Santarcangelo d/R. Franco Tanzi, il pittore del ‘vero visibile’. Artisti creativi da non dimenticare.

Santarcangelo d/R. Franco Tanzi, il pittore del ‘vero visibile’. Artisti creativi da non dimenticare.
Tanzi natura morta 2

SANTARCANGELO d/R. Franco Tanzi, parmigiano trapiantato in Romagna, deceduto nel dicembre 2008, da queste parti era considerato  il pittore ‘del vero visibile’.
Cantore, cioè,  delle ‘cose’ che passano sotto gli occhi ma anche tra le mani di tutti,  visto il loro familiare ‘uso’ trascorso e attuale.
Cose che, senza esserlo, potrebbero apparire ripetitive, banali, quali frutta e brocche di vario colore, intatte, sbrindellate o variamente disposte; ma anche bottiglie, lucerne
e altro ancora nella loro ‘utilità’ antica e moderna insieme.
Talvolta, di molti artisti esclusi dal ‘novero’ dei ‘più in vista’, si ignorano o si sminuiscono i valori comunicativi e originali della loro ‘fatica creativa’.
Com’è, in un certo senso, per Franco. L’amico e socio Lions, con cui si parlava spesso di storie ed esempi di pittura, che finivano con il confluire nei suoi ‘percorsi creativi’.

Franco scavava l’anima delle cose. Previlegiando quelle che vanno sempre più dimenticandosi.
Ma da lui tutte tenute vive  con la luce e il colore. Nella loro spoglia oggettività. Evitando, ad esempio, l’informale di un Mondrian  ‘ perché – diceva- non riesco proprio
immaginare una realtà ridotta a quadrati e rettangol
i’.

“ Ora che il ‘mondo dei consumi’ ha ridotto gli ‘oggetti di uso comune a sola merce di scambio’ saturando di immagini i nostri sensi, come  ‘distinguere’ – si chiedeva -  artista e uomo comune?”. Per semplificare, le ‘bottiglie’ che circolano abitualmente in casa o sui tavoli di un bar da ‘quelle’ di Giorgio Morandi?

 L’artista che  ( ad eccezione di qualche ritratto e paesaggio) dipingeva  ‘cose’ altrimenti d’uso comune: vasi e bottiglie, soprattutto, ma anche  caffettiere, fiori e ciotole che,
‘composte’ sul piano di un tavolo, diventavano invitanti ‘ sirene’  del vuoto spazio attorno.
Cose’ portate sulla tela  con  pochissimi,  poetici e surreali colori che senza  particolareggiare  i soggetti non le privavano del loro ambito realistico. ‘Tenero, modulato e grigio’
quanto  una carezza del tempo su degli oggetti qualunque.

Franco Tanzi,  che tanto aveva meditato sulla poetica del conterraneo, con l’evolversi della sua pratica artistica, ha trovato però un modo tutto suo di  raccontare ‘ le cose’,
più o meno le ‘stesse cose’ di Morandi, ma con  descrizione  ( quasi) iperrealista del visibile.
Complessa. Ricca di rimandi. Ammirevole. E dove la luce, analitica e cristallina, si tramuta in ‘voce’ che riscatta ( soprattutto) oggetti destinati all’oblio; ‘voce’  mai fatalista
e sempre gioviale. Com’era la sua, quando amabilmente s’attardava a ragionare al tavolo o in crocchio dei suoi e altrui interessi. Con battuta pronta e informata.

 

Testo rivisto 30 aprile 2009

 

Roberto Vannoni

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