Forlì. Un’opera al mese, con circa 2 mila presenze. Si riparte domenica 22 gennaio con l’Allegoria del Cagnacci.

Forlì. Un’opera al mese, con circa 2 mila presenze. Si riparte domenica 22 gennaio con l’Allegoria del  Cagnacci.
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Forlì, 17 gennaio. Sull’onda dei grandi numeri ottenuti nel 2022 in termini di presenze, ritorna per il 2023 la rassegna ‘Un’opera al mese‘, dedicata a far conoscere i capolavori dei Musei civici di Forlì.

COMMENTO . “Il tutto esaurito che abbiamo registrato con gli appuntamenti del 2022 dimostra quanto è forte la richiesta di cultura da parte dei nostri cittadini,
che hanno scelto questa occasione per avvicinarsi al nostro patrimonio culturale con una proposta in più dell’Amministrazione comunale, originale, inedita e rivolta ad un pubblico non specialistico”  spiega l’assessore Valerio Melandri,
che aggiunge: “ Ai cinque appuntamenti organizzati nel corso del 2022 in diverse sedi comunali hanno infatti partecipato oltre 2.000 persone che hanno potuto conoscere e ammirare alcuni dei più grandi capolavori esposti nei nostri Musei civici”.

GLI OSPITI. Il successo dell’iniziativa organizzata dall’assessorato alla Cultura ha raccolto gli elogi pubblici anche da parte degli autorevoli ospiti che si sono succeduti al tavolo dei relatori.
Il professor Angelo Tartuferi, direttore del Museo di San Marco di Firenze, autorevole storico dell’arte già direttore della Galleria dell’Accademia
di Firenze e vice direttore degli Uffizi, a corredo della presentazione del Beato Angelico dell’11 dicembre scorso ha dichiarato: “Devo ringraziare l’amministrazione comunale di Forlì per l’invito perché ho avuto la possibilità di sperimentare un’esperienza umanamente e professionalmente molto gratificante: avere la possibilità di costatare l’interesse e l’attenzione di un pubblico così vasto, mi era capitato raramente.
È stata un’esperienza molto piacevole perché risponde alla convinzione mia e di altri autorevoli studiosi che la storia dell’arte debba raggiungere un pubblico il più ampio possibile. Ringrazio l’amico Stefano Benetti, a cui va dato atto di aver azzeccato una formula vincente con il ciclo ‘Un’opera al mese’”.

“Il progetto – spiega il dirigente alla Cultura Stefano Benetti – è nato con la volontà di far conoscere il patrimonio artistico conservato nelle nostre istituzioni culturali attraverso nuovi modi di comunicare l’arte con l’intento di arrivare a tutti.
Un’opera al mese‘ è pensata infatti secondo un format comunicativo innovativo che prevede che il pubblico venga ‘accompagnato’  all’osservazione diretta di un singolo capolavoro, esposto per l’occasione, attraverso un racconto rigorosamente scientifico ma narrato in forma divulgativa da un autorevole studioso del settore”.

“I luoghi della cultura devono essere aperti alla città – precisa il sindaco Gian Luca Zattini – e questa iniziativa risponde a questo nostro proposito. Abbiamo coinvolto infatti più di una sede:  dal Refettorio del San Domenico al grande salone di Palazzo del Merenda; dal teatro Fabbri alla chiesa del San Giacomo, portando così i forlivesi prima di tutti a vivere questi luoghi d’arte di loro appartenenza e a scoprire o riscoprire i grandi capolavori della Città.”
“Il successo dell’iniziativa – precisa Melandri – ci ha indotto a dare continuità immediata alla rassegna organizzando un nuovo appuntamento già in gennaio. A questo seguiranno altri appuntamenti lungo il corso dell’anno sino a dicembre”.

Domenica 22 gennaio alle ore 18.00, nella chiesa di San Giacomo, con ingresso gratuito, è la volta del pregevole dipinto di Guido Cagnacci ’L’allegoria dell’astrologia sferica’  proveniente dalla Pinacoteca del museo civico di San Domenico, che verrà esposto per l’occasione.
Protagonista della serata sarà la professoressa Barbara Ghelfi, docente di storia dell’arte moderna dell’Università di Bologna, tra i massimi esperti dell’arte
del Cagnacci.
L’allegoria dell’astrologia sferica – spiega la professoressa Ghelfi - è un affascinante e misterioso dipinto di Guido Cagnacci, artista di punta del Seicento romagnolo, eseguito durante il soggiorno a Venezia, quando l’artista si impegnò nella realizzazione di incantevoli allegorie femminili ‘da stanza’ che rappresentano un capitolo importante della sua produzione.
Nel dipinto dei Musei di San Domenico la raffinata sensualità della giovane donna si arricchisce di significati allegorici grazie all’inserimento di oggetti preziosi come la sfera celeste, i libri e la pergamena vergata in latino; tutti elementi che, se esaminati con attenzione, fanno riferimento a una committenza colta che ricercava una pittura intellettuale e sofisticata”.

 

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