Santarcangelo d/R. Il saluto a Pino Boschetti, da molti anni considerato il Brughel della Romagna.

Santarcangelo d/R. Il saluto a Pino Boschetti, da molti anni considerato il Brughel della Romagna.
Boschetti studio salotto

 

 

 

 

 

SANTARCANGELO d/R. Contributo a margine della mostra ‘La pittura dell’incanto’ dedicata da Santarcangelo a Giuseppe Boschetti
presso i Musei Comunali, nei mesi di  dicembre 2006/gennaio 2007.

Boschetti, da molto prima di questa mostra è considerato il Brughel della Romagna. Una certificazione firmata  dallo scrittore e critico d’arte tedesco Roland Gunter, che ( in una sua dissertazione critica) annotava: “ Non ci sono dubbi, come pittore Brughel ( 1525/1569) è stato certamente un suo antenato, un antenato che lui ama e conosce molto bene”.
Nel quadro  La Riunione ( 1991), infatti,  opera del celebre maestro fiammingo  non a caso è sistemata sulla parete di una stanza. Tuttavia, quanto emerge  dalla mostra omnia del ‘pittore’ santarcangiolese, solleva il sospetto che in Boschetti alberghi anche qualcosa d’altro, magari di più ironico e meno inquietante,  di quel che il confronto gli  concede.

Per la prima volta, infatti, l’artista santarcangiolese ha dato di sè una visione   sostanziosa e ( per certi versi) sorprendente del suo lavoro,  tale almeno da meritare ulteriori e magari sconosciuti approfondimenti.
Certo, il confronto a distanza  con Pieter Brughel  è una di quelle curiosità  che  intrigano. Perché inattese. Perché le affinità  non mancano, sotto l’aspetto umano ma anche sul modo di ‘fare’ pittura.
Il fiammingo – nota Giovanni Arpino – in pieno Cinquecento non si dedicò ( come facevano tutti) a decorare altari o chiese o palazzi o altri luoghi pubblici, dipinse per gli amici, per i pochi collezionisti che lo ammiravano o anche solo per sé. E non fu neppure quel ‘burlone’ di cui ventilavano alcuni critici ottocenteschi francesi, ma un uomo mite, serio, di poche parole, gran lavoratore, intento più a  sondare  l’umanità attorno a sé  che ad indulgere sul pettegolezzo o sulla banalità quotidiana.
Tratti, per certi versi, ritagliabili anche su Boschetti. Anzi, per ‘Pino’, ‘fare pittura’ sembra essere un ‘fatto’ ancor più personale; coltivato da quand’era dipendente comunale,
con la discrezione e la passione dell’autodidatta, ricoverato nel suo ‘studiolo’ allestito nel sottotetto di un antico palazzo di fronte alla Collegiata.

Boschetti non cede i suoi quadri che a pochissimi, accumulando così ( nelle stanze di casa ) un ‘patrimonio’  capace di ricostruire nel più minuto dettaglio un percorso artistico e creativo davvero singolare.
Ma se Brughel è il pittore di un ‘mondo contadino’,  Boschetti è il pittore di una “ piccola ma straordinaria città-universo”, svelata in ogni anfratto, immersa nella campagna e collocata tra  mare, rocche medievali e monti sfuggenti.
Il vasto mondo contadino del pittore di Fiandre è indagato  evitando ( possibilmente)  l’idillio e previlegiando (semmai)  scene dove “  perfino Cristo è umiliato, la fede è derisa o ridotta
a semplice oggetto di superstizione e la crapula  con la paura e la deformazione fisica e morale sono all’ordine del giorno”.

Brughel  incastona   ( innumerevoli) storie umane  “ dentro paesaggi da sogno, tra grani e faggi, tra querce e giaggioli, tra fieni e miti pecore e dolci covoni e acque in riposo e ghiacci virginali”.
Il più ridotto mondo cittadino del pittore santarcangiolese, invece, è solo una “ filiera ( grottesca, se non caricaturale) di personaggi  e scenari che danno vita  ad un contesto  ( senza tempo
e  collocazione geografica)  capace però di  zampillare dalla memoria come garrula acqua di fonte”.

Ma c’è dell’altro.  Brughel ha iniziato con grandi quadri, popolandoli di fitti e ( sempre più) metaforici  racconti. Anche a Boschetti garbano grandi quadri dove distribuire  meravigliose ‘storie nelle storie’.
Senza però incupirsi nel tempo. Basta metterli a confronto: da una parte, ‘I proverbi fiammingi’ e ‘Lotta tra Carnevale e Quaresima’, soprattutto,  ma anche ‘ La giornata buia’,
La fienagione’, ‘La mietitura’, ‘I cacciatotori nella neve’, ‘La danza nunziale’ e il ‘Corteo nunziale’ e ‘Il paese della Cuccagna’ ; dall’altra: ‘Il teatro in piazza’ ( 1978), la ‘Fiera di San Martino’( 1979) e la ‘Serata d’estate’.
Dopo di che, leggendole, iniziare a scoprire tramite questo curioso pendant pittorico diversità e affinità. Esiti ( comunque) di  due  anime, di due pennelli,  ( certamente) molto più simili
di quel che si potrebbe credere.

 

Roberto Vannoni

 

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