Inediti

 

Personaggi. Federico Moroni, santarcangiolese, maestro del colore della Romagna del Dopoguerra.

Personaggi. Federico Moroni, santarcangiolese, maestro del colore della Romagna del Dopoguerra. Un artista (inizialmente) attratto dal neorealismo, trascorso poi con sofferenza, e ( in seguito) arricchito da numerosi altri interessi: verso Kafka, ad esempio, per la parte letteraria; ma anche verso i ragazzi del Portonaccio, per la parte pittorica, con i De Pisis, Morandi, Vespignani; e, andando a ritroso nel tempo, verso il concittadino Guido Cagnacci, capace ( per lui) come pochi altri di dipingere con magistrale naturalezza “ fiori a cespo entro il collo del fiascone scocciato e spagliato”. Sul personaggio Moroni s’è cimentato con grande acume Luca Cesari, che è anche l’autore della prefazione di ‘Ricordi e amnesie’, un testo poco noto al pubblico, uscito nel maggio 1999, ma indispensabile per una approfondita conoscenza dell’artista santarcangiolese. In ‘Ricordi e amnesie’, avverte Luca Cesari, Moroni “ha tirato fuori di dentro” tutto quello che, nella vita, gli è stato più caro: da Armstrong allo spiritello Gni, al giardino di Bob. Affetti capaci di raccontare “ in modo giocondo ed arguto, la sua amicizia per gli uomini e per gli oggetti”. Il tutto tramite episodi, aneddoti, boutades, confessioni, ritratti.

SANTARCANGELO DI ROMAGNA. Federico Moroni, santarcangiolese, è un maestro del colore della Romagna del Dopoguerra. Un artista (inizialmente) attratto dal neorealismo, trascorso poi con sofferenza,  e ( in seguito)  arricchito da numerosi altri interessi: verso Kafka, ad esempio, per la parte letteraria; ma anche verso i ragazzi del Portonaccio, per [...]

1 giugno 2018 0 commenti

Valmarecchia. Il ‘gioiello’ di Santa Maria di Antico, luogo di fede e arte dedicato alla Beata Vergine.

Valmarecchia. Il ‘gioiello’ di Santa Maria di Antico, luogo di fede e arte dedicato alla Beata Vergine. Il tempio, al primo impatto, incanta per la facciata, il portale e la voluminosa finestra circolare in pietra. Tra finestra e portale, l’uno sotto l’altro, restano scolpiti due rilievi in pietra, quello di un Padre Eterno che reca in mano un globo e quello di una Madonna che protegge sotto l’amorevole manto una schiera di soldati inginocchiati ed oranti. Sul tempio s’alimentarono diversi quesiti. C’è stato infatti chi maledisse il ‘barbaro restauro moderno’ datato 1908; mentre altri, dopo avere vivacemente sostenuto che posteriore ed anteriore sono stati edificati in una sola volta nel 1484, sostennero che ‘se il portale appare più antico del resto dell’edificio, dipende solo dal fatto che esso è stato lavorato più dozzinalmente’. Inevitabili diatribe tra esperti. Che però ci si può mettere alle spalle, allorquando si decide di varcare la porta d’ingresso per immergersi lungo la navata interna pervasa da una indimenticabile penombra di luce. Sulle pareti laterali si scorgono significative ‘tracce’ di culto e di fede, grazie ad alcune opere d’arte sopravvissute e ad una minuscola cappella dove è venerata la Madonna delle Grazie d’artista fiorentino.

VALMARECCHIA. Sono tanti  i tesori e le storie, lungo il serpeggiante ‘Maricula’ che fragoroso corre dal monte Fumaiolo al mare Adriatico. Poco lontano dal torrente Prena , sulla carrozzabile che da Novafeltria porta a Pennabilli, protetto da un pugno di case, sta il tempio monumentale di Santa Maria di Antico, [...]

24 aprile 2018 0 commenti

Romagna. ‘Il burocrate’, frutto maturo della inesauribile capacità creativa di Pino Boschetti.

Romagna. ‘Il burocrate’, frutto maturo della inesauribile capacità creativa di Pino Boschetti. Per completare ‘Il burocrate’, ‘scolpito’ su una tela piuttosto ampia, inusuale, diciamo pure rara, sono occorsi al pittore santarcangiolese alcuni mesi. Infatti tanto l’opera è rimasta sul cavalletto, mentre il maestro dava corso ai suoi canonici ‘passaggi’ creativi: l’ iniziale bozzetto a matita; la valutazione esatta degli spazi sulla tela, tramite episcopio; la ‘riscrittura’ grafica dell’idea; il fondale, ripercorso con sanguigna abilmente diluita; l’attacco ( prioritario) delle parti eccentriche e, infine, l’ultimazione dei soggetti protagonisti, questa volta, sì, tutti loro, in bella evidenza, nel cuore della tela. Boschetti durante queste fasi ricorre anche ad ‘artifizi’ di grande efficacia. Ne ‘Il burocate’ infatti la ‘scena’ è come fosse intravista da dietro una grande vetrata aperta che, ovviamente, non c’è e va solo immaginata. Attraverso la vetrata s’allunga una luce cristallina e irriverente. Capace di scandagliare, nel dettaglio, senza indugi, senza compiacenze, gli stati d’animo dell’uno e dell’altro ‘protagonista’. Impegnati in un tete-a-tete da commedia dell’arte, perciò spontaneo, imprevedibile , divertente e senza tempo. Certo trattasi del frutto maturo della inesauribile capacità creativa di un artista che nonostante lavori come questi, che in tanti vorrebbero ospitare nelle loro case, continua a rifuggire ‘dagli ingranaggi del commercio degli oggetti d’arte che si muovono solo sulla base del supremo principio del guadagno’. Per restare liberamente immerso, come dice lui, nella santa pace della gioia creativa. Tutta da rimirare. Incontaminata.

SANTARCANGELO d/R. Per i pochi che hanno potuto ammirarlo direttamente mentre pennellata dopo pennellata nasceva sul cavalletto si tratta di un altro suo lavoro ben riuscito, tuttavia gelosamente custodito,  come gli altri,  tra le mura domestiche. Averlo visto però  completarsi,  giorno dopo giorno, sotto la luce tenue e riverente dello [...]

6 aprile 2018 0 commenti

Santarcangelo d/R. Un barbiere-pittore che cantava la magia delle ‘acque correnti’, e non solo.

Santarcangelo d/R. Un barbiere-pittore che cantava la  magia delle ‘acque correnti’, e non solo. Lazzaro Lombardini, nato il 20 febbraio 1914, appena compiuti gli studi nelle Scuole complementari entrò nella bottega di barbiere del padre. Dopodichè, qualche anno avanti, forse per caso, dotato di grande passione per il disegno, realizzati molti ritratti a carboncino, cominciò a prendere dimestichezza con l’acquerello. La sua bottega, oltre che a trasformarsi in estemporaneo studio di pittura e sala mostre, attrasse molti giovani intellettuali e artisti santarcangiolesi tra cui Giulio Turci, Federico Moroni e Lucio Bernardi, che nella sua barbieria convenivano abitualmente per discutere di un po’di tutto, specie dal 1935 fino allo scoppio della grande guerra. Proprio in quegli anni passarono in città, dapprima l’artista forlivese Boschi, autore di paesaggi e seguace di Maceo Casadei; eppoi, il pittore Emo Curugnani, autore allora già anziano e ancora legato alla scuola dei macchiaioli, sfollato da una Rimini devastata dai bombardamenti. Boschi e Curugnani strinsero una ricambiata amicizia con Lombardini; tanto che, nel primo Dopoguerra, il lunedì, che era giorno canonico di chiusura per le barbierie, era diventato normale incontrarli su per l’Uso o alle antiche Contrade a dipingere, l’uno a fianco dell’altro, discorrendo amabilmente del mondo e ( in particolare) di pittura. Purtroppo una grave malattia colpì Lazzaro nel periodo più fecondo della sua attività. Il barbiere-pittore continuerà però a dipingere fin agli ultimi giorni della sua esistenza, conclusa il 9 ottobre del 1979. Lasciando, di lui, tante curiosità, tante domande o anche tanti aspetti da (ri)scoprire e (ri)valutare; ma soprattutto innumerevoli e visionarie cartoline ‘ profumate e dolcissime’, ‘ fresche e trasparenti’, ‘ candide e luminose’, affacciate su un mondo ( favoloso ) ormai dissolto. E che ora si può solo tramandare.

SANTARCANGELO d/R. E’ sempre un piacere  scoprire ( o riscoprire)  gente che, con  qualche suo lascito o lavoro, ha contribuito ad arricchire aspetti o angoli della ‘casa del tempo’.  Dal ‘folto bouquet’ di  personaggi spunta questa volta Lazzaro Lombardini, di professione barbiere,  nel cuore del centro storico, ma in realtà  [...]

30 marzo 2018 0 commenti

Valmarecchia. Conversazione in un agriturismo tra le colline. Senza sapere se dare del ‘tu’ o del ‘lei.

Valmarecchia. Conversazione in un agriturismo tra le colline. Senza sapere se dare del ‘tu’ o del ‘lei. Semplice e timoroso Virgilio aspettavo al binario 3 l'arrivo, da Milano, di Maria Soresina per accompagnarla in Valmarecchia ad una ‘conversazione a tavola’, in un agriturismo tra le colline... Inizia così una breve corsa nel tempo, il tempo di mangiare qualcosa, parlare di Dante e risalire in auto per tornare in stazione … non so se Maria Soresina si aspettasse questo fugace incontro dantesco, ma ho scoperto con grande piacere la sua straripante energia, il suo puntuale eloquio ed una mite gentilezza che mi ha commosso. In auto, lungo la Valmarecchia, abbiamo visto la rupe di San Leo ripensando a quel ‘Vassi ...’ del più grande giornalista del Duecento, autore delle più fantasmagoriche ‘prese per il c...’ che mai penna d'uomo abbia vergato, ha mandato a quel paese quei ‘puzzasottoinasoni’ di fiorentini, ha conosciuto la tristezza e l'umiliazione che può provare un uomo a cui sia preclusa la Strada per il ritorno … un uomo viaggia, sempre per poter tornare a casa e non bisogna spezzargli il sogno; l'esilio è sempre stato il miglior concime per le radici più profonde. Siamo arrivati che il Cenacolo era già costituito e tra un piatto e l'altro si è conversato sulle ricerche di Maria Soresina, di come ha iniziato ad occuparsi di Dante tra induismo e catarismo, anticipandoci progetti ed incontri futuri con la leggerezza di un incontro conviviale che nessuna.

VALMARECCHIA. Semplice e timoroso Virgilio aspettavo al binario tre l’arrivo, da Milano, di Maria Soresina per accompagnarla in Valmarecchia ad una ‘conversazione a tavola’, in un agriturismo tra le colline … impacciato nella mia emozione non sapevo se darle del ‘lei’o del ‘tu’, si stava meglio ai tempi di Dante [...]

19 marzo 2018 0 commenti

Santarcangelo d/R. Leggere la storia sullo stradario. Via Matteotti, dal Combarbio a piazza delle Erbe.

Santarcangelo d/R. Leggere la storia sullo stradario. Via Matteotti, dal Combarbio a piazza delle Erbe. Il nome della strada è mutato nel tempo. Nel corso del Ventennio infatti era dedicata ad un tragico personaggio della famiglia Mussolini, Sandro Italico Mussolini, figlio di Arnaldo, scomparso giovanissimo. Non bastasse, durante la breve avventura della Repubblica di Salò, si trovò il tempo di dedicare il tratto ad Ettore Muti, allora vero e proprio ‘pezzo grosso’ del regime. Tutto documentato? Non proprio, perché le ‘conferme’ restano (al momento) soltanto orali. E comunque l’attuale via Matteotti, breve, ma strategica e accattivante, si impone come un ‘transito’ inevitabile. Ospita negozi, una pizzeria, un piccolo bar con tavoli (anche) all’esterno, e diverse famiglie. Via Matteotti è una strada che oltre a cambiare titolazione nel tempo adegua il suo aspetto. Assumendo look diversi. Talvolta per civetteria, ma ancor più per necessità. Sergio Brasini, che del suo paese conserva un amabile e accurata conoscenza storica, è uno dei pochi che riesce a mettere a confronto i cambiamenti degli ultimi settanta anni circa. 'Più o meno fino agli anni Trenta – ricorda Brasini - questa più che una via era un vicolo maleodorante e con qualche costruzione ammassata alla rinfusa; un vicolo che sbucava, attraverso un minuscolo arco, su piazza delle Erbe. Si accedeva al vicolo tramite un’apertura del portico del Barone, che s’allungava più o meno fino alla mia bottega, e ormai da anni completamente demolito'. Che nel Dopoguerra l’Amministrazione comunale avesse aggiunto proprio in questa zona il ‘martire’ Matteotti a completamento della serie di dediche antifasciste è cosa abbastanza facile da spiegare. La sua figura infatti appariva un irrinunciabile punto di riferimento non soltanto locale. Che non poteva ‘mancare’.

SANTARCANGELO d/R. Tra i ‘martiri’ non locali e di diversa estrazione antifascista ai quali la Città ha dedicato le sue vie ci sembra inevitabile aggiungere Giacomo Matteotti. Al momento, via Matteotti, è un tratto abbastanza breve del contesto viario centrale, che dipartendo dall’antico Combarbio dirige sulla popolare piazza delle Erbe. [...]

7 marzo 2018 0 commenti

Santarcangelo d/R. Una via cartolina in movimento. Dedicata al coraggioso sacerdote di Argenta.

Santarcangelo d/R. Una via cartolina in movimento. Dedicata al coraggioso sacerdote di Argenta. Congedato dal fronte, don Minzoni avviò ad Argenta numerose iniziative, tipo: un ricreatorio per i giovani, un circolo per adulti, una biblioteca, un cinematografo, una maglieria per fanciulle e un gruppo di Giovani esploratori. Un attento impegno nel ‘sociale’ , dunque, il suo, che lo rese però ( molto rapidamente) un ‘prete scomodo’. Quanto prima ‘segnalato’ dal nascente regime. La situazione precipitò in una calda sera d’agosto, più o meno intorno alle dieci, mentre egli rientrava alla canonica lungo una via deserta in compagnia di un giovane. Delle forti bastonate ( e non due colpi di pistola, secondo una versione non confermata) lo colpirono alla testa. Lui s’accasciò di schianto, mentre il venticinquenne che l’accompagnava venne ferito non gravemente. Giusto per testimoniare che 'don Giovanni, in quel momento estremo, non ebbe tempo di proferire parola'. Del resto, di parole ogni volta coniugate ai fatti, il sacerdote argentano ne aveva sparse tante. Tra la sua gente. Con consapevolezza. Nel suo breve tempo di vita.

SANTARCANGELO d/R. Via don Minzoni, è un tratto sempre frequentato della ‘vasca’ del centro storico, capace di gestire il quotidiano  affollamento  con le stesse modalità di altri centri romagnoli,  marchigiani, umbri e ( soprattutto) toscani. Una ‘vasca’ in cui si intrecciano momenti ‘abituali’ e momenti ‘straordinari’ della vita cittadina. Di [...]

28 febbraio 2018 0 commenti

Santarcangelo d/R. Strade, storia, personaggi. Adolfo Lauro De Bosis: ma chi era costui?

Santarcangelo d/R. Strade, storia, personaggi. Adolfo Lauro De Bosis: ma chi era costui? Lauro De Bosis, nacque a Roma, il 9 dicembre 1901. Da Adolfo, poeta e fondatore della rivista Il Convivio, e da Lilian Vernon, americana del Missouri, ma in Italia fin dall’adolescenza. De Bosis si laureò in chimica nel 1922, a Roma. Una laurea che ignorò praticamente fin da subito, preferendo dedicarsi all’impegno letterario, a lui ben più famigliare viste le abituali frequentazioni paterne. De Bosis, politicamente, si poteva definire un ‘liberale’, nel senso però di allora, e cioè di un cittadino impegnato ‘a salvaguardare il patrimonio ideale ereditato dal Risorgimento e fondato oltre che sui diritti personali e politici anche sulla validità delle istituzioni rappresentative’. Nel 1924, alla morte del padre, Lauro si recò dapprima a New York e, poi, a Boston e Chicago. Negli Stati Uniti gli venne offerta la segreteria della Italy America Society, associazione dalle dichiarate finalità culturali, ma in realtà strumento della banca Morgan che finì col creargli non pochi problemi. L’esperienza americana gli permise comunque di ‘ampliare i propri orrizzonti’ e di ‘compiere scelte antifasciste’. Nella sua traduzione dell’Antigone di Sofocle, infatti, pubblicata a Roma nel 1927, il protagonista assumeva i panni di un ‘ribelle’ che violava le leggi della città per seguire quelle della coscienza...

SANTARCANGELO d/R. Via Adolfo Lauro De Bosis è una centralissima arteria cittadina di non facile individuazione. Sarebbe infatti  la via che ( pur segnalata a partire dal basso, ovvero da  piazza Marconi,  fronte palazzo del Popolo, attuale sede postale) anagraficamente inizia dalla prima vetrina Gallavotti per terminare sul retro della [...]

22 febbraio 2018 0 commenti

Santarcangelo d/R. L’arte dei tintori. Antica, radicata, originale. E accertata a partire dal 1630.

Santarcangelo d/R. L’arte dei tintori. Antica, radicata, originale. E accertata a partire dal 1630. Un’arte notevole, come precisa in saggio del 1989 Oreste Delucca, nata in epoca antecedente alla costruzione dei mangani, e accertata a Santarcangelo a partire dal 1630. Nel 1474, al combarbio dei Fabbri, operava infatti la bottega di mastro Marco, tintore. Nel 1478, dentro le mura, si costituì una società per l’esercizio della tintoria, con il contributo decisivo di Giacomino del Gallo, riminese. Nel 1544 è menzionato un defunto ‘magister Baptista tintor’ mentre nell’anno seguente è documentato un ‘magister Jacobus de Cesena tintor habitator terre S.Arcangeli’ e ce ne sono altri. L’introduzione del mangano se non indispensabile per l’esercizio della tintoria è stato perlomeno una innovazione tecnica rivoluzionaria. Intanto perché costringeva l’artigiano ad un investimento consistente, al punto tale da ‘costringere’ la Comunità a concedere garanzie e facilitazioni. Diventava però un vero e proprio salto di qualità, con risultati tecnici ed economici di livello inimmaginabile rispetto ai precedenti. Il mangano, per chi non l’avesse mai visto, è una grossa ruota azionata all’interno da una o più persone usato fin dall’antichità per scopi civili o militari. Applicato all’attività tessile e alla tintoria consente, attraverso attenta premitura sul tessuto, di conseguire migliore aspetto e migliore qualità del prodotto ultimato. Tra l’altro la manganatura è un po’ l’ultima fase del ciclo di lavorazione e preparazione della tela, ispessita e stirata appositamente per conferirle maggiore lucentezza. Ma dettagli tecnici a parte, e tornando alla diffusione locale della tintoria, non si può non rilevare l’originalità dell’esperienza maturata nei secoli a Santarcangelo . Visto anche che qui di vera e radicata tradizione trattasi.

TRADIZIONI& MESTIERI. Chi percorre Santarcangelo non viene attratto soltanto dai ‘tesori’ storico-ambientali e artistici più noti quali  l’antica Pieve, la Rocca,  le Contrade, le Grotte, la Collegiata e così via. Perché oltre a questo va sottolineato dell’altro. C’è l’operosità del travaglio quotidiano, e ci sono l’impegno e l’abilità degli uomini [...]

7 febbraio 2018 0 commenti

Scienza e fede. Einstein: ‘La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca’.

Scienza e fede. Einstein: ‘La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca’. Fermi: 'La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l’amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall’ignoto e la vocazione dell’uomo di scienza è quella di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo quelle che promettono più immediati compensi o applausi'. Circondati dall’ignoto, sottolineava il grande fisico italiano; spostare sempre più in avanti le frontiere della umana conoscenza, aggiungeva, e il tutto senza badare a compensi o ad applausi. Sembrano ‘dritte’, ‘paletti’. Preziosi. Utili forse a chiarire un rapporto essenziale andato col tempo deteriorandosi, fin a ritenersi non più collimabile, o quasi. Il rapporto religione-scienza, dove ‘verità assoluta’ e ‘strumento di ricerca della verità’ non s’accende più. Come un tempo. Arrivando ad ignorare finanche Einstein quando ammonisce: ' La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca'.

FEDE&RAGIONE. Enrico Fermi, pur attratto esclusivamente dai problemi fondamentali della fisica, non mancò di attendere alle loro applicazioni mostrando sul tema  grandi abilità di tipo ingegneristico. Coltivando però questa visione della scienza : “ La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l’amore di scoprire nuove verità. [...]

15 gennaio 2018 0 commenti