Werter Paesini. Se n’è andato sulla soglia dei 100 anni il ‘detective dei dispersi in guerra’.

Werter Paesini. Se n’è andato sulla soglia dei 100 anni il ‘detective dei dispersi in guerra’.
IV Novembre 045

WERTER PAESINI. Lo hanno chiamato il ‘detective dei dispersi’. I dispersi in guerra, l’ultima, quella del 1940/1945, dove non pochi nostri giovani in divisa sono rimasti ‘ostaggio’ d’una qualche loro avversa contingenza bellica  ‘scomparendo’ senza lasciare traccia o quasi.
Il merito d’avere recuperato diverse salme e di averle ricondotte in Patria va alle due locali associazioni santarcangiolesi ‘Combattenti e reduci’ e ‘Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra’, che hanno usufruito per decenni dell’impegno assiduo e disinteressato del suo storico presidente Werter Paesini, appunto, il ‘detective dei dispersi’, spentosi al cospetto della barriera dei ‘cent’anni’ dopo aver manifestato  grande vigoria fisica, impegno  e lucidità d’intenti.

Tra le sue numerose ‘imprese’, perché di vere e proprie ‘imprese’ s’è ogni volta trattato, Werter Paesini annovera il riuscito ‘rimpatrio’ di tre caduti: Ottavio Zanni, il 22 febbraio 1982; Antonio Arcangeli, il 20 gennaio 2000 e Adamo Poggi, il 22 marzo 2003.
Vedere quelle tre ‘cassette’ avvolte nel tricolore e depositate sotto la navata centrale della chiesa del Suffragio, circondate da parenti, amici, autorità e cittadini, dev’essere stato per Werther uno di quei ‘premi’ di cui forse solo lui poteva  cogliere pienamente l’intimo contenuto emotivo ed umano.
Un ‘premio’  ancor più ‘gratificante’  della medaglia conferitagli a Forlì, quale pubblico riconoscimento ad una persona che per decenni ha incarnato in maniera antiretorica ‘ il sentito impegno per la tutela dei valori  democratici, la conservazione dei sentimenti e dei meriti di chi ha donato alla Patria e la solidarietà verso il prossimo, soprattutto il più bisognoso’.
Grande zelo Werter Paesini ha mostrato in favore degli sfortunati compagni d’armi ‘recisi’ come ‘fiori di primavera’ dalle falci inesorabili degli eventi bellici che spirarono sui Balcani o sulla  Steppa russa. Werter non amava raccontare di sé. Del suo operato. E per farlo doveva essere sollecitato. Più volte. Per sentirsi a suo agio, quasi volesse ‘proteggere’  da inutili e formali discorsi le ‘sofferenze’ e i ‘lutti’ veri di una intera generazione.

 

Qualche suo dato biografico.

Dal giugno 1938 al 31 dicembre 1941, Werter Paesini fu impiegato alla fabbrica d’aerei militari ‘Caproni,  con sede all’aeroporto di Forlì.
La chiamata alle armi giunse nel gennaio del ’42. Reclutato come marconista, entrò in servizio all’aeroporto di Firenze.

Nel luglio dello stesso anno venne trasferito in Albania, presso il comando italiano di Durazzo, con la funzione di radiotelegrafista. A partire dalla mattinata del 10 settembre 1943 il reparto fu decimato dai tedeschi in uno scontro durato tre giorni. Avvicinati dai partigiani albanesi, molti dei militari superstiti ripararono sulle montagne. Nel settembre del 1944, rioccupata Tirana,  il maggiore Nizzola, ottenne l’istituzione del circolo ‘Garibaldi’ che riuscì a  rimpatriare  ben 13 mila commilitoni.

 

Per Werter il ritorno a casa, a Santarcangelo,  avvenne in una  calda mattinata d’agosto del 1945. Tra l’incredulità generale. Soprattutto dei familiari, che avevano perso la speranza.
Lui, quasi immediatamente,  riprese le normali attività quotidiane, senza attardarsi più di tanto a ‘ proporre il suo fattivo contributo’  alle associazioni combattentistiche locali.
Infatti il ricordo dei compagni dispersi, di quelli che non avevano avuto la fortuna di tornare in Patria, diventava ogni giorno più forte. Più doveroso. Quanto una promessa da mantenere ad ogni costo.
Per decenni Werter Paesini, per anni presidente delle associazioni combattentistiche locali, s’è prodigato ( attraverso complesse e avventurose procedure burocratiche)  per ottenere in decine e decine di casi un “ riconoscimento di mutilazioni o invalidità da malattie”, il requisito indispensabile per l’assegnazione delle ‘pensioni di guerra’.

Il 6 novembre del 2005, al Cimitero centrale si inaugurò la ‘ Stele degli addii , in memoria dei Caduti di tutte le guerre. Werter, qualche tempo prima,  aveva strappato al sindaco Morri  la ‘promessa’ che ( non appena possibile) si sarebbero avviati i lavori di ristrutturazione del  viale del Cimitero ( o degli Eroi ), con la (ri)pulitura ( in particolare)  delle targhe dedicate ai 185 Caduti della guerra 1915/1918 e ai 46  del Secondo conflitto mondiale.
Il sindaco Morri mantenne l’impegno e, come d’incanto, quei volti di giovani prima illeggibili, sono tornati a ‘sorridere’  e a ‘ dialogare’  con quanti li ‘ riscoprono’ e li ‘salutano’ e li ‘onorano’, passando.
Werter Paesini, Cavaliere ufficiale della Repubblica dal dicembre 2004, ha mostrato sempre grande attaccamento alla famiglia. Moglie, figli, nuore e nipoti. Una numerosa famiglia. Vivace, affettuosa. Senza distinzioni. Senza soluzione di continuità.

Tutti    sempre accolti con la tenerezza d’un abbraccio o la simpatia d’una battuta, che  rendevano il ‘detective dei dispersi’ straordinariamente arguto ed amabile. Sulla falsariga d’ uno stampo che, forse,  non esiste più.

 

 

Roberto Vannoni

 

 

Nella foto, Werter ad una celebrazione , sulla destra

 

 

 

 

( dalla cronaca) Di recente in Municipio c’è stato un importante incontro con il sindaco Mauro Morri; e dall’incontro  -  più volte sollecitato -  è scaturito l’impegno da parte pubblica che si procederà a breve, e in via prioritaria, alla “sistemazione definitiva del viale d’accesso al Cimitero monumentale”.

Un tratto urbano caro ai santarcangiolesi, al momento  caratterizzato da un duplice filare di bruni cipressi con appese ai tronchi numerose ‘targhe fotografiche’ dedicate ai Caduti di tutte le guerre.  All’incontro con  il primo cittadino hanno preso parte Werter Paesini, presidente della sezione   Famiglie dei Caduti e Dispersi in guerra’, Flavio Del vecchio presidente  della sezione Combattenti e Reduci’ e  l’architetto Massimo Bottini, presidente della ‘Società operaia di mutuo soccorso’.
L’esito positivo dell’incontro è stato accolto con grande soddisfazione  dai partecipanti e in particolare da Werter Paesini,  promotore tra l’altro della realizzazione di una stele su progetto dell’architetto Bottini   inaugurata nel novembre 2005.

“ Da anni stiamo lavorando per la sistemazione del viale – ha spiegato  Paesini -, sulla base di un progetto già approvato dal Comune. Da allora, abbiamo  continuamente sollecitato l’Amministrazione pubblica perché mettesse mano in via definitiva alla concretizzazione di un desiderio particolarmente diffuso. Ora, grazie a quest’ultimo confronto con il primo cittadino, che andremo ad approfondire tecnicamente con il nuovo assessore ai Lavori Pubblici, crediamo davvero sia giunto il momento di poter bonificare una situazione giunta ad un livello di doloroso e preoccupante degrado ”.
Forse non a tutti è presente l’attuale stato di quello che, nella scomoda veste di una delle ultime ‘sentinelle’ verdi all’ingresso nord di Santarcangelo, è stato chiamato il ‘Viale della memoria’. Quivi, l’assedio del cemento, il deteriorarsi dei cipressi, lo scolorire  del sorriso in bianco e nero dei tanti giovani volti che hanno dato la vita per il nostro Paese,  hanno creato una situazione che ‘grida’ di ‘far presto, e di non attendere oltre’.
Per evitare di giungere ad un punto di non ritorno. Cancellando così il ‘ricordo’ e ‘ l’esempio’ di tante meritevoli ed esemplari esistenze. Ripristinando, semmai, in quel luogo di rispetto e di meditazione,  quell’indispensabile ‘corrispondenza d’amorosi sensi’  che ‘lega’ tra loro  generazioni diverse.

 

 

( modifica 26 agosto 2010)

 

 

 

 

 

 

 

 

Ti potrebbe interessare anche...