Inediti

 

Grande e piccola storia. Religiosi romagnoli a Roma all’epoca di Clemente XIV. La ‘fine’ dei Gesuiti.

Grande e piccola storia. Religiosi romagnoli a Roma all’epoca di Clemente XIV. La ‘fine’ dei Gesuiti. Papa Ganganelli è stato 'avvelenato ' o no? Il dottor Saliceti nel febbraio del 1769, con un pizzico di buon senso, cercò di dipanare il mistero: “ In quei giorni il caldo a Roma era grande e soffiava lo Scirocco, il quale tanto influisce a produrre e moltiplicare velocemente le corruttele”. Da allora, non è stato aggiunto altro di significativo per far completa luce sulla fine di papa Glemente XIV.Anche perché ( al di là delle note di cronaca ) ad avere catturato grande attenzione sul personaggio sono stati il comportamento e le idee espresse da lui e dalla ( ristretta) cerchia di ‘amici’ romagnoli, a conservare una loro ( innovativa ) attualità. Dell’aspro ‘scontro’ che ‘inquietò’ la Chiesa universale nella seconda metà del Settecento sono giunti ‘strascichi’ e ' ombre' fin ai giorni nostri. Basta andare a scovarli, per soffermarsi. E coglierne lo spirito. Lo stimolo. L’indirizzo. Per molti versi ancora in grado di farci discutere. E per scoprire che anche in una comunità (apparentemente) ai margini della grande storia, in realtà, quel suo soffio s’avverte, eccome. Mai spegnendosi, infatti. Anche se da decifrare ( o ricostruire) attraverso la scarna dicitura di una ( sempre più) scolorita targhetta stradale.

SANTARCANGELO d/R. Sulla ariosa piazza Ganganelli  poco o nulla c’è da dire o da aggiornare. Semmai questa può essere l’occasione per completare un prezioso  ‘ recupero storico-culturale’  già avviato, qualche numero fa, su questo giornale,  con   Planco, Ruggeri e Amaduzzi. Alle loro persone, tramite una valutazione complessiva, il comune di Santarcangelo [...]

27 luglio 2018 0 commenti

Personaggi. Una via dedicata al martire Rino Molari, fucilato nel 1945 a Fossoli dai nazifascisti.

Personaggi. Una via dedicata al martire Rino Molari, fucilato nel 1945 a Fossoli dai nazifascisti.

SANTARCANGELO d/R. Del ‘manipolo’ di antifascisti scelti dagli amministratori clementini per ‘celebrare’ anche attraverso i muri delle case i valori della democrazia e della libertà riconquistate non resta che Rino Molari, l’unico di nascita santarcangiolese tra quelli prescelti. A lui, l’Amministrazione dedicò una via ‘breve’, ma di ‘grande snodo’, perché [...]

12 luglio 2018 0 commenti

Forlì. Presentato a ‘La fiasca’ il libro ‘Anima e coraggio’. Autobiografia del prof. Dino Amadori.

Forlì. Presentato a ‘La fiasca’ il libro ‘Anima e coraggio’. Autobiografia del prof. Dino Amadori. Nel mezzo di questo lungo 'viaggio', sono stati tanti i passaggi memorabili. “Mia madre mi chiedeva sempre cosa volessi fare da grande: io le rispondevo che volevo fare il papa, perché ascoltavo alla radio i suoi messaggi e mi sembrava avesse sempre molto da dire. Ma lei, che era una cattolica anti-clericale, mi diceva che i papi erano tutti vecchi e, una volta eletti, poi morivano presto. Così mi focalizzai su ‘quel brutto male lì’: sì, perché nel nostro paesino si faceva menzione di altre patologie mortali, quali l’infarto, ma il cancro si aveva paura persino di nominarlo, sia quando qualcuno si ammalava, sia quando ne moriva. Era come un lutto pre e post mortem”. Tanti anche i ricordi di altri grandi personaggi storici forlivesi, che hanno avuto un impatto importante sulla vita dell’oncologo. “Non posso non citare, in questo bel luogo a lei intitolato, Annalena Tonelli, che mi ha insegnato l’importanza di dedicare la propria vita agli altri. Ci tengo a ricordare anche Lamberto Valli, morto di un tumore, che parlò ad una trasmissione radiofonica del suo cancro, in un periodo come vi dicevo in cui anche citarlo faceva paura”. Alla fine anche un messaggio per i più giovani presenti per l’occasione. 'Ricordate: non c’è nulla che non si possa fare se si vuole fortemente una cosa'. Al termine della presentazione, durata circa un’ora, il prof. Amadori si è prestato ai tanti che hanno fatto la fila per una dedica personale sul libro.

FORLI’. Lunedì 2 luglio, presso la ‘Fiasca bistrot’ di Forlì, si è tenuta la prima presentazione dell’autobiografia professionale del prof. Dino Amadori, dal titolo ‘Anima e coraggio. La mia vita contro il cancro’. Il presidente IOR e direttore scientifico emerito IRST IRCCS ha parlato di fronte a una platea di [...]

4 luglio 2018 0 commenti

Valmarecchia. La piccola e la grande storia. Intreccio che ha come protagonista Pietro Giovanni (Secondo) Re.

Valmarecchia. La piccola e la grande storia. Intreccio che ha come protagonista Pietro Giovanni (Secondo) Re. Scontro di Castelfidardo ( 18 settembre 1860). Che cosa avesse ‘compiuto’ Pietro Giovanni Re in quella circostanza, in vero, non lo si è mai esattamente saputo. Anche se vista la documentazione era dato per scontato che si fosse reso autore di un gesto di encomiabile audacia. Un certificato originale, infatti, tuttora chiaramente leggibile, rilasciato in data 22 novembre 1860 dal Ministero della Guerra del Regno del Piemonte, spiega : “ S.M. il Re, in data 3 ottobre 1860, … ha conferito la medaglia in argento al valor militare, coll’annesso soprassoldo di lire 100 annue, al soldato Pietro Giovanni (Secondo) Re, del X Reggimento di fanteria, per il valore e il coraggio di cui fece prova nella battaglia di Castelfidardo combattuta nelle Marche il 18 settembre 1860”. La grande storia, si sa, non si cura che occasionalmente e marginalmente dei gesti e dei personaggi minori. Tutti destinati (più o meno ) a quell’oblio del tempo che più crudele non potrebbe essere. E non tanto perché ignora azioni e meriti importanti, spesso anche decisivi, ma soprattutto perché impedisce di cogliere quel ‘palpito vivo’ di una folla di protagonisti i quali, senza bagliori né clamori, hanno ‘bruciato’ le loro esistenze al ‘ fuoco degli eventi’ con infinita generosità e dedizione. E se, oggi, c’è una storiografia che tenta di recuperare quegli ‘aspetti di contorno’, ‘ secondari’, non possiamo che condividerla, per un doveroso omaggio alla complessa verità dei fatti. Come, appunto, è nel nostro caso. Il caso di Pietro Giovanni ( Secondo) Re.

UN EROE NORMALE.  Di ‘lui’ raccontava solo Eolo, scomparso  nel 1968. ‘Lui’ era suo padre, Pietro ( Secondo) Giovanni Re, piemontese, trasferito in Valmarecchia dal Vercellese, il quale  nel 1860 figurava arruolato nel regio 10° Reggimento di fanteria della brigata Regina nel Corpo d’armata che al comando del generale Cialdini [...]

20 giugno 2018 0 commenti

Personaggi. Federico Moroni, santarcangiolese, maestro del colore della Romagna del Dopoguerra.

Personaggi. Federico Moroni, santarcangiolese, maestro del colore della Romagna del Dopoguerra. Un artista (inizialmente) attratto dal neorealismo, trascorso poi con sofferenza, e ( in seguito) arricchito da numerosi altri interessi: verso Kafka, ad esempio, per la parte letteraria; ma anche verso i ragazzi del Portonaccio, per la parte pittorica, con i De Pisis, Morandi, Vespignani; e, andando a ritroso nel tempo, verso il concittadino Guido Cagnacci, capace ( per lui) come pochi altri di dipingere con magistrale naturalezza “ fiori a cespo entro il collo del fiascone scocciato e spagliato”. Sul personaggio Moroni s’è cimentato con grande acume Luca Cesari, che è anche l’autore della prefazione di ‘Ricordi e amnesie’, un testo poco noto al pubblico, uscito nel maggio 1999, ma indispensabile per una approfondita conoscenza dell’artista santarcangiolese. In ‘Ricordi e amnesie’, avverte Luca Cesari, Moroni “ha tirato fuori di dentro” tutto quello che, nella vita, gli è stato più caro: da Armstrong allo spiritello Gni, al giardino di Bob. Affetti capaci di raccontare “ in modo giocondo ed arguto, la sua amicizia per gli uomini e per gli oggetti”. Il tutto tramite episodi, aneddoti, boutades, confessioni, ritratti.

SANTARCANGELO DI ROMAGNA. Federico Moroni, santarcangiolese, è un maestro del colore della Romagna del Dopoguerra. Un artista (inizialmente) attratto dal neorealismo, trascorso poi con sofferenza,  e ( in seguito)  arricchito da numerosi altri interessi: verso Kafka, ad esempio, per la parte letteraria; ma anche verso i ragazzi del Portonaccio, per [...]

1 giugno 2018 0 commenti

Valmarecchia. Il ‘gioiello’ di Santa Maria di Antico, luogo di fede e arte dedicato alla Beata Vergine.

Valmarecchia. Il ‘gioiello’ di Santa Maria di Antico, luogo di fede e arte dedicato alla Beata Vergine. Il tempio, al primo impatto, incanta per la facciata, il portale e la voluminosa finestra circolare in pietra. Tra finestra e portale, l’uno sotto l’altro, restano scolpiti due rilievi in pietra, quello di un Padre Eterno che reca in mano un globo e quello di una Madonna che protegge sotto l’amorevole manto una schiera di soldati inginocchiati ed oranti. Sul tempio s’alimentarono diversi quesiti. C’è stato infatti chi maledisse il ‘barbaro restauro moderno’ datato 1908; mentre altri, dopo avere vivacemente sostenuto che posteriore ed anteriore sono stati edificati in una sola volta nel 1484, sostennero che ‘se il portale appare più antico del resto dell’edificio, dipende solo dal fatto che esso è stato lavorato più dozzinalmente’. Inevitabili diatribe tra esperti. Che però ci si può mettere alle spalle, allorquando si decide di varcare la porta d’ingresso per immergersi lungo la navata interna pervasa da una indimenticabile penombra di luce. Sulle pareti laterali si scorgono significative ‘tracce’ di culto e di fede, grazie ad alcune opere d’arte sopravvissute e ad una minuscola cappella dove è venerata la Madonna delle Grazie d’artista fiorentino.

VALMARECCHIA. Sono tanti  i tesori e le storie, lungo il serpeggiante ‘Maricula’ che fragoroso corre dal monte Fumaiolo al mare Adriatico. Poco lontano dal torrente Prena , sulla carrozzabile che da Novafeltria porta a Pennabilli, protetto da un pugno di case, sta il tempio monumentale di Santa Maria di Antico, [...]

24 aprile 2018 0 commenti

Romagna. ‘Il burocrate’, frutto maturo della inesauribile capacità creativa di Pino Boschetti.

Romagna. ‘Il burocrate’, frutto maturo della inesauribile capacità creativa di Pino Boschetti. Per completare ‘Il burocrate’, ‘scolpito’ su una tela piuttosto ampia, inusuale, diciamo pure rara, sono occorsi al pittore santarcangiolese alcuni mesi. Infatti tanto l’opera è rimasta sul cavalletto, mentre il maestro dava corso ai suoi canonici ‘passaggi’ creativi: l’ iniziale bozzetto a matita; la valutazione esatta degli spazi sulla tela, tramite episcopio; la ‘riscrittura’ grafica dell’idea; il fondale, ripercorso con sanguigna abilmente diluita; l’attacco ( prioritario) delle parti eccentriche e, infine, l’ultimazione dei soggetti protagonisti, questa volta, sì, tutti loro, in bella evidenza, nel cuore della tela. Boschetti durante queste fasi ricorre anche ad ‘artifizi’ di grande efficacia. Ne ‘Il burocate’ infatti la ‘scena’ è come fosse intravista da dietro una grande vetrata aperta che, ovviamente, non c’è e va solo immaginata. Attraverso la vetrata s’allunga una luce cristallina e irriverente. Capace di scandagliare, nel dettaglio, senza indugi, senza compiacenze, gli stati d’animo dell’uno e dell’altro ‘protagonista’. Impegnati in un tete-a-tete da commedia dell’arte, perciò spontaneo, imprevedibile , divertente e senza tempo. Certo trattasi del frutto maturo della inesauribile capacità creativa di un artista che nonostante lavori come questi, che in tanti vorrebbero ospitare nelle loro case, continua a rifuggire ‘dagli ingranaggi del commercio degli oggetti d’arte che si muovono solo sulla base del supremo principio del guadagno’. Per restare liberamente immerso, come dice lui, nella santa pace della gioia creativa. Tutta da rimirare. Incontaminata.

SANTARCANGELO d/R. Per i pochi che hanno potuto ammirarlo direttamente mentre pennellata dopo pennellata nasceva sul cavalletto si tratta di un altro suo lavoro ben riuscito, tuttavia gelosamente custodito,  come gli altri,  tra le mura domestiche. Averlo visto però  completarsi,  giorno dopo giorno, sotto la luce tenue e riverente dello [...]

6 aprile 2018 0 commenti

Santarcangelo d/R. Un barbiere-pittore che cantava la magia delle ‘acque correnti’, e non solo.

Santarcangelo d/R. Un barbiere-pittore che cantava la  magia delle ‘acque correnti’, e non solo. Lazzaro Lombardini, nato il 20 febbraio 1914, appena compiuti gli studi nelle Scuole complementari entrò nella bottega di barbiere del padre. Dopodichè, qualche anno avanti, forse per caso, dotato di grande passione per il disegno, realizzati molti ritratti a carboncino, cominciò a prendere dimestichezza con l’acquerello. La sua bottega, oltre che a trasformarsi in estemporaneo studio di pittura e sala mostre, attrasse molti giovani intellettuali e artisti santarcangiolesi tra cui Giulio Turci, Federico Moroni e Lucio Bernardi, che nella sua barbieria convenivano abitualmente per discutere di un po’di tutto, specie dal 1935 fino allo scoppio della grande guerra. Proprio in quegli anni passarono in città, dapprima l’artista forlivese Boschi, autore di paesaggi e seguace di Maceo Casadei; eppoi, il pittore Emo Curugnani, autore allora già anziano e ancora legato alla scuola dei macchiaioli, sfollato da una Rimini devastata dai bombardamenti. Boschi e Curugnani strinsero una ricambiata amicizia con Lombardini; tanto che, nel primo Dopoguerra, il lunedì, che era giorno canonico di chiusura per le barbierie, era diventato normale incontrarli su per l’Uso o alle antiche Contrade a dipingere, l’uno a fianco dell’altro, discorrendo amabilmente del mondo e ( in particolare) di pittura. Purtroppo una grave malattia colpì Lazzaro nel periodo più fecondo della sua attività. Il barbiere-pittore continuerà però a dipingere fin agli ultimi giorni della sua esistenza, conclusa il 9 ottobre del 1979. Lasciando, di lui, tante curiosità, tante domande o anche tanti aspetti da (ri)scoprire e (ri)valutare; ma soprattutto innumerevoli e visionarie cartoline ‘ profumate e dolcissime’, ‘ fresche e trasparenti’, ‘ candide e luminose’, affacciate su un mondo ( favoloso ) ormai dissolto. E che ora si può solo tramandare.

SANTARCANGELO d/R. E’ sempre un piacere  scoprire ( o riscoprire)  gente che, con  qualche suo lascito o lavoro, ha contribuito ad arricchire aspetti o angoli della ‘casa del tempo’.  Dal ‘folto bouquet’ di  personaggi spunta questa volta Lazzaro Lombardini, di professione barbiere,  nel cuore del centro storico, ma in realtà  [...]

30 marzo 2018 0 commenti

Valmarecchia. Conversazione in un agriturismo tra le colline. Senza sapere se dare del ‘tu’ o del ‘lei.

Valmarecchia. Conversazione in un agriturismo tra le colline. Senza sapere se dare del ‘tu’ o del ‘lei. Semplice e timoroso Virgilio aspettavo al binario 3 l'arrivo, da Milano, di Maria Soresina per accompagnarla in Valmarecchia ad una ‘conversazione a tavola’, in un agriturismo tra le colline... Inizia così una breve corsa nel tempo, il tempo di mangiare qualcosa, parlare di Dante e risalire in auto per tornare in stazione … non so se Maria Soresina si aspettasse questo fugace incontro dantesco, ma ho scoperto con grande piacere la sua straripante energia, il suo puntuale eloquio ed una mite gentilezza che mi ha commosso. In auto, lungo la Valmarecchia, abbiamo visto la rupe di San Leo ripensando a quel ‘Vassi ...’ del più grande giornalista del Duecento, autore delle più fantasmagoriche ‘prese per il c...’ che mai penna d'uomo abbia vergato, ha mandato a quel paese quei ‘puzzasottoinasoni’ di fiorentini, ha conosciuto la tristezza e l'umiliazione che può provare un uomo a cui sia preclusa la Strada per il ritorno … un uomo viaggia, sempre per poter tornare a casa e non bisogna spezzargli il sogno; l'esilio è sempre stato il miglior concime per le radici più profonde. Siamo arrivati che il Cenacolo era già costituito e tra un piatto e l'altro si è conversato sulle ricerche di Maria Soresina, di come ha iniziato ad occuparsi di Dante tra induismo e catarismo, anticipandoci progetti ed incontri futuri con la leggerezza di un incontro conviviale che nessuna.

VALMARECCHIA. Semplice e timoroso Virgilio aspettavo al binario tre l’arrivo, da Milano, di Maria Soresina per accompagnarla in Valmarecchia ad una ‘conversazione a tavola’, in un agriturismo tra le colline … impacciato nella mia emozione non sapevo se darle del ‘lei’o del ‘tu’, si stava meglio ai tempi di Dante [...]

19 marzo 2018 0 commenti

Santarcangelo d/R. Leggere la storia sullo stradario. Via Matteotti, dal Combarbio a piazza delle Erbe.

Santarcangelo d/R. Leggere la storia sullo stradario. Via Matteotti, dal Combarbio a piazza delle Erbe. Il nome della strada è mutato nel tempo. Nel corso del Ventennio infatti era dedicata ad un tragico personaggio della famiglia Mussolini, Sandro Italico Mussolini, figlio di Arnaldo, scomparso giovanissimo. Non bastasse, durante la breve avventura della Repubblica di Salò, si trovò il tempo di dedicare il tratto ad Ettore Muti, allora vero e proprio ‘pezzo grosso’ del regime. Tutto documentato? Non proprio, perché le ‘conferme’ restano (al momento) soltanto orali. E comunque l’attuale via Matteotti, breve, ma strategica e accattivante, si impone come un ‘transito’ inevitabile. Ospita negozi, una pizzeria, un piccolo bar con tavoli (anche) all’esterno, e diverse famiglie. Via Matteotti è una strada che oltre a cambiare titolazione nel tempo adegua il suo aspetto. Assumendo look diversi. Talvolta per civetteria, ma ancor più per necessità. Sergio Brasini, che del suo paese conserva un amabile e accurata conoscenza storica, è uno dei pochi che riesce a mettere a confronto i cambiamenti degli ultimi settanta anni circa. 'Più o meno fino agli anni Trenta – ricorda Brasini - questa più che una via era un vicolo maleodorante e con qualche costruzione ammassata alla rinfusa; un vicolo che sbucava, attraverso un minuscolo arco, su piazza delle Erbe. Si accedeva al vicolo tramite un’apertura del portico del Barone, che s’allungava più o meno fino alla mia bottega, e ormai da anni completamente demolito'. Che nel Dopoguerra l’Amministrazione comunale avesse aggiunto proprio in questa zona il ‘martire’ Matteotti a completamento della serie di dediche antifasciste è cosa abbastanza facile da spiegare. La sua figura infatti appariva un irrinunciabile punto di riferimento non soltanto locale. Che non poteva ‘mancare’.

SANTARCANGELO d/R. Tra i ‘martiri’ non locali e di diversa estrazione antifascista ai quali la Città ha dedicato le sue vie ci sembra inevitabile aggiungere Giacomo Matteotti. Al momento, via Matteotti, è un tratto abbastanza breve del contesto viario centrale, che dipartendo dall’antico Combarbio dirige sulla popolare piazza delle Erbe. [...]

7 marzo 2018 0 commenti