Non solo sport. Paradisi orange? Europa: ma che te ne fai di quei ‘duri e puri’? Non è meglio buttarli fuori?

Non solo sport. Paradisi orange? Europa: ma che te ne fai di quei ‘duri e puri’? Non è meglio buttarli fuori? Paradisi protetti. Un problema affrontato anche a livello comunitario, ma ai richiami della Ue, l’Olanda ha risposto con un’alzata di spalle. 'La lotta contro la pianificazione fiscale aggressiva è essenziale per rendere i sistemi fiscali più efficienti ed equi, come riconosciuto nella raccomandazione del 2019 relativa alla zona euro' si legge nelle raccomandazioni Ue all’Olanda dello scorso anno dove si sottolinea anche che 'gli effetti di ricaduta delle strategie aggressive di pianificazione fiscale tra Stati membri richiedono un’azione coordinata delle politiche nazionali a completamento della legislazione dell’Ue'. Sulla carta, i Paesi Bassi hanno adottato misure per fronteggiare tali strategie, 'ma l’elevato livello dei dividendi, delle royalty e degli interessi versati tramite i Paesi Bassi indica che la normativa tributaria del paese è impiegata dalle imprese impegnate nella pianificazione fiscale aggressiva'. E ancora: 'La mancanza di ritenute d’imposta sui pagamenti in uscita (ossia effettuati dai residenti dell’Ue verso paesi terzi) di royalty e interessi può comportare un’elusione fiscale totale se tali pagamenti non sono soggetti a imposizione nella giurisdizione del beneficiario'. Insomma, un vero paradiso fiscale. Anche perché l’annuncio di una riforma con l’introduzione di ritenute d’imposta sui pagamenti di royalty e interessi in caso di abuso o di pagamenti verso paesi a basso tasso di imposizione, è rimasto sulla carta. E persino il National bureau of economic research di Cambridge definisce i Paesi Bassi un paradiso fiscale europeo alla stregua di Irlanda, Belgio, Lussemburgo, Malta e Cipro: gli americani calcolano che circa 600 miliardi di dollari di utili (base imponibile) abbiano lasciato il Paese d’origine per volare verso Paesi “più accondiscendenti'. Dublino con 100 miliardi sarebbe la meta preferita seguita da Singapore e dall’irriducibile Olanda. Di più: circa il 35% della somma, 210 miliardi, arriverebbe direttamente dai Paesi europei. Dal tutto si evince una cosa: che se quelli chiamati ( non a caso) dei Paesi Bassi , insistono, ad essere governati da ' cocci' e ' impudici' , noi noi dobbiamo far altro che la nostra parte, o meglio, pretendere ( una volta per tutte) l'equa e condivisa pianificazione fiscale europea, impedendo arroganti 'alzate di spalle' più o meno protette, smascherando semmai i protettori e , se del caso, almeno in prima battuta, assediare ( siamo in stato di guerra) con tutte le armi disponibili i 'duri e puri' dei cosiddetti Paesi Bassi prima che il disgelo polare se li porti via tutti, buoni o cattivi che siano, come fece ( a suo tempo) l'Italia con San Marino, allora avviato su una simil strada. In breve: se stanno alle regole bene, sennò fuori. Loro a macerare i soliti tulipani, noi a depositare dei bei vermigli fiori sull'ecatombe di nostri cari, morti ( anche) per gli 'affaracci sporchi ' di gente altrui .

LA CRONACA DAL DIVANO. Sentite un po’ da qual pulpito viene la predica. “ La Germania – relaziona Giuliano Balestrieri di Bussines Insider – gioca in difesa, nella partita sui Coronabond – obbligazioni una tantum per tamponare l’emergenza economica innescata dalla pandemia globale – sono gli olandesi a recitare la parte dell’ariete [...]