Ravenna. Storia di un figlio cattivo. Sulle orme di Agostino da Tagaste. Alla basilica di San Vitale.

Ravenna. Storia di un figlio cattivo. Sulle orme di Agostino da Tagaste. Alla basilica di San Vitale. La 'rappresentazione', che si sostanzia di pochi ed evocativi elementi scenici e di essenziali indicazioni spazio-temporali, si snoda lungo la biografia del santo, ma concentrandosi sugli anni della giovinezza e soprattutto vista attraverso gli occhi e le emozioni della madre, Monica, unico personaggio in scena – la voce del santo affidata allo stesso librettista risuonerà infatti da fuori – le cui lamentazioni, gli sfoghi e le preghiere si levano senza risposta in un dialogo con Dio. La turbolenta giovinezza di Agostino muoverà sì verso la conversione ma senza portarla a compimento, e la madre non avrà il conforto di saperlo, ché il figlio stesso – nell’artificio di una narrazione che contravviene alla verità storica – morirà nel fiore degli anni e di morte violenta. L’opera si dipana in una toccante riflessione sul bene e sul male, sulle regole, sul peccato e sulla colpa: temi sempre attuali. Tanto che la figura di Agostino viene sostanzialmente collocata fuori da un contesto storico definito, perché la sua vicenda potrebbe essere avvenuta in qualsiasi epoca e luogo. Ed è proprio il suo carattere universale e questa dimensione, tipica dell’età giovanile, ad aver attratto l’interesse dei suoi autori.

    RAVENNA. La riflessione su temi e figure spirituali che da sempre trova un posto di primo piano nei cartelloni di Ravenna Festival, in questa XXXIII edizione si esprime nell’esplorazione di sempre nuove potenzialità creative e in particolare in opere affidate all’estro e al talento di giovani autori. Come [...]