOSTICI?  La Signora, sotto la guida del Max, ci sembra tornata in vetta. Che resti o no quell’ectoplasma del Cr7 poco conta. Con i due vecchietti, il Berna ritrovato, il Loca ingaggiato e il Chiesa tornato pimpante, ha tutto per farsi strada in Italia, ovviamente, ma anche in Europa, dove di guerrieri imbattibili ne vediamo pochi. Non certo in quella parata da circo Buffalo Bill o raccolta figurine per l’Albo Panini, che quegli insulsi dell’Uefa hanno consentito di allestire ad esclusivo danno di tutti ( o quasi) gli altri.

Alle spalle potrebbe stare ancora la Beneamata, sempre che i cinesi tolgano le tende. Dietro alla Beneamata s’intravvede un manipolo di aspiranti, alcuni nobili, come il vecchio Milan del Pioli o l’ardente Atalanta del Gasp. E comunque sia chi vivrà vedrà.

( da lunedì 9 a giovedì 12 agosto 2021). Se non l’anno già accoppato poco ci manca. Di qual vittima parliamo? Del calcio, ovviamente, che superata l’euforia europea ed olimpica, sgomitando a destra e a manca, va a riprendersi le prime pagine. Un calcio sconcertante.
Che manco un mese fa ci aveva fatto toccare col cuore una impresa insolita, straordinaria,  quella del Mancio da Jesi e dei suoi ragazzi, e che oggi, invece, ci racconta del trionfo di quel     calcio spendaccione senza nè limiti nè controlli  pascola su alcuni campi (  non  proprio nobili ) di Gallia e Britannia a celebrare la sua inarrestabile supremazia.

I soliti (nostri) imbelli, tanti e sovente esterofili, fan finta di nulla. In fondo non  è la solita regola del mercato capitalista a confermarsi? Lo sappiamo, no? Chi più ha più compra e controlla il mercato?  In questo caso se a versare danari sono un oligarca russo di cui poco s’è mai accertato o due cugini sceicchi che quando hanno bisogno di comperare tirano nei cassetti dei ricchissimi Stati ( o Staterelli) loro, che ci frega a noi? Versano, oltre ogni giusto compenso, e questo ha da bastare.
Il problema però e che mentre costoro versano scompigliano quello che ( fino ad oggi) è ( ritenuto) il calcio storico d‘Europa. Quello che ha fatto grande e appetita  questa disciplina.  Quello a cui si deve tanto, anche se  all’epoca del Ceferin che toglie ai ricchi per dare ai ricchissimi parlare di ‘ riconoscenza’ è un po’ come rammentare i sassolini di Pollicino.
E comunque, tutti costoro, o sono andati o stanno andando in zampanella. Infatti il Real non parla più di acquisti. Mentre il Barca deve vendere i suoi gioielli. Con la Signora che altro non pote  che fissare un aumento di capitale intorno ai 400 mln. E non è tutto. La Beneamata, quella  che s’è riportata in alto grazie anche ad un centrattacco che aveva scoperto e ricostruito, ha dovuto subito riabbassar le ali. Umiliata da impensabile offerta ( 115 mln).
Così il centrattacco dopo aver versato qualche tenera  lacrimuccia se n’è andato a incassar 12 mln+3 di bonus netti all’anno allegramente offerti dall’oligarca. Il Diavol0, poi, ancora tra i tentacoli di quell’arpia del fondo, continua a barcamenarsi, qua e là, tra un giovinastro e l’altro, tra un vecchietto e l’altro, poca roba insomma,  per una squadra che ha partorito ( non sembra vero) gli Invincibili e gli Immortali.
Sia chiaro però che non invidiamo  quel bel  giramondo del Leo che dopo oltre mezzo secolo estraendo dollari da forzieri di Stato  è riuscito a resuscitare  nella rincoglionita  Europa una società tanto simile  al mitico Club Deportivo Los Millonarios noto perchè  faceva incetta di (grandi ) giocatori ( Di Stefano)  intorno agli anni Cinquanta. La finirà in burla come quello? Chi vivrà vedrà. Intanto quel Psg del Leo che manco vince più in casa sua dove gioca da solo, sarà bene si dia una mossa.

 COLPI DI MERCATO. Messi dal Barca al PsgFlorenzi dalla Roma al Milan. Dzeko dalla Roma all’InterInsigne, invece, tentenna. Mentre Bonucci resta  ( intelligentemente) a casa, accanto al suo Chiello,  dov’è qualcuno pur senza fascia da capitano, tanto – assicura – non è la fascia a decidere i gradi.
Un mercato,  come si vede, da retrovia del calcio. Infatti perchè il buon Gravina, invece di starsene con le mani in mano davanti ai debordanti  spendaccioni  di Stato ( e simili),  non s’affretta a chiedere  un legittimo contributo  per il nostro calcio  alla Cassa Depositi e Prestiti?

( Domenica 8 agosto 2021). Devono essere più stupidi di un branco di gallinacci quelli che, non riuscendo a perdere, Statunitensi  o Angli che siano,  stanno cercando aghi nel pagliaio splendido  e splendente come non mai dello sport italiano ad Olimpia.

Anche perchè se c’è qualcuno che deve tenere ‘sepolte’ le indagini sui loro rispettivi movimenti ( presenti e passati)  sono proprio loro. Da quand’è che, nel mondo, ci si chiede donde giungano tutti quegli energizzati messi in grado anche in una sola Olimpiade di prestazioni eccezionali in serie con conseguente rarissimo  bottino di metalli preziosi da far invidia ai mitici pirati dei Caraibi che non vedevano l’ora di poter saltare  sul solito galeone per far incetta di dobloni e d’ogni ben di Dio?
Gli Angli, poi, a raggranellare bottini olimpici consistenti, fin ai tempi di ’ Global Britain in a Compettive Age’, hanno iniziato  a farli dalla fine dell’Olimpiade di Atene ( 2004) in poi. Allorquando portarono alla Regina  9 ori, 9 argenti e 12 bronzi ( 30 in totale),  oggi, più o meno, quanto  quelli di Nuova Zelanda( 7,6,7), Brasile( 7,4,8), Ungheria( 7,4,8) o  Canada( 6,6,11) e così via. E’ infatti da Atene in poi che, qualcuno,  sulle orme di sir Francis Drake, riuscì a riempire le stive di arditi vascelli.
Pechino ( 2008) gli Angli passarono da 30 a 47 allori ( 19,13,15 ); mentre a Londra( 201) schizzarono decisamente verso le sedi degli dei ( 29,17,19, totale 65), cifra superata ( sia pur di poco) a Rio (2016, 27,33,17, totale 67) per giungere, infine, a questa, nel Sol Levante, dove il bottino resta pingue( 22,21,22) , più o meno, nella stessa misura dell’ultima Olimpiade. Il caso ( dimenticato )  del ( famigerato) velodromo di Manchester.

ABBIAMO VINTO BARANDO? ‘ Abbiamo vinto barando? si sono chiesti sui loro media qualche tempo fa  ( afflitti  e smarriti ) i conterranei del più scarmigliato premier d’Occidente, aggiungendo: ‘  Se non fosse per un certo pudore, potremmo anche rispondere che sì, si è barato‘ . E comunque, per rinfrescandogli la memoria, il Daily Mail ha scritto ‘ C’erano da tempo crepe nell’edificio della British Cycling.  Ora però il tetto è crollato‘.
In proposito, una volta colti con le mani nel sacco, il Telegraph s’è spinto ad evocare  lo spetto di una  ‘ reputazione in frantumi‘, mentre il Guardian s’è limitato ad appurare che ‘siamo al cospetto’ di una  ‘ triste vicenda ‘.  Il tutto mentre sir Dave Brailsdorf, gran capo Ineos ex Sky), s’è trincerato in un rigoroso silenzio. Se non erriamo, tuttora in vigore . Nonostante i ( clarissimi) e  i  (  molteplici)  inviti alle ( sue) dimissioni.
Il Consiglio generale dei medici britannici ha condannato Freeman per acquisto di ‘ Testogel, una forma di Testosterone,  destinata ad un corridore ( non meglio identificato)’. Freeman, tra il 2009 e il 2015, è stato medico di Sky e della nazionale britannica, dopo aver lavorato per la Federciclismo britannica  fino al 2007. ll ( chiacchierato) velodromo di Manchester è da tempo  al centro del mondo del pedale. Qui venne lanciata l’idea di far esplodere il ciclismo nazionale britannico  con i soldi della lotteria nazionale.
Missione compiuta: 8 ori a Pechino, 8 a Londra, 6 a Rio, più 6 Tour dal 2012 al 2018. Allora il simbolo della superpotenza anglofona era Wiggins: 4 ori olimpici, 6 Mondiali su pista, e  primo britannico a vincere il Tour, poi nominato sir dalla Regina.
Freeman aveva riconosciuto, in una sua udienza, che il pacchetto consegnato a Manchester nel 2011 conteneva 30 bustine di Testogel. Chiaro? Che altro dire? Anche perchè tutto è stato insabbiato. Inutile procedere. Sembrerebbe però che scheletri nell’armadio della Regina  ne siano  rimasti  tanti.  Ancor recenti. Al punto che coloro che volevano presentarsi al Pianeta  come i ‘ più bianchi del bianco’ restano tuttora a piede libero. Giocondi e impuniti. A copertura, forse, anche di altri  sport, perchè no pure la  pelota ?, che di dubbi ne ha sempre sollevati tanti.

IL MEDAGLIERE DI TOKIO 2020 ( 6 agosto 2021). Usa ( 39 ori, 41 argenti, 33 bronzi, totale 113) ); Cina 38 ori, 32 argenti, 18 bronzi;  Giappone 27, 14, 17; Gran Bretagna 22,21,22;  Roc, 20,28,23; Australia, 17,7,22 ; Olanda, 1012,14; Francia, 10,12,11;  Germania, 10,11,16 ; Italia, 10,10,20.
Per quel che ci riguarda, essendo arrivati a quota 40 podi, saremmo già più avanti  rispetto ad altre generose olimpiadi ( Roma 1960) del passato. Non male. Anche perchè i  nostri sono  alcuni degli metalli più prestigiosi, come quello dei 100 o dell’alto,  che incoronano i miti dello sport.

IL MAESTRO DI TAVULLIA. E mentre è ancora accesa la fiamma d’Olimpia in quel di Tokio, giunge la nuova che l’inarrivabile  Maestro di Tavullia lascia le moto. O meglio, scende, dopo oltre vent’anni, dalla sella di  una moto, quella ultima della Yamaha, per dedicarsi ad altro, forse, alle auto.

Ago, recordman ( 15 mondiali) in fatto di vittorie in moto, finalmente, dopo qualche gelosia di troppo, lo ha incoronato suo erede. Anche se, a dir il vero, quanto mostrato dal Maestro di Tavullia è qualcosa che, in quel mondo, è più in generale nel mondo dello sport, non ha nè prima nè dopo. E’ una  apparizione  unica.
La memoria cancella, si sa,  anche le pagine più esaltanti, quanto l’onda sul bagnasciuga, ma come dimenticare le mille sfide mozzafiato con avversari dotati, le moncolorate folle oceaniche che lo abbracciavano in ogni parte del mondo e le divertenti ed inesauribili trovate che ogni evento riempivano di  stupore, allegria e colore  ?
Quando lasciano la scena  cotanti personaggi inevitabile è sentirsi dentro un vuoto. Quasi un’ angoscia, ineffabile. E forse curabile  (solo) con la vaga speranza di riuscire ad  ignorare il tempo che passa, per non  ridurre anche lui, il Maestro,  (  tuttora  pieno di animus pugnandi  e genialità )  ad icona prestigiosa ma ( sempre più) remota e ingessata.

BIOGRAFIA . Valentino Rossi (Urbino16 febbraio 1979) è pilota motociclistico e dirigente . Figura tuttora tra i piloti più titolati del motociclismo mondiale, in virtù dei nove titoli mondiali conquistati (cinque dei quali vinti consecutivamente tra il 2001 e il 2005), mentre resta  l’unico pilota nella storia del motomondiale ad aver vinto il titolo in quattro classi differenti:  125250500 e MotoGP . Dal 2014 è proprietario dello SKY Racing Team VR46.

 

MA CHI FERMA STO CEFERIN? All’indomani dello sventato  ‘colpo di stato’ di quegli sprovveduti della Superlega, il buon Ceferinpresidente Uefa per geniale invenzione del nostro indimenticato Tavecchio, si presentò al popolo qual novello Robin Hood che difendeva il calcio dei  poveri dal calcio dei ricchi.
Ma sono bastati un paio di mesi per valutare che nulla di più ingannevole circola rispetto a quella celebrazione. Infatti, anche negli asili nido, si è capito che ad avere preso il bastone del comando nel calcio europeo sono quattro o cinque società dal budget illimitato ( e fuor d’ogni regola)  attinto a casse pubbliche ( o  simili)  e a quelle di attività derivate dal calcio.

fans, quelli che ancora ragionano con lo stupore del cuore, li chiamano ‘spendaccioni‘, capaci di ’metter sull’unghia’ da un giorno all’altro cifre inarrivabili ( soprattutto) per quelli che hanno fatto la storia del calcio, e che ora, anche con l’aggravante della pandemia, boccheggiano  in un mare di debiti.
Il Real fatica a comprare una nuova linea di  raccattapalle, il Barca deve disfarsi anche  del suo storico eroe, la Signora  deve capitalizzare con 4oo mln il suo ‘buco‘ in contabilità. Qualcuno sta cercando rimedio ricorrendo alle lusinghe dei ‘private equity‘. Fatto è che, qui, fair play o no, a dettar legge è ormai una manciata di ‘spendaccioni’.
Che del calcio ( storico o no) se ne sbattono quanto Attila delle terre che attraversava. Di legioni pronte per fermarlo non ce ne sono. Epperò qualcosa occorre fare. Ma  che altro se non mettere in quarantena il buon Ceferin, il Robin Hood che toglie ai ricchi per dare ai poveri?
Nel senso di costringerlo a dare le dimissioni per rispedirlo  a  quel donde qualcosa capiva? Di tempo non ce n’è tanto. Occorre perciò  muoversi. La ‘rosea‘ s’è mossa  ( sabato 7 agosto, pagina 47)  ma con la stessa tenerezza con la quale i vertici Fia hanno ‘ sanzionato’ Hamilton , il prediletto del tiranno Toto, che ultimamente ( ad inizio gara) aveva  spedito il suo giovin irrispettoso avversario ad oltre trecento all’ora contro un muretto.

BREVINA. Tutti vogliono andare al Psg, squadra di ‘spendaccioni’ che non sa vincere manco in Francia dove gioca da sola eppure in lotta con il City  del cugino, pure lui sceicco. Ma sanno quei tizi contare? Sì, allora quanti sono gli attaccanti, dieci, venti, cinquanta? E i difensori? E i portieri? Non è che vogliono (ri) fare raccolta d’uomini come  i  Billonarios di Bogotà anni Cinquanta?

ALTRE DI SPORT. Senza ‘rossa’ , spiacenti, ma lasciamo la F1 a Toto, Jean e i loro entusiasti commentatori su Sky; mentre, per quel che riguarda le moto, sempre competitive, sempre entusiasmanti, altro non possiamo che registrare, la vittoria del Bez ( Sky Vr 46) iMoto 2 e  quella del competitivo Martin ( Ducati) in Moto Gp,  sempre più saldamente in pugno  al siculo-francese Quartararo,  nostro ( almeno ) per jus sanguinis. 

PECORE O LEONI? E’ fatta: Cvc Capital Partners, finanziaria britannica specializzata in private equity, entra nel calcio. Ma non in Italia, come  inizialmente ideato, progettato e proposto, bensì nella Liga. Dove, a fronte della cessione del 10% delle quote a Cvc scenderanno dal cielo  2,7 mld di euro indispensabili per finanziare i piani a medio e lungo termine. Una incredibile  colata di danari che potrà portare ( in pochi anni) il calcio spagnolo a ridosso della ( al momento ) inarrivabile Premier.
I danari verranno utilizzati per migliorare infrastrutture e tecnologia; ma anche per incrementare le attenzioni sul marchio, con ricorso a  piattaforme digitali e reti sociali. Oltre alla possibilità di poter nuovamente investire sui migliori giocatori del pianeta. Il Real, ad esempio, riceverà 270 mln, il Barca 261, con ulteriore incremento dei diritti televisivi.
Insomma, per farla breve, e non approfonditamente come sul servizio dedicato al tema giovedì 5 agosto dalla ‘rosea‘, una volta di più l’Italia degli orticelli non riesce a salire più verso quelle prestazioni  che ( neanche tanto tempo fa) lo avevano eletto ‘ il campionato più bello e seguito al mondo‘. Il presidente Paolo del Pino aveva anzitempo proposto il progetto in Lega, riscuotendo inizialmente un consenso pressochè unanime.
Poi, come al solito, una volta ridato corso al miserevole  cabotaggio dei singoli orticelli, sette squadre ( Juve, Inter, ovviamente la Lazio del buon LotitoNapoli, Fiorentina, Atalanta e Verona)  si sono dissociate facendo fallire un’ occasione dorata ‘ che avrebbe  permesso alla Serie A di essere  il primo torneo europeo ad aprirsi al cambiamento’.
Qualcuno ci sta ripensando. Anche perchè Cvc avrebbe investito sulla Serie A come consorzio che comprendeva Advent, altra società di private equity americana, e FsiFondo strategico italiano, due società ancora interessate al progetto. Forza allora, coraggio, meglio leoni che pecore, anche perchè chi dice che  il nuovo sia peggio di quanto ci hanno fatto finora inghiottire orticelli come quello del   buon Lotito?

( fino al 1 agosto 2021). E ora qual spiegazione s’inventerà la sterminata  coltre di esterofili che quando s’accenna(va) all’Arba Fenice rideva e scherniva. Eppure, quel mitico uccello  da qualche tempo e in qualche anfratto del Belpaese deve avere trasferito il suo nido. Troppi ( insoliti) eventi a lui riconducono. Lui, che sulle sue ceneri rinasce come dove quando e perchè solo lui lo sa, mosso da insondabile e insindacabile volontà, che però laddove opera ben si riconosce.

Da anni l’atletica italiana veleggiava nel nulla assoluto. Ultimamente, con quelle cinque staffette qualificate per Tokio, e qualche altro piccol  risultato qua e là raccolto, sembrava dar segni di risveglio. Ma nulla lasciava presagire che da Cenerentola (di colpo) potesse diventare regina. Del resto gli uomini ( anche quelli più dotati)  fan quel che possono e non oltre.
Occorre semmai che qualcuno ( o qualcosa) d’inatteso  intervenga, per mutar il corso delle cose. E tanto dev’essere accaduto nella squadra di atletica in quel ( sofferto) consesso d’Olimpia che si tiene in questi giorni nel lontano paese dove il sole si leva.  Qualcosa di inusitato, di inatteso . Da Araba fenice, appunto, se no  per chi altro?

Fatto è che, sotto gli oculi increduli ( ma felici ) del mondo, uno dei suoi ragazzi è diventato il più veloce sulle piste  mondo; mentre un secondo ha volato più alto sul tetto del mondo.   Il primo, Marcello, 26 anni, cresciuto da meravigliosa mamma gardesana ( Desenzano) , s’è messo al collo l’oro concesso nella gara più prestigiosa al mondo, quella alla quale gli dei hanno concesso l’onore della (semi) immortalità.
Il secondo, Gianmarco, 29 anni, marchigiano, è andato a scalare il cielo arrivando fin a 2,37, un traguardo condiviso con un altrettanto meraviglioso ragazzo, Barshim, venuto a gareggiare  a Tokio dall’arsa  terra del Golfo. Tra l’altro, i due, hanno dato corso ad un qualcosa che ci ha riportato alle origini prodigiose dell’impegno umano nello sport.
 Barshin - ha svelato  Gianmarco - è un grande amico. Solo con lui potevo accettare l’ex aequo. Nessuno dei due voleva togliere all’altro la gioia più bella. C’eravamo detti, magari un giorno saliremo insieme sul gradino più alto del podio olimpico. Ridevamo. E’ accaduto’.  Ad una tivù francese Barshim ha aggiunto:’ Non potevamo fare altrimenti, tra gli uomini ci sono cose più importanti di qualche metallo’. Di questi ( questo) ed altro ne riparleremo di certo.

Ai due medagliati d’oro sono giunte ( immediate) le congratulazioni del presidente Mattarella  e del premier Draghi. L’uno e l’altro dorati. A tal  punto la ‘maledizione’ sul medagliere s’è tolta, e i nostri ( durante quest’ultima settimana di giochi)  possono risalire in alto. Verso quelle 40 medaglie pronosticante  nonostante i dolorosi flop ( non annunciati ) e patiti ( tiro, scherma, alcuni del nuoto eppure mai così forte come squadra …).

MEDAGLIERE ITALIA E NON . Al momento ( lunedì 2 agosto) 4 oro, 9 argento, 15 bronzo. Sopra di noi, la Cina è a 24 ori, 14 argenti, 13 bronzi; gli Usa a 20,23,16, il Giappone a 17,5,9, l’Australia a 14,3,14, il Roc a 12,19,13, la Gb a 10,10,12, la Francia a 5,10,6, la Corea dl Sud a 5,4,8. A Vanessina Ferrari, 30 anni, corpo libero, hanno sottratto la medaglia d’oro relegandole quella d’argento, nonostante un esercizio meraviglioso applaudito in piedi da tutti i  presenti, avversari compresi.

( dal 25 al 31 luglio).Potrebbe essere la più grande rappresentativa mai spedita ai  giochi dOlimpia, con già una ventina di medaglie in saccoccia, che avrebbero potuto essere ( molte) di più se non ci fossimo messi a far ‘ donazioni’, qua e là, un po’ in tutte le discipline, basti che capiti l’occasione.

Quel ‘quattro in acqua’ fatto partire negli ultimi metri  dopo una lunga volata col freno innestato, urla ‘ ma perchè?’: anche un cieco infatti avrebbe visto che bastava dargli ‘ cuore e anima’ per mandarlo non a maneggiare un cucchiaio di legno ma qualcos’altro di ben più pregiato. Le ragazze del fioretto in semifinale s’erano già bevute le coetanee francesi (12 stoccate di vantaggio su 24), quand’ ecco arrivare il generoso   ’ donare‘ fin a farsi ’gabbare’  all’ultima stoccata.
A voler contare tutte le ‘donazioni’  fatte non basterebbe una pagina intera. Evidentemente,   oltre a sciogliersi ogni volta, in ogni circostanza, spesso a prescindere, in elogi sperticati per  questo o quello, sarà meglio chiedersi quanti ( tra atleti, tecnici, dirigenti)  siano in grado di emulare quel valoroso Mancio da Jesi che ( ancor di recente) a tutti noi  ha ricordato  quanto sia più gratificante cadere sul campo  da leoni piuttosto che  da pecorelle smarrite.

Pur tuttavia d’esempi meritevoli non stiamo mancando. A parte la nostra Fede che di gran sport ci ha nutriti per ( circa) un ventennio,  ( questa volta) a mettersi in evidenza è quel gran ragazzone  di Carpi che del fondo ( mare e piscina) è il re. Un maledetto virus, a ridosso dell’appuntamento con i libri di epica sportiva, lo ha debilitato, fin a confonderlo, a smarrirlo, fin a togliergli  ardire e forza, un po’ come  ad Achille una volta perso Patroclo. 
Ma è bastato un amico  d’infanzia  la sera appresso gli 800 sl a ricordargli quanto  il Creatore che ‘ di lui in lui più vasta orma volle stampar‘ per convincerlo a gettare al vento tattiche e menate varie per ritrovare d’incanto, completamente, meravigliosamente, quant’è ancora depositato al fondo della sua grande anima umana ed agonistica.
Greg, pur strabiliando, non ha vinto l’oro che avrebbe ampiamente meritato fin dalla prima bracciata, perchè un anonimo tenace americano l’ha preceduto di un nonnulla all’ultimo metro, strappandogli l’oro e lasciandogli  l’argento. Un oro che all’americano aggiungerà  poco o nulla; visto che  ( almanacchi a parte ) la gente celebra  gli eroi veri  e non le loro ombre.

Nelle squadre, la maschile di basket ha perso con l’Australia e  ora dovrà rimboccarsi le maniche per procedere. La maschile  di pallanuoto, campione mondiale in carica, dopo avere pareggiato con la Grecia ( 6-6),  liberandosi  degli Usa ( 12-11) è prima nel girone. La maschile di volley dopo la battuta d’arresto con la Polonia ( 0-3) s’è rifatta con la successiva ( 3-1). Non avendo una gran difesa sarà bene che corra ai ripari quanto prima, per  non tornare anzitempo in Patria: altro che oro olimpico!
Molto bene procede la femminile di volley, che tutto quanto incontra sulla sua strada travolge. Sarà bene non lasciarsi prendere dall’euforia, chè di sicari dietro l’angolo son pieni i siti d’Olimpia. Ci ha deluso il nostro amatissimo Pippo nella crono su strada. Un quinto posto per un ufo è scarsa soddisfazione. Speriamo vada a rifarsi in pista ( inseguimento individuale e squadre).

MEDAGLIERE OLIOMPICO ( al 30 luglio 2021). Cina, 15 ori, 7 argenti, 9 bronzi. Seguono: Giappone( 9,4,6), Usa( 14,14, 10), Roc ( 8,11,9), Australia( 8,2,10), Gb ( 5,7,6), Sud Corea( 4,3,5), Francia( 3,5,3), Germania( 3,3,7), ITALIA ( 3,7,10 totale 19). In breve: i nostri atleti hanno vinto un numero di medaglie ( ancora lontano dalle 28 del record) ma superiore a quello di Gb, Sud Corea, Francia e Germania. Solita domanda: bicchiere pieno o mezzo vuoto?

CALCIOMERCATO. In questi giorni di gran afa, con tempeste e disastri vari, si parla molto anche di calciomercato. Che però, con Olimpia che racconta le sue meravigliose storie ad ogni più sospinto, poco o nulla attizza.
Una sola noticina: Lukaku avrebbe rispedito al mittente le avances del Chelsea, squadra di spendaccione russo  che come le altre due o tre di spendaccioni del Golfo è lasciata libera di spendere e spandere  al cospetto imbelle di quel Robin Hood del Ceferin, che invece di togliere danari  ai ricchi per darli ai poveri, che altro ha fatto se non  consegnare il calcio europeo a chi meno del calcio europeo men se ne fotte?

( dal 18  luglio al 25 luglio 2021 ). Si stanno ritrovando le squadre per il prossimo campionato che inizierà a fine agosto. L‘Inter dell’Inzaghino ha rimontato con il Lugano ( 2-2) vincendo poi ai rigori. Mentre il Milan, vittorioso con la Pro Sesto ( 6-0)  non fa che fare acquisti, tra questi un centrattacco datato ma valido.
Oltralpe
, intanto, pochi ( anche potendo) spendono, manco gli ‘spendaccioni’ d‘Albione, che di quel campionato son diventati padroni. Messi, dimezzando i proventi, finalmente vincitore di qualcosa con la sua Nazionale,  resterà al Barca, così come Cr7, estromesso anzitempo all’Europeo,  alla Juve.
Sarà un campionato degli allenatori che, tolto il transfuga Conte Dracula, vedrà in panchina: Sarri (Lazio), Mourino ( Roma), PioliMilan), Allegri ( Juve), Inzaghi ( Inter), Spalletti ( Napoli), Gasp ( Atalanta) e così via. Non si sa se il divario ( economico) con la Premier  sia  diventato un abisso oppure no.
Certo è che a noi continuano a mancare qualche abile dirigente marketing e gli stadi. Gravina sta cercando di aggirare gli ( infiniti) ostacoli sugli stadi pensando ad una candidatura italiana per Europei ( 2026)  Mondiali ( 2028). Impresa non agevole. Anche perchè se non disponiamo di nuovi impianti che ce li danno a fare Europei e/o Mondiali?

Numerosi atleti ( nostri e non) hanno iniziato  il loro viaggio verso il Sol Levante. Tra quelli già arrivati, si segnalano ( al momento) una cinquantina di colpiti da Covid. Per noi un numero incredibile, visti il tempo, le informazioni, le precauzioni , che ciascuna nazione avrebbe dovuto mettere in atto.  A Tokio, infatti, già si sono levate proteste, anche perchè non tutti erano favorevoli ad accogliere questa anomale Olimpiade.
Che, nelle prospettive, per quel che ci riguarda, dovrebbe risultare buona se non eccezionale. Portiamo in gara quasi 4oo atleti, selezionati ( praticamente) in tutte le discipline, e con ampio margine per ben figurare, perfino per le medaglie (anche ) dorate.

Non c’è voluto molto, domenica 18, alla partenza del Gp d‘Inghilterra, per capire donde stanno il buono e il cattivo. Con tocco d’arte ( poi amabilmente sanzionato) il Lewis s’è quanto prima disfatto del suo antagonista, il giovane sfrontato tulipano,  noto come ex sfascia ‘rosse‘, che del pluricampione mondiale ( e del suo mentore  Toto) se ne fa un baffo.  Infatti  ( mentre il tulipano  a 300 km ora andava a scoprire il suo destino contro un muro di protezione)  doloroso ed eloquente è stato il ‘boato’ esploso sulle tribune colorate da Union Jack.
Nessuno che si preoccupasse della sorte dell’antagonista, uscito acciaccato ma salvo, dal brutale impatto. E così, alla fine, negli attimi dedicati ai festeggiamenti, per un pilota sanzionato, sì, certo,  ma amabilmente, e che con furiosa rincorsa è stato in grado di recuperare sulla ‘ rossa‘ del Leclerc, superandolo al penultimo giro, ( praticamente)  a pochi chilometri da una vittoria che avrebbe ( giustamente)  premiato il ‘miglior’ pilota di giornata. Siamo proprio sicuri che di una F1 di tal fatta non si possa fare a meno?

( dal 12  luglio al 18 luglio 2021 ).Pertinente l’omaggio dl nostro Presidente ai ‘ leoni di Wembley’, così come quello del premier Draghi, che nocchiero  migliore per mostrare agli Italiani come si può ( e si deve)  uscire  dal mare in tempesta non potevamo trovare. Nel novero hanno giustamente inserito anche Matteo Berrettini, 25 anni, tennista, volto bello e pulito,  primo finalista azzurro in quel di Wimbledon.
Se non altro per rammentare a quelli che i costumi antichi ( e la leggiadra Europa) hanno abbandonato,  di tornare ad essere modelli di fair play , dicasi gentleman, per continuare a mostrare agli altri che si può vincere anche perdendo.
Tra l’altro, fino a quella finale, tutti pensavano che ad inventare il calcio fossero stati quelli d‘Albione, quando invece qualcuno è insorto rammentando a tutti che quel gioco ( riscoperto e regolamentato in età moderna) era  un diffuso  passatempo tra legionari romani già duemila ani fa. Forse non sarà  per questo che l’ineffabile Eupalla ha provveduto a riportare le lancette della storia nella loro giusta posizione?

Si va dibattendo su chi debba essere il ’ ballon d’or‘ 2021. Se il riconoscimento va dato a chi più ha alzato ( nell’anno) la palma della vittoria, a chi altri meglio del   nostro Jorgino, vincitore di Champions e di Europeo, ovvero ( Mondiale a parte) di  quanto di più arduo e prestigioso  oggi esista nel mondo del calcio e dello sport?

 MENATE. Luciano Moggi, il redivivo, avrebbe detto che a conti fatti la nostra  nazionale è ‘poca cosa‘. Come si faccia vincere dopo mezzo secolo un torneo tanto disputato con una squadra di asini, o brocchi, forse,  manco lui lo sa , che di asini , o brocchi, dev’essere gran esperto. Un altro tizio , invece, sempre dal pulpito del piccolo schermo, avrebbe sentenziato  che ‘ tecnicamente‘ l’Italia non era delle migliori. Francia e Inghilterra invece sì.
Scordando che l’una non ha fatto manco le semifinali e l’altra è uscita dai supplementari  con gli occhi sbarrati e increduli. A volte quando s’ascoltano,  sopportandoli, certi addetti ai lavori, ci si chiede da dove attingano le loro valutazioni: in questo caso, forse dai giochi al torello, o dagli esercizi dietro o davanti alla porta prima d’iniziare gli incontri?
Sì perchè a noi, per quel che possiamo, non   pare affatto che i nostri ragazzi abbiano  (  tecnicamente) qualcosa da invidiare ai più  costosi celebrati; perchè se è vero che il Mancio da Jesi ha apparecchiato la tavola per una ‘abbuffata‘  memorabile, di sicuro non avrebbe potuto realizzarla con dei cuochi del Menga.
Un altro sveglio s’è chiesto e s’è risposto: ‘ DonnarummaNon ha fatto altro  che un salto di carriera‘. Infatti è passato, per volere del suo ( discusso) Mentore, dalla squadra detta degli ‘immortali’, o  degli ‘ invincibili‘, tra le due o tre più auguste società al mondo, ad una ricca   parvenue del mondo d’oggi nota come  Psg.
Che se si va a consultare l’almanacco sulle coppe europee manco lo si trova, mentre, se si trapassa all’orticello di casa, soltanto qui  la si vede vincente, per via di quei fiumi di danari che  gli sceicchi del Golfo, legittimamente ‘autorizzati ‘  dai generosi dell’Uefa, fanno ininterrottamente affluire in Europa. Fingendo a caso di occuparsi del   fair play. Più che altro da nobili spendaccioni. Che oggi ci sono, domani chissà.

 

ORIUNDI E ORIUNDI. A Maurito Icardi, attaccante, ex Inter, ’oriundo‘ argentino , qualche anno fa  chiesero se volesse far parte della selezione azzurra. Lui, un poco indispettito, rispose:  ‘ Lo sanno tutti che sono argentino‘. A ben pensarci il suo non è l’unico ‘ caso’ tra gli innumerevoli ‘ oriundi‘ che popolano ( spesso con grande successo) il mondo dello sport, e del calcio, di sentirli preferire, con una punta di occulta  pena, che son ‘ questo’ o ’quello‘, tutto, insomma, ma non Italiani.

Perchè anche se ‘oriundi‘, ovvero Italiani nati fuor della patria loro, al sangue non si comanda. Onorare la madre che ti ha accolto  quando quella naturale altro non poteva, è certamente lodevole. Anche se ripudiar la prima non è  generoso, nè possibile, visto che quel che  sei è dono ( prima di tutto )  suo. A Maurito,  che da quel che sappiano quando parla poche ne azzecca, forse a tanto non è mari arrivato a riflettere.
Come invece  ha fatto il ‘nostro’  Jorgino, 29 anni, ‘oriundo’ brasiliano, che quando mamma azzurra ha chiamato così ha risposto:’  Sì, il Brasile mi ha cercato, vero, ma questa volta ho visto che  era  l’Italia   ad avere più  bisogno’.

E qui, scusate tanto, non sarà il caso di cominciare a chiarire al Mondo quanto l’Italia, quella che ha affrontato la pandemia affacciandosi a finestre e balconi con il sorriso e il canto, non è manco lontano parente di quella d’un secolo fa, quella del disastro, allorquando si gettò in una guerra che ‘ non s’aveva da fare‘ e con un alleato che ‘peggio di così non poteva scegliere‘. Ora è altra roba. Tant’altra roba. Che cercando di  riallacciarsi i secoli gloriosi vuol tornare a dare quel suo contributo come pochi altri popoli  possono.
Non stiamo ad elencare qualcosa, della piccola e prodigiosa Italia, tanto tutti sanno, più o meno. Anche quel Maurito che ( forse) fingendo di non  sapere  non può ( certo )  ignorare quanto sia figlia prediletta dell’Italia  l’Argentina;  paese importante in un continente importante che ( se non erriamo) manco s’era scoperto, se non ci fosse stato ( dapprima)  un italiano a ‘mostrarlo‘ e ( poi) un altro a ‘nomarlo’.

ALTRE NOTE. Hanno cominciato a partire verso il Sol Levante i nostri azzurri. Tanti, circa 400, forse come non mai in precedenza. Non vanno così tanto lontano per riposti previlegi, ma solo perchè hanno tutti ( rigorosamente9 raggiunto i minimi richiesti.
Qual bottino faranno? Come sempre non è facile a dirsi, ma se del Mancio e del Matteo son fratelli e sorelle  ( certo ) potrebbero tornare con le cassapanche piene e luccicanti di medaglie,  come  quelle stipate sui galeoni  in arrivo dalle Americhe.

( dal 10  luglio al 12 luglio 2021 ). Nella festa che ha celebrato lItalia campione d’Europa di calcio, c’erano tutti. A cominciare da quelle migliaia di morti deposti dentro camion militari avviati mestamente  verso i luoghi di sepoltura. Ma c’erano anche quegli altri  milioni di concittadini che, in angolo di Paese, con poche distinzioni, hanno cercato  di reagire al morbo, con sofferenza, qualcuno riuscendo qualche altro no, e comunque  cautelizzandolo col sorriso e il canto.

E c’erano anche altri, d’ogni classe e genere, compresa  quella folla infinita di miscredenti che continua a non credere nel Paese loro. E che dileggiano quando gli si parla di quell’Araba Fenice che da molto tempo deve avere spostato il suo nido in qualche sconosciuto anfratto del Belpaese.
Un Paese pronto a rinascere, quando men se lo aspetta, meravigliando, sulle proprie ceneri. Sul calcio, ad esempio, che quivi è  metafora di vita, questi ultimi ci davano per andati, dispersi, ormai ai margini del movimento. Per costoro avremmo dovuto tornar in blocco sui banchi di scuola ad apprendere dall’uno o dall’altro.
Noi, che sulle nostre maglie,  teniamo tanti di quei  santi signacoli come nessun altro vanta. Noi. E però bastato un veggente capitano di ventura, certo Mancio da Jesi, a riportare  il pendolo della storia al suo posto,  dopo avere radunato  una Compagnia di ventura non offerta  al soldo di questo o quell’altro, come quei  ( famigerati) professionisti mercenari, ma posto solo ed esclusivamente al servizio della Patria loro.
Molti, infatti, in questi ultimi due o tre anni, si sono scervellati per comprendere qual razza d’armata avesse messo in campo quell’ ex talentuoso giocatore che poca fortuna aveva avuto con le nazionali del suo Paese. Gliene  hanno propinate di tutti i colori. La più parte senza capirlo. Ovvio.
Tanto che quando parlava di vincere pensavano celiasse. Invece tanto detto tanto fatto, fornendoci ( tra l’altro )  un modello sportivo ed umano  antico e nuovo insieme  che riscopre valori  quali la famiglia o il gruppo, disposto a ragionar col cuore, come in piccolo borgo o anonimo quartiere, e   sempre pronto a reagire, e se del caso  soffrire, pur di raggiungere un risultato che non è una coppa, o un assegno in banca, ma l’affermazione di una identità con i suoi valori più  riposti e cari.
E se volessimo alzare lo sguardo, una volta tanto, potremmo vedere che oltre al nostro  Paese, ce ne sono tanti altri, pronti a dar vita ad una nuova grande nazione. Per realizzarla fra dieci, venti, trent’anni: chissà? Ma che dell’Italia  ha, o avrebbe, per completarsi,  inderogabile necessità come  ‘magister vitae’ insegna.

Qualche spunto dalla cronaca. Wembley potendo contenere 65 mila posti, era stato riservato ( democraticamente) per 55 mila ad inglesi e per 10 mila ad italiani. Parte del pubblico inglese ha fischiato l’inno di Mameli. Fuor dai cancelli c’è stato ( anche) qualche incidente, dove ( sportivamente) gli italiani non sono stati risparmiati. Non sapendo che tutto questo  sull’animo di una Compagnia di ventura poco incide, anzi, sollecita l’orgoglio a compiere più ardita impresa.
L’incontro è finito ai rigori come quello tra Italia e Spagna. Anche qui, inizialmente,  tutto sembrava  facile per i sudditi di Sua Maestà, che però ancora una volta non facevano i conti con l’oste, questa volta incarnato da ometti azzurri che tutto fanno fuorchè demordere. Alla fine è stato un plebiscito per il Gigio in porta, acclamato dalla Uefa quale miglior giocatore del torneo.
Qualche giocatore inglese s’è tolto dal petto l’argento consegnato dalle autorità, segno che forse non sia stata la perfida Albione ad inventare il gioco del calcio. Infatti, si sa, che i legionari romani, duemila anni prima,  lo usavano come passatempo, prendendo a calci una tonda od ovale  vescica d’animale appositamente sigillata e  gonfiata.
Nella storica domenica un altro italiano è salito agli onori della cronaca, tal Matteo Berrettini, 25 anni, primo azzurro giunto  in finale a Wimbledon. Davanti a lui il formidabile Nole, 0  Djoko, gran figlio di Serbia, gran figlio  d’Europa, primo al mondo nel suo sport.
Matteo ha fatto quanto poteva: dopo aver vinto il primo set, s’è battuto con onore contro un avversario che già è storia e leggenda di questa disciplina. In pratica  ha fatto vedere che un italiano parto  di questa  nuova Italia sa vincere ma anche perdere. Senza schiamazzi,  senza medaglie strappate, senza piagnistei.
Ma solo con una naturale esultanza e un sorriso come esemplificato  dal nostro grande PresidenteMaestà, non è che sia arrivata l’ora, per evitarLe ulteriori figuracce,  di dire ai suoi di riprendere per mano costumi antichi ( infatti, donde son finiti i gentleman?) e di rivedere tanti inutili e anacronistici pregiudizi?

 

 ( dal 29 giugno al 6 luglio 2021). Che il Mancio avesse dato corpo non ad una squadra di club e neppure a una nazionale ma a qualcosa che tanto assomiglia ad una Compagnia di ventura del tutto speciale lo abbiamo sospettato già tre anni fa, quando, lui, con la lungimiranza dei profeti, aveva detto di avere accettato cotanto onore/onere con la certezza di portarlo a buon fine.
Già, a buon fine, ma dove e quando? Non s’è atteso molto per ascoltare risposte. Che abbiam toccato con mano durante questo torneo europeo a noi negato da oltre mezzo secolo e che, invece, come in  un colpo da teatro, va proponendosi  bello e invitante, come mai fino ad ora.

Dicevano, i soloni,  innumerevoli,  che la Compagnia del Mancio si sarebbe sfaldata alle prime avvisaglie della  battaglia, che quel lungo elenco di successi altro non era  che  una sequela di allenamenti ben riusciti, poca roba, insomma, non tale comunque da far ricredere quanti da tempo vanno irridendo  un movimento calcistico che più carico di gloria non ce n’è.
C’è gusto a dir male di chi ben vuol fare.  E come quel servo che pur di non dar  ragione al padrone si è strizzato  i coglioni tra due sassi, anche riguardo al Mancio c’è chi predilige far altrettanto. Camuffandosi, ovviamente, in mille modi,  alla bisogna, ma ( sempre) con  lingua intinta nel veleno pronta a  ferire.

Fatto è che la Compagnia del Mancio ha realizzato un modello, prima di una impresa, che stupisce e  incanta. Solidarietà, umiltà, resilienza, allegria e inarrestabile voglia di vincere. Sempre i soloni, non potendo ammettere l’insipienza loro,  si sono perfino inventati la favoletta che la Compagnia del Mancio sia un’ accozzaglia di buoni pedatori che vincono sol perchè solidali. Come se per creare  capolavori bastasse chiamare  un Giotto o un Michelangelo circondati da mandrie di asini.

‘ Babbo, come si vede un fuoriclasse?’ chiese il bimbo al genitore, che rispose: ‘ Semplice, basta trovare quello che quando gli altri si fermano lui sale’. Nel mondo dello sport modernocosì complesso, così confuso, per ragioni  talvolta insondabili, non è raro prendere  fischi per fiaschi. Come quel tale, ad esempio, venduto per fenomeno, ma che quando c’è da salire rotola dabbasso. O come quel ragazzo, ancor imberbe, che anche rischiando la salute sua,  sa elevar  la Compagnia   fin all’impensabile.
La Spagna, la cara onorata Spagna, maestra del possesso palla, s’è battuta con onore, martedì 5, contro la Compagnia del Mancio. Una Compagnia dai connotati inediti visto che non è al soldo di questo o di quello ma solo e soltanto della Patria sua, che di lutti e sofferenza sa far ( ogni volta) tesoro.
Gli inglesi sognano di affrontarla domenica prossima, nel loro tempio. A lor rischio e pericolo. Perchè forse non hanno ben capito che questi ragazzi sono, sì, i nipoti di quei  che ad El Alamein saltavano fuori da una buca con una molotov in mano per arginare il fuoco devastante dei carri,  ma  ( soprattutto) per dar loro ( finalmente) con postumo onore ( anche)  il  giusto riposo.

SEMIFINALI EURO 2020. Italia-Spagna 5-3 ( dcr); Inghilterra-Danimarca 3-2 dts. FINALE. Inghilterra-Italia. 

 

 

WEEK END. Un altro week end con  dolci sinfonie azzurre. I ragazz0ni del basket , dopo 17 anni, tornano ai giochi d’ Olimpia. Grazie ad un’impresa, davvero  storica, strappata in casa della Serbia, ovvero di una delle squadre più accreditate per il podio, che con noi vincevano da una vita. I miscredenti, ovvio, non avrebbero speso una lira per accreditare un successo che solo coloro che non irridono quell’Araba Fenice che ha messo nido in qualche anfratto del Belpaese, potevano sperare.
Dopo il terzo posto dell’Armani in Champions, questa qualificazione ( dopo anni)  ricolloca il nostro basket con  passato carico di gloria nel gotha del pianeta. I Serbi non credevano ai loro occhi, poi, hanno realizzato l’ accaduto  ed hanno applaudito. Il ragazzi del Meo, trascinati da pel di carota Mannion, 20 anni, ora s’en vanno nel Sol Levante  con la consapevolezza di non essere più una delle tante nobili decadute di uno sport consacrato alla velocità.
Qualche ‘ disertore’, più o meno giustificato, dice d’essere pronto a tornare. Come l’americano Gallo che ha confessato: ‘ L‘Olimpiade è un grande appuntamento per il mio Paese. Se la Federazione vorrà sarò onorato di far parte di questa squadra’. Noi, personalmente, lo lasceremmo a meditare in  Atlanta, anche perchè ogni volta che si è cercato di redimere pentiti è andata storta. Eppure il buon Meo  dovrà avere fretta ad accettarlo perchè martedì 6  scade il tempo per presentare l’elenco dei 12 per Tokio.

Maggiora ( Novara) il nostro  Cairoli, nove mondiali di cross Mx1,  ha chiuso terzo nel GP d’Italia assestandosi  al terzo posto del Mondiale a 19 punti da Gajser. Mattia Gadagnini, nella Mx2, alla  terza gara della sua prima stagione completa, ha vinto la sua tornata e si è insediato  al primo posto iridato.
Ai Giochi, nell’allaround individuale di ginnastica ritmica, l’Italia sarà rappresentata da Milena Baldassarri e Alexandra Agiurgiuculese. Al Tour dominio Pogacar, ampiamente annunciato, ma con Cattaneo e Colbrelli, secondo e terzo a Tignes, nona tappa.

Nella Diamond League,  tappa di Stoccolma, ottima prestazione del velocista azzurro Jacobs, 26 anni, battuto da Baker. Per l’americano, sesto successo  nel circuito, tra i favoriti ai Giochi, il tempo di 10”3, per il nostro 1o”05. A Castions di Strada ( Ud) l‘Italia del softball si è confermata campione d‘Europa, battendo l’Olanda 9-5. Suo un posto per Tokio. Due italiani del tennis sono arrivati  agli ottavi  sull’erba  reale di Londra.  Sonego si è fermato, Berettini invece è approdato ai quarti.
Una nota per l’auto, che a quanto pare si sta rendendo interessante non solo per i successi a ripetizione del baby Max, finora noto come ‘ sfascia rosse‘ e ora riabilitato come ‘ demolitore del  Toto Wolff‘. Sì perchè è da un bel po’ di anni che s’è levato il sospetto che il vero demiurgo delle ‘ frecce d’argento‘, non siano tanto il pilota, la power unit, le gomme e quant’altro si voglia inserito nel campionario di guida della F1, ma questo onnipotente tessitore in rigoroso camice bianco che  laddove i poteri degli altri si fermano i suoi avanzano.
Quei poveracci della ‘rossa’ ne sanno così tante che se si dovessero mettere a raccontarle non  basterebbero le lunghe  notti attorno al fuoco del re dei Feaci  per esaurirle. Il Lewis va commentando ” Penso che loro (  quelli della Red Bull, ndr) siano ampiamente avanti a noi e la situazione non cambierà presto”.
Secondo noi, non cambierà più, ma tant’è visto che maghi non siamo, e comunque ( fossimo in lui) cominceremmo a chiederci se  basteranno i  due anni di prolungamento di contratto con le       ‘ frecce‘ per tornare a respirar l’aria fina che avvolge il primo gradino del podio.

 

 

 

HORNE CONTRO TOTO WOLFF. L’avevamo annusato noi, da qualche anno, svagati sul divano, che alla ‘rossa‘ stavano accadendo cose non convincenti, per molti versi inquietanti, anche perchè sospette di mirare a distruggere quel mitico Pegaso alato tinto con i colori  del sole che transita i sogni degli uomini agli dei.
Infatti, l’auto che stampiglia il simbolo arrampante di Francesco Baracca, invece di progredire come suo costume, è arretrata, anno dopo anno, rapidamente, fin a lottare ( nonostante  due giovani buoni piloti ) non  per il vertice  ma per la coda del gran Circus di F1 .

Fine del mito? Macchè, fine, o inizio della fine, semmai,  di chi sta armeggiando per arrivare a cotanto. E’ di questi giorni infatti la sfuriata di Christian Hornerboss della Red Bull, avversa alla decisione, l’abituale  imprevista decisione della Fia del Todt, di ‘rallentare‘ i  pit stop, a partire dal Gp d’Ungheria del primo agosto. Ai profani la quaestio appare una amenità volta a tutelare la sicurezza. E purtroppo non è così. Qui la sicurezza centra poco o nulla, qui semmai sembra centrare qualche espediente con obiettivo nascosto ma  mirato.
“ Quando i tuoi avversari non possono batterti, allora cercano di rallentarti, come in questo caso” ha sbottato boss Horner. Evidentemente sta provando pure lui quanto in quest’ultimo lustro hanno provato quei poveracci del Cavallino, rimasti ( anzitempo) orfani  ( inascoltati e sbeffeggiati ) di papà  Marchionne.

Mettere freno alla velocità dei cambi di gomme significa ( in questa fase) colpire direttamente la Red Bull, privandola di uno dei suoi punti di forza. La squadra di Horner infatti  in questi ultimi tempi ha affinato l’esercizio raggiungendo livelli spaziali. Si dice al limite delle possibilità umane. Che però non  fan gioco alla Mercedes, fin qui dotata non solo di motore, gomme e pilota, ma ( soprattutto) protetta  da  un reticolo di regole alle quali il gran Toto Wolff ha  lavorato indefesso  più che  quei  lillipuziani per  immobilizzare Gulliver.
Nel 2010 per cambiare gomme occorrevano 4”, oggi neppure la metà. Chiaro è che, chi primeggia in tal esercizio, consente alla sua macchina di ripartire con notevole vantaggio. Che pone in difficoltà gli altri, tutti gli altri, compresa la (  presunta ) imbattibile Mercedes.
Ecco perchè la solita provvidenziale nuova  direttiva della Fia ha fatto esplodere la rabbia di Horner, che sospetta ( ancora una volta) lo zampino del Toto, come nel caso dei controlli più severi introdotti dal GP di Francia sulla rigidità dell’ala posteriore ( anche se nel frattempo la Red Bull ha però continuato a vincere). La storia dunque si ripete. Con aggiustamenti, per fare  credere ( probabilmente) nell’avvento d’ una novella stirpe divina automobilistica che anche un ragazzo di F2 può portare al titolo.
Insomma, la sensazione è che ancora una volta siamo di fronte a favori pro  Stoccarda. Favori non facezie. ” E questo lo capiremo – chiosa la ‘rosea’ di mercoledì 30 giugno - alla prima gara in cui Verstappen e Hamilton si giocheranno la vittoria in una sfida ravvicinata. Se, viceversa, assisteremo a monologhi come quello di Max in Stiria, allora non ci saranno più pit stop che tengano. Il team del Toto dovrà inventarsi qualcos’altro”.

( da giovedì 24 a lunedì 28 giugno 2021). Completati gli incontri dei Gruppi si è passati  agli scontri diretti. Quelli del dentro o   fuori. Praticamente l’avvio di un altro torneo, dove sarà meglio scordarsi quanto fin qui accaduto, anche per non incorrere in qualche ( dolorosa) sorpresa.
Quello che ci tranquillizza, stavolta, è l’approccio ( decisamente) nuovo dei nostri ad un  torneo dal quale  ( una volta) siamo usciti ‘ alati vincitori‘  ma ( più spesso)  ‘ cani bastonati’.
Con poche vie di mezzo. Dunque occhio alla st0ria che ( volendo) resta m( come sempre) ‘ magister vitae‘, ma anche fiducia  nel rinnovato ‘ spirito di corpo’ che se avesse (davvero) catturato  ( come si dice) l’intera Compagnia, non ha bisogno delle tante cerimonie scaramantiche e prudenze che spesso e volentieri si sono mostrate veri limiti  per le nostre  aspirazioni.

Saremmo stati  attenti alla Francia, questo sì, perchè quel rigore inesistente e quel fuorigioco abbonato contro il Portogallo non faceva dormire. E comunque senza sollevare ambasce oltre misura. Perchè, come si diceva nei giorni appresso, la Compagnia del Mancio da Jesi non gioca ( più) sulle debolezze ( o disgrazie e favori altrui) ma sulle sue proprie esclusive potenzialità.
Enormi, checchè vaneggi quella ( spesso stolta) pletora di commentatori, seminata qua e là,  e sempre pronta a godere nel  ridimensionare l’eccezionalità della nostra scuola e della nostra inesauribile capacità di scovare talenti, soprattutto quanto men te li aspetti, e che poco o nulla hanno da invidiare ai talaltri di ‘ gonfiato prezzo‘.
Gli  scontri diretti ( al momento) sono stati esauriti . la Danimarca ha travolto il Galles( 4-0),  L’Italia ha superato (con sofferta prova)  l’Austria ( 2-1), Il Belgio s’è liberato del Portogallo (1-0), la Cechia ha mandato in vacanza l’Olanda ( 2-0). Con qualche sorpresa. Picciola o  clamorosa. Della Danimarca, ma anche della Cechia. E, in parte, dell’Inghilterra che ( finalmente ) s’è disfatta della Germania (2-0).
Così della Spagna che ha mandato a casa ( 3-5) i vice mondiali della Croazia. E inoltre della Svizzera ( bistrattata dall‘Italia) ma che ha costretto all’adieu adieu i campioni mondiali della Francia, traditi ai rigori da quel  suo conclamato  fenomeno caro ( soprattutto )  ai procuratori.
Contro l’Austria stava per cadere nel vortice  malevole del torneo anche l’Italia del Mancio, che però ( a questo punto) sembra ( davvero) sorretta da un animus pugnandi che sapora  di antico ed unico. Infatti adesso sappiamo che imprevisti, gufi e sofferenza si possono ( ragionevolmente) vincere.

OTTAVI EURO 2020. Gli ottavi di Euro 2020 si sono giocati  da sabato 26 a martedì 29 giugno. Gli ottavi di finale del torneo hanno fatto seguito alla fase a gironi giunta alla conclusione: infatti, all’appello, mancava solo il Gruppo F che, con due pareggi, ha completato il quadro delle 16 partecipanti sulla strada di Wembley.
All’elenco sono state  iscritte  le prime (Italia, Belgio, Olanda, Inghilterra, Svezia e Francia) e le seconde classificate (Galles, Danimarca, Austria, Croazia, Spagna e Germania) oltre alle quattro migliori terze (Svizzera, Repubblica Ceca, Ucraina e Portogallo). Ecco il tabellone completo degli ottavi .

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