Dovadola. La città ha celebrato il 70° anniversario della Liberazione con due momenti distinti ricordando i caduti e chi si è sacrificato per la libertà.

Dovadola. La città ha celebrato il 70° anniversario della Liberazione con due momenti distinti ricordando i caduti e chi si è sacrificato per la libertà.
70° anniversario liberazione Dovadola

DOVADOLA. Il Comune di Dovadola ha festeggiato il settantesimo della Liberazione con due distinte cerimonie. La prima ha avuto come sede di svolgimento le piazze del paese dove, per ricordare i caduti, sono state deposte corone di alloro al monumento ai caduti e alle lapidi che ricordano Primo Cai, soldato dovadolese della Divisione Acqui ucciso dai tedeschi a Cefalonia nel settembre del 1943, decorato di medaglia d’oro al valor militare. I vari momenti della manifestazione sono stati accompagnati dalla Banda di Rocca San Casciano, diretta dal maestro Roberto Monti, che ha ottimamente eseguiti brani della tradizione popolare e della resistenza.  Successivamente i partecipanti hanno raggiunto Montepaolo per rendere omaggio a Domenico Bandini, un contadino della zona ucciso nel 1944 per rappresaglia durante un rastrellamento. In questo contesto Padre Maurizio, guardiano dell’Eremo e del Santuario di Sant’Antonio, ha inviato i presenti a un momento di preghiera.

Il sindaco di Dovadola, Gabriele Zelli, ha sollecitato i numerosi partecipanti, fra questi i familiari di Primo Cai e Domenico Bandini, a riflettere sugli orrori generati dalle guerre passate e da quelle in atto. Inoltre ha ricordato, con le stesse parole di Norberto Bobbio, quale può essere il modo migliore per realizzare la Resistenza ai nostri giorni e cioè: ‘Continuare a resistere, ogni giorno, agli allettamenti che ci vengono dagli sbandieratori di facili miti o dagli amanti della confusione mentale; alle passioni incontrollate che ci spingono ora a destra ora a sinistra a secondo degli umori e degli eventi; alla seduzione della pigrizia che ci getta in braccio allo sconforto e ci rende inattivi e indifferenti. Un regime di libertà non si crea con i miti, ma con la chiarezza mentale applicata ai problemi socialmente utili; non si crea neppure con le passioni scatenate, anche se sublimi, ma con la moderazione del giudizio, con il controllo di sé, con la disciplina mentale; e neppure con l’indifferenza ma con la partecipazione attiva ai problemi del nostro tempo’.

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